Venerdì, 18 Agosto 2017
Martedì 01 Marzo 2005 13:03

Sperimentare ozio e noia - Parte 2/3

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SCRITTORI IN CATTEDRA RACCONTANO I GIOVANI

Chi lavora nella scuola vive a stretto contatto con bambini e ragazzi e osserva, da vicino, le difficoltà che questi hanno nel gestire il tempo libero. È la società 
che teme il "non far niente" e spinge a organizzare ogni singola 
giornata.

(Seconda parte)

Alessandro Tamburini, che insegna in un istituto 
tecnico di Trento, parla di una sostanziale carenza di tempo libero:
"Nei colloqui con i genitori noto come questi ragazzi non abbiano tempo
 per se stessi, essendo le loro giornate fittamente occupate dallo
 studio, dallo sport, da corsi di vario genere". Non esiste dunque
 alcuno spazio di libertà? "Forse la musica è un'attività scelta 
autonomamente, una delle poche davvero libere. Dico sia ascoltarla che 
farla, con gli amici, con gruppi che nascono a partire da un'autentica
 passione". Tamburini evidenzia poi un aspetto positivo della provincia:
"I ragazzi che vengono dai paesi perdono molto tempo nel viaggio, ma 
guadagnano anche qualcosa, perché lì esiste un tempo libero legato al 
territorio, per esempio nel rapporto con la natura, che i loro compagni 
cittadini non conoscono".

Marco Lodoli, che insegna in un istituto superiore
 della Capitale, parla dell'incapacità dei ragazzi di stare soli: "Mi
sembra che non sappiano vivere quei momenti di solitudine formativa 
così importanti per crescere. Affrontano la solitudine con angoscia.
 Non vogliono stare soli, e, quando capita, lo vivono come una condanna, 
non come una fortuna". In passato era diverso? "Credo di sì. Ricordo 
che da ragazzo avevo il piacere di chiudere la porta della mia stanza
 per viaggiare in spazi poetici e malinconici. Oggi quest'attitudine è
 scomparsa e al massimo viene vissuta come una sorta di domicilio 
coatto".

Ma non sarà un po' colpa dei genitori? Per Paola 
Mastrocola, insegnante alle superiori a Torino, è proprio così: "Sono
gli adulti ad avere paura della noia dei propri figli. Di fronte alla 
frase di un figlio, "Mamma, non so cosa fare", noi adulti andiamo nel 
pallone. Se avessi la pazienza di aspettare mezz'ora, vedremmo che
 nostro figlio troverebbe qualcosa da fare. E sarebbe qualcosa di suo, 
di creato da lui". Per la Mastrocola questo atteggiamento distorto dei
genitori emerge con tutta evidenza in vacanza: "Abbiamo l'abitudine di
 portare in vacanza con nostro figlio un suo amico. È una sorta di
 prevenzione della noia. Facciamo venire l'amico con cui litigherà. Non 
le sembra che tutto ciò sia piuttosto bizzarro?"

Allora come dovrebbero comportarsi i genitori?
 Carmine Abate, che insegna alle medie nei pressi di Trento, suggerisce
la chiave della piacevolezza come criterio per orientare i pomeriggi 
dei ragazzi: "Non è sbagliato introdurre delle attività organizzate, 
l'importante è che siano i diretti interessati a sceglierle e che non
 siano invece un'imposizione da parte dei genitori".

Per Abate va poi riscoperta la dimensione dello 
stare insieme: "Nelle grosse città è sempre difficile, ma bisognerebbe
recuperare tutta una serie di cose semplici, come il chiacchierare, 
l'andare a passeggio con gli amici, il giocare in maniera spontanea, 
mentre oggi anche il gioco è sempre più pilotato dagli adulti".

Questi problemi, in realtà, iniziano già alle 
elementari, come confermano alcuni scrittori "maestri". Per Fulvio
 Panzeri, insegnante in Brianza, sono i genitori che, per necessità o
 comodità, delegano ad altri l'amministrazione del tempo libero dei
 propri: "Così spesso vedo bambini che svolgono attività non 
corrispondenti alle loro attitudini né ai loro desideri, quasi come se 
fossero stati messi in una sorta di parcheggio. Una salvezza da questi tour de force di tempo non più libero sono i nonni, con i quali si rafforza il legame 
affettivo dei piccoli. Anche se il rischio è che diminuisca il dialogo
 con i genitori".

Roberto Carnero

 

 

Ultima modifica Mercoledì 26 Marzo 2014 18:06

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