Martedì, 17 Ottobre 2017
Domenica 31 Ottobre 2004 18:29

Un antico racconto (Fausto Ferrari)

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Un antico racconto ci narra
di un cielo nuovo e di una nuova terra
ove le lacrime versate saranno finalmente asciugate.

Noi, impazienti nell’attesa, vorremmo
se non nuove terre, almeno giorni senza lacrime.

Un antico racconto ci narra
di un uomo che passò alcuni anni della sua vita
parlando di un regno da venire
e facendo del bene alla gente.
Grazie a lui le piaghe erano curate e le ferite rimarginate.
Grazie a lui anche i prigionieri ed i condannati potevano sperare
perdono e libertà,
per i ciechi i colori del giorno acquistavano un nuovo sapore
ed i sordi potevano riascoltare le silenziose melodie della notte.
Noi – increduli – ci chiediamo
come ciò potesse accadere
o se siano state soltanto fole d’amanuensi.

Un antico racconto ci narra
di un uomo abbandonato nelle tenebre della notte
un innocente trascinato a morte
condotto come un puledro al macello
orribilmente sfigurato
e crocifisso in terra maledetta
su d’un cumulo d’immondizie.
Noi vorremmo che non avesse accettato
la sua morte nel silenzio – nel fallimento
tra l’abbandono degli amici e delle folle osannanti.

Nelle desolate lande della nostra solitaria esistenza
la parola aveva piantato una tenda
ed ora stupiti osserviamo la creazione precipitata nel silenzio del sabato
avvolta nel fosco smarrimento del nulla.

Un antico racconto ci narra
di alcune donne che all’alba si recano alla tomba
per profumare un cadavere
che già emana il lezzo della putrefazione.
Noi vorremmo testimoni più credibili
– non il vacuo chiacchiericcio delle comari
– il vuoto di una tomba.
La nostra mentalità scientifica vorrebbe conoscere
con precisione i fatti – registrarli, catalogarli, classificarli.
Vorrebbe certezza matematica nelle realtà metafisiche
– dimostrabili, irrefutabili.

Ma abbiamo soltanto un tozzo di pane da spezzare insieme
ed una coppa di vino da levare in alto come segno di salvezza.
Un antico racconto da ascoltare
in quel tempo – in questo tempo – in ogni tempo
dal soffio del vento che rinfocola tra le ceneri
le braci vive della nostra irrequietezza.

E nel mattino di Pasqua
alla mensa dell’abbondanza che ci viene svelata
con coppe colme d’ebbrezza
brinderemo alla nuova creazione:
saremo noi stessi i narratori dell’antico racconto.

Fausto Ferrari

 

Ultima modifica Lunedì 22 Aprile 2013 08:20
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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