Mercoledì, 30 Luglio 2014
Martedì 01 Marzo 2005 15:23

Psicologia dello zerbino

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Psicologia dello zerbino

Aspetti psicologici del simbolo

Riflessioni educative per educatori (scout)

All’inizio
del mese di dicembre ho acquistato due zerbini per l’uscio di casa mia
che ha due porte; i vecchi zerbini, logori dal tempo e dalla polvere
lavica che dall’autunno ultimo domina la Sicilia orientale sono andati
in pensione. La negoziante aveva gli ultimi due zerbini con una
simpaticissima forma, uno di chiocciola e l’altro di farfalla;
praticamente non sono stato io a scegliere loro, ma loro a scegliere me.

Durante le vacante i tanti amici che sono venuti a
trovarmi hanno visto i due zerbini e hanno rilevato sulla mia scelta
che poteva essere simbolica… può darsi! Oggi, finite le feste, mi
ritrovo con due kg in più e forse dovevo meglio leggere i due zerbini
il primo dei quali, in tempi non sospetti, mi raccomandava la leggerezza (la farfalla) e l'altro la lentezza nella degustazione (la chiocciola);
S. Basilio a cui si attribuisce la frase "il cibo che mangiamo in più è
quello che sottraiamo ai poveri" avrebbe avuto lo stesso effetto, ma
capirete che una farfalla ed una chiocciola sono meno austeri e
colpevolizzanti di S. Basilio.

Una farfalla vuol dire molte altre cose ancora (la
bellezza, i colori affascinanti, il bruco che si trasforma quale segno
di cambiamento, ecc.) ed altrettanto la lumaca (il rapporto con la
nostra casa, la pazienza, con la chiocciola la spirale segno del Sé,
ecc.).

I simboli, infatti, non hanno un
significato univoco, spesso non li scegliamo e li leggiamo, per lo più,
inconsapevolmente o inconsciamente analogamente ai sogni che sono
fatti, appunto, da simboli;
eppure i simboli sono presenti accanto a noi dalla culla alla bara.

Un'educazione simbolica vuol dire accompagnare
all'osservazione di questa presenza, intima, spesso discreta, la cui
origine, sia dai primissimi anni di vita, ci accompagna come presenza
angelica che può diventare diabolica perché bene e male fanno parte del
mistero dell'uomo.

Se psicologia vuol dire attribuzione di
senso, la psiche contenuta nella mente è un'organizzazione simbolica,
un sistema di ricerca di significati; la ricerca di significati, come
ben indicano i sogni, può avere una vita autonoma rispetto alla
coscienza o meglio, essere indipendentemente da essa; tutto ciò, alla
faccia della vanagloria e della potenza dell'uomo, ci rende più piccini
e ci unisce non solo con culture, bellezze ed intelligenze diverse, ma
anche con nature diverse e chissà se anche gli animali hanno i loro
simboli nella misura in cui anch'essi sognano come i fisiologi hanno
dimostrato. Certo è che sogniamo animali e compriamo zerbini e quindi
da essi prendiamo e apprendiamo qualcosa.

Se lo scautismo ha tanti simboli
è perché un'educazione della personalità, così come la intende B.-P.,
non può prescindere dalle immagini interne o esterne che ci aiutano a
vivere ma anche a sopravvivere e dare al mattino quella luce di
significati che trasformano il risveglio, come ogni primavera, in una
nuova resurrezione: S. Francesco sapeva benissimo che il sole e la luna
non erano i figli di Pietro di Bernardone e di donna Pica ma li
chiamava fratello e sorella perché simbolicamente espressione di un
unico Padre ed allora il simbolo è ciò che ci unisce all'Altro e a noi
stessi.

I simboli ci uniscono all'altro (in ciò il
significato stretto della parola) perché senza l'Altro non possiamo
vivere: le nostre stesse emozioni sono per l'Altro che ricerchiamo
nella sessualità, nell'amicizia, nella comunità, nella carità,
nell'agape e per lutti questi abbiamo simboli della sessualità (leggi
Freud), dell'amicizia (leggi anche lo scautismo) e dell'agape (leggi
cristianesimo).

I simboli ci uniscono a noi stessinello sviluppo nelle grandi trasformazioni del nostro corpo (ad esempio
in pubertà ma anche in menopausa), delle nostre idee, della nostra
capacità di creare (che cos'è l'arte se non un processo simbolico?),
nell'ascendere (simboli del volo) e nel trascendere (simboli
religiosi).

La conoscenza simbolica non è un programma (e cioè
qualcosa che ha a che fare del tempo anche se ci sono simboli del
tempo) e neanche una progettazione (e cioè dei percorsi obbligati con
un lancio, una verifica, un prodotto) ma un'essenza sia nel senso
filosofico di esperienza (intuizione diretta dei contenuti emozionali)
che nel senso metaforico e cioè del cuore costituente, ad esempio, un
profumo. Perché simbolo è anche un profumo ed è noto, a parte per chi è
allergico, che l'incenso sale in cielo e si spande nello spazio quale
presenza di un contenuto mistico.

Dal punto di vista antropologico il simbolo
governa ed ordina sia direttamente sia indirettamente attraverso i suoi
derivati (bandiere, stemmi, emblemi, distintivi, ecc.); si tratta ai
pari del linguaggio, di una punteggiatura di ciu l’uomo necessita.
Il simbolo, inteso come punteggiatura, apre (maiuscolo), chiude
(punto), pone delle pause (virgola), determina sistemi di periodo
(punto e virgola), dichiara (punto esclamativo), interroga (punto
interrogativo). Se l'interpunzione è il procedimento per il quale,
attraverso segni grafici appropriati, si mettono in rilievo gli
elementi costitutivi della frase, i simboli mettono in rilievo gli
elementi della nostra vita individuale e sociale ed è per questo che ne
siamo affascinati; allora un'educazione simbolica è psicologicamente
quella parte dell'educazione che entusiasma e che deve essere curata
affinché il sogno non sia trasformato in incubo.
Esiste cioè la possibilità della degradazione simbolicae cioè quando il simbolo perde quella sua naturale potenza che può
essere di ordine sia quantitativo che qualitativo. Esempi di
degradazione simbolica quantitativa sono alcuni marchi che ve li
trovate impropriamente anche, caso limite, sulla carta igienica oppure,
in riferimento allo scautismo, un distintivo non proprio di una fase
(esempio un distintivo dei lupetti sulla camicia dei rover!). oppure un
fazzolettone trasformato in albero di Natale, l'ipertrofia e
l'ipotrofia liturgica (l'uso troppo poco o troppo abbondante di gesti
simbolici). Esempi di trasformazione qualitativa sono alcuni messaggi
pubblicitari a carattere ingannevole, i messaggi dei ciarlatani, gli
idoli, i cucù.

Tra gli strumenti che sviluppano sicuramente la capacità simbolica va ricordato il gioco il quale può essere fatto anchesenza intenzionalità educativa, alla faccia di chi usa e di chi abusa
della predetta parola; se è un bel gioco non solo dura poco, ma ognuno
trova per meccanismi associativi finalità più consone alla sue
attitudini e tendenze che non sono, necessariamente, le intenzioni
dell'educatore.

Come la madre non sceglie intenzionalmente
l'orsacchiotto di pezza a cui lo psicoanalista ha dato la funzione
addirittura di nascita di una parte dell’Io, l'educatore non sa, ma
sente il valore educativo del gioco. Sapere, sentire, percepire,
intuire, capire sono tutti verbi che hanno significato diverso:
l'approccio simbolico è allora una declinazione diversa che prima deve
essere intesa e poi essere proposta ed in questo senso non è detto che
il bambino, il ragazzo ed il giovane siano meno bravi dell'adulto che
ha molto da apprendere dalle proposte simboliche delle nuove
generazioni.

Lo sviluppo del senso critico e cioè
dell'osservazione simbolica che genera deduzione è uno dei doni che lo
scautismo ha fatto e fa ai suoi associati e al prossimo perché l'uomo
simbolicamente forte è fatto per servire.

Quando, allora, sull'uscio di casa pestate due zerbini pensateci un momento.

Salvatore Settineri

Professore associato di Psichiatria,

Dipartimento di Neuroscienze,

Università di Messina.

Da "Proposta educativa" 3/2003

Ultima modifica Domenica 08 Maggio 2005 19:09