Venerdì, 28 Novembre 2014
Lunedì 26 Luglio 2010 12:03

Chi aiuterà gli anziani

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Corriere della Sera, 20/07/2010:1,21

Nel 2025 in Italia avremo due milioni di anziani in più di oggi. Le statistiche dicono che i consumi sanitari di un settantenne sono circa il doppio di quelli di un quarantenne, quelli di un novantenne il triplo. Il tasso di non autosufficienza nella popolazione totale aumenterà del 53%, sollevando enormi problemi finanziari, organizzativi e sociali. Come affrontare la sfida? E chi deve pagare il conto? Qualsiasi ipotesi di discriminazione dei pazienti sulla base dell'età è considerata «eticamente oltraggiosa», ma i costi crescenti della sanità, in buona misura dovuti proprio all'invecchiamento della popolazione, sono un problema reale, e costituiscono una sfida che nessun governo può oggi permettersi di ignorare.

In Inghilterra, la patria del più antico servizio sanitario nazionale europeo, due terzi dei medici ritengono che lo Stato non possa più garantire cure gratuite a tutti e che alcune categorie di pazienti dovrebbero contribuire di tasca propria. Secondo un medico su tre, agli anziani dovrebbero essere assicurate solo le prestazioni essenziali, quelle veramente capaci di migliorare qualità e prospettive di vita. Tutti gli altri trattamenti dovrebbero essere a pagamento, almeno parziale.

L'ex premier Gordon Brown aveva a suo tempo promesso una grande riforma: l'introduzione di un National Care Service per fornire assistenza socio-sanitaria a tutti gli anziani fragili, alleggerendo così i carichi della sanità pubblica, il governo di Cameron seguirà un'altra strada: incentivi fiscali a privati e terzo settore (volontariato). In altri Paesi europei (Francia, Germania, Austria e Olanda) gli schemi pubblici a sostegno della non autosufficienza sono però già una realtà da molti anni. Essi rappresentano anche la soluzione di gran lunga preferita dai cittadini: più del 90% degli europei pensa che la cura degli anziani fragili sia responsabilità dello Stato.

Insieme alla Germania, lltalia è il Paese europeo che registrerà nei prossimi decenni l'invecchiamento più rapido e marcato. L'opinione pubblica è preoccupata, ma anche disorientata. Nei sondaggi di Eurobarometro, gli italiani sono i più impauriti dall'idea di perdere l'autosutficienza e di trovarsi a dipendere dagli altri. Ma sono anche i più tiepidi nei confronti di ogni riforma che comporti costi o sacrifici. Il 52% è contrario all'idea di posticipare il pensionamento, anche su base volontaria (un'ipotesi appoggiata invece da due terzi di intervistati in media UE), mentre l'eventuale introduzione di uno schema assicurativo che comporti contributi individuali incontrerebbe il favore di una maggioranza davvero risicata.

La gran parte degli italiani sembra ancora affezionata a soluzioni «familistiche», imperniate sulle solidarietà filiali econiugali (e soprattutto sulle badanti). E difficile però che questa soluzione possa reggere l'onda d'urto della demografia. Teniamo presente che in futuro vi saranno molti più anziani da assistere, ma anche molti meno giovani (donne) per prendersi cura di loro, dato il calo della natalità. La buona volontà delle famiglie italiane è una risorsa da apprezzare e valorizzare. Serve però uno sforzo collettivo, anche sotto il profilo finanziario, non solo da parte dello Stato ma anche dei vari attori del cosiddetto «secondo welfare»: aziende, fondi integrativi, assicurazioni private, fondazioni, regioni ed enti locali. Senza tale sforzo il nostro Paese rischia di farsi davvero sopraffare dalle dinamiche di invecchiamento. E di trovarsi di fronte a dilemmi di solidarietà inter-generazionale molto antipatici sul piano etico e difficili da gestire sul piano politico.

Maurizio Ferrera


Ultima modifica Sabato 18 Settembre 2010 15:17
Elettra Pepe

Elettra Pepe

Pensionata Scienze Biologiche