Giovedì, 14 Dicembre 2017
Martedì 19 Settembre 2017 22:10

L’istante, Facebook ed il formicaio (Faustino Ferrari)

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Facebook non è uno strumento neutro che presenta con continuità quanto viene postato, ma segue ben precisi criteri...

Facebook fonda il proprio successo sull’istante (1). Sul qui ed adesso. Un eterno presente che si rinnova ad ogni istante (2). Anche se c’è la conservazione dei dati (3), quello che appare e che conta è solamente la fruizione nell’immediato. Ricuperare dati anteriori è faticoso e richiede tempo. Spesso, molto tempo. Se l’istante viene rinnovato (attraverso l’aggiunta di commenti, like e condivisioni) allora il dato mantiene una visibilità che si prolunga. Non perché duri nel tempo, ma semplicemente perché, istante dopo istante, viene rinnovato. Ma gli istanti si perdono nella massa dei dati. Più è grande il numero degli “amici” e minore visibilità avrà ciascun dato, perso nella vastità della quantità. E gli istanti, allora, scivolano via. Nella banalità.

La necessità data dall’istante (4) provoca l’estrema semplificazione e la contrazione dei messaggi. Qualche immagine, poche parole. Un testo scritto, sufficientemente lungo, non sarà preso in considerazione. Non sarà degno di avere un po’ d’attenzione. Non sarà letto che da rari individui, attirati solamente da una predisposizione per il tema trattato. Richiederebbe, infatti, un’attenzione che non duri soltanto qualche istante. Richiede tempo. Ma l’istante è un tempo senza tempo. Il dito che scivola sullo schermo facendo scorrere la pagina di Facebook, diventa il simbolo di una vita votata allo scivolamento. Tutto scorre. E tutto ci diventa indifferente.

Di fronte a ciò non c’è memoria. Dopo un istante, si dimentica tutto. Cresce la nostra incapacità a ricordare. Dimentichiamo ogni cosa: gli impegni, gli appuntamenti, le ricorrenze. Si dimentica il figlio in macchina, sotto il sole cocente. Ci si dimentica di passare a ritirare i vestiti in lavanderia. Si dimenticano i nomi delle persone. Si dimentica chi ci lascia… Non bastano le agende ed i memo, le annotazioni ed i promemoria. Come il nostro dito scivola sullo schermo per far scorrere la pagina, così ogni cosa scivola via, non lasciando alcuna traccia nella nostra memoria.

La pagina di Facebook accosta istante ad istante. In una salsa spesso grottesca, macabra, allucinante. Alla foto di un bambino ischeletrito che sta morendo di fame ritroviamo accostata quella di un lauto piatto, servito in un ristorante famoso. Ad un commento favorevole all’accoglienza degli stranieri seguono gli insulti di quanti vorrebbero vederli ammazzati. Ad un immagine religiosa tiene dietro il post contenente una bestemmia o qualche foto hard. Immagini dolci, romantiche, vicino ad altre violente, grondanti sangue e dolore. I fake più assurdi si mescolano con le notizie più importanti. In un continuo kitsch. In un susseguirsi casuale.

Apparentemente casuale. Poiché, in realtà, Facebook non è uno strumento neutro che presenta con continuità quanto viene postato, ma segue ben precisi criteri economici. La visibilità di ciascun istante è data dall’imperativo economico. La nostra attenzione è sempre più orientata su quello che Facebook ritiene importante per noi. Indirizzando il nostro bisogno di consumi. A poco a poco veniamo spogliati dei nostri interessi, sostituiti, questi, da un’invadenza che neanche il 1984 di Orwell era riuscito a prospettare.

Ad una attenta analisi, l’apparente neutralità di Facebook si rivela ben altro. La visibilità dei post non è omogenea, ma rimanda ad un continuo filtraggio. Di alcuni “amici” ci viene mostrato tutto, di altri, quasi nulla – e, questo non ha niente a che vedere con le impostazioni personali della privacy. Ottengono maggiore visibilità quanti hanno la tendenza ad interagire con contenuti di carattere pubblicitario e/o economico. Chi non sta a questo gioco viene marginalizzato, reso quasi invisibile. Non produce ricchezza e, dunque, non conta.

Osservando il formicaio, siamo presi dalla sua straordinaria vitalità. Dal continuo muoversi delle singole formiche. Ma, in realtà, ciascuna formica, pur nella distinzione dei ruoli e delle mansioni, resta sommersa nell’anonimato, nell’uniformità, nell’indefinito. Possiamo affermare che ci troviamo di fronte all’assoluta privazione di personalità e di individualità. È soltanto l’infinitesima, provvisoria, transeunte parte di un grande gioco.

Continuiamo ad usare Facebook, immersi anche noi in questo grande gioco virtuale che ci sta trasformando. Non cambiano soltanto le abitudini, ma anche la nostra attenzione, la vita, i desideri, i sentimenti...

Faustino Ferrari

1) Lo stesso potrebbe essere detto di tanti altri social network: Twitter, Instagram, Google+, WhatsApp. ecc.
2) Snapchat usa come slogan: “Il modo più veloce di condividere un momento!”.
3) Snapchat, ad esempio, permette di visualizzare i dati inseriti solo per 24 ore.
4) L'origine del nome Instagram è significativa, poiché vi sono associati due concetti relativi alla brevità e alla momentaneità: istantanee (foto) e telegrammi (scritto).

 

Ultima modifica Martedì 19 Settembre 2017 22:31
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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