Venerdì, 20 Ottobre 2017
Martedì 01 Marzo 2005 15:56

Il Grande Fardello

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Trasmissioni per i giovani? Trasmissioni che mostrano la realtà giovanile? Ma non facciamo ridere! Restano sullo sfondo, i giovani.

Il Grande Fardello

Ovvero: come scaricarsi dalle responsabilità adulte
e vivere felici

di Raffaele Mantegazza

 

"Me sento 'na salma" (Floriana)
"Tanto non si cresce mai. Little Tony e Bobby Solo o viceversa, tanto è uguale"


Così ha vinto Floriana. Avrebbe potuto vincere l'americanina Victoria, o anche il bel taciturno Luca, perché no? O forse il vincitore morale è davvero il flatulento Fedro escluso dalla casa per un lutto (sì, lutto non rutto) famigliare. O il Pasquale dal proverbio sempre pronto. Ma ha vinto Floriana, la romana procace e verace, quella che avrebbe conquistato il pubblico con la sua schiettezza al limite del buon-gusto e con la sua quasi volgarità.

Ma la domanda chiave è: chi se ne frega? Perché da tre anni, sociologi, pedagogisti. opinionisti. docenti universitari non fanno altro che discettare sul Grande Fratello sui Taricone e sulle Cristine, sugli amori incrociati e sul sesso esibito, sapendo benissimo che è tutto finto, che si tratta della più banale e vieta delle sìt-com, che nulla nella casa accade davvero (e perché in uno studio televisivo dovrebbe accadere qualcosa davvero poi?); perché si continua a credere che il GF (come oramai lo chiamano tutti) costituisca una specie di osservatorio sociologico per capire i giovani d'oggi? E giù articoli sulla gioventù del Duemila, e giù ritratti psico-socio-peda, e giù tirate moralistiche; finchè non ci si accorge, alla soglia oramai della IV edizione (che nei primi tre giorni di selezione proprio mentre scriviamo, ha capitalizzato diecimila aspiranti concorrenti), che in realtà i concorrenti del GF hanno mediamente più di 25 anni, e in questa edizione arrivano a sfiorare i 30. Non so fino a che età si possa essere chiamati ragazzi (anzi Ragazziiiiiii come modulava la vice - Bignardi di turno, la D'Urso tolta dalla naftalina per l'occasione), ma certamente questi concorrenti sono biologicamente adulti, hanno l'età della ragione, anzi della ragione avanzata, l'età in cui di solito si guida la macchina da un bel po', ci si laurea, si lavora, si mette anche su famiglia, l'età adulta, insomma.

Il segreto del G.F.

E qui sta allora il segreto del GF: la trasmissione non mette in scena i giovani, ma gli adulti, i neotrentenni, confermando la sconcezza di certi ammiccamenti mucciniani o salvatoresiani (o, se proprio ci si vuole male, pieraccioniani, così la facciamo finita), confermando cioè che non si cresce mai, che si può restare bambini (anzi, restare idioti, perché questi qui sono proprio dei poveri deficienti, non dei bambini), che si può e si deve rifiutare il fardello dell' adultità, delle responsabilità, della serietà in nome della sfida all'ultimo rutto. Non ce n'è uno che si chieda che cavolo di lavoro facciano questi dodici signori - altro che ragazzi - che evidentemente hanno dei datori di lavoro disposti a perdere per tre mesi un dipendente che va a farsi chiudere in una casa. Ma che importa il lavoro, quello è vita reale, qui siamo nel parco dei divertimenti,
non per i quindicenni, non per i diciottenni, non per i ventenni (ai quali ultimi io faccio già fatica a perdonare l'eccessivo goliardismo, a vent'anni si ha il diritto dì voto da tempo, per Diana), ma per coloro che dovrebbero essere adulti.

E allora è ovvio che la trasmissione faccia pendant con l'altro capolavoro catodico, Amici dì Maria de  Filippi, nuovo nome affibbiato - più o meno - al troppo rischioso Saranno Famosi (e se poi li si dimentica in un mese?). Qui siamo in una scuola, e allora uno si aspetta la goliardia da parte dei ragazzi e la serietà da  parte dei docenti, si aspetta che questi giovani imparino qualcosa, che ci sia magari anche un bello scontro generazionale, che insomma almeno quando rappresentano la loro parte da educatore gli adulti si auto-rappresentino come persone serie. Macchè! Gli insegnanti di questa specie di scuola sono degli autentici idioti, o almeno così vogliono rappresentarsi al pubblico; ce n'è uno che si è addormentato durante una lezione di una strana cosa che forse era ginnastica rilassate, altri si offendono come bambini alle domande provocatorie degli allievi, e soprattutto non insegnano niente, a giudicare dalle performance raccapriccianti dei sedicenti allievi. Quella che viene messa in scena è la collusione al limite dello schifo tra docenti e allievi, tutti giovani all'apparenza, tutti accomunati da una specie di collosa melassa relazionale, tutti messi solo apparentemente e scherzosamente in riga dal presidente della giuria (o quel cavolo che è) che sembra un ibrido tra Harry Potter e il Puffo con gli occhiali. E chi sovrasta tutto? L'anno scorso era Miguel Bosè, che esibiva la sua non-adultità piangendo con i suoi ragazzi all'eliminazione di ciascuno; quest'anno è lei, la Maria, anch'essa connivente e collusiva, che si siede per terra - ma datele una sedia, che è una vecchia signora, perbacco! - e sfoggia il più ributtante dei gerghi giovanilistici. Allegri, colleghi! Se il GF ci ha mostrato che è possibile rifiutare di essere adulti, la Maria ci mostra che è possibile anche non essere insegnanti: basta recitare la parte degli idioti e i ragazzi saranno con noi. E pazienza se non impareranno nulla.

E i genitori?

Pensano che sia dura esibire nei confronti dei loro figli quella differenza qualitativa che fa sì che i ragazzi e le ragazze possano contestarli, differenziarsi e quindi crescere nel conflitto e nella differenza? Niente paura, c'è Come sorelle, gestito dalla risata che non conosce limiti, il frizzante Frizzi, che agghinda mamme e figlie con lo stesso abbigliamento, fa fare loro le stesse prove, le omogeneizza al punto che nella scorsa edizione era difficile dire chi fosse la madre e chi la figlia nella coppia vincitrice. Mamme che sono così felici di essere considerate amiche delle loro figlie e figlie che non esibiscono nemmeno un grammo di conflittualità: questo
il cocktail vincente della trasmissione. Vostro figlio vuole il motorino, vostra figlia vuole il piercing? Uscite con lui ad impennare, fatevi trapanare le labbra anche voi! Nemmeno il Jovanotti pre-conversione no-global era stato capace di anestetizzare il conflitto generazionale in modo così completo: in confronto Ciao Mamma guarda come mi diverto è una canzone rivoluzionaria, peggio di Cocaine. Le generazioni si incontrano, le differenze si annullano, e ovviamente il tutto schiacciando verso il basso l'adulto, rendendolo una marionetta che finge che il tempo non sia passato, che si possa essere ragazze per sempre.

Trasmissioni per i giovani? Trasmissioni che mostrano la realtà giovanile? Ma non facciamo ridere! Restano sullo sfondo, i giovani. Che magari nelle coraggiosissime prese di posizione contro la guerra della Gìalappas o in certe denunce delle Jene, nei più audaci sketch di Bisio allo Zelìg e nelle irresistibili trovate teatrali di Grillo trovano degli adulti che sanno parlare loro anche facendoli ridere ma senza mascherarsi da bambini mal cresciuti. Ma che per il resto si ritrovano, come sempre, soli. Senza adulti. Senza insegnanti. Senza genitori. E con sulle spalle un Grande Fardello, il fardello del dover crescere e non sapere come e perché, il fardello del non trovare punti di riferimento, il fardello dell'esser sperduti. Il Grande Fardello, amici, che come sorelle gli abbiamo scagliato addosso noi.

 

(da cem/mondialità, giugno-luglio 2003)

Ultima modifica Venerdì 17 Settembre 2010 08:56

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