Lunedì, 21 Agosto 2017
Domenica 20 Giugno 2004 16:12

Bailamme (Faustino Ferrari)

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Bailamme viene qui preso come un simbolo per una ricerca, per un percorso sempre possibile. Per non fermarsi all’apparenza, ma scavare alla radice delle cose, per cercarvi di scoprire un significato.

Confusione, baraonda, disordine, guazzabuglio, scompiglio, anarchia, caos, pandemonio, putiferio, agitazione, subbuglio, tumulto, babilonia, baccano, caciara, cagnara, cancan, chiasso, accozzaglia, ammasso, bolgia, calca, congestione, farragine, folla, groviglio, intrico, macello, matassa, mischia, miscuglio, casino. Sono alcuni sinonimi che un dizionario da della parola bailamme. Parola che in italiano significa appunto confusione di genti e di voci e che deriva dal turco bairam. Strano destino per una parola che nel passaggio da una lingua all’altra (attraverso il genovese bailam) è venuta ad assumere un significato completamente diverso. Bairam indica infatti due feste del mondo mussulmano, la festa di El K’bir (la festa del montone, durante la quale si ricorda il (mancato) sacrificio da parte di Ibrahim del figlio Ismail, Corano XXXVII, 101-109) e la festa di El F’tr, all’inizio del mese di ramadam. Bairam è festa, certo, gioiosa, ma non può essere ricondotta ad alcuno dei vari significati che la parola ha assunto in italiano.

Il processo avvenuto per questa parola è simile a tanti altri ed ogni lingua – ogni cultura – conosce nel corso della propria storia questo genere di variazioni.

Bailamme viene qui preso come un simbolo per una ricerca, per un percorso sempre possibile. Per non fermarsi all’apparenza, ma scavare alla radice delle cose, per cercarvi di scoprire un significato. L’altro, portatore di una diversità non immediatamente comprensibile, può essere subito giudicato portatore di confusione (sociale, valoriale, esistenziale). Ma diversità non vuol dire confusione. Confuso è l’incomprensibile, il non ordinabile in un senso logico, in una griglia di significati propri. Per comprendere la diversità bisogna usare categorie che ci permettano di poterlo fare. La paura della confusione non deve distoglierci dalla ricerca e dalla comprensione. Non può farci chiudere nel giudizio certo, irrevocabile – un giudizio che rischia di presentarsi unicamente come pre-giudizio. Perché i pregiudizi sono terreni ove nascono facilmente i conflitti e quando diventano reciproci, i conflitti scoppiano inevitabilmente.

Lo straniero e l’immigrato sono sempre portatori di una diversità. Una diversità che può sembrare a prima vista, se non confusione, almeno fonte di confusione. Si può anche rimpiangere mitici tempi passati, dimenticandoci che non sono mai esistiti mitici tempi passati. Senza capire che quello che ci fa paura è il futuro, angosciosamente percepito come elemento di incertezza e instabilità. Costruire il futuro vuol dire capire oggi le reciproche diversità, andando a comporle in un quadro compiuto di sensi.

All’interno della confusione di voci e di genti del nostro tempo è necessario cercare un senso che a prima vista non appare, trovare un filo che tiene unite esperienze che sembrano tra loro lontane o contrapposte. Sotto la superficie si può celare una realtà che è ben diversa da quella che appare a prima vista.

Il cristiano sa che questo mondo, pur segnato dalla confusione babelica (Genesi 11, 1-9) è il luogo della rivelazione divina e dell’Incarnazione. Lo Spirito è colui che ricompone in unità una diversità che sembra irriconciliabile (Atti 2, 1-12). E Paolo ci parla del disegno di Dio di ricapitolare in Cristo tutte le cose (Efesini, 1, 9-10). La Bibbia ci ricorda che la confusione non nasce dalla diversità e dalla ricerca, ma dalla pretesa dell’uomo di vivere escludendo dal suo orizzonte Dio.

Faustino Ferrari

 

Ultima modifica Domenica 15 Gennaio 2017 21:19

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