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Mercoledì 02 Gennaio 2013 15:42

Dal direttorio a oggi: punti acquisiti di non ritorno

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Dal direttorio a oggi: punti acquisiti di non ritorno

Accogliendo la lezione conciliare, [i vescovi] affermano perentoriamente che «la famiglia deve divenire soggetto di pastorale», motivando e collocando tale affermazione nell'orizzonte di una rinnovata teologia del matrimonio che riconosce i coniugi come «dotati di grazie, di carismi e di esperienze particolari»

 

 

«Il presupposto dal quale occorre partire, per poter comprendere la missione della famiglia nella comunità cristiana e i suoi compiti di formazione della persona e trasmissione della fede, rimane sempre quello del significato che il matrimonio e la famiglia rivestono ne disegno di Dio, creatore e salvatore». BENEDETTO XVI

«."La pastorale della famiglia", o per meglio dire "la promozione della famiglia" sui due versanti della Chiesa e della società, passa attraverso una serie articolata di iniziative, ma prima ancora direi di attenzioni e soprattutto di convinzioni». CAMILLO RUINI

Tale comunicazione sembra che si debba caricare non solo di esporre il tema assegnatole, ma anche di tentare un bilancio esplorativo del cammino che la pastorale familiare ha cercato di percorrere da quando è uscito il Direttorio, nel 1993, ad oggi.

Sul Direttorio è già stata fatta una riflessione per quanto con concerne la sua recettività nel territorio a 10 anni dalla sua pubblicazione. Mi riferisco all'inchiesta condotta nella primavera del 2003 dall'Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia, sotto la direzione del Centro Internazionale Studi Famiglia (CISF), allo scopo di rilevare quanto avesse inciso nella Chiesa italiana il Direttorio di Pastorale Familiare. I risultati di tale verifica sono confluiti in una pubblicazione a cura di Pietro Boffi, La pastorale familiare in Italia. Una ricerca nazionale a dieci anni dal Direttorio di Pastorale Familiare, edito dalla San Paolo nel 2005. La conclusione dell'allora segretario generale della CEI, mons. Giuseppe Betori, terminava con un auspicio che vorrei qui riportare: «che le Chiese locali, confrontandosi anche con le valutazioni e le sollecitazioni di questa verifica, possano aiutare le nostre famiglie a divenire in maniera sempre più convinta e motivata soggetti e protagonisti dell'annuncio del Vangelo e della testimonianza della carità nel nostro tempo»l. A me è chiesto di evidenziare, dei contenuti del Direttorio, i punti acquisiti che possono essere considerati "di non-ritorno"2.

Vorrei innanzitutto fare una precisazione sulla dizione "punti di non-ritorno". Secondo la prospettiva di analisi, che senza pretese intendo qui esporre, per "punti di non-ritorno" non penso a "punti fermi", ma a "punti dinamici", vale a dire a quelle acquisizioni che permettono alla pastorale familiare di non cedere al rischio di un riflusso, oggi latente, dopo le tante conquiste che essa ha raggiunto a partire dal Concilio Vaticano II, che ha individuato nella famiglia il primo tavolo di confronto e di dialogo tra Chiesa e Mondo, dal momento che - come recita la Gaudium et spes - ..il bene della persona e della società umana e cristiana è strettamente connesso con una felice situazione della comunità coniugale e familiare»3.

1. La pastorale familiare in Italia: dal Vaticano II (1965) al Direttorio (1993)

Il cardinal Ruini, presentando il 25 luglio del 1993, nella ricorrenza del venticinquesimo anniversario della Humanae vitae, il Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia, approvato quasi all'unanimità nella XXXVII Assemblea Generale della CEI, sottolineava che «si pone nella scia del cammino che la Chiesa italiana ha percorso dal Concilio Vaticano II ad oggi e che intende continuare a percorrere con rinnovata freschezza negli anni futuri, certa che la pastorale familiare costituisce una delle priorità della nuova evangelizzazione»4.

Il Direttorio, da un lato voleva fare il punto del cammino post conciliare percorso dalla Chiesa italiana in tema della famiglia, scandito dalla molteplicità di interventi su singoli aspetti della pastorale familiare, dall'altro intendeva «rilanciare e rinnovare la pastorale familiare»5 .nella prospettiva della "nuova evangelizzazione"..6

Il Direttorio si caratterizza per essere un «compendio organico» e «la riproposizione» del magistero dottrinale post-conciliare7. La sua pubblicazione risponde all'auspicio presente nella Familiaris consortio, là dove il Papa sollecitava le Conferenze Episcopali a curare che fosse emanato un Direttorio per la pastorale della famiglia8.

Possiamo qui, di passaggio, rilevare un aspetto assai significativo per la nostra riflessione che intende presentare i punti acquisiti di non ritorno della pastorale familiare in Italia, Il Direttorio risponde quindi a una richiesta della Familiaris consortio. La Familiaris consortio aveva fatto due affermazioni di grande portata per la collocazione della pastorale familiare nel contesto della pastorale della Chiesa, Nella prima, Giovanni Paolo II, riprendendo un suo appello a Puebla, faceva un'affermazione che suona quasi temeraria: «la futura evangelizzazione dipende in gran parte dalla Chiesa domestica»9. E, nella seconda, a conclusione della Esortazione il Papa si impegnava in una profezia: "L'avvenire dell'umanità passa attraverso la famiglia!»10

A livello di metodo, il Direttorio anticipava una indicazione che avrebbe trovato posto nella Lettera alle famiglie scritta da Giovanni Paolo II l'anno susseguente come specifico contributo della Chiesa alla celebrazione dell'Anno della Famiglia indetto dalle Nazioni Unite per il 1994. Nel redigere questa lettera a tutte le famiglie, il Santo Padre si richiamava alla sua prima enciclica programmatica, la Redemptor hominis, dove affermava: l'uomo è la via della Chiesa. La Chiesa, nello svolgere la sua missione, si sente sollecitata a percorre come "compagna di viaggio", prendendo parte alle sue gioie e alle sue speranze, alle sue tristezze e alle sue angosce, profondamente persuasa che è stato Cristo stesso a introdurla in tutti questi sentieri. È stato Gesù ad affidare l'uomo alla Chiesa come a una madre di amore e a una maestra di verità.

Dopo aver ricordato che l'uomo è la via della Chiesa, Giovanni Paolo II prosegue affermando che tra le numerose strade che l'uomo percorre, "la famiglia è la prima e la più importante»11, e ne spiega i vari perché. La Chiesa, così, non può assolvere la sua missione evangelizzatrice a favore dell'uomo se trascura questa che è la prima e la più importante via che essa deve percorrere. 

2. La Famiglia: «oggetto» e «soggetto» di pastorale

Il passaggio, operato dal Concilio Vaticano II, da una concezione della Chiesa intesa come "società perfetta" a una concezione della stessa come "mistero di comunione", che ha nella Trinità il suo modello di riferimento, è stato estremamente fecondo per il riemergere di una concezione della famiglia come "soggetto". La famiglia, infatti, è la prima forma di "comunione di persone" che nasce dal patto di amore liberamente espresso e si fonda sul sacramento del Matrimonio, col quale i coniugi - come recita la Lumen gentium - «significano e partecipano il mistero di unità e di fecondo amore che intercorre tra Cristo e la Chiesa»12.

La ricaduta nel modo di pensare la famiglia della concezione della Chiesa come "sacramento di comunione" è presente nella stessa Lumen gentium, là dove, ricordando che i coniugi cristiani hanno «il proprio dono in mezzo al Popolo di Dio»13, i padri conciliari riabilitano l'antica concezione della famiglia come «Chiesa domestica». Tale riscoperta sarà estremamente feconda per pensare la famiglia non soltanto come oggetto della pastorale della Chiesa, ma anche come suo insostituibile soggetto.

I vescovi italiani, individuando nella famiglia - che da lì a poco avrebbe dovuto affrontare uno dei decenni più travagliati della sua storia in epoca moderna - il primo e fondamentale ambito per la traduzione del Concilio nella vita della Chiesa e per il rinnovamento della pastorale, nel 1969 escono con il primo documento pastorale dell'intero episcopato riguardante la famiglia. Accogliendo la lezione conciliare, essi affermano perentoriamente che «la famiglia deve divenire soggetto di pastorale», motivando e collocando tale affermazione nell'orizzonte di una rinnovata teologia del matrimonio che riconosce i coniugi come «dotati di grazie, di carismi e di esperienze particolari»14.

Fino al Concilio Vaticano II l'attenzione della Chiesa non era assente nella sua azione pastorale. Tale azione, però, la considerava prevalentemente come oggetto di pastorale, senza considerare adeguatamente che per quanto riguarda la famiglia il movimento pastorale non è solo quello che dalla Chiesa va alla famiglia, ma anche quello di ritorno, dalla famiglia alla Chiesa. La Chiesa, infatti, deve vedere nella famiglia un'immagine di se stessa, seppur «in miniatura». E in quanto tale ad essa deve essere riconosciuto e valorizzato il suo specifico posto nella pastorale della Chiesa. La famiglia cristiana - come annoterà palesemente la Familiaris consortio - è ..comunità., e non semplice agglomerato di persone; quindi è chiamata a partecipare alla missione della Chiesa ..secondo una modalità comunitaria., vale a dire come soggetto, e non come persone prese nella loro singolarità. La pastorale, finora organizzata per aree di età o per categorie, avrebbe dovuto quindi rinnovarsi alla luce della scoperta della famiglia come «piccola Chiesa» o «Chiesa domestica»15.

La considerazione della famiglia come soggetto ecclesiale e pastorale è un punto nodale di non ritorno per la valorizzazione della famiglia nella missione evangelizzatrice della Chiesa nel terzo millennio.

Il Direttorio, ponendo come sottotitolo Annunciare, celebrare, servire il "Vangelo della famiglia", afferma che la famiglia è in se stessa una "buona notizia" per tutto il mondo e per ogni uomo, concludendo: «il matrimonio e la famiglia diventano così testimonianza e profezia, oggetto e soggetto di evangelizzazione»16. Se le famiglie cristiane sono oggettivamente vangeli viventi, il primo punto della pastorale familiare è quello di aiutare le famiglie a prendere coscienza di questa loro identità. È un compito, questo, -afferma il Direttorio - «che riguarda tutta la Chiesa e, in essa, tutti e singoli i fedeli secondo il loro posto e il loro ministero». E prosegue: «In tal modo, i coniugi e le stesse famiglie saranno aiutati a prendere piena coscienza della loro dignità, del loro dono e della loro responsabilità. Coerentemente saranno messi in grado di farsi a loro volta soggetto attivo e responsabile di una missione di salvezza, radicata nel battesimo e nel matrimonio, che non solo li riguarda e li coinvolge, ma che chiede anche di compiersi a beneficio proprio e di altri anche mediante la loro parola, azione e vita»17.

Il recupero della famiglia come soggetto di pastorale' comporta una specifica azione per portare la famiglia al centro della missione della Chiesa, valorizzandola come titolare di una forma di partecipazione che comporta una specifica modalità e originali contenuti18.

3. La Famiglia: -centro unificatore- dell'azione pastorale della Chiesa

Dalla famiglia riscoperta come soggetto non è difficile il passo a una ulteriore presa di coscienza: la sua centralità nel contesto dell'intera azione evangelizzatrice della Chiesa. La famiglia come «centro unificatore dell'azione pastorale» era un obiettivo da raggiungere già presente nel documento del '6919.

A scanso di fraintendimenti, precisiamo subito che per centralità non si deve intendere che la famiglia debba assorbire in se stessa tutte le dimensioni della pastorale, con la conseguenza di cadere in una specie di familismo pastorale assai riduttivo e deleterio. Per "centralità" s'intende solo affermare che la famiglia, per la sua origine sacramentale, e quindi per il suo particolare legame con la Chiesa, non può essere considerata solo un settore della pastorale accanto ad altri settori, ma deve essere valorizzata per la trasversalità che alla pastorale familiare di sua natura comporta.

Un passaggio del Direttorio sottolinea ciò in modo perentorio e irreversibile. Il ruolo centrale della pastorale familiare nel contesto di tutta l'azione pastorale della Chiesa è messo in evidenza con due passaggi che costituiscono la punta più avanzata del cammino che la Chiesa italiana ha compiuto a partire dal Concilio Vaticano II ad oggi e della maturazione della sua coscienza sul ruolo che la famiglia gioca nella nuova evangelizzazione.

Dopo aver affermato che .la pastorale familiare, in modo organico e sistematico, deve assumere un ruolo sempre più centrale in tutta l'azione pastorale della Chiesa., il Direttorio dichiara che tale affermazione nasce dalla evidenza dei fatti: .di fatto, quasi tutti gli obiettivi dell'azione ecclesiale o sono collocati entro la comunità familiare o almeno la chiamano in causa più o meno direttamente.20

La posizione centrale della famiglia nella pastorale è però richiesta anche dalla sua natura di struttura sociale e sacramentale. Prosegue il Direttorio: «la famiglia è di sua natura il luogo unificante oggettivo di tutta l'azione pastorale e deve diventarlo sempre di più, sicché dovrà diventare abitudine acquisita considerare i riflessi e le possibili implicazioni familiari di ogni azione pastorale che viene promossa. La pastorale familiare, in altri termini, è e deve essere innestata e integrata con l'intera azione pastorale della Chiesa, la quale riconosce nella famiglia non solo un ambito o un settore particolare di intervento, ma una dimensione irrinunciabile di tutto il suo agire». Nell'auspicare che la famiglia diventi «il luogo unificante oggettivo» di tutta l'azione pastorale, il Direttorio fa esplicito riferimento al n. 16 del documento Matrimonio e famiglia oggi in Italia (1969), quasi a voler chiudere il cerchio di un'attenzione costante dei pastori all'importanza della pastorale familiare nel contesto della evangelizzazione nella cultura moderna.

Tale costante la possiamo cogliere anche nell'importante intervento dei vescovi italiani degli anni '70 confluito nel documento Evangelizzazione e sacramento del Matrimonio (1975). Esso muove dalla considerazione che il Matrimonio cristiano ha un valore fondamentale e originale, essendo un sacramento di Cristo e della Chiesa; e proprio per questo esso ha un rapporto inscindibile con l'orizzonte della fede e con l'evangelizzazione. Nelle deliberazioni che hanno accompagnato l'approvazione del documento si dice che «il sacramento del matrimonio rappresenta un momento decisivo della missione evangelizzatrice della Chiesa in Italia»». E, in forza di ciò, «la Chiesa in Italia decide, anzitutto, di dare alla pastorale matrimoniale e familiare un posto del tutto particolare nella sua missione evangelizzatrice, impegnando più intensamente tutti i credenti, e in modo speciale i pastori, i teologi, i diaconi, i catechisti, le associazioni ad una azione coordinata e costante»21.

Su questa deliberazione della XII Assemblea Generale della CEI (20 luglio 1975) varrebbe la pena soffermarci, perché essa elabora alcuni criteri per una efficace pastorale familiare che non sempre sono tenuti presenti, nemmeno dagli addetti ai lavori, e che dovrebbero invece far parte del bagaglio formativo di base degli operatori di pastorale familiare. Sono cinque criteri che riporto nella loro formulazione essenziale, rimandando al testo la lettura e l'approfondimento:

  1. Il criterio dell' ecclesialità22;
  2. Il criterio dell' esistenzialità23;
  3. Il criterio dell' organicità24;
  4. Il criterio della gradualità25;
  5. Il criterio della formazione permanente26.

 

Per completare il quadro su questo punto cruciale della centralità della pastorale familiare - che occorre realisticamente notare non è ancora del tutto penetrata tra le priorità dei vari progetti pastorali delle nostre comunità parrocchiali - possiamo citare anche il Convegno Ecclesiale di Palermo, da cui ha preso il via anche il Progetto culturale. Al n. 37 del documento Con il dono della carità dentro la storia (1996) vi si afferma: «La Chiesa che è in Italia intende affermare "la priorità della famiglia, fondata sul matrimonio, come soggetto sociale ed ecclesiale". Vede in essa la cellula originaria della società, la prima scuola di umanità, la Chiesa domestica che ha la missione di trasmettere il Vangelo della carità in modo peculiare, con l'eloquenza dei fatti. Perciò si impegna a promuovere "una pastorale organica con e per le famiglie", secondo gli orientamenti del Direttorio di pastorale familiare della CEI, valorizzando l'apporto complementare di sacerdoti, di persone consacrate, di coppie animatrici e di gruppi ecclesiali».

Così pure possiamo citare quanto viene affermato nella Nota Pastorale Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia al n. 9: «La parrocchia missionaria fa della famiglia un luogo privilegiato della sua azione, scoprendosi essa stessa famiglia di famiglie, e considera la famiglia non solo come destinataria della sua attenzione, ma come vera e propria risorsa dei cammini e delle proposte pastorali».

Per completare questo quadro, possiamo fare una puntualizzazione anche sul fondamentale documento promosso dallo stesso Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia dal titolo Sulle orme di Aquila e Priscilla, rivolto alla formazione degli operatori di pastorale familiare, dove l'assunzione della famiglia come dimensione unificante della pastorale è presa come criterio chiave per la sua elaborazione27.

4. Il «compito ministeriale» della Famiglia

In un contesto ecclesiale in cui la riscoperta della Chiesa come popolo di Dio, operata dal Concilio, aveva portato a rivalutare il sacerdozio comune, si è cominciato a parlare della Chiesa come tutta ministeriale. Questa sensibilità, che in seguito sarebbe stata giustamente ridimensionata, ha avuto un suo specifico influsso anche nel pensare il ruolo ecclesiale della famiglia. L'impulso a considerare i compiti della famiglia nella direzione di uno specifico ministero degli sposi è stato dato dal Concilio stesso, là dove nella Lumen gentium, parlando dell'esercizio del sacerdozio comune, a proposito degli sposi cristiani, citando 1 Cor 7,7, si dice che essi hanno «nel loro stato di vita e nella loro funzione, il proprio dono in mezzo al popolo di Dio»28.

L'interpretazione di questo dono nei termini di un ministero, il "ministero coniugale", come di un singolare modo di ministerialità nella Chiesa, si è avuto negli anni '70 con il già citato documento pastorale Evangelizzazione e sacramento del Matrimonio, dove esplicitamente si parla di «ministero dei coniugi». Di tale ministero si dice che è «derivato dall'unica missione della Chiesa e ordinato all'edificazione dell'unico corpo di Cristo» e che esige «di armonizzarsi con tutti gli altri ministeri e servizi di evangelizzazione, presenti ed operanti nel popolo di Dio», auspicando una particolare collaborazione «col ministero dei presbiteri e dei diaconi, come pure a diversi livelli quella con i religiosi e le religiose, con gli educatori e i catechisti, con i teologi e gli esperti di scienze umane.29.

Sulla interpretazione ministeriale della partecipazione dei coniugi alla missione della Chiesa si sono avute due considerazioni critiche, una di carattere teologico e una di carattere più strettamente pastorale, che è bene qui rilevare.

Nella ripresa e nella utilizzazione sistematica dell'immagine della famiglia come Chiesa domestica c'è chi ha segnalato un rischio, se non proprio un pericolo, di una lettura distorta della realtà secolare della famiglia nell'ottica di una sua «ecclesiasticizzazione»30. Sul versante pastorale, inoltre, pensare la presenza della famiglia nella Chiesa in termini ministeriali sarebbe - secondo alcuni pastoralisti che operano in prima linea - utopistico se si considera realisticamente la situazione di lontananza e spesso di contraddizione dello stile di vita della maggior parte delle famiglie, anche di quelle che si sposano con rito religioso, rispetto allo stile di vita evangelicamente ispirato.

Senza entrare nel merito di queste considerazioni critiche, questi due appunti permettono comunque di evidenziare due aspetti importanti per il futuro della pastorale familiare. Il primo è quello di non snaturare, nella valorizzazione ecclesiale e pastorale della famiglia, la sua caratteristica di realtà laicale e secolare. La conseguenza sarebbe quella di privarla di un ruolo importante e unico della evangelizzazione, quello di essere, la famiglia, il punto di contatto decisivo e insostituibile tra Chiesa e mondo. A tale riguardo si potrebbe dire così: la famiglia cristiana, in quanto Chiesa domestica, è la localizzazione più avanzata della Chiesa nel mondo; viceversa, la famiglia, in quanto prima forma di societas, è la presenza più rilevante del mondo dentro la Chiesa. Ecclesiasticizzare la famiglia o, per reazione, mondanizzarla, sono a mio avviso due derive da evitare assolutamente nella pastorale.

Per quanto riguarda la critica sul versante dell'impossibilità di valorizzare ministerialmente la maggior parte delle famiglie cristiane per la disastrosa situazione religiosa in cui esse versano, da essa si può cogliere uno stimolo pastorale di estrema urgenza: quello di investire energie non solo nella preparazione alla celebrazione del matrimonio religioso, ma di continuare nel formare la coscienza dei coniugi del loro dono e quindi del loro compito nella Chiesa. Non si tratta di rinunciare alla ministerialità della famiglia, ma di formare la famiglia alla ministerialità, affinché essa non sia costretta a vivere ai margini della missione evangelizzatrice della Chiesa, dando per irreversibile la lettura sociologica, che considera superato il modello di famiglia fondato sul patto di amore, tendenzialmente stabile, tra un uomo e una donna aperti alla generazione di figli.

Per chiudere questo ultimo punto della nostra riflessione credo che si possa guardare con molta speranza all'indicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica che, nel presentare i sacramenti, mette in relazione il sacramento dell'ordine sacro e il ministero che ne scaturisce con il sacramento del matrimonio e dei compiti che da esso derivano per i coniugi.

Ordine e Matrimonio sono definiti sacramenti al servizio della comunione. In proposito si dice: «Due altri sacramenti, l'Ordine e il Matrimonio, sono ordinati alla salvezza altrui. Se contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio degli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa e servono all'edificazione del popolo di Dio»31. E si precisa ulteriormente: «In questi sacramenti, coloro che sono già stati consacrati mediante il Battesimo e la Confermazione per il sacerdozio comune di tutti i fedeli, possono ricevere consacrazioni particolari. Coloro che ricevono il sacramento dell'Ordine sono consacrati per essere "posti, in nome di Cristo, a pascere la Chiesa con la parola e la grazia di Dio". Da parte loro, "i coniugi cristiani sono corroborati e come consacrati da uno speciale sacramento per i doveri e la dignità del loro stato".32

Nella direzione di una valorizzazione equilibrata nella pastorale dei due sacramenti, del Sacerdozio e del Matrimonio, si può pensare al futuro della pastorale come progressiva realizzazione dell'intento dialogico con il mondo moderno del Concilio Vaticano II, evitando sia il rischio di mondanizzare la Chiesa, privandola della sua dimensione escatologia, sia quello di clericalizzare il mondo, negandone la sua autonomia.

La mia riflessione si ferma qui, ma essa potrebbe continuare per analizzare come questi tre punti dovrebbero penetrare nel concreto della pastorale familiare considerata nei tre fondamentali ambiti dinamici del suo sviluppo: la formazione dei fidanzati a celebrare il matrimonio "nel Signore", l'accompagnamento della coppia, una volta formata, nelle varie stagioni della sua vita; la cura delle famiglie in difficoltà e che vivono una situazione oggettivamente irregolare. Per concludere, possiamo volgere lo sguardo verso il futuro della pastorale familiare chiedendoci quale tipo di attenzione la Chiesa italiana intende continuare a riservare alla famiglia di fronte a un contesto culturale in continuo cambiamento e che la vede in una situazione di permanente affanno. Ricordando che nel documento Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia si affermava che all'inizio del nuovo millennio la Chiesa «proprio per il ruolo delicato e decisivo della famiglia», desiderava «assumere l'accompagnamento delle famiglie come priorità» (n. 52), rispondo alla domanda posta con le stesse parole del cardinal Bagnasco in una recente intervista apparsa sull'Osservatore Romano a firma di Marco Bellizzi: «Il Vangelo della vita, della famiglia, del matrimonio sono questioni da sempre al centro dell'evangelizzazione. Certamente in questi ultimi anni, a seguito di quella diffusa fragilità che si individua in molte situazioni in cui purtroppo il matrimonio e la famiglia entrano in crisi, si richiede un investimento ancora più capillare. Quindi l'attenzione della Chiesa - che da sempre è rivolta all'istituzione familiare, ritenuta cellula fondante della società e rispondente al disegno divino e al sacramento che Cristo ha istituito - deve essere ancora maggiore nelle nostre comunità cristiane»33.

 

Giancarlo Grandis, Vicario episcopale per la cultura della diocesi di Verona.

 

Insieme verso le nozze – La preparazione al matrimonio cristiano, P. Gentili, E. e M. Tortalla (a cura), Cantagalli, Siena, 2010, pg. 199-212


 

NOTE

1 P. BOFFI, La pastorale familiare in Italia. Una ricerca nazionale a dieci anni dalDirettorio di Pastorale Familiare, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2005, n. 10.

2 Vorrei qui notare come il tema assegnatomi comporti comunque il rischio di una ricostruzione arbitraria, che spero di evitare basandomi sull'esperienza personale acquisita dai molti anni di esercizio del mio ministero nell'ambito della pastorale familiare. Inoltre rimane aperto l'interrogativo sulla espressione “punti-di-non-ritorno”: quelli teoricamente affermati dal magistero, oppure quelli di fatto acquisiti dalle parrocchie?

3 GS, n. 47.

4 DPF, Presentazione, n. 3.

5 Ibid., n. 4.

6 Ibid., n. 2. Una interessante ricostruzione del cammino della Chiesa italiana finalizzato alla valorizzazione della famiglia nella sua azione pastorale è stata fatta dal cardinal Tettamanzi nell'annuale Convegno per operatori di pastorale familiare, svoltosi nel giugno 2008 sul tema Famiglia e liturgia: D. TETTAMANZI, La famiglia, «Chiesa domestica»: una comunità che annuncia, celebra e testimonia il vangelo, in D. FALCO - S. NICOLLI, Famiglia e liturgia (a cura di), Cantagalli, Siena 2009, pp. 27-45.

Cfr. il discorso del Papa, in DPF n. 7.

8 Cfr. FC, n. 66.

9Ibid., n. 52.

10 lbid., n. 86.

11 Lettera alle famiglie, n. 2.

12LG, n. Il.

13Ivi.

14Matrimonio e famiglia oggi in Italia, n. 16.

15 Per un approfondimento di questo nuovo approccio conciliare al ruolo della famiglia nella Chiesa, cfr. D. TETTAMANZI, La Chiesa domestica. Per una pastorale della famiglia oggi, Dehoniane, Napoli 1979. Il tema è ripreso ed approfondito nel recente saggio a più voci, R. FABRIS - E. CASTELLUCCI (a cura di), Chiesa domestica. La Chiesa famiglia nella dinamica della missione cristiana, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2009.

16 DPF, n. 8.

17 Ibid., n. 20.

18 Sulla falsariga delle indicazioni proposte dalla Familiaris consortio, il Direttorio espone tali modalità e contenuti adattandoli alla situazione italiana nei nn. 135-161.

19 «È necessario che la famiglia divenga il centro unificatore dell'azione pastorale, superando la fase generosa ma sporadica ed episodica, per giungere ad una fase organica e sistematica. Un certo criterio settoriale o individualistico ha finora guidato l'azione pastorale. Dovremmo passare ad un criterio che abbia per oggetto la famiglia come comunità»: Matrimonio e famiglia oggi in Italia, n. 16.

20DPF,n. 97.

21 Enchiridion CEI; 2 (1972-1979), 770, n. 2230.

22 «Chi opera nell'ambito della pastorale cristiana non propone un proprio progetto, ma il progetto di Dio sul matrimonio; non manifesta le sue personali convinzioni ma comunica la fede e l'insegnamento autentico della Chiesa, operando in comunione con la gerarchia e il popolo di Dio»: ibid., 769, n. 2224.

23 «La fedeltà piena al disegno di Dio chiede che l'opera pastorale sia attenta alle situazioni storiche e alle concrete condizioni in cui sono inseriti e agiscono gli uomini di oggi»: ibid., 769, n. 2225.

24 «La vocazione matrimoniale non è qualche cosa di aggiuntivo o di complementare alla comune vocazione battesimale, ma ne costituisce un'esplicitazione e un arricchimento in ordine a un particolare stato di vita e di missione. Per questo la pastorale del matrimonio deve inserirsi organicamente nella permanente azione educativa che la Chiesa svolge per lo sviluppo della vocazione cristiana nelle sue diverse specificazioni»: ibid., 769, n. 2226.

25 «La comunità ecclesiale, mentre annuncia la grandezza della vocazione cristiana degli sposi e delle famiglie, deve sostenerle nella loro missione di testimonianza e nel loro cammino verso la santità. Considerando con pazienza e comprensione evangelica le lentezze e gli insuccessi dei suoi fedeli la Chiesa li aprirà di continuo alla speranza della quotidiana conversione e li sospingerà verso la piena fedeltà al comando del Signore, con il sostegno della sua grazia»: ibid., 769, n. 2227.

26 «La celebrazione del sacramento del matrimonio è il momento forte di un itinerario che incomincia là dove inizia la vita cristiana e si conclude solo quando essa finisce: per questo è a un tempo punto di arrivo e di partenza nella vita e nella missione della famiglia cristiana»: ibid., 769, n. 2228.

27 Cfr. CEI. UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DELLA FAMIGUA, Sulle orme di Aquila e Priscilla. La formazione degli operatori di pastorale "con e per" la famiglia, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 1998.

28LG, n. Il.

29Evangelizzazione e sacramento del Matrimonio, n. 60. Per un'analisi teologica del ministero coniugale, cfr. D. TETTAMANZI, Il ministero coniugale. Spazio pastorale della coppia cristiana, AVE, Roma 1978.

30 Cfr. G. ANGELINI, La Chiesa e la famiglia, in -La Scuola Cattolica-, 5 (1992), 461.

31 CCC, n. 1534.

32 Ibid., n. 1535. Su questa indicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica nel settembre 2002 il Consiglio Permanente dei Vescovi italiani ha dato vita alla sperimentazione di un progetto intitolato Progetto Parrocchia-Famiglia. Al termine della sperimentazione, guidata da mons. Renzo Bonetti, già Direttore dell'Ufficio famiglia, i risultati sono confluiti nel documento La famiglia protagonista dell'azione pastorale in parrocchia, con una presentazione di mons. Giuseppe Anfossi, Presidente della Commissione Episcopale per la famiglia e la vita, in cui offre alcune indicazioni per un uso di questo progetto nella Diocesi a cui è affidata la responsabilità di una sua utilizzazione sotto la guida dei singoli Vescovi. Cfr. S. NICOLLI - R. BONETTI, La famiglia protagonista dell'azione pastorale in parrocchia, Cantagalli, Siena 2009.

33 «L'Osservatore Romano», 1-2 giugno 2009, 6.


Ultima modifica Mercoledì 02 Gennaio 2013 16:36
Elettra Pepe

Elettra Pepe

Pensionata Scienze Biologiche

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