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Sabato 23 Luglio 2011 08:21

La Crisi della seconda età.

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Tra i 40 e i 65 anni, la persona consacrata, può avere la tentazione di rifugiarsi su una spiaggia tranquilla per rimanere a giocare con l’acqua, col rischio di rimanere bloccata nella sabbia. Ma può ascoltare una voce amica: “ Hai ancora un oceano dentro di te!”

La risposta vocazionale si può rigenerare solo confrontandosi con la propria storia personale. Il contenuto del libro è un invito ad addentrarsi al cuore della propria vocazione. Provocatorio, indaga i luoghi che il cuore cerca di non guardare. Colpisce i punti deboli, smaschera gli psicologismi di moda. Dà un'ampia visione delle diverse sfide che in questo momento si presentano davanti alla persona consacrata. Ci ricorda che c'è sempre una via d'uscita, soprattutto quando sembra o si accetta che non ci sia.


Desiderio e speranza
L'autore, Javier Garrido, religioso francescano, licenziato in filosofia e teologia all'Università di Friburgo (Svizzera), propone in sei capitoli riflessioni e piste di lavoro concreto, personale e comunitario, per aiutare a rileggere la vocazione religiosa quando è messa alla prova da crisi di realismo, nostalgie, resistenze, fughe, dubbi esistenziali, aridità spirituale. Con precisione e concretezza, Garrido sottolinea gli aspetti problematici di questo arco di vita. "Spesso ci appelliamo a principi spirituali di speranza cristiana, o all'ottimismo o alla buona volontà, perché abbiamo paura di trovarci di fronte all'insuccesso della nostra stessa esistenza. A volte questa è una reazione sana a certe tendenze a drammatizzare e a tratteggiare ogni cosa con ombre apocalittiche, altre volte invece nasconde il nostro vero vuoto interiore. Al contrario, colui che sa leggere tra queste righe, può trovare conferma che la seconda età, con l'insorgere della finitezza su tutti i fronti (biopsichico ed esistenziale), offre la vera vita cristiana, quella teologale. Quando muore il desiderio che viene da noi stessi, sorge da Dio una speranza più forte della morte. Tra desiderio e speranza sta la questione centrale: Dove trova fondamento il mio progetto di vita?

 
Accettazione e fiducia.
L'accettazione è l'atteggiamento basilare, il terreno su cui poggiano le fondamenta per il presente e per il futuro dell'adulto maturo: autostima e coscienza dei propri limiti, accettazione esistenziale, l'ideale vocazionale si percepisce nel dinamismo del reale. E l' accettazione spirituale, che è fiducia in Dio, permette di dare senso alla finitezza e al peccato, all'ambiguità degli sforzi morali e dei sogni spirituali, alla sofferenza e al senso di colpa. L'abbandono alla fede nella fedeltà di Dio realizza il miracolo della pace interiore. La fascia di età tra i 40 e i 65 anni è anche il momento dell'umiltà, quella autentica, quella di cui s. Teresa diceva che è un accumularsi di verità. Si sta smantellando il nostro idolo interiore, quello delle «megalomanie». Quanta ambizione spirituale! Quanto egocentrismo dissimulato! Quante menzogne travestite da verità! L'umiltà custodisce il segreto per la pace, se sappiamo confidare nell'amore di Dio. E una pace perseverante, diventa pazienza vera, perché sgorga da una sorgente più profonda rispetto al dominio di sé: dalla fiducia umile nel Dio della storia, che scrive dritto su righe storte.

 
Certezze fondanti.
Colui che sa che la vita non consiste nel dominarla, ma nel credere, sperare e amare, ha fatto della vulnerabilità un cammino di crescita interiore. A questo punto, anche a livello psicologico, è positivo il coraggio di continuare a sognare e a desiderare. Solo colui che continua a essere un bambino dentro di sé potrà accettare la propria radicale impotenza e confidare nell'impossibile; si renderà conto che la fede non distrugge l'ideale, ma lo riposiziona nella dinamica della grazia. In questa età della vita impareremo anche a capire il senso del Regno e le sue leggi di crescita: che il processo evolutivo non è lineare, ma ritorna sui suoi nuclei di fondamento. La natura più profonda, segnata dalla grazia, si consolida con le vicissitudini, si unifica e dà un senso alla diversità dei vissuti. Il credente riconosce che è la sua sorgente di vita; a lei ricorre nei momenti cruciali. Emerge spontaneamente come sottosuolo affettivo (per questo è associata al «bambino interiore») quando rimane in silenzio davanti a Dio e in sua presenza tiene compiutamente la sua vita nelle mani.

 

 

 

Gellini Anna Maria

Testimoni n. 5 anno 2011

Ultima modifica Venerdì 22 Marzo 2013 09:10
Elettra Pepe

Elettra Pepe

Pensionata Scienze Biologiche

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