Lunedì, 23 Ottobre 2017
Domenica 20 Febbraio 2005 18:16

Costruire e custodire la libertà dell'altro

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Costruire e custodire la libertà dell’altro

- La libertà è lo spazio indispensabile che consente alla persona di essere persona.

- La libertà è un valore evangelico, biblico.

- Ed è un valore importante e grande per la coppia, perché amare significa porre al centro la libertà dell’altro.

- Ed è così anche per la responsabilità. Ma nessuno può essere responsabile se non vive la libertà.

1 - INTERROGATIVI

1. È sorto,
specialmente in questi ultimi anni, nella nostra cultura il senso
spiccatissimo della libertà. Di fronte a persone e a situazioni che la
minacciano o che sembrano minacciarla, si reagisce con accanita
asprezza. Anche quando vengono riportati fatti che, pur non ferendoci
personalmente, riferiscono lesioni della libertà altrui, come la
libertà di parola, di pensiero, di religione, scalpita in noi un senso
di tagliente ribellione perché si avverte che la libertà è lo spazio
indispensabile che consente alla persona di essere persona. Non c’è
dignità senza libertà. In nome di questa libertà sono emerse molte
rivendicazioni quali la parità uomo-donna, la possibilità di
divorziare, di decidere personalmente nei riguardi della fecondazione
assistita, la pretesa di interrompere la maternità. Ci si domanda: la
libertà è un valore assoluto o è il modo per raggiungere degli
obiettivi? E questi eventuali obiettivi restringono la libertà o la
inverano?

Sono domande che non avranno in questa riflessione
una risposta diretta. Forse questa potrà uscire dall’insieme o
dall’intreccio dei pensieri che si susseguiranno.

Questo primo sguardo, anche se interrogante, è per
dire che anche il matrimonio rischia di essere visto come una realtà
che compromette o ferisce la libertà personale. Oggi, infatti, alcuni o
molti lo guardano con sospetto o lo rifiutano in nome della propria
libertà: Si può essere liberi da soli o è l’altro che ci rende liberi? Questa è la domanda nodale da cui dovremmo lasciarci penetrare.

2.Vorrei affermare, forse andando controcorrente, che oggi la coppia sta
vivendo una grande opportunità. Serpeggia, invece, una tendenza
pessimistica che valuta negativamente, dal punto di vista cristiano,
l’attuale momento storico e parla di epoca "post-cristiana" e, inoltre,
giudica negativamente la vocazione matrimoniale come un fuori epoca. È
vero che c’è una tendenza a non sposarsi più, che ci si separa, che ci
si sposa senza troppa convinzione. Questo getta una grandissima ombra e
determina una forte demotivazione. Però, senza nascondere alcuna di
queste difficoltà, mi sembra di scorgere un momento storico di
straordinaria fecondità per il Vangelo e anche per la vita di coppia.

Quasi viene voglia di dire : "È bello essere
cristiani oggi". Perché? Perché lo si può essere senza essere costretti
e perché la cultura attuale rende più luminose le proposte e la
mentalità del Vangelo. È bello, per esempio, vivere oggi l’avventura
sponsale, perché proprio in essa emerge una delle grandi luci del messaggio cristiano: la piena parità dell’uomo e della donna.

Solo oggi, dopo secoli di storia, attestiamo in
pienezza la parità tra uomo e donna. Quest’attestazione è limpida nel
Vangelo, ma rimase nascosta o annebbiata nella vita della Chiesa. Ora
sta esplodendo in tutta la sua forza. Questa parità si fonda sulla
comune e condivisa responsabilità, ma la responsabilità è resa
possibile dalla libertà. Nessuno può essere responsabile se non vive la libertà.

3. La libertà è
un valore evangelico, biblico. Certo è stata tematizzata dalla
filosofia illuminista ed esistenzialista che spinge la persona ad
essere creatrice di se stessa e ad inseguire liberamente il proprio
progetto, ma nella Bibbia essa trova il suo senso fondante. Scrive
Martin Buber, assiduo e acuto frequentatore della Bibbia: "Dio
è il Dio della libertà. Egli che possiede tutti i poteri per
costringermi, non mi costringe. Egli mi ha fatto partecipe della sua
libertà. Io la tradisco se mi lascio costringere". Anche Gesù è su questa linea quando afferma: "I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, perché il padre cerca tali adoratori" (Gv 4,23).


2 - MA…CHE COS’È LA LIBERTÀ?

 

Che cosa s’intende per libertà? Qui nascono
le divergenze. C’è chi la considera un valore assoluto nel senso che la
libertà non deve avere alcun limite né interno né esterno, e c’è chi
pensa che il fine della libertà sia la promozione della persona e che,
dunque, amare la libertà sia il modo per conseguirla. La libertà in
questa seconda visione è più mezzo che fine. Per questo alcuni parlano
di "libertà" e "libertà per": libertà da condizionamenti e per
raggiungere alcuni obbiettivi personali e sociali.

È pure vero che la persona, sviluppando se stessa e
sprigionando le sue virtualità recondite, diventa più libera: si libera
da limitazioni, da istintività che le impediscono di crescere. Solo
allora, pienamente realizzata, è anche pienamente libera, cioè
liberata, e solo pienamente libera è anche realizzata. C’è un intreccio
intrinseco, anche se l’obiettivo primario è la promozione della persona.

Ma, a mio parere, la domanda vera è: "Può una
persona diventare se stessa da sola? Oppure è l’altro che la risveglia,
la identifica, la disgela? L’uomo si libera da solo o si libera
insieme?". Qui sta il punto che può chiarire le varie posizioni. C’è
chi è geloso della propria libertà e vede nell’altro o negli altri una
minaccia; c’è, invece, chi scopre che solo nella relazione di dialogo,
di confronto può diventare libero.

C’è ancora chi pensa la libertà come una realtà
senza limiti da vivere spontaneisticamente senza porsi punti di
riferimento o criteri: è la libertà istintiva, emotiva, nella quale
ciascuno diventa norma di se stesso; è la libertà dell’io che conduce
al più impietoso e disgregante individualismo nel quale il centro è
solo l’io, la propria libertà.

C’è da domandarsi se uno che vive così la libertà
sia pienamente libero, o non piuttosto dipendente dall’istintività e
dalla ricerca di gratificazioni immediate. Ma c’è da considerare,
soprattutto, che questo modo d’intendere e di vivere la libertà è
devastante, perché rende impossibile la vita sociale e ostacola in
maniera decisiva la comunione sponsale. Se ciascuno pensa alla sua
libertà e si chiude nei suoi interessi o nelle sue emozioni, vivrà
l’altro come un ostacolo e non come una sollecitante opportunità.


3 - QUAND’ È CHE UNA PERSONA È LIBERA?

1.Oggi ci si domanda se la persona sia libera o sia così condizionata da
non potersi autodeterminare. Ci sono state e ci sono a questo riguardo
teorie, pur nobili nei loro intenti, che hanno negato e negano che
l’uomo sia libero. Esse affermano che l’uomo è pienamente condizionato
fisicamente, psicologicamente e socialmente. Il negare, però, la
libertà dell’uomo vuol dire negare la sua stessa persona e la sua
responsabilità. L’uomo non sarebbe più costruttore di storia, ma suo
"prodotto", privato della capacità di discernere e di decidere e,
quindi, non più responsabile di alcun avvenimento e di alcuna scelta.

La scienza di per se non può provare il
condizionamento assoluto dell’uomo, anzi può registrare lungo il
percorso storico la sua imprevedibile fantasia.

Il messaggio biblico, poi, non solo sostiene la
libertà dell’uomo, ma vede, legato ad essa, il destino del mondo. Il
peccato originale, a parte il linguaggio simbolico della descrizione,
esprime la capacità dell’uomo di porsi di fronte a Dio anche con il
rifiuto e con l’intenzione di impossessarsi del segreto del mondo.

Anche Gesù, con forza, afferma che è "dal di
dentro , cioè dal cuore degli uomini, che escono tutte le intenzioni
cattive: fornicazioni, furti, omicidi, malvagità. Tutte queste cose
vengono dal di dentro a contaminare l’uomo
" (cf Mc 7,20-23). Il
"cuore" nella concezione biblica indica l’interiorità dell’uomo, dove
esiste il potere di scegliere, quindi dove esiste la libertà dell’uomo
e di conseguenza la sua responsabilità.

Il fatto che l’uomo sia libero non vuol dire che non
sia condizionato. È condizionato ma non predeterminato. Egli è
potenzialmente libero, ma per esserlo "definitivamente" dovrà farsi
libero, liberarsi dai vari condizionamenti. La libertà, infatti, è un
progetto in continua espansione.

 

2.Quando si parla di libertà, è facile fraintendersi. Libera è una
persona, non quando fa quello che vuole (questa è istintività), ma
quando fa delle scelte che la rendono se stessa, che sprigionano cioè
le sue autentiche aspirazioni.

Come si accennava prima, ogni persona non nasce
libera, ma condizionata a livello fisico (corpo), psicologico
(educazione), intellettuale (cultura del tempo), religioso (ambiente).
Una persona si fa libera. E questa liberazione avviene quando
si prende coscienza del perché delle cose e del senso dei fatti. Da
soli non ci si libera, o meglio, ci si libera solo parzialmente e
faticosamente. L’espressione: "Non è bene che l’uomo sia solo, gli farò un aiuto che gli corrisponda"
(Gn 2,18) sottintende che l’uomo non si fa da solo. Si costruisce
insieme con gli altri, e il primo "altro" è il partner. Il far coppia,
allora, è un mettersi insieme per liberarsi l’uno con l’altra. Non è il
soffocamento della libertà, ma il suo ritrovamento e il suo ampliamento.

Spesso, nel passato, lo sposarsi era finalizzato
solo alla procreazione. Questo rimane uno degli obiettivi, ma non il
primo: il primo è fare una "comunità di vita e d’amore" (GS48) e questa
comunità è a servizio delle due persone perché possano insieme
sollecitarsi e crescere nelle proprie originarie virtualità e insieme
procedere alla ricerca della verità. La persona, nella vita di coppia,
non viene sacrificata o mutilata, ma trova la prodigiosa possibilità di
svelarsi nella sua piena identità.

4 - PRIMA LA LIBERTÀ O LA RESPONSABILITÀ?

Per
poter meglio cogliere il senso autentico della libertà , vorrei legarlo
a quello di responsabilità e, per delineare qualche risposta, mi
servirò del pensiero di Lèvinas, un filosofo ebreo vissuto in Francia e
morto pochi anni fa. La storia del mondo occidentale ha girato, secondo
Lèvinas, principalmente attorno al valore della libertà e ha messo meno
in luce il valore della responsabilità.

La libertà è sempre stata intesa
come lo spazio dell’io per esprimersi, realizzarsi, affermarsi;
essendone privo, egli non potrebbe sprigionare le sue potenzialità: La
lotta dell’uomo si è indirizzata quindi ad affrontare e superare tutti
gli ostacoli che potevano limitare questa libertà. C’è stata e c’è una
lotta immane contro i condizionamenti esterni, quali il potere
politico, quello religioso, le strutture economiche e sociali che
possono impedire la persona nella sua autorealizzazione; si è innescata
la lotta contro i condizionamenti interni quali l’ignoranza, da sempre
ritenuta il principale freno e blocco nel cammino emancipatore della
coscienza.

Questo sforzo dell’uomo nel
rivendicare la propria libertà, non potrebbe trasformarsi in schiavitù?
Forse le lotte e le guerre non sono nate e non nascono da questa nobile
aspirazione dell’uomo ad essere libero? La ricerca della mia libertà
non può diventare indifferenza o, peggio, soffocazione della libertà
altrui? La storia dell’umanità non è intessuta di scontri di diverse
libertà che tentano di competere? Questo scontro non può risolversi
nella vittoria del più forte, con l’emarginazione o l’eliminazione del
più debole? E la mia libertà può esistere senza quella dell’altro o
degli altri?

Queste domande costituiscono il
tormento e l’inquietudine di Lèvinas. Egli ha scoperto che la libertà
poggia sull’io, è una caratteristica che tende ad essere e ad emergere
senza preoccuparsi e interessarsi dell’altro. Ecco perché l’io opera
uno spostamento che alcuni chiamano "spaesamento": lascia il terreno
della libertà (il terreno suo) per addentrarsi nel territorio della
responsabilità (il territorio dell’altro). Questo spostamento di
attenzione non vuole porsi contro la libertà dell’uomo, ma vuole porsi
come liberazione della libertà o come "disubriacatura" di essa. Questa
"disubriacatura" è chiamata appunto da Lèvinas "responsabilità".

Ma anche il termine
"responsabilità" abbisogna di chiarificazioni. Esso non indica tanto il
rispetto dei diritti altrui o dell’altrui libertà: Questo rispetto ci
deve essere, ma non come punto di partenza, bensì come punto di arrivo.
Riconoscere i diritti dell’altro è importante, ma non rivoluzionario.
La responsabilità nasce quando l’io depone la sua soggettività
padronale per una relazione dis-inter-essta con l’altro. Il centro non
è l’io, bensì l’Altro. Allora responsabilità vuol dire prendersi cura
dei problemi dell’altro, della sua libertà, della sua dignità; per
farlo, occorre che l’io rinunci alla sua pretesa dominatrice. Ma
prendendosi cura dei problemi o bisogni dell’altro, la persona accende
anche la propria libertà e la propria identità. L’appello che viene
dall’altro, o la sua accusa è il risveglio: viene a risvegliare la
persona.

La ricerca della propria libertà
toglie l’attenzione all’altro. Quando penso più a me, o prima a me,
divento per ciò stesso incapace di cogliere l’altro, di riconoscerlo,
di promuoverlo. Divento già usurpativo e invasivo.

Porre al centro la propria
libertà, è creare nell’umanità e anche nella coppia scontri,
lacerazioni, lotte con conseguenze deleterie per i più deboli. Porre al
centro la responsabilità, consentire la libertà altrui, è piantare nel
mondo quel germe di umanità da cui nascono la comunione e la pace. Non
è l’altro che limita la libertà, ma l’egoismo, e questo viene superato
nella relazione con l’altro. La libertà non è punto di partenza, un
dato già acquisito da difendere, è un progetto, un’utopia verso cui
tendere e da far germogliare. Essere liberi significa costruire un
mondo in cui poter essere liberi. Allora questa "libertà" è un
"avvenire" che si costruisce progressivamente, eliminando
l’aggressività spontanea dell’io e rispondendo agli appelli che
provengono dalla relazione con l’altro e gli altri. La relazione di
coppia è il terreno primo e più importante in cui può avvenire questa
reciproca liberazione, questa "liberazione della libertà".

5 - AMARE È PORRE AL CENTRO LA LIBERTÀ DELL’ALTRO

 

Oggi uno dei problemi
fondamentali è la libertà nella coppia. Essa dovrebbe essere il
convivere di due libertà e di due differenze, anzi questo convivere
dovrebbe accendere la libertà dei due.

Quando si annuncia questo tema,
soprattutto ai fidanzati nei quali l’amore è visto e vissuto più come
fusione che come comunione, emerge la paura: la paura che la libertà
distrugga l’amore e il matrimonio. È una paura comprensibile, perché la
libertà è ancora collocata sul versante privatistico: ciascuno pensa
alla sua persona e quindi si accasa dentro il proprio io, per cui può
nascere l’indifferenza e anche il conflitto con l’altro. Intesa così,
la libertà diventa certamente un pericolo, perché porre al centro la
propria libertà crea nella coppia e anche nella società lo scontro, la
lacerazione, la lotta.

Nella coppia, invece (in questo
senso la coppia è segno sacramentale delle relazioni sociali), ciascuno
dei due dovrebbe sentirsi responsabile della libertà dell’altro,
permettendo e provvedendo che egli possa esprimere così la sua dignità,
i suoi diritti, le sue capacità.

In questo modo nella coppia si
innalvea il germe del rispetto da cui nascono il dialogo e la pace. Per
questo si dice che il matrimonio è la comunione di due "tu" e non di
due "io".

Il "tu" indica il primato della
libertà e delle attese dell’altro. L’ "io", invece, sottolinea il
primato della propria libertà e delle proprie attese.

Quando questa attenzione a
costruire la libertà dell’altro è reciproca, si attua il cammino di
amore: un cammino di continua liberazione l’uno con l’altro, l’uno
dall’altro. Ed è un cammino di autentica e radicale promozione
dell’uomo e della donna.

6 - ALCUNE INDICAZIONI ESISTENZIALI

1.Coltivare un attento ascolto dell’altro, per individuare e discernere
le sue attitudini profonde così da indurlo, accompagnandolo, a
manifestarle e svilupparle in modo che egli possa costruire la sua
identità e la sua personalità. Questa "costruzione" potrebbe alla fine
rivelarsi difforme dalle proprie attese: si vivrebbe così un amore
generoso e gratuito che non può non riversarsi sulla crescita della
coppia. Una persona che si sente amata per se stessa e non più in
funzione di un’attesa, non potrà che vivere la gratitudine che è
l’atteggiamento fondante la comunione sponsale.

2.Diventare liberi è l’impegno di tutti. E si diventa liberi con gli
altri. Il dialogo, il confronto, l’ascolto sono decisivi nel far
crescere la libertà. Per troppo tempo si è identificata la libertà con
l’istintività. L’amore istintivo è possessivo, catturante. Cerca il
proprio piacere e interesse. È un uscire per compensarsi: è un amore
avido. Come liberarsi da questa "istintività" catturante? Come superare
l’atteggiamento mortale del voler possedere l’altro e di conseguenza di
non essere persona libera? La relazione di coppia è l’ambiente umano
più adatto per questa avventura di reciproca liberazione. La complicità
che vi esiste consente quell’apertura e anche quel "dirsi" che portano
al cambiamento e al superamento del proprio egocentrismo. Bisogna voler
trovare il tempo per dialogare, la disponibilità a dire e a ricevere
ammonimenti. Si devono vincere le naturali autodifese che impediscono
di ascoltare e di mettersi in discussione.

3.Una persona diventa realmente libera quando il fine , l’obiettivo non è
la ricerca di sé, il conseguimento della propria affermazione. Quando
una persona ricerca la propria affermazione è schiava: dei giudizi
degli altri, di ciò che giova in quel momento per affermarsi. Se essa
dice la verità, ciò che pensa realmente, non potrà certo affermarsi,
perché andrà contro corrente. Solo assecondando le strutture vigenti o
la cultura dominante può avvenire la propria affermazione. Quando si
dissente, si mette a rischio la propria carriera. Gesù ne è l’esempio
storicamente più rilevante. I suoi parenti ne erano consapevoli, ed è
per questo che vanno a prenderlo per portarlo a casa dicendo: "È fuori di sé".
Gesù, invece, è un uomo libero perché pone il suo obiettivo non dentro
la sua persona, ma nel bene della gente. Si sente responsabile degli
uomini e degli esclusi in modo particolare. La sua vita è segnata dalla
responsabilità ed è questa che lo rende libero anche di fronte al
potere ed alle sbagliate attese della gente. Egli non cerca se stesso,
per questo è libero.

Nella coppia sposata nel Signore
dovrebbe accadere questa novità rivoluzionaria: aiutarsi a porre il
proprio obiettivo non nell’affermazione di sé e nella ricerca della
propria libertà, ma nell’affermazione dei diritti, delle speranze degli
altri. In questo modo i coniugi diventano persone libere, perché
liberate da sé.

Il cambiamento dell’acqua in
vino sta principalmente in questo: il passare dall’io all’altro. Se uno
pensa al suo io rimarrà freddo e non creerà niente di nuovo nel mondo,
anzi, contribuirà a peggiorarlo; se penserà all’altro positivamente
avrà un calore e un entusiasmo che invaderà un po’ alla volta tutta
l’umanità. È il simbolo del vino. È il simbolo del non pensare a sé, ma
a costruire e custodire la libertà dell’altro. Quando
quest’atteggiamento è reciproco, avviene la meraviglia della comunione
sponsale.

TRACCIA PER LA REVISIONE DI VITA

Vedere

L’Autore,
dando per acquisita la consapevolezza che la libertà è lo spazio
indispensabile che consente alla persona di essere persona, si chiede
come questa affermazione possa applicarsi al matrimonio, luogo che
sembra, a prima vista, limitare pesantemente la libertà dei coniugi.

Per superare l’apparente
contraddizione, l’A. suggerisce di accostare la libertà al concetto di
responsabilità come espresso da E. Lèvinas. Cerchiamo di comprendere le
implicazioni di questa impostazione, eventualmente con l’aiuto delle
seguenti domande:

  • Concordo con
    l’affermazione dell’ A. che la libertà è un valore biblico? Qual’è il
    senso della libertà che emerge dalla mia conoscenza della Bibbia? In
    particolare, come leggo l’episodio della creazione della donna?
  • L’ A. afferma che libera è una persona non
    quando fa quello che vuole, ma quando fa delle scelte che la rendono
    pienamente se stessa, e che il raggiungere la propria libertà profonda
    è possibile solo se si lascia il terreno della libertà egoistica per
    accettare la libertà dell’altro. Alla luce della mia esperienza è
    questa una tesi sostenibile? Posso affermarlo sulla base di qualche
    episodio o magari anche solo di qualche aspirazione poi non realizzata?
    In rapporto al coniuge, ai figli, ad esterni alla famiglia? Ritengo
    comunque che la coppia sia il luogo più favorevole dove potersi sentire
    responsabili della libertà dell’altro?
  • Utilizzando le indicazioni esistenziali dell’ultima parte dell’articolo, mi chiedo:

 

  1. mi sono applicato ad ascoltare l’altro per aiutarlo a costruire la sua libertà?
  2. ho accettato che eventualmente crescesse in modo difforme dalle mie attese?
  3. In caso affermativo, ho constatato la gratitudine dell’altro, o sono entrato in conflitto con lui?
  4. Ho tentato di superare il desiderio di possesso dell’altro? Con quali strategie?
  5. Per quel tanto che sono
    riuscito a vincere il mio egoismo posso dire di essermi sentito più
    libero? E se lo sforzo è stato fatto dall’altro, l’ho in qualche modo
    riconosciuto e apprezzato?

Giudicare

Apriamoci all’ascolto
della voce dello Spirito che parla dentro di noi. Richiamiamo
situazioni e brani evangelici, e lasciamoci giudicare e illuminare.

Agire

A quale cammino di conversione sento che Dio, oggi, mi chiama?

Battista Borsato

Vicenza

Da Famiglia Domani -aprile /giugno 2000/2

Ultima modifica Giovedì 07 Aprile 2005 12:12

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