Giovedì, 17 Agosto 2017
Giovedì 30 Dicembre 2004 21:17

Storie di discepoli (1)

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 Storie di discepoli (1)

"Allora entrarono nella tomba. Piene di spavento videro, a destra, un giovane seduto, vestito di una veste bianca. Ma il giovane disse: "Non spaventatevi. Voi cercate Gesù di Nazareth, quello che hanno crocifisso. È resuscitato, non è qui. Ecco, questo è il posto dove lo avevano messo. Ora andate e dite ai suoi discepoli e a Pietro che Gesù vi aspetta in Galilea. Là, lo vedrete come vi aveva detto lui stesso". Le donne uscirono dalla tomba e scapparono via di corsa, tremanti di paura. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura". (Mc16,5-8)

"Allora entrarono nella tomba. Piene di spavento videro, a destra, un giovane seduto, vestito di una veste bianca. Ma il giovane disse: "Non spaventatevi. Voi cercate Gesù di Nazareth, quello che hanno crocifisso. È resuscitato, non è qui. Ecco, questo è il posto dove lo avevano messo. Ora andate e dite ai suoi discepoli e a Pietro che Gesù vi aspetta in Galilea. Là, lo vedrete come vi aveva detto lui stesso". Le donne uscirono dalla tomba e scapparono via di corsa, tremanti di paura. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura". (Mc16,5-8)

ELENA

Chiudo il libro, qualche frase per aprire la riflessione, un po’ di musica. Ognuno dice qualcosa, a turno. Elena prende la parola e dice, dolcemente: "Perché avere paura? Amici, nella mia vita ho sofferto molto, eccoli i miei tre figli, su una sedia a rotelle, vivo solo per loro, mi sono quasi consumata per loro, ma non ho più paura... ora. Avevo due possibilità di fronte a me: la disperazione o la vita. Ho scelta la vita. Sono diventata forte. Scusatemi, non penso molto all'aldilà, alla vita dopo la morte, credo che si debba vivere da risorti, qui, ora, vivere in quanto persone pasquali, saper riconoscere la vita in mezzo a tutto questo, vedere la vita dietro e nelle membra di Fabio, Elenio, Alfonso, i miei figli". No, non dobbiamo avere paura, siamo forti! Distribuisce dei ramoscelli d'ulivo e una poesia di Gandhi. Cantiamo, ed usciamo dalla sua casa con l'impressione che quel messaggio strano e straordinario ci riguardasse... che fosse lì il cuore della nostra fede... così grande eppure così fragile, stupefacente...

ANNA

"Che senso ha tutto questo?", urla Anna, "non ci capisco più nulla!". Lei, passa le giornate in mezzo alla gente del quartiere, il Quartiere Spagnolo, non ha più un momento per sé, verrebbe da dire che la vita di ognuna dì quelle persone stia per consumarla, a poco a poco, come un cero che, bruciando, diventa sempre più piccolo… diffondendo luce. Antonio è un ragazzo meraviglioso, ma oggi sembra un altro, non vuole più continuare ad andare a scuola, sbatte la porta e se ne va. Anna si lascia cadere sulla sedia: "Dimmi, A..., che senso ha tutto questo? Dover sempre ricominciare da capo?". Sì. ricominciare sempre da capo, come ogni primavera dopo che l'inverno finisce, come un chicco di grano che è gettato nella terra e muore... sempre ricominciare, come se fosse il primo giorno, il giorno della creazione che inizia sempre, che non ha mai termine. Anna si alza dalla sedia, sorride, prende la "moka" e ci prepara un caffè; il suo caffè non è mai uguale, ogni volta ha un sapore diverso. Ci alziamo, usciamo dal "basso" e ci avviamo verso il quartiere...

ANNA

Con una certa emozione busso alla porta dello "scantinato" di Anna (un’altra Anna), nel nostro quartiere Traiano: da un po' di tempo non ci si vede. Suo figlio Toni è stato operato, gli è stata fatta la rotazione dei femori. Un'operazione difficile, ma soprattutto una lunga e dolorosa rieducazione. Apre la porta, un bel sorriso in volto. "Che piacere che tu sia venuto, preparo il caffè. Lo sai, siamo dovuti andare fino a Milano, dove c'è uno specialista, ci sono anche dei medici americani; sono stati molto gentili. Ma il viaggio in auto è stato duro...". Toni è a letto, coperto da un lenzuolo bianco. Mi chiede, sorridendo: "Hai portato qualche carta telefonica? Lo sai che ho una collezione fantastica!". Anna racconta, sempre sorridendo: "Qualche volta è molto pesante. Deve rimanere sempre a letto, si annoia, non lo puoi lasciare un attimo, sono distrutta… eppure questa operazione potrà cambiargli la vita, potrà alzarsi, camminare… ecco, il caffè è pronto". Di fuori, entra un raggio di sole ed illumina il suo viso, quello di Toni, la camera, l'umidità dei muri, ed è un po' come se la luce entrasse dalle vetrate di Notre-Dame. Mi alzo, esco, e porto con me il sorriso di questa donna coraggiosa, ma vado a lavorare un po' turbato: avrò altrettanto coraggio, e altrettanta forza?

GIULIANA

Al levar del sole Giuliana esce dalla baracca col più piccolo dei suoi figli e va a chiedere l'elemosina alla stazione del metrò, viene dalla Macedonia. Quando mi vede passare mi chiama con un bel sorriso: "Ciao. Ascolta... come mai non ti sei più atto vivo?". Le chiedo: "Hai notizie di tua madre, a Skopie? Che cosa succede laggiù con la guerra?". "Sì, ho chiamato, sono preoccupata. Laggiù hanno molta paura. Per di più la mamma è malata, lo sai. Non posso andare a trovarla, non ho soldi, e poi è troppo pericoloso. I miei fratellini rischiano d'essere arruolati per andare in guerra. E io sono qui, impotente, col cuore spezzato. Spesso, di notte, a letto piango". Suo figlio, Michele, mi dice che ora va a scuola, e recita una poesia di Pasqua... Giuliana riprende, un po' timida: "Ho dimenticato di dirti una cosa, aspetto un bambino, sono al quarto mese…".

"Mentre andavano dicevano tra loro: "Chi ci farà rotolar via la pietra che è davanti alla porta?". Ma quando arrivarono, guardarono, e videro che la grossa pietra, molto pesante, era stata già spostata... " (Mc 16,3-4).

A…

Piccolo fratello del Vangelo - Napoli

Storie di discepoli (2)

Yves ha trascorso in Nicaragua alcuni mesi del suo anno sabbatico. Cautelino, "delegato della parola" (diacono) in una piccola comunità cristiana di montagna, lo ha invitato a trascorrere la settimana santa in quella frazione…

Il vento fresco del mattino che penetra dal soffitto spalancato della casa mi sveglia. Apro dolcemente gli occhi. Una testa riccioluta, bruna e completamente rotonda è china su di me. Due occhi neri mi osservano… non c'è alcun turbamento in quello sguardo di bambino… magari una domanda: "Chi sei tu, tu così bianco, che sei venuto a passare la settimana santa con noi?" - "Signore, fammi la grazia di lasciarmi toccare"... Provo a sorridere e tendo la mano… la mia visione mattutina si volta e s'allontana, quasi a dirmi: "Non toccarmi. Potrai abbracciarmi, ma più tardi".

Giovedì Santo. Che buon profumo il caffè fresco! Mi attende un piatto di riso e "frijol" (fagioli). È necessario mangiare prima di prendere la strada della montagna. Arriviamo verso mezzogiorno. Alle due del pomeriggio il luogo della celebrazione incomincia a riempirsi: uomini, ma soprattutto donne con bambini. C. accenna a qualche nota di chitarra… il canto ha inizio… i bambini cantano a squarciagola. I delegati della parola hanno preparato una piccola rappresentazione del vangelo del giorno: lavanda dei piedi con i dodici. Nessuno accetta di fare Giuda. Gentilmente, una donna mi chiede di rappresentarlo!... Al momento di mettere la mano nel piatto col campesino che è Gesù, sento come sia facile che la mia mano bianca possa tradire la sua, e imploro il Signore che bruci il mio cuore di passione per la giustizia. Poi, la lavanda dei piedi. Gesù mi chiede:

- "Vuoi che ti lavi i piedi?". - "Oh, sì!".

Gesù campesino del Nicaragua, in ginocchio di fronte a me, il bianco francese, che mi lava la polvere dei piedi... ecco ho vissuto il sacramento del Giovedì Santo, l’accoglienza nella sua tenerezza, della sua compassione... la domanda della mia fiducia... e l'invito a seguirlo.

Venerdì Santo. Oggi niente chitarra. Ecco gli occhi neri che accompagnano il mio risveglio. Partiamo per la Strada della Croce. Ora so di accompagnare Gesù nei suoi poveri. Sono venuti dalla montagna, dalle loro povere case affumicate, per la "Via Crucis"; con le loro pene e le loro speranze, le loro fragilità e la loro fiducia in Dio. Camminano e cantano; "Reconozsco Señor que soy culpable (riconosco, Signore, d'essere colpevole)".

Sono davvero commosso: "colpevoli, ma di che cosa, Signore! Loro che portano il peso dell'ingiustizia del mondo...!". Faccio fatica a trattenere le lacrime.

Pasqua. La veglia pasquale iniziata alle 5 del pomeriggio si è prolungata fino a mezzanotte. Le voci urlanti dei bambini non hanno smesso dì cantare se non con le ultime note suonate in coro dalle viruelas, dal mandolino, dalla chitarra, sostenuti dai suoni gravi del chitarron.

Sveglia alle cinque e mezza, come ogni mattina, sollecitati dal sole nascente. GESÙ È RISORTO! "Feliz Pascua! Hermano, como amanecio?". Per un istante posso stringere a me il piccolo corpo morbido, la testa riccia appoggiata al mio petto. Dopo essermi lavato, i due piccoli vogliono pettinarmi i capelli e la barba. Un piatto di riso e fagioli con una frittata, e via, si parte.

Prima tappa, la casa del nonno un po’ più in alto. Saluto perché parto... "Quando regresa?" - "Dios sabe!". Ci abbracciamo... una testa riccioluta e completamente rotonda mi osserva tranquilla, con i suoi occhi neri, e sparisce…

"Era questo il senso dei discorsi... Vi dissi chiaramente che doveva accadere tutto quel che di me era stato scritto nella legge di Mosè, negli scritti dei profeti e nei Salmi… Voi sarete testimoni di tutto ciò..." (Lc 24,44-48).

Yves M.

Piccolo Fratello del Vangelo - Nicaragua

Ultima modifica Sabato 26 Febbraio 2005 11:47

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