Lunedì, 20 Maggio 2019
Formazione Religiosa
Sabato 19 Giugno 2004 00:55

Antefatti

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Atti 13-14:
il primo viaggio missionario di Paolo

di Don Filippo Morlacchi


Antefatti


Si collauda la "coppia Barnaba- Saulo": vengono mandati insieme a portare aiuti alla Chiesa madre di Gerusalemme ("viaggio delle collette": At 11,30). Barnaba, figura di spicco nella prima evangelizzazione, era un Giudeo, un Levita; con origini a Cipro, anche se faceva parte della chiesa di Gerusalemme fin dall'inizio. Marco ("Giovanni, detto Marco"), di Gerusalemme, era suo cugino (Col 4,10). Presentò Paolo, appena convertito, agli apostoli quando tutti pensavano che fosse una spia (At 9,27). Paolo gli si affiancò agli inizi del suo ministero.
Persecuzione a Gerusalemme: Erode Agrippa (il nonno era Erode il Grande, quello della nascita di Gesù; lo zio era Erode Antipa, quello della morte di Gesù) scatena una persecuzione "anticristiana" per favorire i giudei. Nel 44 viene ucciso Giacomo il maggiore (At 12,2). Pietro viene imprigionato, ma è liberato miracolosamente da un angelo (At 12,7ss). Si rifugia a casa di Giovanni-Marco, cugino di Barnaba.
Morto improvvisamente Erode (At 12,23), Barnaba e Saulo tornano ad Antiochia portando con sé Giovanni-Marco.

Venerdì 18 Giugno 2004 13:46

Proposta di cronologia paolina

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La figura di Saulo - Paolo

di Don Filippo Morlacchi


Proposta di cronologia paolina


Per la datazione della vita di Paolo ci si serve si alcuni riferimenti sicuri:



  • L’iscrizione rinvenuta a Delfi nel 1905 (trascritta integralmente nel 1970): "l’imperatore Claudio, acclamato imperatore per la 26a volta… Lucio Giulio Gallione mi informa che…". La 26a acclamazione avvenne nell’inverno del 51; la nomina a proconsole durava un anno, e da altre fonti sappiamo che Gallione lasciò l’Acaia prima dell’autunno del 52. Se ne deduce che Paolo arrivò a Corinto all’inizio del 51, per rimanervi un anno e mezzo.


  • L’espulsione dei giudei da Roma da parte di Claudio (At18,2c) avvenne nel 49; Aquila e Priscilla erano a Corinto per tale motivo, quando Paolo vi giunse. Dunque, i dati tornano.


  • Porcio Festo succedette a Felice come procuratore romano a Cesarea nel 60; Paolo subito ne approfittò per appellarsi a Cesare.

25-30 Saulo lascia Tarso e va a studiare a Gerusalemme da Gamaliele


33-35 Martirio di Stefano


34-35 Conversione di Paolo a Damasco; si ritira in Arabia (Gal 1,15-17)


37-38 Primo viaggio di Paolo a Gerusalemme per 15 giorni, al fine di vedere Cefa e Giacomo (Gal 1,18-21)


39 Fuga da Damasco


41 Visione di Paolo (2Cor 12,2)


43? Martirio di Giacomo fratello di Giovanni


46 Il primo viaggio missionario di Paolo (fino al 49) insieme a Barnaba [At 13-14]: Cipro, Perge, Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra, Derbe.


49 Concilio a Gerusalemme. Paolo vi partecipa; poi torna ad Antiochia con Barnaba.


49 (inverno) Incidente di Antiochia tra Paolo da una parte e Pietro e Barnaba dall’altra (Gal 2,11-21)


50 Il secondo viaggio missionario (fino al 52) [At 15,36 - 18,22]: Paolo litiga con Barnaba, e porta con sé Sila (Silvano): Derbe, Listra, Iconio, Antiochia di Pisidia. Visione: "passa in Macedonia!". Samotracia, Neapoli, Filippi, Tessalonica, Atene, Corinto.


50/51 1 e 2 Tessalonicesi


52 (estate-autunno) A Corinto Paolo è condotto davanti a Gallione, proconsole d’Acaia. Poi Antiochia, Efeso, Cesarea, Gerusalemme.


53 L'inizio del terzo viaggio missionario [At 18,23 – 21,14]. Efeso (per via di terra, passando per la Galazia)


54-56 Soggiorno di Paolo ad Efeso


54 1 Corinzi


55 2 Corinzi


56 Galati; Romani


57 Partenza per Troade, Asso, Mitilene, Mileto (discorso agli anziani di Efeso).


58 Paolo va a Gerusalemme; viene arrestato.


58/59 Paolo prigioniero a Cesarea (fino al 60)


60 Appello a Cesare presso il nuovo procuratore Festo e partenza per Roma


62 (?) Arrivo a Roma


62 Paolo prigioniero a Roma


62 Efesini, Filippesi, Colossesi, Filemone


62? Martirio di Giacomo fratello di Gesù


64 Paolo liberato da prigione?


66 Martirio di Paolo e Pietro a Roma?

Venerdì 18 Giugno 2004 13:36

Paolo, il giudaismo farisaico e il mondo greco

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La figura di Saulo - Paolo

di Don Filippo Morlacchi


Paolo, il giudaismo farisaico e il mondo greco


Alcuni autori hanno voluto vedere un contrasto insanabile tra Saulo, lo zelante fariseo, e Paolo, il seguace di Cristo. È più conforme ai dati storici leggere la storia di Paolo – senza trascurare la straordinarietà dell’esperienza di Damasco – nella continuità tra la sua fede giudaica e la sua appartenenza cristiana. In questa linea, testo di riferimento è oggi F. Rossi de Gasperis, Paolo di Tarso evangelo di Gesù, Lipa, Roma 1998. Ecco le conclusioni del lavoro (pp. 112ss):


[Secondo molti autori] l’apostolo sarebbe stato un uomo dilaniato e schiaffeggiato dalla sua doppia identità: Saulo-Paolo (cfr 2Cor 12,7-8). Senza cedere a semplicismi affrettati, e senza entrare nell’analisi dei contenuti delle lettere paoline, ma concentrandoci unicamente sulla sua persona, abbiamo cercato di mostrare qui che la vicenda spirituale e teologica di Paolo è forse molto più lineare di quanto non venga più spesso presentata. E ciò anche riconoscendo in lui una psicologia complessa e tempestosa.


Senza confonderlo con il giudaismo rabbinico, che gli è posteriore [e che, dopo la distruzione del tempio nel 70, dopo il Sinodo di Javne e la distruzione di Gerusalemme nel 135 si è arroccato su posizioni più rigidamente conservatrici a proposito dell’osservanza della legge, ndr], ci è sembrato che il giudaismo farisaico prerabbinico, che era il suo, abbia preparato, almeno inizialmente, Saulo – una volta che gli si fosse imposta la risurrezione gloriosa e la signoria messianica di Gesù, il Natzoreo, - ad aprirsi alla buona notizia e alla missione universale dell’evangelo. Di tale evangelo, del Gesù storico, risorto, Messia e Signore, Paolo è stato e rimane uno dei testimoni, degli araldi e dei teologi più considerevoli.


Giudeo della diaspora ellenistica che si sente a suo agio nella lingua e nel mondo greco (cfr At 21,37-39) e, insieme, ebreo da ebrei, educato e formato a Gerusalemme come un fariseo appassionato della Torah, Paolo, dopo l’evento di Damasco, è cresciuto in ogni cosa, in perfetta coerenza e trasfigurata continuità con la sua fede e la sua morale di "fariseo discepolo del suo Messia e Signore", fino alla piena maturità della statura di Cristo in lui (cfr Ef 4,11-16). Lungi dal riconoscerlo come un uomo spiritualmente dilaniato tra due poli opposto, ci sembra di poterlo ammirare […] come un uomo pienamente integrato e compiuto nella sua identità di fariseo divenuto, più che mai, se stesso nella sequela di discepolo supremamente innamorato del suo Maestro (cfr Fil 3,13-14; Rm 1,1-4). Lungi dall’aver "inventato una nuova religione", Paolo ci appare oggi come un testimone straordinario della continuità trasfigurata tra l’Alleanza antica – dei Padri e del Sinai – e la nuova, iniziatasi con il ritorno dall’esilio babilonese e cominciata a compiersi in Gesù al tempo degli apostoli e degli evangelisti, tra un giudaismo diasporico e insieme palestinese del primo secolo e la fede in Gesù, che egli condivide con tutto coloro che hanno creduto alle manifestazioni del Messia risorto e alla predicazione della Chiesa di Gerusalemme.

Venerdì 18 Giugno 2004 13:36

Chi era Saulo di Tarso?

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Chi era Saulo di Tarso?

La figura di Saulo - Paolo

di Don Filippo Morlacchi


Paolo è il nome greco di Saulo, nome che prese durante il suo primo viaggio missionario (At 13,9). Era della tribù di Beniamino, e un fariseo zelante. Nacque a Tarso, cittadino romano, ma fu educato a Gerusalemme sotto Gamaliele (Rm 11,1; Fil 3,5-6; Gal 1,14; At 23,6; 16,37; 21,39; 26,5; 22,3).

Venerdì 18 Giugno 2004 13:34

Schema sintetico

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Atti 10-11: l'apertura di Pietro ai pagani

di Don Filippo Morlacchi


Schema sintetico


 




























I


II


III


IV


V


VI


VII


Visione di Cornelio a Cesarea


Visione di Pietro a Joppe


Arrivo dei messaggeri di Cornelio a Joppe


Incontro di Pietro e Cornelio a cesarea


Discorso di Pietro a Cesarea


Discesa dello Spirito e battesimo


Discorso di Pietro a Gerusalemme


10,1-8


9-16


17-23


24-33


34-43


44-48


11,1-18

Venerdì 18 Giugno 2004 13:33

La questione di Cornelio

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Atti 10-11: l'apertura di Pietro ai pagani

di Don Filippo Morlacchi


La questione di Cornelio


In questa sezione, con il viaggio di Pietro in Giudea e a Cesarea, Luca svolta pagina: i pagani non solo vengono tollerati (come l’eunuco etiope battezzato da Filippo), ma entrano a pieno titolo nella Chiesa. È un episodi fra i più lunghi ed importanti di tutto il libro. Si apre con la presentazione dell’attività taumaturgica di Pietro (due miracoli stile "fioretti"), due episodi che presentano in filigrana l’immagine delle guarigioni operate da Gesù e la sua potenza all’opera i Pietro. Seguono narrazioni ripetute (espediente letterario per sottolineare l’importanza di ciò che viene descritto) delle visioni di Cornelio e di Pietro, la discesa dello Spirito sui pagani e la conclusione a Gerusalemme, in cui Pietro spiega come e perché Dio ha voluto aprire la via della salvezza anche ai pagani.


Nel racconto di At 10,1 – 11,18 si nota una tensione tra due problemi connessi, ma distinti: (1) la commensalità con i pagani (è lecito infrangere i tabù alimentari di purità?); (2) l’ingresso dei pagani nella comunità cristiana (è legittimo annunciare Gesù, il "Messia" a coloro che non aspettano nessun messia e non credono in Jhwh, unico vero Dio?). "Luca risolve questi due problemi sul piano teologico raccontando l’episodio di Cornelio [che] ha dato l’avvio ufficiale o il benestare per la missione al mondo dei pagani" (R. Fabris, Atti, 329s).

Venerdì 18 Giugno 2004 13:33

La figura di Pietro

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Atti 10-11: l'apertura di Pietro ai pagani

di Don Filippo Morlacchi


La figura di Pietro


La Scuola di Tubinga ha voluto leggere Atti come il tentativo di armonizzare le due anime del cristianesimo primitivo, e cioè l’universalismo di Paolo e la fedeltà rigorosa alla Legge mosaica di Pietro. In realtà Pietro risulta una figura molto più moderata e "liberale" di come venga normalmente dipinta.



  1. Pietro ha sicuramente alimentato la maggior parte delle tradizioni che sono confluite nel vangelo di Marco, rivolto a cristiani di provenienza e lingua greca: non era certamente ostile verso i greci.

  2. È vero che in un primo momento limitò la sua azione evangelizzatrice alla Giudea e alla Palestina: infatti si è mosso solo verso le città della costa poco ellenizzate (Lidda, che è ancora all’interno, e poi Joppe/Jaffa, sulla costa), e – secondo il racconto di Luca – solo per l’invito dei messaggeri del centurione si muove verso la paganissima Cesarea. Tuttavia il fatto che dimorasse a Joppe da Simone il conciatore (9,43) dimostra la sua larghezza di vedute (i conciapelli erano ritenuti "immondi" per il loro contatto costante con i cadaveri).

  3. La maggiore resistenza contro l’apertura dell’annuncio al di fuori del mondo ebraico fu sostenuta in modo rigoroso solo dopo il 44 d.C. In quell’anno Erode Agrippa I fece uccidere Giacomo il maggiore, figlio di Zebedeo e fratello di Giovanni (At 12,2) e Pietro fu costretto ad allontanarsi da Gerusalemme (At 12,17). L’astro nascente della comunità di Gerusalemme divenne Giacomo "fratello del Signore", favorito dal vincolo di consanguineità con il Maestro, e noto per la sua esemplare osservanza della Torah. [A conferma di ciò, in Gal 2,9 Paolo presenta "Giacomo, Cefa e Giovanni" come "le colonne"della Chiesa, e l’ordine nella menzione indica una gerarchia]. Si deve anzi supporre che il suo declino presso la comunità giudeocristiana di Gerusalemme sua stato causato, almeno in parte, dal suo "lassismo" nei riguardi della Torah.

  4. Si può dunque dire che se Paolo fu – suo malgrado, ma con un motivazione teologica che vedremo – l’apostolo dei pagani, Pietro fu l’apostolo degli ellenisti e di tutta la diaspora ebraica, fino a Roma, e Giacomo invece l’apostolo (o meglio, il capo, giacché non era uno dei dodici) dei giudeocristiani di lingua ebraica. Tuttavia, come Paolo non abbandonò mai la sua attività missionaria presso gli ebrei, così Pietro non si è limitato a loro soli.
Venerdì 18 Giugno 2004 13:32

La conversione di Saulo

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Atti 6-9: il problema degli Ellenisti

di Don Filippo Morlacchi


La conversione di Saulo


Si può presupporla intorno al 33/34 d.C. La sua conversione portò all’"assenso incondizionato alla missione tra i pagani" (Hengel, op. cit., p.114s). Ma non si deve ritenere che la sua conversione sia stata un tradimento della sua fedeltà ebraica. Fu accolto e introdotto alla fede dalla comunità di Damasco. Fu costretto a fuggirne perché si attirò le antipatie dello sceicco nabateo, forse anche a causa dei giudei del luogo, delusi dalla sua trasformazione da fariseo in credente in Gesù. Su lui torneremo tra due incontri.

Atti 6-9: il problema degli Ellenisti

di Don Filippo Morlacchi


L’attività di Filippo, esempio di missione ellenista

Filippo va dai Samaritani (8,5) e poi verso la città pagana di Gaza (8,26). Va contro il detto di Gesù: "questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: "Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani" (Mt 10,5). Il ministro etiope era invece probabilmente un timorato di Dio (eunuco = non poteva diventare proselito in senso pieno: Dt 23,2); ma forse era ebreo, perché leggeva Isaia? È l’inizio della missione ai pagani. Si tratta di un racconto parallelo (contrapposto?) a quello della conversione di Cornelio (cap. 10), solo che qui l’autore dell’apertura ai pagani è l’ellenista Filippo, lì il gerosolimitano Pietro.

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