Venerdì, 18 Agosto 2017
Lunedì 07 Febbraio 2011 19:20

Il mito degli altri

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Per Davide, giovane universitario della provincia di Sondrio, le uniche cose che contavano erano solo la passione per la playstation, il tifo per la Ferrari, la musica di Ligabue e le belle ragazze. Dopo una gita in montagna ha riscoperto la capacità di guardare alla realtà con una consapevolezza nuova. Lo scorso anno ha passato quattro mesi in Kenya con un’associazione di volontariato e si sta preparando a ripartire.

di Michele Pignatale (da "Mondo Voc gennaio 2011")

Tutto è iniziato quando alcuni amici hanno chiesto a Davide di abbandonare almeno per un momento quella maledetta playstation e di seguirli per una gita in montagna.

Per Davide, un giovane universitario, della provincia di Sondrio è stata una fatica rispondere positivamente a quell’invito. Anzi ha lasciato incerta la sua partecipazione fino alla sera prima della partenza. Non era tanto per la playstation quanto per la differenza di interessi che aveva con questi amici, per cui l’invito gli è sembrato alquanto strano.

Nella testa tante cose

Ha fatto lo zaino e di buon mattino si è presentato all’appuntamento accolto con calore e meraviglia. Davide è sempre stato un ragazzo particolare per via di alcuni interessi che coltivava e che forse assolutizzava in maniera quasi fanatica.

Tifoso della Ferrari e da qualche anno sempre presente al Gran Premio di Monza. Abbigliamento della stessa marca e il desiderio di guidare per una volta un’autentica Ferrari. Nel campo della musica Ligabue era il suo preferito e adorato come se fosse un Dio. Nelle amicizie largo spazio alle ragazze volitive e disinibite.

Un insieme di interessi lontani da quel gruppo di amici che lo avevano invitato per la gita in montagna e che facevano parte di un’associazione di volontariato per interventi nei Paesi in via di sviluppo.

Diversi di loro, con qualche anno in più di Davide, avevano fatto esperienze di servizio in qualche paese africano ed erano, al momento, impegnati a sviluppare un progetto che l’associazione stava coordinando con un istituto femminile keniota a Nairobi.

La gita in montagna serviva anche per mettere a punto il progetto, valutare le iniziative programmate e soprattutto cercare la disponibilità di volontari per implementare il progetto in Kenya e avviare un programma di supporto qui in Italia.

 Una compagnia diversa

“Dopo una faticosa ascesa – ci racconta Davide – ci siamo fermati per ritemprare le forze e mangiare qualcosa. Abbiamo trovato una piccola radura e sotto un grande albero abbiamo dato il via al sacro rito.

Ognuno ha messo in comune ciò che aveva portato e tra battute e risate si è cominciato a parlare del motivo per cui avevano scelto di fare quella gita. Sentivo parlare di un progetto per aiutare i bambini delle baraccopoli di Nairobi a frequentare la scuola e ad avere almeno un pasto al giorno assicurato.

Si sono dette tante cose, mentre io ascoltavo distratto, disinteressato della cosa. Fino al momento in cui Paolo, l’animatore dell’iniziativa, non mi ha chiesto ciò che pensavo del progetto.

Ricordo di aver balbettato alcune cose che non avevano senso e dopo un po’ di silenzio ho ammesso di non aver seguito il discorso e non pensavo che era richiesto il mio parere. Una risata generale è scoppiata di fronte al mio imbarazzo.

Ho notato che in quella compagnia non c’era tristezza, non vi erano visi lunghi e pensierosi, ma gioia. E pensavo a quell’altra compagnia con cui condividevo le mie passioni e che quasi sempre si ragionava sul nulla e proprio per questo il più delle volte si finiva per litigare e mandarsi al diavolo. Poi passavano settimane senza sentirsi per ritrovarsi poi a condividere pomeriggi e serate per dare sfogo a frustrazioni accumulate”.

 Un benessere mai provato

Di ritorno da quella gita, Davide aveva conservato uno spirito allegro. Era da tempo che non avvertiva uno stato di benessere così e per la prima volta, quella sera aveva messo da parte la playstation e aveva condiviso l’esperienza di quel giorno con i genitori.

Avvertiva nel raccontare l’esperienza, che la compagnia dell’Associazione avesse qualcosa di cui lui aveva bisogno e che gli mancava. Naturalmente erano solo sensazioni, ma ripensando ai diversi momenti della giornata, non poteva non pensare che quello spirito nuovo che aveva era frutto di quegli amici che avevano desiderato averlo con loro.

Nessuno fino a quel giorno aveva mostrato tanto interesse alla sua persona. Il rapporto con loro era decisamente più promettente di qualsiasi altro rapporto basato solo su interessi abbastanza discutibili.

Ragazzi io ci sono

“Era evidente che qualcosa era successo nella mia vita – ci dice Davide, – perché quello stato di benessere è continuato nei giorni seguenti e aumentava quando mi ritrovavo con loro in quella specie di incontri in cui scambiavano le loro esperienze riguardo alla presenza di Cristo nella loro vita.

Ho dovuto fare una fatica da Ercole, compiere capriole mortali, per cercare di fare il punto della mia vita in quel momento. Un sabato sera ci siamo ritrovati e con coraggio, durante l’incontro ho sentito di dover ringraziare quegli amici per avermi aiutato a riscoprire la capacità di guardare alla realtà con una consapevolezza nuova. E allora via tutti i miti costruiti nella mia testa che non erano stati capaci di regalarmi un solo minuto di quella felicità inconsapevole che provavo in quel momento e apertura a quella realtà che erano “gli altri” vicino a me e lontano da me. Alla fine della serata sono scoppiato e ho detto agli altri: “Ragazzi, per il Kenya io ci sono”.

Davide ha passato quattro mesi, lo scorso anno, in Kenya per verificare il progetto in loco e per prepararsi alla partenza del prossimo anno per la sua realizzazione.

Ultima modifica Martedì 08 Febbraio 2011 11:41
Elettra Pepe

Elettra Pepe

Pensionata Scienze Biologiche

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