Martedì, 22 Agosto 2017
Domenica 15 Gennaio 2012 17:14

Educare la coppia alla preghiera

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Tobia e Sara pregano Tobia e Sara pregano

In questo breve contributo si cercherà di evidenziare alcune indicazioni "pratiche" che emergono da un aspetto presente nel messaggio teologico del libro di Tobia: la centralità assoluta di Dio nella vita della coppia e della famiglia, che si esplicita nel valore della preghiera; una preghiera che però non si chiude in se stessa, in una sorta di intimismo spirituale, ma educa a saper "vedere" il povero, impegnandosi così per la giustizia.

Nel libro di Tobia l'amore a Dio e l'amore al prossimo sono uniti indissolubilmente; in esso, la vita di coppia e l'esperienza famigliare sono il luogo dove l'educazione alla preghiera verso Dio, aperta alla solidarietà verso gli uomini, trova il suo spazio originario più efficace.

 

Tobia: un libro per la coppia

Il libro di Tobia è un racconto che ancora oggi riesce a parlare al cuore dei fidanzati e degli sposi. I messaggi televisivi che continuamente bombardano i fidanzati e gli sposi di oggi non fanno altro che consolidare in loro un'idea di amore tra uomo e donna diametralmente opposta a quella che emerge dalle pagine del libro di Tobia. Per il libro di Tobia infatti la vita a due è uno dei viaggi più belli e più impegnativi dell'avventura umana, una scuola dove imparare a vedere nell'amore tra uomo e donna una manifestazione speciale dell'amore di Dio per l'intera umanità.

Certo, ci vuole coraggio per proporre alle coppie la bellezza, l' idealità e la ragionevolezza dell' amore umano così come viene proposto dal libro di Tobia: vita a due come capacità di intraprendere un cammino; come lotta all'individualismo; come paziente lavorio su se stessi; come educazione alla vita nascosta, quella di ogni giorno; come riscoperta della relazione con se stessi, con l'altro, con gli altri, con gli avvenimenti, con Dio, con il creato; come percorso nel quale scoprire la gradualità dell' amore umano; come possibilità di incarnare il matrimonio nella concreta storia di due giovani innamorati. Sì, ci vuole coraggio; il libro di Tobia, lungo tutta la sua narrazione, ci mostra che il coraggio non è temerarietà, spavalderia, ma profonda fiducia nella vicinanza promessa da Dio e nella bontà della sua Parola.

 

«Tu, Signore, hai creato... Tu hai detto» (Tb 8,6): preghiera e parola di Dio

Se la coppia innerva la propria preghiera con una conoscenza esistenziale della parola di Dio, ha sicuramente più possibilità di resistere ai contraccolpi causati dalla cultura dominante, spesso contraria alla proposta biblica di vita a due1. La proposta da offrire come alternativa alla banalizzazione dell' amore umano operata dalla mentalità corrente consiste nel saper mostrare - con umiltà e amabilità, ma senza alcun imbarazzo o senso di inferiorità - la bellezza dell'amore umano attestata nel libro di Tobia: edificare, attraverso il coraggio della preghiera, una relazione di coppia autentica e matura, pur nel difficile e impegnativo cammino dell' esperienza umana.

Nel libro di Tobia la legge divina - che nei testi sapienziali è spesso identificata con la «via» (cf. Pr 4,10-11) - diventa una vera e propria "segnaletica" che permette alle due famiglie giudee protagoniste del nostro racconto di orientarsi correttamente lungo l'impegnativo viaggio della vita: oltre al richiamo di Genesi (Tb 8,6), si pensi al chiaro riferimento al decalogo fatto da Tobi a Tobia: «Onora tua madre» (Tb 4,3), e da Raguele quando invita la figlia Sara ad amare i futuri suoceri come dei veri e propri genitori (Tb 10,12).

La parola di Dio è veramente il fondamento di ogni spiritualità coniugale e famigliare. In questo senso, la narrazione del libro di Tobia può essere uno strumento molto utile. Per poter imparare a parlare con Dio, il libro di Tobia insegna che è necessario imparare a conoscerlo attraverso la sua Parola. Non si tratta di riempire la testa di nozioni bibliche, ma di favorire una relazione personale con Dio. Il traguardo non è diventare specialisti della Bibbia, bensì essere uomini e donne che, come Sara e Tobia, gradualmente diventano capaci di aprirsi allo stupore dell' azione di Dio nella loro vita.

Per evitare che l'esperienza di fede dei fidanzati e dei coniugi si ripieghi su se stessa, è bene ricordare come la parola di Dio sappia generare una spiritualità equilibrata, matura e coraggiosa. Una frequentazione costante con la parola di Dio può aiutare gli sposi e i fidanzati a non chiudersi nel proprio piccolo mondo. L'incontro personale e comunitario con la parola di Dio, allora, spingerà le coppie all'impegno, a percorrere le strade della storia in mezzo agli uomini.

Con tutto ciò, il primato resta sempre all'azione della parola di Dio. Se fino ad ora si è detto di aprire il libro, ci accorgiamo che la lettura di questo libro obbliga, a sua volta, a essere dei "libri viventi" aperti, "proclamatori" dei benefici divini, affinché gli uomini e le donne del nostro tempo possano leggere le meraviglie che il «Dio dei nostri padri» (Tb 8,5) ha compiuto in noi, nella nostra vita e nella nostra comunità:

Proclamate davanti a tutti i viventi il bene che vi ha fatto, perché sia benedetto e celebrato il suo nome (Tb 12,6).

 

«E si misero a pregare» (Tb 8,5): preghiera e vita di coppia

Nel libro di Tobia è presente una serie di cinque preghiere: la preghiera di Tobi (cf. Tb 3,1-6); la preghiera di Sara (cf. Tb 3,10-15); la preghiera comune di Sara e Tobia (cf. Tb 8,2-9); la preghiera di Raguele, il padre di Sara (cf. Tb 8,15-17); e infine la preghiera di lode del c. 13. Le coppie e le famiglie protagoniste nel libro di Tobia sono presentate come realtà che si pongono dinanzi agli occhi di Dio, così che ogni situazione coniugale e famigliare è vissuta nella supplica o nella lode rivolte al Creatore. Si può dire che il libro di Tobia è pervaso da un'atmosfera di preghiera. Più che parlare di Dio, la coppia e la famiglia descritte nel libro di Tobia sanno parlare con Dio, riconoscendo la sua presenza buona e misericordiosa in ogni vicissitudine. Tobia e Sara, per esempio, affidano nella preghiera il loro amore sponsale a Dio:

Degnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia (Tb 8,7).

Nel contesto attuale in cui viviamo, proporre ai fidanzati e agli sposi di fermarsi per pregare è un po' fuori moda. Con tutte le cose che ci sono da fare, da sistemare, da organizzare... Eppure il libro di Tobia afferma chiaramente la potenza della preghiera nella vita della coppia e della famiglia. È come se il libro di Tobia esortasse i fidanzati e le coppie di ogni tempo ad avere il coraggio di riprendere in mano le redini della propria vita e quindi della propria vocazione.

Chi sono gli sposi cristiani e i fidanzati di cui la Chiesa desidera prendersi cura? Sono persone profondamente inserite nella quotidianità del mondo. Per usare un'immagine religiosa, il mondo è il loro convento. In questo convento c'è un motto. Nei monasteri benedettini il motto è: Ora et labora, il mondo in cui vivono i fidanzati e gli sposi di oggi ha assunto, invece, un motto terrificante: «Più forte. Più in alto. Più veloce». Si vive sotto il segno del «più»: devi correre di più, devi fare di più, devi andare più veloce. Ai tuoi figli devi dare di più, devi far fare di più... E anche la comunità cristiana che vive nel mondo corre il rischio di limitare tutta la propria missione a organizzare sempre nuove iniziative, a fare sempre di più, col risultato che tutti si ritrovano vittime di questo motto e non ci si ferma mai.

Il libro di Tobia provoca: abbi il coraggio di fermarti, dandoti del tempo da trascorrere con Dio, per poter così amare chi ti sta accanto come vuole lui.

 

«Ogni giorno, o figlio, ricordati del Signore» (Tb 4,5): preghiera e tempo

«Ogni giorno»: è questa la sfida che il libro di Tobia lancia alle coppie di tutti i tempi, e che spesso non hanno... tempo. C'è uno stretto rapporto esistenziale tra preghiera e tempo. Curioso. Nella società del «tempo libero», nessuno ha più tempo! Si vive sempre con il piede sull' acceleratore. Ci si sente sempre in ritardo rispetto alla programmazione mattutina. Nessuno ha più tempo per nessuno. Non ci si ferma mai2. Si giunge così a sera e ci si accorge di essersi dimenticati di essere una coppia, una famiglia. Eppure, sfogliando il libro di Tobia ci si imbatte spesso in persone che non esitano a trovare il tempo per fermarsi ed elevare a Dio la propria preghiera. In questo senso, si potrebbe dire che la preghiera diventa una sorta di lotta contro la convinzione di ciascuno di non aver tempo.

«Ogni giorno, o figlio». Ci si rivolge ai figli, ma è chiaro che l'efficacia di ogni proposta spesso dipende dalla testimonianza di chi la propone. Con questa esortazione il libro di Tobia può suscitare una positiva inquietudine nella coppia, che magari si chiede come trasmettere ai propri figli 'la fede e, in particolare, la bellezza della preghiera.

«Ogni giorno». Come si intuisce, è questione di tempo. I fidanzati, gli sposi, i genitori hanno tempo? Purtroppo, il primo tempo a venire immolato sull'altare dell'efficientismo è spesso quello che dovremmo dedicare a noi sposi e a noi, genitori e figli. Eppure, si è coppia se ci si dà del tempo. Nel primo libro della Scrittura viene descritta l'istituzione del «settimo giorno», del sabato (shabbat), nel quale Dio «cessò (shabat) ogni suo lavoro» (cf. Gen 2,2-3). Dio, prima di santificare lo «spazio» della propria abitazione, della propria tenda posta in mezzo al suo popolo (cf. Nm 7,1), santifica il tempo. Lo spazio quindi Dio lo santificherà dopo: prima è più importante benedire/consacrare il tempo.

Come realizzare una tale "santificazione"? Avendo lo stesso coraggio di Dio: fermandosi! Come suggeriscono le preghiere attestate nel libro di Tobia, una tale capacità di "fermare il tempo", apre la coppia e la famiglia all'eternità nascosta nelle piccole cose di ogni giorno.

Il libro di Tobia, con la sua educazione semplice alla preghiera, forma fidanzati e sposi capaci si interiorità. La coppia del terzo millennio, infatti, rischia di vivere continuamente «fuori di sé», occupata cioè esclusivamente a santificare lo «spazio» delle proprie occupazioni settimanali: lavoro, spesa, accompagnare i bambini a scuola, a catechesi, al corso di inglese, di danza, in palestra... Non c'è tempo di ascoltare se stessi, il coniuge o i figli, perché si è troppo pre-occupati a rincorrere i numerosissimi impegni quotidiani. Se non abbiamo tempo per noi stessi, per il coniuge e per i figli, non ne abbiamo nemmeno per Dio e per la sua Parola. E pensare che anche Dio si è fermato!

"Ricordarsi del Signore", allora, può voler dire fare memoria che Dio vuole trasformare la preoccupazione, che può travolgere la coppia in ogni momento, in normale occupazione di ciò che la vita a due, o famigliare, richiede. Si tratta quindi di accogliere con umiltà e serenità la proposta del libro di Tobia, per cercare di essere fidanzati, sposi e genitori che, là dove si trovano, non si dimentichino mai del cuore di Dio, dell'amore con cui Dio li ama, li ha amati e li amerà ogni giorno:

Preghiamo e domandiamo al Signore nostro che ci dia grazia e salvezza (Tb 8,4).

 

«Non esitate a ringraziarlo» (Tb 12,6): preghiera e gratitudine

Il libro di Tobia presenta la preghiera non solo come una supplica, ma spesso come un invito a lodare e ringraziare Dio per i suoi benefici: «Guardate quello che ha fatto per voi e ringraziatelo con tutta la voce» (Tb 12,7). Secondo il libro di Tobia, la gratitudine che si esprime attraverso la preghiera, oltre a evidenziare la consapevolezza di non essere auto sufficienti, permette anche di scoprire la gioia di aver incrociato il vero volto di Dio: un volto buono e misericordioso. Con la preghiera di ringraziamento i fidanzati e gli sposi ammettono che tutto ciò che hanno ricevuto è dono gratuito della misericordia di Dio. In questo senso, la preghiera di ringraziamento educa a saper riconoscere i doni di Dio: la vita, il/la fidanzato/a, il coniuge, i figli, gli amici, il lavoro, la casa, il servizio nella comunità. San Paolo non si stanca di ripeterlo: «E siate riconoscenti!» (Col 3,15).

Senza un cuore riconoscente, la vita di coppia si apre alla noia dell' abitudine. La gratitudine invece permette lo stupore per la bellezza dei piccoli gesti quotidiani, la riscoperta delle piccole cose che si usano ogni giorno e, soprattutto, fa guardare in modo nuovo il volto di chi ci sta accanto.

Da questo punto di vista, la preghiera di ringraziamento è la prima forma di fede autentica. La mancanza di gratitudine infatti impedisce di vivere col giusto atteggiamento interiore la propria spiritualità. Saper dire grazie richiede umiltà e consapevolezza di aver bisogno dell' aiuto degli altri, uscendo così dalle paludi del nostro orgoglio.

Per la Bibbia il peccato fondamentale è il percepirsi autonomi da Dio, vivere come se lui non ci fosse o, peggio, come se non potesse fare nulla per noi. Accogliere l'invito del libro di Tobia a "non esitare a ringraziare Dio", diventa dunque un potente antidoto contro ogni pensiero di sentirsi debitori solo dei propri sforzi e delle proprie capacità personali, economiche e caratteriali. Alcuni esegeti sono arrivati ad affermare che ringraziare è l' antipeccato, ciò che impedisce di scivolare nell'atteggiamento interiore di chi vive senza sentirsi in dovere di ringraziare nessuno, men che meno Dio.

È una spiritualità molto concreta quella che emerge dal libro di Tobia: saper ringraziare Dio aiuta a uscire da se stessi, dai propri egoismi e dal vedere gli altri unicamente come funzionali al proprio benessere e, per questo, considerarli al nostro servizio:

Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con animo retto (Tb 8,7).

Educarsi come coppia alla preghiera di ringraziamento apre allo stupore, alla meraviglia di fronte a tante cose belle che abitano la vita a due.

 

«Non distogliere lo sguardo da ogni povero» (Tb 4,7): preghiera e solidarietà

Alla preghiera, all'invito a ricordarsi ogni giorno del Signore, il libro di Tobia unisce la solidarietà, vale a dire quella passione per la vita e il destino degli altri, cominciando da quelli che ci vivono accanto. Per il libro di Tobia la famiglia giudea ideale è un vero e proprio centro di resistenza all'egoismo e a ogni forma di ingiustizia:

Anche ai vostri figli insegnate l'obbligo di praticare l'elemosina e le opere di carità (Tb 14,8).

Si tratta non tanto di interessarsi della povertà in generale, quanto piuttosto incrociare un volto. In questo modo la coppia solidale delineata nel libro di Tobia obbliga a vedere nell' altro che vive in miseria non un fenomeno sociale, ma un fratello, una persona concreta che fa parte della nostra stessa famiglia, quella umana.

Se ci si lascia provocare da questo passaggio del libro di Tobia, si scopre che è necessario impegnarsi come fidanzati e sposi a dare concretezza alla parola «solidarietà». La solidarietà infatti smaschera la grande illusione che sta narcotizzando la coscienza degli uomini che abitano la parte benestante del nostro pianeta: far credere che la legge del profitto a ogni costo valga più della vita e della dignità di una singola persona.

«Non distogliere lo sguardo da ogni povero» significa essere coppie e famiglie che cercano di vivere nella propria quotidianità uno stile di vita improntato all'attenzione verso i più deboli, i più poveri e bisognosi.

Le coppie e le famiglie i cui membri non hanno accesso alle varie "stanze dei bottoni" del potere politico e finanziario del proprio paese, della propria città, della propria regione potrebbero chiedersi: cosa fare? Innanzitutto, la solidarietà effettiva che emerge dal libro di Tobia spinge le coppie e le famiglie a una lotta senza quartiere contro l'indifferenza. A tal fine è indispensabile informarsi; si verrà a sapere di cose scandalose, cose che devono togliere il sonno: le 3 persone più ricche di questo mondo hanno beni superiori al prodotto interno lordo dei 48 paesi meno avanzati; il 23% della popolazione mondiale consuma l'85% delle risorse della terra; più di 1 miliardo e 200 milioni di persone sono costrette a vivere con meno di 1 €uro al giorno; l bambino su 4 è costretto a lavorare più di 9 ore al giorno. Una coppia di fidanzati o di sposi allora è solidale se smette di pensare che quelli in cui viviamo siano tempi normali! Non possono essere considerati normali quei tempi che vedono morire per la fame o per le conseguenze della fame 40 milioni di persone ogni anno!

«Non distogliere lo sguardo da ogni povero» può voler dire scontrarsi con l'ingiustizia. Ci si dovrebbe adoperare per questo soprattutto all'interno del proprio gruppo, del proprio posto di lavoro, della propria parrocchia, della propria comunità ecclesiale. L'ingiustizia, ogni ingiustizia, ovunque essa si trovi, deve essere denunciata, come facevano i profeti biblici, i quali si schieravano concretamente dalla parte dei più deboli. «Non distogliere lo sguardo da ogni povero», quindi, come lotta profetica contro l'indifferenza, per non lasciarsi travolgere dalla mentalità del mondo e fare della propria vita di coppia un centro di resistenza all'egoismo e a ogni forma di ingiustizia.

 

Gregario Vivaldetti

 

NOTE:

1 «Di fronte al diffuso disordine degli affetti e al sorgere di modi di pensare che banalizzano il corpo umano e la differenza sessuale, la parola di Dio riafferma la bontà originaria dell'uomo, creato come maschio e femmina e chiamato all'amore fedele, reciproco e fecondo». BENEDETTO XVI, Esortazione apostolica Verbum Domini. n. 85.

2 «Il nostro tempo non favorisce il raccoglimento e a volte si ha l'impressione che ci sia quasi timore a staccarsi. anche per un momento, dagli strumenti di comunicazione di massa», BENEDETTO XVI, Verbum Domini, n. 66.

 

Ultima modifica Mercoledì 29 Febbraio 2012 10:39
Elettra Pepe

Elettra Pepe

Pensionata Scienze Biologiche

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