Martedì, 22 Agosto 2017
Domenica 20 Febbraio 2005 17:30

Il quarto patibolo (Parte 4/4)

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(parte 4/4)

Dono e perdono

E torno ad aprire gli occhi su questi nostri giorni
 turbolenti, ricchi, come mai nel passato, di logica e di nature  
passionali. Penso ai trenta anni che servirono a preparare la grande
 Rivoluzione e ai duemila anni che sono seguiti, durante i quali non si 
è saputo trovare il momento per dire basta ai compromessi. Adesso, in
 coda al corteo dei tre Crocefissi, vedo un quarto patibolo: è l'albero 
dal quale ha penzolato il corpo di Giuda, l'uomo che ha macchiato la
 storia con il più orrendo dei crimini, colui che per vergogna ha 
rifiutato i doni più grandi che potevano essere fatti all'uomo, la vita
 e il perdono, ma che con il suo sacrificio e il suo pentimento, sincero
 e senza sconti, ha fatto germogliare su quel legno intriso di disonore
 dei fiori viola come il colore della passione.

Come non pensare al
 patibolo dal quale l'uomo onnipotente di oggi non sa liberarsi? Il
 tanto decantato progresso lo ha inchiodato alla logica dei consumi, dei 
profitti ad ogni costo, del calcolo che deve precedere ogni gesto,
 compresi quelli di buona volontà.

È l'accidia - questo peccato che 
nella nostra immaginazione di giovani scolari del catechismo non
 trovava mai una collocazione né un'immagine adeguata - il peccato che
 sta sempre in agguato. I poveri del terzo mondo, i malati di aids, le
 vittime delle faide, i figli dei disoccupati, i bambini venduti…
 sembrano mali che non devono toccarci solo perché stanno dietro la 
porta di casa. Anche nel contrasto fallace tra ordine e giustizia, 
finiamo per schierarci sempre da quella parte che fa di noi dei 
paladini ottusi e irriducibili. E la nostra rivoluzione viene rinviata.


Ma il miracolo dell'occasione propizia per ogni uomo è una garanzia e 
si presenta sempre. C'è chi l'attende sotto forma di lotteria nazionale 
e chi riesce a realizzare quel dono completo di sé che ha la capacità 
di consolidare ogni persona nella propria pretesa dignità o, forse
 meglio, in un pizzico di sana vanità. E i recessi più nascosti, dal
confessionale al talamo degli sposi, possono trasformarsi in una 
palestra nella quale le schermaglie sanno durare anche sino all'alba, 
ma finiscono per decretare la vittoria sulla passività di chi si ostina 
a voler fare il salto di qualità che c'è nel desiderarsi. Ci possiamo 
staccare dal patibolo solo se permettiamo che la tenerezza occupi
 abusivamente la nostra intera esistenza. E dove mille onde finiscono il
 loro lungo viaggio, la riconciliazione o, finalmente, la rivoluzione
 della buona volontà potrebbero essere la sfida all'ansia dell'uomo.

Leggi la prima parte

Giovanni Scalera - Psicologo - Siena 

Da "Famiglia Domani" 1/99

 

Ultima modifica Lunedì 15 Luglio 2013 19:42

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