Domenica, 24 Settembre 2017
Aspetti Psicologici della Famiglia
Aspetti Psicologici della Famiglia

Aspetti Psicologici della Famiglia (99)

5 - Già a due anni un bambino può interagire con lo schermo

Quanto ai no problem, troppi
di loro non hanno idea di ciò che accade quando ci si connette alla
Rete, di quali siano il linguaggio e il modo di interagire che Internet
richiede. Non va per esempio trascurato il fatto che l'evoluzione delle
tecnologie induce un vero e proprio salto generazionale: rispetto a un
computer, un bambino acquisisce presto una dimestichezza e una perizia
che papà e mamma non avranno mai.

4 - Genitori e insegnanti si dividono in "no digital'' e "no problem"

Genitori e insegnanti
sembrano spesso, invece, dimenticarla, o, almeno, farsi vincere da
altri tipi di priorità. Da un lato sono numerosi i no digital, quelli
che tagliano la testa al toro decidendo che Internet, i videogames, il
computer, sono oggetti insidiosi e comunque poco educativi, da evitare.
Dall'altro va crescendo il popolo dei no problem: tutte esagerazioni, basta mettere il bimbo davanti a un sito conosciuto e non accadrà nulla di male.

Come sempre la realtà è complessa e non è possibile dividerla a colpi di accetta. I no digital dovrebbero
considerare che la nuova era inaugurata dal computer non riguarda tanto
la tecnologia (che ne è solo la veste), quanto la comunicazione: da
questo punto di vista il Pc e il Web sono fatti umani e come tali vanno
considerati. Di questo orizzonte di comunicazione già non possiamo più
fare a meno: lo si voglia o no, esso è qui per restare e per
coinvolgerci.<

3 - Internet è una risorsa preziosa. Ma ci può aggredire a tradimento

Perché è proprio vero:
Internet ci aggredisce. Diversamente dalla televisione, che demanda a
noi la scelta del canale (la qualità dei contenuti resta un' altra
questione... ), nel Web a volte sono i canali che cercano noi. Internet
è davvero interattiva: e questo non vuoI dire soltanto che dobbiamo
puntare il mouse e cliccare per ottenere i dati richiesti, ma anche che
tutto ciò in cui ci imbattiamo ci "porta", letteralmente, da qualche
parte: se per esempio faccio click su un riquadro pubblicitario (un banner), finisco
subito altrove, cioè nel mondo indicato da quell' annuncio: un altro
sito, con contenuti completamente diversi da quelli del sito di
partenza.

E non è tutto, perché gli "squali" cui prima
accennavamo sono abilissimi a camuffarsi per venirci a nuotare davanti.
A chi fosse capitato, negli ultimi mesi, di ricercare in Internet due
termini innocenti come "orario dei treni" e "agriturismo" potrebbe
essere successo di trovare, fra le risposte apparse nella pagina del
motore di ricerca, numerosi siti pornografici che si erano
autodenominati con quegli stessi termini.

Evidentemente i gestori di quei siti avevano pensato
di allargare il proprio mercato facendosi incontrare anche da chi non
li cercava, per sfruttare l'effetto sorpresa. Una violenza
inaccettabile? Sì, ma anche una caratteristica di Internet che non va
dimenticata.

2 - Il Problema è che alcuni filtri possono essere aggirati o disattivati

Il problema dei filtri, tuttavia, è
che possono migliorare la situazione in un singolo computer, in un
singolo momento. Ma, così come in spiaggia è possibile tuffarsi da
infiniti luoghi, allo stesso modo in Internet ormai si accede da
infinite postazioni: da scuola, da casa propria, dal compagno di classe
o dagli zii, dall' albergo o dalla pensione dove si è in vacanza, dal
bar dell' angolo, dalla libreria, dal cellulare e dal computer
palmare...

Per giunta alcuni filtri possono essere sbloccati, aggirati o
disattivati; alcuni fermano un certo tipo di informazioni e non altre;
altri ancora sono assai meno efficaci con i siti in lingue diverse
dall'inglese, e via dicendo.

Isolarsi dal mondo non è il modo migliore per conoscerlo; ma d'altra
parte tutti noi chiudiamo a chiave la porta di casa per impedire
intrusioni indesiderate. Internet è certamente una risorsa preziosa e
sempre più insostituibile per il lavoro, lo studio e il tempo libero.
Ma come fare se, oltre a informarci e divertirci, ci aggredisce?

Domenica 20 Febbraio 2005 18:24

1- "COME GARANTIRSI SPAZI SICURI"

Pubblicato da Maurizio Zago

"COME GARANTIRSI SPAZI SICURI"

L’episodio, che risale
a qualche mese fa, è emblematico di alcuni connotati che, attualmente,
sono caratteristici di Internet. È per queste ragioni che la Rete delle
reti ci affascina e nello stesso tempo ci spaventa, ci attira e ci
respinge: come fare a orientarsi, a garantirsi spazi sicuri?

Purtroppo sul Web la parola "garantire" è fra le
meno gettonate. Internet è nata ed è dilagata come un enorme bacino, un
vero e proprio mare, dove in definitiva non esistono soglie e confini.
In linea di massima niente impedisce a uno squalo di nuotare
dall’oceano fino a una spiaggia assolata dove persone e famiglie
prendono il sole. Accade di rado, ma accade. Tanto più accade in
quest’altro mare digitale dove gli squali non hanno gli ostacoli di
temperatura e di profondità che li frenano in natura. L’esperienza nata
da frequenti incontri con genitori e insegnanti, per ragionare insieme
sulle tematiche educative in rapporto al nuovo mondo della
comunicazione, mi porta a pensare che il capitolo "Internet e famiglia"
sia tutt' altro che scritto.

Al di là dei luoghi comuni, infatti, si può
affermare che la grande maggioranza delle famiglie italiane oggi è
coinvolta dalla Rete (quantomeno perché i figli ne sono incuriositi e
chiedono approfondimenti), e al tempo stesso non possiede gli strumenti
per navigare con sicurezza.

Esiste, ad esempio, un ampio dibattito sull'efficacia dei cosiddetti
"filtri": programmi da montare sul proprio computer per bloccare
intrusioni indesiderate e per impedire ai bambini l'accesso a siti
considerati inopportuni. In queste pagine, per esempio, si parla di
www.davide.it, che è la risposta italiana più felice in materia. (segue)

Giuseppe Romano

studioso di mass media

Domenica 20 Febbraio 2005 18:18

La realizzazione sessuale della coppia

Pubblicato da Maurizio Zago

La realizzazione sessuale della coppia

di

Xavier Thèvenot

Teologo – Parigi

- Per la coppia la "riuscita" della vita sessuale è importante: per trovare un sens all’esistere.

- La vita sessuale non è un dato, ma un processo, un continuo "divenire" segnato da vari paradossi.

- Ma può acquisire un supplemento di senso se viene messa in relazione con l’Alleanza tra Dio e l’umanità.


Il vangelo di Giovanni può essere letto come una
lunga meditazione sul modo in cui il Verbo si è fatto carne (cf Gv
1,14). Ora, dopo il prologo del primo capitolo, questo vangelo inizia
con due racconti i quali riferiscono alcuni comportamenti del Cristo
che molti sarebbero tentati di considerare eccessivi: intanto, il
racconto delle nozze di Cana, dove la sovrabbondanza dei doni di Dio
viene espressa da un miracolo destinato a procurare dell’ottimo vino a
persone che hanno già bevuto troppo; poi, il racconto dei mercanti
cacciati dal tempio che presenta un Cristo "fuori di sé", quasi
stravolto da una giusta collera. Così, in modo indiretto, questi due
testi ci danno un’indicazione: ciò che sembra un eccesso non dev’essere
necessariamente percepito come segno di un comportamento scorretto o di
un cedimento della volontà: e dunque se ne può trarre una bella
testimonianza della logica del Regno di Dio.

Ora, come tutti sanno, si pensa che la chiesa
cattolica voglia proteggere i suoi membri da ogni eccesso, mantenendoli
in un costante atteggiamento di giusto mezzo. È questa una delle
ragioni, sostengono alcuni, che la convincono a diffidare della
sessualità: non è forse vero che questa fa perdere il controllo della
volontà e induce ad eccedere?

E tuttavia ogni persona sposata è intimamente
convinta che la "riuscita" della vita sessuale nella coppia sia
importante per trovare un senso all’esistere. Nella nostra società si
arriva addirittura ad affermare che tale riuscita è un passaggio
obbligato per giungere alla felicità. Ma è vero questo? E, intanto, che
cosa si intende per realizzazione sessuale nella vita coniugale?


UN "DIVENIRE"

Una coppia non può essere che una
realtà in divenire. Dev’essere questa la convinzione di fondo per
cercare di rispondere alle domande precedentemente poste. In effetti,
un unione coniugale è l’incontro sempre in movimento e talvolta anche
"movimentato" di due diverse modalità di assumere il passato, il
presente e l’avvenire; è l’alleanza di due esseri che , appoggiandosi
all’esperienza primaria, in un certo senso fusionale e fuori del tempo,
del sentimento amoroso, si dispongono – per rimanere fedeli l’un
l’altro – a dar prova di creatività, di memoria e di coerenza. Di
creatività, in quanto la vita si prospetta come un’ avventura densa di
peripezie. Di memoria, perché ogni progetto che voglia essere ricco di
senso esige che non venga dimenticato il passato, con i suoi scacchi ed
i suoi successi. E infine di coerenza, perché ogni divenire, proprio in
quanto eccessivamente frammentato, rende molto difficile la ricerca di
senso.

Ora, un tale esercizio della fedeltà coniugale non
è possibile, soprattutto nell’ambito sessuale, se la coppia non prende
risolutamente coscienza di due fattori.


DUE MODALITÀ DI ASSUMERE IL TEMPO


Il primo di essi concerne le rispettive relazionidell’uomo e della donna nei confronti del tempo: non possono che essere
sostanzialmente diverse in ragione delle caratteristiche particolari
del loro corpo. La donna interiorizza gli anni che passano segnata da
vari decenni da una realtà ciclica, quella delle sue mestruazioni, poi
dall’esperienza di una o più gravidanze, nel corso delle quali ha visto
modificarsi il rapporto con se stessa, con il suo coniuge, con coloro
che le stanno accanto, ed infine dall’entrata in menopausa che inaugura
un periodo di definitiva infecondità fisica. Sono tutte esperienze che
il corpo maschile ignora: il che induce il soggetto a credere – salvo
essere smentito da parte di qualcuna delle varie sintomatologie
genitali come l’impotenza o la sterilità clinicamente diagnosticate –
di poter conservare intatti fino alla morte sia la sua potenza sessuale
che la sua fecondità; ne deriva la propensione del marito a cogliere in
modo eccessivamente semplicistico il divenire sessuale della coppia e
talvolta stupirsi di fronte alla reazione della sua sposa che gli
sembrano "inutilmente complicate".

È dunque importante che ognuno, soprattutto durante
i primi anni della vita in comune, presti attenzione al modo in cui il
proprio coniuge interiorizza la temporalitàche si manifesta attraverso tutta una serie di segni corporei (rughe,
aumento di peso, capelli bianchi), e che non può non segnare il suo
modo di ricercare e di vivere i piaceri sessuali.

Per fare ciò, è bene che tra i coniugi si instauri un dialogocostante e regolare: ma non è facile, in quanto la cosa fa emergere
paure infantili a livello conscio ed inconscio. E in più, ognuno deve
evitare di entrare nel giardino segreto dell’altro: non è del tutto
corretto ricercare la trasparenza totale. Ma quando questo rapporto
dialogico viene fatto con discrezione e nel rispetto della giusta
distanza, per esempio in occasione di un confronto sulla regolazione
della fecondità, diventa allora possibile superare le difese
psicologiche ed esprimere qualcosa in ordine alle proprie esigenze
erotiche ed affettive. È una bella occasione offerta a ciascuno dei
coniugi per comprendere, a livello esistenziale e non solo più
intellettuale , che indubbiamente il corpo sessuato dell’altro non è
strutturato come il proprio, che ritmi e desideri sono differenti, e
che di conseguenza occorre manifestare un rispetto ancora più grande
nei confronti dell’essere amato: "Sei così vicino a me che credevo di
conoscerti, ma ecco che oggi mi appari sotto una luce nuova. Sì, sei
veramente sempre al di là dell’idea che mi faccio di te!"


UN "SISTEMA" CARATTERIZZATO DA UN DIVENIRE COMPLESSO


La creatività di ciascuno dei coniugi deve recepire un secondo fatto:
la sessualità di una persona non è mai una realtà rigidamente unitaria,
con un tracciato di maturazione caratterizzato da una continua
crescita. La visione freudiana lo ha dimostrato in modo chiaro: la
sessualità è una unità plurale e mutevole, un sistema1 complesso di pulsioni molteplici e diversificate (pulsioni orali, anali…)2 in una ricerca permanente di equilibrio.

Un tale sistema, inoltre, è esso stesso elemento di
un "sistema" assai più esteso: quello rappresentato dalla persona
umana, quell’essere che disponendo di molteplici facoltà ed
inclinazioni (intelletto, memoria, aggressività, ecc.) viene
attraversato da linee di forza e di fragilità, sfruttate dalla sua
libertà sia per alienarsi che per realizzarsi sempre più.

È evidente che un tale insieme sistematico non può
non conoscere, nel corso degli anni, delle trasformazioni, se non
addirittura delle profonde modificazioni, in quanto sottoposto a
innumerevoli pressioni, quali l’invecchiamento del corpo, i problemi di
salute, la nascita dei figli, gli avvenimenti gratificanti o
frustranti, i cambiamenti imprevisti del coniuge, gli sconvolgimenti
sociali… Ogni trasformazione del sistema pulsionale sollecita dunque la
responsabilità della persona. Questa, invece di consentire alle
richieste sessuali di ogni genere che si manifestano al suo interno, è
chiamata a mettervi la misura della ragione. Deve stare attenta che
tale divenire contribuisca alla propria maturazione personale e a
quella dell’altro. Compito quanto mai difficile, in quanto il piacere
sessuale è sempre imparentato con l’eccesso e il paradosso, e si rivela
spesso ribelle quando la volontà cerca di ordinarlo verso il bene.
Proviamo a chiarire.


PARADOSSI


Intanto, l’incontro genitale che porta
all’orgasmo appare segnato da vari paradossi. Esso radica il soggetto
nella profondità in qualche misura oscura o misteriosa della sua
condizione corporea; e tuttavia procura il sentimento di una certa
leggerezza3.

Possiede una dimensione ludica, al punto che se la
si vive unicamente per dovere perde tutta la sua attrattiva, ma al
contempo tale dimensione si carica di una certa pesantezza e richiede
un minimo di serietà poiché coinvolge fortemente le persone e può
addirittura comportare l’arrivo improvviso di un figlio. Segna una
comunione corporea riuscita tra due esseri, ma allo stesso tempo porta
a prendere coscienza in modo più approfondito della loro
incomunicabilità: "Che cosa conosco veramente del tuo modo di vivere il
piacere? E dunque, chi sei tu?".


L’USCITA DAL SÉ

L’orgasmo, inoltre, possiede un qualche legame con
l’esperienza dell’eccesso: fa vivere una sorta di "estasi", vale a dire
– letteralmente – un’uscita dal sé: Può allora comportare la sensazione
d’essere in procinto di superare i limiti della condizione umana: "È
divino!". Ne deriva l’impressione fugace di raggiungere, al limite, una
sorta di onnipotenza, e il desiderio di perpetuarla dimenticando che il
corpo non è fatto per essere idolatrato, ma dev’essere accolto come uno
dei segni privilegiati dell’amore gratuito del Creatore.


UNA PERDITA DI DOMINIO


E tuttavia, al momento stesso in cui è
estasi, il piacere induce a vivere un altro tipo di eccesso, in quanto
è altresì esperienza di perdita di dominio e rappresenta dunque per il
soggetto un richiamo fortemente esistenziale della sua condizione
creaturale segnata dal limite. Lo obbliga a prendere coscienza del
fatto che per vivere il piacere in modo adeguato occorre accettare di
fidarsi non solo del proprio corpo, ma anche di quello del proprio
partner che provoca il desiderio. Una tale fiducia tronca le
aspirazioni innate di non dipendere da alcuno. Si tratta di una ferita
narcisistica per chi cerca di conservare l’illusione d’essere l’unico
padrone di sé, in qualche misura un piccolo dio per se stesso. E allora
potrebbe nascere la tentazione di scegliere una modalità di vita troppo
ascetica, in cui il piacere è quello di astenersi da ogni piacere,
anche quando questo fosse moralmente buono.


UN POTERE LIMITATO


Infine, se il potere della volontà
sull’evoluzione sessuale è del tutto reale, ciò non toglie che appaia
segnato da limiti di origini diverse. Per esempio, se il soggetto ha
vissuto in un contesto educativo che ha determinato in lui l’insorgere
di una specifica tendenza patologica (nevrosi, situazioni – limite [border-line],
psicosi, perversioni…), nell’ambito genitale ed affettivo si
manifesteranno alcune turbe… impotenza, frigidità, eiaculazione
precoce, ecc. O ancora, se ha vissuto l’infanzia in modo globalmente
positivo, può capitare che, posto di fronte a prove troppo forti, veda
insorgere, in lui e suo malgrado, alcuni meccanismi di difesa dei quali
uno dei più frequenti è la "regressione". Si mette allora a ricercare i
piaceri sperimentati nella sua infanzia e nella sua adolescenza: Il che
lo "umilia" e non manca di avere un riflesso sulla relazione nei
confronti del coniuge che ne resta profondamente sorpreso: "Non avrei
mai immaginato che potesse accadere una cosa simile!".


UN SEGNO DELLA PRESENZA DELLO SPIRITO

Di fronte al richiamo di così numerosi paradossi e
condizionamenti, qualcuno si chiederà : c’è ancora posto per la
libertà? La risposta è sicuramente positiva.

In primo luogo, le molteplici peripezie del divenire coniugale non sono tutte, grazie a Dio, da classificare tra il "peggio"4cui fanno riferimento alcuni riti matrimoniali! Quando i coniugi hanno
celebrato il matrimonio avendo entrambi una sufficiente maturità, le
sorprese che la vita coniugale e familiare comporta fanno parte, e
anche di frequente, del "meglio". I rapporti sessuali si rivelano
allora molto gratificanti, e il piacere dei sensi sostiene la ricerca
positiva del senso e del gusto di vivere. "Fare l’amore" è sentito come
il fatto di dare carne al desiderio di gratuità che travaglia l’essere
umano; e questa comunione con l’essere amato, lungi dal portare alla
perdita della propria personalità, approfondisce il desiderio di
ciascuno per ciò che ha di unico e di misterioso. In esso, l’incontro
affettivo e genitale, che esprime qualcosa della sovrabbondanza
dell’amore, si fa segno di un superamento dell’incontro stesso. È come
una traccia della presenza vivificante dello Spirito Santo che non
cessa d’unire differenziando e che in ogni coniuge fa memoria del
Cristo per aprire il presente all’avvenire che viene da Dio (cf Gv
14,26; Gv 16,13).

In secondo luogo,
il corpo umano non è composto solo di elementi biochimici; prima e
soprattutto è una realtà significante, vale a dire "lavorata" dalla
parola. Ecco perché la complessità del divenire coniugale può trovare
un supplemento di senso quando viene messa in relazione con l’alleanza
tra Dio e l’umanità. Questa alleanza, di cui il matrimonio cristiano
cerca di essere la parabola vivente (cf Ef 5,32), appare come una
storia fatta di miserie e di grandezze , di idolatria e di fedeltà, di
violenza e d’amore. Ora, è proprio in questa miscela "di meglio e di
peggio" che il Verbo di Dio prende carne (cf Gv 1,14) e si inscrive nel
tempo di questa terra per farsi portatore di Salvezza. D’un tratto,
ogni coniuge può considerare con uno sguardo carico simultaneamente di
lucidità e di speranza, non solo la propria storia ma anche quella
dell’essere amato. Comprenderà allora in modo nuovo che "Dio è amore" (1 Gv 4,8) e che l’amore "si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta" ( 1 Cor 13,6-7).

Xavier Thévenot

da "Famiglia domani"

Aprile-Giugno 2000/2


1 Tale
termine deve essere inteso nel senso che gli viene attribuito dalle
scienze sistemiche: un insieme di elementi che interagiscono fra loro,
in modo tale che, se un elemento si modifica, tutti gli altri elementi
si riadattano così da conservare l’equilibrio dell’insieme.

2 Freud
denomina queste pulsioni: "pulsioni parziali", elementi della
sessualità che si specificano attraverso un determinato orifizio [zone erogene diverse]
( per es., l’ano) ed un impulso (vale a dire una determinata
influenza). Queste pulsioni in un primo tempo funzionano
indipendentemente, poi tendono a collegarsi attraverso diversi stadi (
orale, anale, fallico…) in una organizzazione o sistema libidico.

3 In
Francia, il linguaggio popolare per designare un piacere forte ha
forgiato l’espressione: "s’envoyer en l’air" (lett.: "mandarsi in
aria").

4 È
nota la celebre formula di alcuni rituali matrimoniali secondo cui gli
sposi si impegnano reciprocamente " per il meglio e per il peggio"
(nella buona e nella cattiva sorte).

Domenica 20 Febbraio 2005 18:16

Costruire e custodire la libertà dell'altro

Pubblicato da Maurizio Zago

Costruire e custodire la libertà dell’altro

- La libertà è lo spazio indispensabile che consente alla persona di essere persona.

- La libertà è un valore evangelico, biblico.

- Ed è un valore importante e grande per la coppia, perché amare significa porre al centro la libertà dell’altro.

- Ed è così anche per la responsabilità. Ma nessuno può essere responsabile se non vive la libertà.

1 - INTERROGATIVI

1. È sorto,
specialmente in questi ultimi anni, nella nostra cultura il senso
spiccatissimo della libertà. Di fronte a persone e a situazioni che la
minacciano o che sembrano minacciarla, si reagisce con accanita
asprezza. Anche quando vengono riportati fatti che, pur non ferendoci
personalmente, riferiscono lesioni della libertà altrui, come la
libertà di parola, di pensiero, di religione, scalpita in noi un senso
di tagliente ribellione perché si avverte che la libertà è lo spazio
indispensabile che consente alla persona di essere persona. Non c’è
dignità senza libertà. In nome di questa libertà sono emerse molte
rivendicazioni quali la parità uomo-donna, la possibilità di
divorziare, di decidere personalmente nei riguardi della fecondazione
assistita, la pretesa di interrompere la maternità. Ci si domanda: la
libertà è un valore assoluto o è il modo per raggiungere degli
obiettivi? E questi eventuali obiettivi restringono la libertà o la
inverano?

Sono domande che non avranno in questa riflessione
una risposta diretta. Forse questa potrà uscire dall’insieme o
dall’intreccio dei pensieri che si susseguiranno.

Questo primo sguardo, anche se interrogante, è per
dire che anche il matrimonio rischia di essere visto come una realtà
che compromette o ferisce la libertà personale. Oggi, infatti, alcuni o
molti lo guardano con sospetto o lo rifiutano in nome della propria
libertà: Si può essere liberi da soli o è l’altro che ci rende liberi? Questa è la domanda nodale da cui dovremmo lasciarci penetrare.

2.Vorrei affermare, forse andando controcorrente, che oggi la coppia sta
vivendo una grande opportunità. Serpeggia, invece, una tendenza
pessimistica che valuta negativamente, dal punto di vista cristiano,
l’attuale momento storico e parla di epoca "post-cristiana" e, inoltre,
giudica negativamente la vocazione matrimoniale come un fuori epoca. È
vero che c’è una tendenza a non sposarsi più, che ci si separa, che ci
si sposa senza troppa convinzione. Questo getta una grandissima ombra e
determina una forte demotivazione. Però, senza nascondere alcuna di
queste difficoltà, mi sembra di scorgere un momento storico di
straordinaria fecondità per il Vangelo e anche per la vita di coppia.

Quasi viene voglia di dire : "È bello essere
cristiani oggi". Perché? Perché lo si può essere senza essere costretti
e perché la cultura attuale rende più luminose le proposte e la
mentalità del Vangelo. È bello, per esempio, vivere oggi l’avventura
sponsale, perché proprio in essa emerge una delle grandi luci del messaggio cristiano: la piena parità dell’uomo e della donna.

Solo oggi, dopo secoli di storia, attestiamo in
pienezza la parità tra uomo e donna. Quest’attestazione è limpida nel
Vangelo, ma rimase nascosta o annebbiata nella vita della Chiesa. Ora
sta esplodendo in tutta la sua forza. Questa parità si fonda sulla
comune e condivisa responsabilità, ma la responsabilità è resa
possibile dalla libertà. Nessuno può essere responsabile se non vive la libertà.

3. La libertà è
un valore evangelico, biblico. Certo è stata tematizzata dalla
filosofia illuminista ed esistenzialista che spinge la persona ad
essere creatrice di se stessa e ad inseguire liberamente il proprio
progetto, ma nella Bibbia essa trova il suo senso fondante. Scrive
Martin Buber, assiduo e acuto frequentatore della Bibbia: "Dio
è il Dio della libertà. Egli che possiede tutti i poteri per
costringermi, non mi costringe. Egli mi ha fatto partecipe della sua
libertà. Io la tradisco se mi lascio costringere". Anche Gesù è su questa linea quando afferma: "I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, perché il padre cerca tali adoratori" (Gv 4,23).


2 - MA…CHE COS’È LA LIBERTÀ?

 

Che cosa s’intende per libertà? Qui nascono
le divergenze. C’è chi la considera un valore assoluto nel senso che la
libertà non deve avere alcun limite né interno né esterno, e c’è chi
pensa che il fine della libertà sia la promozione della persona e che,
dunque, amare la libertà sia il modo per conseguirla. La libertà in
questa seconda visione è più mezzo che fine. Per questo alcuni parlano
di "libertà" e "libertà per": libertà da condizionamenti e per
raggiungere alcuni obbiettivi personali e sociali.

È pure vero che la persona, sviluppando se stessa e
sprigionando le sue virtualità recondite, diventa più libera: si libera
da limitazioni, da istintività che le impediscono di crescere. Solo
allora, pienamente realizzata, è anche pienamente libera, cioè
liberata, e solo pienamente libera è anche realizzata. C’è un intreccio
intrinseco, anche se l’obiettivo primario è la promozione della persona.

Ma, a mio parere, la domanda vera è: "Può una
persona diventare se stessa da sola? Oppure è l’altro che la risveglia,
la identifica, la disgela? L’uomo si libera da solo o si libera
insieme?". Qui sta il punto che può chiarire le varie posizioni. C’è
chi è geloso della propria libertà e vede nell’altro o negli altri una
minaccia; c’è, invece, chi scopre che solo nella relazione di dialogo,
di confronto può diventare libero.

C’è ancora chi pensa la libertà come una realtà
senza limiti da vivere spontaneisticamente senza porsi punti di
riferimento o criteri: è la libertà istintiva, emotiva, nella quale
ciascuno diventa norma di se stesso; è la libertà dell’io che conduce
al più impietoso e disgregante individualismo nel quale il centro è
solo l’io, la propria libertà.

C’è da domandarsi se uno che vive così la libertà
sia pienamente libero, o non piuttosto dipendente dall’istintività e
dalla ricerca di gratificazioni immediate. Ma c’è da considerare,
soprattutto, che questo modo d’intendere e di vivere la libertà è
devastante, perché rende impossibile la vita sociale e ostacola in
maniera decisiva la comunione sponsale. Se ciascuno pensa alla sua
libertà e si chiude nei suoi interessi o nelle sue emozioni, vivrà
l’altro come un ostacolo e non come una sollecitante opportunità.


3 - QUAND’ È CHE UNA PERSONA È LIBERA?

1.Oggi ci si domanda se la persona sia libera o sia così condizionata da
non potersi autodeterminare. Ci sono state e ci sono a questo riguardo
teorie, pur nobili nei loro intenti, che hanno negato e negano che
l’uomo sia libero. Esse affermano che l’uomo è pienamente condizionato
fisicamente, psicologicamente e socialmente. Il negare, però, la
libertà dell’uomo vuol dire negare la sua stessa persona e la sua
responsabilità. L’uomo non sarebbe più costruttore di storia, ma suo
"prodotto", privato della capacità di discernere e di decidere e,
quindi, non più responsabile di alcun avvenimento e di alcuna scelta.

La scienza di per se non può provare il
condizionamento assoluto dell’uomo, anzi può registrare lungo il
percorso storico la sua imprevedibile fantasia.

Il messaggio biblico, poi, non solo sostiene la
libertà dell’uomo, ma vede, legato ad essa, il destino del mondo. Il
peccato originale, a parte il linguaggio simbolico della descrizione,
esprime la capacità dell’uomo di porsi di fronte a Dio anche con il
rifiuto e con l’intenzione di impossessarsi del segreto del mondo.

Anche Gesù, con forza, afferma che è "dal di
dentro , cioè dal cuore degli uomini, che escono tutte le intenzioni
cattive: fornicazioni, furti, omicidi, malvagità. Tutte queste cose
vengono dal di dentro a contaminare l’uomo
" (cf Mc 7,20-23). Il
"cuore" nella concezione biblica indica l’interiorità dell’uomo, dove
esiste il potere di scegliere, quindi dove esiste la libertà dell’uomo
e di conseguenza la sua responsabilità.

Il fatto che l’uomo sia libero non vuol dire che non
sia condizionato. È condizionato ma non predeterminato. Egli è
potenzialmente libero, ma per esserlo "definitivamente" dovrà farsi
libero, liberarsi dai vari condizionamenti. La libertà, infatti, è un
progetto in continua espansione.

 

2.Quando si parla di libertà, è facile fraintendersi. Libera è una
persona, non quando fa quello che vuole (questa è istintività), ma
quando fa delle scelte che la rendono se stessa, che sprigionano cioè
le sue autentiche aspirazioni.

Come si accennava prima, ogni persona non nasce
libera, ma condizionata a livello fisico (corpo), psicologico
(educazione), intellettuale (cultura del tempo), religioso (ambiente).
Una persona si fa libera. E questa liberazione avviene quando
si prende coscienza del perché delle cose e del senso dei fatti. Da
soli non ci si libera, o meglio, ci si libera solo parzialmente e
faticosamente. L’espressione: "Non è bene che l’uomo sia solo, gli farò un aiuto che gli corrisponda"
(Gn 2,18) sottintende che l’uomo non si fa da solo. Si costruisce
insieme con gli altri, e il primo "altro" è il partner. Il far coppia,
allora, è un mettersi insieme per liberarsi l’uno con l’altra. Non è il
soffocamento della libertà, ma il suo ritrovamento e il suo ampliamento.

Spesso, nel passato, lo sposarsi era finalizzato
solo alla procreazione. Questo rimane uno degli obiettivi, ma non il
primo: il primo è fare una "comunità di vita e d’amore" (GS48) e questa
comunità è a servizio delle due persone perché possano insieme
sollecitarsi e crescere nelle proprie originarie virtualità e insieme
procedere alla ricerca della verità. La persona, nella vita di coppia,
non viene sacrificata o mutilata, ma trova la prodigiosa possibilità di
svelarsi nella sua piena identità.

4 - PRIMA LA LIBERTÀ O LA RESPONSABILITÀ?

Per
poter meglio cogliere il senso autentico della libertà , vorrei legarlo
a quello di responsabilità e, per delineare qualche risposta, mi
servirò del pensiero di Lèvinas, un filosofo ebreo vissuto in Francia e
morto pochi anni fa. La storia del mondo occidentale ha girato, secondo
Lèvinas, principalmente attorno al valore della libertà e ha messo meno
in luce il valore della responsabilità.

La libertà è sempre stata intesa
come lo spazio dell’io per esprimersi, realizzarsi, affermarsi;
essendone privo, egli non potrebbe sprigionare le sue potenzialità: La
lotta dell’uomo si è indirizzata quindi ad affrontare e superare tutti
gli ostacoli che potevano limitare questa libertà. C’è stata e c’è una
lotta immane contro i condizionamenti esterni, quali il potere
politico, quello religioso, le strutture economiche e sociali che
possono impedire la persona nella sua autorealizzazione; si è innescata
la lotta contro i condizionamenti interni quali l’ignoranza, da sempre
ritenuta il principale freno e blocco nel cammino emancipatore della
coscienza.

Questo sforzo dell’uomo nel
rivendicare la propria libertà, non potrebbe trasformarsi in schiavitù?
Forse le lotte e le guerre non sono nate e non nascono da questa nobile
aspirazione dell’uomo ad essere libero? La ricerca della mia libertà
non può diventare indifferenza o, peggio, soffocazione della libertà
altrui? La storia dell’umanità non è intessuta di scontri di diverse
libertà che tentano di competere? Questo scontro non può risolversi
nella vittoria del più forte, con l’emarginazione o l’eliminazione del
più debole? E la mia libertà può esistere senza quella dell’altro o
degli altri?

Queste domande costituiscono il
tormento e l’inquietudine di Lèvinas. Egli ha scoperto che la libertà
poggia sull’io, è una caratteristica che tende ad essere e ad emergere
senza preoccuparsi e interessarsi dell’altro. Ecco perché l’io opera
uno spostamento che alcuni chiamano "spaesamento": lascia il terreno
della libertà (il terreno suo) per addentrarsi nel territorio della
responsabilità (il territorio dell’altro). Questo spostamento di
attenzione non vuole porsi contro la libertà dell’uomo, ma vuole porsi
come liberazione della libertà o come "disubriacatura" di essa. Questa
"disubriacatura" è chiamata appunto da Lèvinas "responsabilità".

Ma anche il termine
"responsabilità" abbisogna di chiarificazioni. Esso non indica tanto il
rispetto dei diritti altrui o dell’altrui libertà: Questo rispetto ci
deve essere, ma non come punto di partenza, bensì come punto di arrivo.
Riconoscere i diritti dell’altro è importante, ma non rivoluzionario.
La responsabilità nasce quando l’io depone la sua soggettività
padronale per una relazione dis-inter-essta con l’altro. Il centro non
è l’io, bensì l’Altro. Allora responsabilità vuol dire prendersi cura
dei problemi dell’altro, della sua libertà, della sua dignità; per
farlo, occorre che l’io rinunci alla sua pretesa dominatrice. Ma
prendendosi cura dei problemi o bisogni dell’altro, la persona accende
anche la propria libertà e la propria identità. L’appello che viene
dall’altro, o la sua accusa è il risveglio: viene a risvegliare la
persona.

La ricerca della propria libertà
toglie l’attenzione all’altro. Quando penso più a me, o prima a me,
divento per ciò stesso incapace di cogliere l’altro, di riconoscerlo,
di promuoverlo. Divento già usurpativo e invasivo.

Porre al centro la propria
libertà, è creare nell’umanità e anche nella coppia scontri,
lacerazioni, lotte con conseguenze deleterie per i più deboli. Porre al
centro la responsabilità, consentire la libertà altrui, è piantare nel
mondo quel germe di umanità da cui nascono la comunione e la pace. Non
è l’altro che limita la libertà, ma l’egoismo, e questo viene superato
nella relazione con l’altro. La libertà non è punto di partenza, un
dato già acquisito da difendere, è un progetto, un’utopia verso cui
tendere e da far germogliare. Essere liberi significa costruire un
mondo in cui poter essere liberi. Allora questa "libertà" è un
"avvenire" che si costruisce progressivamente, eliminando
l’aggressività spontanea dell’io e rispondendo agli appelli che
provengono dalla relazione con l’altro e gli altri. La relazione di
coppia è il terreno primo e più importante in cui può avvenire questa
reciproca liberazione, questa "liberazione della libertà".

5 - AMARE È PORRE AL CENTRO LA LIBERTÀ DELL’ALTRO

 

Oggi uno dei problemi
fondamentali è la libertà nella coppia. Essa dovrebbe essere il
convivere di due libertà e di due differenze, anzi questo convivere
dovrebbe accendere la libertà dei due.

Quando si annuncia questo tema,
soprattutto ai fidanzati nei quali l’amore è visto e vissuto più come
fusione che come comunione, emerge la paura: la paura che la libertà
distrugga l’amore e il matrimonio. È una paura comprensibile, perché la
libertà è ancora collocata sul versante privatistico: ciascuno pensa
alla sua persona e quindi si accasa dentro il proprio io, per cui può
nascere l’indifferenza e anche il conflitto con l’altro. Intesa così,
la libertà diventa certamente un pericolo, perché porre al centro la
propria libertà crea nella coppia e anche nella società lo scontro, la
lacerazione, la lotta.

Nella coppia, invece (in questo
senso la coppia è segno sacramentale delle relazioni sociali), ciascuno
dei due dovrebbe sentirsi responsabile della libertà dell’altro,
permettendo e provvedendo che egli possa esprimere così la sua dignità,
i suoi diritti, le sue capacità.

In questo modo nella coppia si
innalvea il germe del rispetto da cui nascono il dialogo e la pace. Per
questo si dice che il matrimonio è la comunione di due "tu" e non di
due "io".

Il "tu" indica il primato della
libertà e delle attese dell’altro. L’ "io", invece, sottolinea il
primato della propria libertà e delle proprie attese.

Quando questa attenzione a
costruire la libertà dell’altro è reciproca, si attua il cammino di
amore: un cammino di continua liberazione l’uno con l’altro, l’uno
dall’altro. Ed è un cammino di autentica e radicale promozione
dell’uomo e della donna.

6 - ALCUNE INDICAZIONI ESISTENZIALI

1.Coltivare un attento ascolto dell’altro, per individuare e discernere
le sue attitudini profonde così da indurlo, accompagnandolo, a
manifestarle e svilupparle in modo che egli possa costruire la sua
identità e la sua personalità. Questa "costruzione" potrebbe alla fine
rivelarsi difforme dalle proprie attese: si vivrebbe così un amore
generoso e gratuito che non può non riversarsi sulla crescita della
coppia. Una persona che si sente amata per se stessa e non più in
funzione di un’attesa, non potrà che vivere la gratitudine che è
l’atteggiamento fondante la comunione sponsale.

2.Diventare liberi è l’impegno di tutti. E si diventa liberi con gli
altri. Il dialogo, il confronto, l’ascolto sono decisivi nel far
crescere la libertà. Per troppo tempo si è identificata la libertà con
l’istintività. L’amore istintivo è possessivo, catturante. Cerca il
proprio piacere e interesse. È un uscire per compensarsi: è un amore
avido. Come liberarsi da questa "istintività" catturante? Come superare
l’atteggiamento mortale del voler possedere l’altro e di conseguenza di
non essere persona libera? La relazione di coppia è l’ambiente umano
più adatto per questa avventura di reciproca liberazione. La complicità
che vi esiste consente quell’apertura e anche quel "dirsi" che portano
al cambiamento e al superamento del proprio egocentrismo. Bisogna voler
trovare il tempo per dialogare, la disponibilità a dire e a ricevere
ammonimenti. Si devono vincere le naturali autodifese che impediscono
di ascoltare e di mettersi in discussione.

3.Una persona diventa realmente libera quando il fine , l’obiettivo non è
la ricerca di sé, il conseguimento della propria affermazione. Quando
una persona ricerca la propria affermazione è schiava: dei giudizi
degli altri, di ciò che giova in quel momento per affermarsi. Se essa
dice la verità, ciò che pensa realmente, non potrà certo affermarsi,
perché andrà contro corrente. Solo assecondando le strutture vigenti o
la cultura dominante può avvenire la propria affermazione. Quando si
dissente, si mette a rischio la propria carriera. Gesù ne è l’esempio
storicamente più rilevante. I suoi parenti ne erano consapevoli, ed è
per questo che vanno a prenderlo per portarlo a casa dicendo: "È fuori di sé".
Gesù, invece, è un uomo libero perché pone il suo obiettivo non dentro
la sua persona, ma nel bene della gente. Si sente responsabile degli
uomini e degli esclusi in modo particolare. La sua vita è segnata dalla
responsabilità ed è questa che lo rende libero anche di fronte al
potere ed alle sbagliate attese della gente. Egli non cerca se stesso,
per questo è libero.

Nella coppia sposata nel Signore
dovrebbe accadere questa novità rivoluzionaria: aiutarsi a porre il
proprio obiettivo non nell’affermazione di sé e nella ricerca della
propria libertà, ma nell’affermazione dei diritti, delle speranze degli
altri. In questo modo i coniugi diventano persone libere, perché
liberate da sé.

Il cambiamento dell’acqua in
vino sta principalmente in questo: il passare dall’io all’altro. Se uno
pensa al suo io rimarrà freddo e non creerà niente di nuovo nel mondo,
anzi, contribuirà a peggiorarlo; se penserà all’altro positivamente
avrà un calore e un entusiasmo che invaderà un po’ alla volta tutta
l’umanità. È il simbolo del vino. È il simbolo del non pensare a sé, ma
a costruire e custodire la libertà dell’altro. Quando
quest’atteggiamento è reciproco, avviene la meraviglia della comunione
sponsale.

TRACCIA PER LA REVISIONE DI VITA

Vedere

L’Autore,
dando per acquisita la consapevolezza che la libertà è lo spazio
indispensabile che consente alla persona di essere persona, si chiede
come questa affermazione possa applicarsi al matrimonio, luogo che
sembra, a prima vista, limitare pesantemente la libertà dei coniugi.

Per superare l’apparente
contraddizione, l’A. suggerisce di accostare la libertà al concetto di
responsabilità come espresso da E. Lèvinas. Cerchiamo di comprendere le
implicazioni di questa impostazione, eventualmente con l’aiuto delle
seguenti domande:

  • Concordo con
    l’affermazione dell’ A. che la libertà è un valore biblico? Qual’è il
    senso della libertà che emerge dalla mia conoscenza della Bibbia? In
    particolare, come leggo l’episodio della creazione della donna?
  • L’ A. afferma che libera è una persona non
    quando fa quello che vuole, ma quando fa delle scelte che la rendono
    pienamente se stessa, e che il raggiungere la propria libertà profonda
    è possibile solo se si lascia il terreno della libertà egoistica per
    accettare la libertà dell’altro. Alla luce della mia esperienza è
    questa una tesi sostenibile? Posso affermarlo sulla base di qualche
    episodio o magari anche solo di qualche aspirazione poi non realizzata?
    In rapporto al coniuge, ai figli, ad esterni alla famiglia? Ritengo
    comunque che la coppia sia il luogo più favorevole dove potersi sentire
    responsabili della libertà dell’altro?
  • Utilizzando le indicazioni esistenziali dell’ultima parte dell’articolo, mi chiedo:

 

  1. mi sono applicato ad ascoltare l’altro per aiutarlo a costruire la sua libertà?
  2. ho accettato che eventualmente crescesse in modo difforme dalle mie attese?
  3. In caso affermativo, ho constatato la gratitudine dell’altro, o sono entrato in conflitto con lui?
  4. Ho tentato di superare il desiderio di possesso dell’altro? Con quali strategie?
  5. Per quel tanto che sono
    riuscito a vincere il mio egoismo posso dire di essermi sentito più
    libero? E se lo sforzo è stato fatto dall’altro, l’ho in qualche modo
    riconosciuto e apprezzato?

Giudicare

Apriamoci all’ascolto
della voce dello Spirito che parla dentro di noi. Richiamiamo
situazioni e brani evangelici, e lasciamoci giudicare e illuminare.

Agire

A quale cammino di conversione sento che Dio, oggi, mi chiama?

Battista Borsato

Vicenza

Da Famiglia Domani -aprile /giugno 2000/2

Domenica 20 Febbraio 2005 18:13

COPPIA - Essere COPPIA ieri e oggi

Pubblicato da Maurizio Zago

COPPIA

"Essere <>, ieri e oggi"

Articolo di Angelo Scivoletto su "Rivista di sessuologia", 2002, 26 (4)

Report a cura di SIMONA CUDINI - Psicologa

Concordo con l’analisi di Scivoletto
sull’evoluzione "ambigua" nella società, almeno quella occidentale,
della considerazione che la coppia è venuta ad assumere: da un lato si
amplia il riconoscimento istituzionale alla coppia, estendendone le
tutele al di la’ del confine sancito dal matrimonio (riconoscimento
delle coppie di fatto, estensione dei diritti /doveri anche alle coppie
omosessuali, almeno in alcuni Paesi), dall’altra crescono le tutele al
singolo rispetto alla coppia stessa: il nuovo diritto di famiglia, per
esempio, che in Italia ha tracciato nuovi "rapporti di forza"
all’interno del nucleo famigliare, e così la legge sul divorzio e
sull’interruzione volontaria di gravidanza. E’ innegabile che
comportamenti in passato ritenuti altamente riprovevoli se non
illegali, oggi sono riconosciuti come legittimi fino a diventare
oggetto di norme che li disciplinino.

Indubbiamente la chiave di lettura che si può dare
di tali fenomeni può essere totalmente negativa, o pienamente positiva,
a seconda dell’ottica di chi ne esprime il giudizio; in ogni caso il
rapporto di coppia, così come quello fra genitori e figli è stato
palesemente influenzato dai cambiamenti socioeconomici e culturali,
primo fra tutti la laicizzazione della società occidentale: ciò che
prima veniva regolato completamente dalla Chiesa, e costituiva un
vincolo sacro e inscindibile, almeno come norma morale, oggi è oggetto
di scelta personale fra cittadini credenti e non, che possono
riconoscere e rispettare determinati vincoli dettati dalla loro
religione, e liberamente accettarli, oppure attenersi unicamente alle
leggi del proprio Paese che quasi dovunque non stabiliscono
l’indissolubilità della coppia, ma anzi prevedono e regolano la
possibilità della separazione fra i coniugi e lo scioglimento del
nucleo famigliare, così come la sua ricostituzione con nuovi partner.
Anche questo può essere interpretato come una nefasta "caduta di
valori" o, come io penso, come un’evoluzione positiva, che tiene conto
della libertà individuale (pur regolamentandola al meglio per evitare o
limitare danni sociali) di regolare i propri comportamenti su scelte
religiose o laiche.

Concordo anche con l’osservazione di Scivoletto che tale libertà non ha portato, automaticamente la "felicità promessa":
non credo però che chi ha combattuto per veder riconoscere al singolo
la possibilità di vivere la propria sessualità e i rapporti di coppia
non necessariamente adeguandosi a dettami religiosi ( e primo fra
questi il movimento delle donne) si illudesse che nuove norme sociali e
nuove leggi liberassero l’uomo e la donna dalla fatica, e talvolta
dalla sofferenza che la relazione di coppia comporta, e la possibilità
di scelta (di rimanere coppia, di procreare…) è forse un tassello in
più alla complessità . Non si tratta quindi di inseguire, attraverso
scorciatoie, una "felicità promessa", quanto, a mio parere, di cercare,
con onestà, lontano dall’ipocrisia, da dettami non condivisi, da regole
che finiscono per essere solo formali, la propria strada, con
autenticità.

Sono d’accordo con l’autore: al di laà dei mutamenti
e delle normative l’idea di coppia, intesa come incontro Io - Tu è
comunque "nodo vitale dell’intera famiglia umana", che ogni individuo,
nella sua limitatezza umana e nella sua unicità cerca di interpretare
come sa e come può.

Simona Cudini

Domenica 20 Febbraio 2005 18:12

GENITORIALITA' - "Prendersi cura della vita"

Pubblicato da Maurizio Zago

GENITORIALITA'

"Prendersi cura della vita"

Articolo di Emanuela Di Gesù su "Famiglia Oggi" , 2/2003

Report a cura di SIMONA CUDINI - Psicologa

Il convegno "Prendersi cura della nascita e dei primi anni di vita: verso un approccio biopsicosociale"
organizzato lo scorso novembre dalla ASL Città di Milano, ha cercato di
fare il punto sulle caratteristiche che segnano la genitorialità oggi
nella nostra società, e le conseguenze che, sul piano psicologico e
sociale ne possono scaturire.

Numerose ricerche e studi hanno da tempo messo in
luce le caratteristiche del passaggio alla genitorialità sia nei
singoli, soprattutto nella madre, che nella coppia. Sappiamo quindi che
la donna, durante la gravidanza, deve costruire quell’identità materna
che le permetterà, dopo la nascita, di prendersi cura adeguatamente del
proprio bambino, così come sappiamo che, in gran parte, la costruzione
di un’identità materna positiva deriva da un’esperienza a sua volta
positiva nel rapporto con la propria madre, in cui gli inevitabili
conflitti siano stati risolti soddisfacentemente. La nascita del
bambino comporta comunque un momento di crisi, dovuta al confronto fra
l’immagine che la donna nutriva di se’ come madre e del bambino
presente dentro di lei, e la realtà fatta di concreti bisogni e ritmi
del neonato, cui la donna deve rapidamente sintonizzarsi per sentirsi
una mamma competente: la depressione presente normalmente qualche
giorno dopo il parto scaturisce proprio dall’enorme sforzo che la donna
deve fare nel passaggio tra la maternità immaginata e quella realmente
agita, e si risolve tanto più rapidamente e positivamente quanto più la
neo mamma riceve sostegno e rassicurazione sulla sua capacità di
prendersi cura adeguatamente del bambino.

Anche per la coppia il periodo dell’attesa è
importante, poiché serve a "fare spazio", non solo fisico, al nuovo
venuto, che si inserisce nella relazione fra due adulti, trasformandola
nel rapporto tra due genitori.

Gli studiosi intervenuti al convegno hanno messo in
luce alcune caratteristiche della società odierna che incidono
particolarmente, e in negativo, su questo evento. Innanzitutto la
composizione sempre più ristretta della famiglia contemporanea, almeno
nel nostro Paese, spesso non permette alla donna esperienze di maternagenei confronti di fratelli o cugini più piccoli, impedendole quindi di
sperimentarsi già prima della maternità nella cura di neonati; la vita
nelle metropoli, e l’esigenza di abbandonare per lavoro la residenza
della famiglia d’origine, inoltre, fa sì che spesso la neomamma si
trovi ad affrontare la nascita di un figlio senza il sostegno di donne
della famiglia esperte e disponibili: le nuove famiglie vivono l’evento
della nascita, sempre più spesso, nell’isolamento sociale. Ciò
significa che se la madre, e la coppia, non sono più che pronte e
capaci di affrontare questo evento, se c’è fragilità emotiva o senso di
inadeguatezza, la depressione può cronicizzarsi, il rapporto entrare in
crisi, fino a conseguenze estreme, rare ma meno di quanto si pensi,
quali il maltrattamento, l’abuso, o addirittura l’infanticidio.

Un’altra situazione critica è data dall’immagine
stessa della genitorialità diffusasi nella nostra cultura: mentre
apparentemente il bambino ha sempre maggiore attenzioni e si è
sviluppata una cultura dell’accoglienza ( in realtà sembra trattarsi
più di un bussiness commerciale) tutta centrata sui suoi
bisogni, troppo spesso il figlio è visto non più come qualcuno da
accogliere e a cui dare, ma come qualcosa da ottenere a tutti i costi
(si vedano le tecniche di fecondazione assistita portate a volta
all’inverosimile), come soluzione ai problemi di coppia, come un
investimento (affettivo, ma anche economico) che deve dare un ritorno,
in termini di capacità ed adeguatezza ai modelli sociali: il bambino in
questi casi non è più una persona a se stante, libera di crescere e
sviluppare le proprie potenzialità e soddisfare la proprie personali
esigenze, ma l’estensione dei desideri e delle aspettative dei suoi
genitori, sempre più influenzate da modelli sociali tanto perfetti
quanto irraggiungibili. Ciò influirà negativamente sul bambino, sulla
sua educazione e su un corretto e felice sviluppo sociale.

Per prevenire queste situazioni di disagio, che
possono sfociare nella sofferenza psicologica anche molto profonda, già
da alcuni anni diverse istituzioni, e in primo luogo i Servizi Materno
– Infantili delle ASL, hanno attivato una serie di servizi che
accompagnano la oppia nel cammino verso la genitorialità, informano sui
cambiamenti che intervengono durante la gravidanza e alla nascita del
bambino, forniscono supporto psicologico favorendo anche lo scambio e
il confronto con altre coppie per rompere l’isolamento in cui troppe
famiglie oggi vivono, soprattutto nelle grandi città.

Alcuni esempi sono stati portati dagli operatori della ASL Città di Milano, e vanno dal "percorso nascita", centrato sulle dinamiche della gravidanza e del parto, al servizio di dimissione precoce assistita,
che consente a puerpera e neonato di rientrare a casa due / tre giorni
dopo il parto per favorire la creazione immediata del rapporto madre -
padre – bambino, fornendo però tutta l’assistenza , non solo sanitaria,
necessaria. Per rafforzare il rapporto nel primo anno di vita è stato
attivato dal Centro di Psicologia del Bambini e dell’Adolescente il
servizio Coccole e giochi, uno spazio di incontro per genitori
e bambini in cui affrontare tematiche relazionali e affettive per
rinforzare nei genitori la fiducia nelle proprie capacità educative;
sempre a questo scopo, ma per la fascia d’età 0-6 è stato istituita la Scuola per genitori, a carattere prettamente preventivo, basata sullo scambio di esperienze, di opinioni e di idee, mentre lo Sportello mamma – papà offre brevi consulenze psicologiche per affrontare specifiche difficoltà.

Tutti questi servizi, come altri similari presenti
in molte comunità, mirano a creare intorno alla famiglia una rete di
sostegno capace di attivare le risorse personali ma anche di
intervenire in momenti di difficoltà per prevenire future situazioni di
rischio.

Simona Cudini

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