Lunedì, 23 Ottobre 2017
Martedì 01 Marzo 2005 13:44

EDUCARE AL CAMBIAMENTO - Parte 2/3

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EDUCARE AL CAMBIAMENTO

· Interrogativi per un’educazione al cambiamento · Quale cambiamento? · Che cosa significa educare? · Educazione diretta o indiretta? · Quali le difficoltà? · Pro-memoria per ogni educatore.

 

Seconda Parte

EDUCAZIONE DIRETTA E INDIRETTA

Questa distinzione vuole suggerire che non si
educa, ossia non si influenza, in sostanza, l’educando solo quando c’è
un esplicito intento educativo. Messaggi trasformanti (positivi o
negativi) esistono anche quando quell’intenzionalità non ci sia. Anzi,
l’educazione che ho qualificato come indiretta precede, accompagna
sempre, di fatto, quella diretta. I motivi sono parecchi. Ne indico i
principali.

1). Come ci dicono, credo unanimemente, gli studiosi di psicologia i valori si comunicano attraverso un processo di identificazione del
bimbo con figure significativa con cui entra in relazione.Si
identifica, ossia è come se dicesse "io voglio essere come te", e
allora ne interiorizza comportamenti e atteggiamenti. E’ un processo
pre-logico, pre-verbale, inconscio, ma reale. Al punto, mi diceva un
amico psicoterapeuta, che se il bimbo che sta crescendo nell’utero
della madre si sentisse (a torto o a ragione) rifiutato da lei, avrebbe
domani seri problemi di identità e relazionali.

2). Le scienze della comunicazione ci parlano anche di una meta-comunicazione, di messaggi non avvertiti dai sensi che tuttavia vengono avvertiti dall’altro anche se non se ne accorgee influiscono su di lui. Sentimenti di ostilità e di disistima, ad
esempio, passano nell’altro anche se l’interlocutore li maschera assai
bene e magari non si rende conto di provarli.

3). Le ricerche scientifiche, ci diceva a Genova il
dottor Tolomelli (ben noto ai lettori di queste pagine), ricerche mai
smentite da un trentennio, hanno stabilito che da un piano verbale
passa, nel migliore dei casi, un 10% di quello che si dice, mentre il
modo (tono di voce, pause etc) conta per il 30% e la gestualità
addirittura per il 60%. Bel ridimensionamento delle nostre ambizioni
comunicative dirette!

Questi tre dati oggettivi confermano da un lato il
ruolo essenziale della educazione indiretta e per quella intenzionale
evidenziano l'importanza decisiva della qualità della relazione
educatore-educando: se essa funziona male non passa nulla in quanto la modalità della comunicazione prevale nettamente sul contenuto, la cosa detta. La dimensione emotivo-affettiva è tanto importante che se un alunno, per esempio, a torto o a ragione, non si sente(aspetto non razionale) accettato e apprezzato dall'insegnante non
studia la materia anche quando, talvolta, questa gli piacesse. Da ciò
deriva la funzione determinante del clima in cui avviene lo scambio
verbale tra i due protagonisti del colloquio educativo.

CAMBIAMENTO, ASPETTI E DIFFICOLTÀ

Se le considerazioni proposte finora sono
fondate, si capiscono abbastanza, mi pare, le ragioni delle difficoltà
crescenti, forse, incontrate da ogni educatore per suscitare un
cambiamento positivo nell'educando. Provengono certo dal fatto che
frequentemente la famiglia è piuttosto latitante a livello educativo e
dalla presenza di nuovi fattori che influiscono in questo àmbito come
il gruppo degli amici, i messaggi dei media, la diffusa filosofia
individualistico-edonista del nostro tempo. Ma sono anche interne ai vari aspetti del cambiamento che si intende indurre nella persona in via di formazione.

C'è la dimensione intellettuale dove si tratta non solo di trasmettere conoscenze rigorose ed organiche, ma di suscitare il desiderio di imparare e la consapevolezza di quello che si sa.

C'è la dimensione etica dove contano certo i
valori trasmessi, ma questo implica la credibilità ed il fascino delle
figure di identificazione: sono figure di adulti? Di più: occorre
favorire la formazione della coscienza, di una sensibilità moraleper gran parte controcorrente rispetto alla mentalità oggi dominante e
di porre i presupposti, o almeno il problema, della necessità del discernimentotra ciò che, in concreto, ti fa crescere in umanità, da quanto ne è
ostacolo, se non una smentita. Di nuovo: ci sono adulti capaci di
accompagnare in questa direzione, invece di accontentarsi di predicozzi
o condanne che lasciano il tempo che trovano?

C'è infine la dimensione interiore, personale, ossia l'acquisizione della disponibilità a cambiare se stessimigliorando la qualità del proprio essere. E su questo piano profondo,
ma decisivo, le difficoltà sono di peso rilevante perché tutti abbiamo
sperimentato dal vivo le resistenze a cambiare dentro di noi atteggiamenti che allontanano dall'umano.

Certo, noi cristiani sappiamo che è la Grazia a
convertire il nostro profondo, ma Dio non opera magicamente, bensì
dentro e attraverso il nostro impegno. Se questo non c'è, l'agire di
Dio è, per così dire, bloccato.

CARLO CAROZZO

Direttore de IL GALLO – Genova

(famiglia domani 1/99)

Ultima modifica Sabato 30 Aprile 2005 21:25

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