Domenica, 23 Novembre 2014
Sabato 01 Ottobre 2005 13:05

QUELLI CHE NON ACCETTANO PIU’ LA CLANDESTINITA’

Valuta questo articolo
(0 voti)

QUELLI CHE NON ACCETTANO PIU’ LA CLANDESTINITA’

 

Tra i segnali più significativi del cambiamento culturale della società consiste nella forte richiesta di visibilità sociale da parte degli omosessuali, minoranza che ha il pieno diritto di esistere nelle società evolute, e quindi aperte alla diversità.

L’omosessualità non è una malattia né una devianza e nemmeno un problema, ma un’identità umana che si costituisce nell’affettività e nella progettualità relazionale.

 

L’omosessualità oggi non è più una vergogna: l’omosessuale moderno non si nasconde, non s’incontra più clandestinamente con gli altri, ma ha una rete di relazioni aperta. Naturalmente non tutto procede pacificamente: nei centri meno urbanizzati i gay sono bersaglio di scherno, non sono compresi, devono superare molte difficoltà nel farsi accettare dagli altri. Come afferma Marzio Barbaglio e Asher Colombo nel volume “Omosessuali moderni”, in Italia l’omosessualità ha grande spazio in tv e più in generale nei media, ma il mondo accademico non se ne interessa, lasciando ai mass media la libertà di diffondere luoghi comuni e stereotipi sui gay e sulle lesbiche.

 

Questo vale anche per gli omosessuali credenti, quelli che si riconoscono nella fede di Gesù Cristo ma che spesso fanno fatica a trovare piena accoglienza nella Chiesa. In un documento della Commissione  dell’episcopato inglese per l’assistenza sociale, già nel 1979 si leggeva che spetta alla Chiesa  la responsabilità di eliminare le ingiustizie perpetrate ai danni degli omosessuali da parte della società. Anche il Catechismo della Chiesa cattolica (1992) invita ad usare “rispetto, compassione e delicatezza” con le persone che presentano “tendenze omosessuali innate”.

Si può concludere, quindi, che le persone omosessuali fanno parte a pieno titolo della comunità cristiana.

Racconta Giovanni: “Sono nato 25 ani fa alla periferia di una città del centro Italia. Introverso e timido, ho sempre avuto problemi a legare con i miei compagni di scuola e di cortile e, se si escludono poche eccezioni, la solitudine ha caratterizzato fino allora la mia vita. La mia famiglia era molto religiosa ed attiva in parrocchia, e, di conseguenza, anch’io ho sempre frequentato quell’ambiente impegnandomi a livelli diversi. Non sentivo in contraddizione la mia sessualità e la mia fede […]. La mia sofferenza derivava dalla resistenza che avvertivo negli altri […]”

 

La società subisce la pressione di una minoranza che chiede d’essere visibile, che non vuole più vivere con paura la propria identità, che chiede ai benpensanti di andare oltre il pregiudizio e i luoghi comuni. Per questo motivo, segnaliamo due indirizzi utili. Per gli omosessuali credenti c’è il gruppo “La fonte” (via Agordat 50 – 20127 Milano); per le mamme e i papà con figli omosessuali c’è l’Agedo, Associazione genitori d’omosessuali (via Bezzecca 3 – 20135 Milano).

 

Tratto da “Vita pastorale - maggio 2002”

Riduzione e adattamento a cura di Simona Internullo

Ultima modifica Domenica 29 Gennaio 2006 22:51