Sabato, 20 Dicembre 2014
Martedì 01 Marzo 2005 15:47

Motivazione e autostima

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Programmi, sogni ed imprevisti

"Quando Peter Fortune aveva
10 anni, i grandi dicevano che era un bambino difficile. Lui però non
capiva in che senso. Non si sentiva per niente difficile. Non
scaraventava le bottiglie del latte contro il muro del giardino, non si
rovesciava in testa il ketchup facendo finta che fosse sangue, e
neppure se la prendeva con le caviglie di sua nonna quando giocava con
la spada, anche se ogni tanto aveva pensato di farlo."


In questa lunga e calda estate sono stati molti gli
spunti per riflettere su quanto scrivere in questo articolo: è
possibile pensare che determinate esperienze, che far fare ai ragazzi
certe cose sia di per se stesso predittivo di successo o viceversa
insuccesso educativo? Quanto io educatore posso essere rassicurato dal
fatto che, agendo in un certo modo, esploratori e guide, lupetti e
coccinelle, rovers e scolte faranno quel passo di crescita che io
auspico con tutto me stesso e verso il quale ho indirizzato,
pianificato, programmato il mio intervento educativo? E d'altra parte
come saprò reagire quando, di fronte ad una attività collaudata, di
sicura riuscita, mi troverò a dover gestire un insuccesso che non avevo
mai pensato di dover mettere in conto? E ancora è davvero possibile
prevedere tutto, ovvero come ogni singolo ragazzo o ragazza reagirà di
fronte al medesimo stimolo, alla stessa proposta?

L'educazione coinvolge tutta la nostra persona, in
tutte le sue dimensioni, anche in quelle che meno conosciamo e
pratichiamo. È davvero difficile pensare di poter riuscire a
pianificare e controllare tante variabili! La logica lineare, basata
sulla relazione causa effetto ci rassicura, ma gli studiosi sono ormai
concordi nel sostenere che gli uomini e le donne seguono una logica non
lineare, anche se il più delle volte non lo sanno.

Possiamo però modificare, integrare la prospettiva e
forse arricchire il vocabolario che utilizziamo per pensare e
progettare le nostre azioni educative.

Governare.Le sue radici latine evocano navi e timonieri, indicano l'azione di chi
regge, guida la nave e, assecondando la direzione dei venti ed il moto
delle onde, conduce la nave là dove era attesa. Anche nell'educazione
cerchiamo di avere il gioco in mano, di mantenere l'equilibrio. Non
lasciamo che tutto proceda a caso, assecondiamo gli eventi,
provochiamone di nuovi, con la coscienza e la consapevolezza che
viviamo un momento di rapidi cambiamenti e che ognuno di noi deve avere
il coraggio e la voglia di cambiare.

Progetti che hanno il respiro dei sogni.Adattarsi ai cambiamenti, accettare che le cose vadano in modo diverso
da come le avevamo desiderate e progettate non impedisce però di avere
grandi orizzonti di riferimento, ideali e mete per le quali vale la
pena spendere le proprie migliori energie. La nave ha sempre un porto
che deve raggiungere. Un proverbio arabo dice "Se vuoi che il solco sia
dritto, attaccalo ad una stella".

Accompagnare.
È possibile condividere le esperienze, non affrontare da soli ciò che
accade e lascia confusi. L'educatore può rinunciare alla certezza del
risultato, ad esercitare il suo rassicurante controllo, ma non
abbandona i ragazzi, non li lascia soli. Per governare la nave il
timoniere è ben saldo ai suo posto, con qualsiasi tempo ed in ogni
stagione.

Accettare l'imprevisto.
Molto spesso siamo talmente tesi a scorgere ciò che noi desideriamo
accada da non accorgerci della varietà e ricchezza di quanto
contemporaneamente sta succedendo. Vedere l'imprevisto è un buon
esercizio, proprio perché, non avendolo prefigurato nella nostra mente,
nel nostro pensiero, è più difficile che sia percepito nei nostri
sensi. Quante cose sono accadute durante le nostre attività alle quali
noi non avevamo neppure lontanamente pensato, delle quali non ci era
neppure balenata l'idea?

Ci sono rotte diverse per raggiungere una stessa meta.
Le tante e differenti risposte che i ragazzi danno all'interno di una
stessa attività non fanno altro che arricchire questa di significati
nuovi, donando a quell'esperienza il suo tratto unico ed irripetibile.
Unico ed irripetibile è anche il modo in cui ciascuno l'ha vissuta, le
risposte che ha dato, gli stimoli che ne ha ricevuto, il ricordo che ne
conserva.

Nessun viaggio è mai perfettamente identico all'altro, anche se siamo partiti ed arrivati insieme.

Paola Incerti

Da "Proposta educativa" 7/2003

Ultima modifica Mercoledì 11 Maggio 2005 23:30