Sabato, 30 Maggio 2020
Sabato 25 Aprile 2020 13:00

Messe in streaming o altro? (Faustino Ferrari) In evidenza

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Queste messe sine populo sembrano riportarci ad una situazione preconciliare, ove il prete torna ad essere l'unico protagonista, mentre il popolo è relegato al ruolo di spettatore di lontane celebrazioni.

Devo premettere che non sono un amante dello streaming. E neppure della televisione. Ammetto di avere una prevenzione a riguardo. Il motivo è presto detto: questo tipo di comunicazione è unidirezionale. Si va dallo strumento allo spettatore. Senza alcun ritorno. Non vi è interazione. Una grande parte è lasciata al flusso delle immagini, mentre un silenzio prolungato non è ammesso. Non sono originale. Già il sociologo canadese Marshall McLuhan, oltre cinquant'anni fa, aveva evidenziato tali aspetti della televisione. Soprattutto per la sua dimensione statica, sia fisica sia mentale.

Non sono, dunque, un amante delle messe in streaming né di altre celebrazioni liturgiche. E questo aldilà del diverso spirito con cui si possano seguire tali trasmissioni. Perché è sicuramente diversa la fruizione di chi vi assiste in una raccolta dimensione di preghiera da quanti utilizzano il media televisivo come sottofondo dell'abituale menage domestico. Ho in ogni caso molta ammirazione per i parroci che, in questo periodo di stato d'eccezione, si sono industriati attraverso i più diversi strumenti, per cercare di poter raggiungere i propri fedeli, in un tempo in cui le celebrazioni potevano essere fatte soltanto a porte chiuse – sine populo. Non è certo mancata l'inventiva.

La questione merita una riflessione. Questo periodo d'emergenza ha evidenziato una debolezza che va presa in considerazione. E lo faccio partendo da una domanda che il teologo tedesco Metz poneva già alcuni anni orsono. «Non ci siamo, noi cristiani, orientati forse in maniera troppo esclusiva al linguaggio orante preformulato ecclesiasticamente e liturgicamente, e non ci siamo magari nutriti di esempi troppo unilaterali tratti dalle tradizioni bibliche, così che non ascoltiamo e non sappiamo più quanto linguaggio orante vi è tra i figli dell'uomo?» (1). Il moltiplicarsi di queste messe in streaming, che cosa sta rivelando? Che oltre alla celebrazione eucaristica c'è rimasto ben poco per la vita cristiana? Che ci si muove, comunque, negli ambiti dell'obbligo e del dovere? C'è un impoverimento della nostra esperienza cristiana, codificata in limitate espressioni? Si è imboccata, forse, una scorciatoia – la più facile ed ovvia – mentre si poteva cogliere l'opportunità di sperimentare altre vie? Sono tante le domande che si possono suscitare a riguardo.

Queste messe sine populo sembrano riportarci ad una situazione preconciliare, ove il prete torna ad essere l'unico protagonista, mentre il popolo è relegato al ruolo di spettatore di lontane celebrazioni. E con la riproposizione della comunione spirituale sembra rafforzarsi questa linea. Ma tornare nelle chiese riaperte non potrà essere un tornare a com'era prima. Nelle nostre comunità andrà rifondata l'esperienza cristiana domestica.

L'esperienza protestante ha sempre dato una notevole rilevanza alla lettura biblica personale e domestica. L'angolo bello (krasnyj ugol) (2) rappresenta una sorta di chiesa domestica nella tradizione ortodossa russa. L'attuale esperienza d'emergenza causata dall'epidemia del coronavirus sembra che stia manifestando una debolezza della vita cristiana domestica in ambito cattolico. E si è cercato ora di colmarla con la televisione. Ma i surrogati non sono mai all'altezza dei prodotti originali. Diventa urgente il domandarsi come si possa oggi vivere la dimensione religiosa e cristiana in ambito domestico. Non bisogna dimenticare che in quasi tutte le famiglie il giorno in cui è entrata la televisione in casa è venuta meno la comune preghiera domestica. Le messe in streaming non colmano questo vuoto che da decenni si è creato, ma rischiano di ridursi a puro spettacolo. Basta schiacciare un tasto del telecomando per usufruire, in alternativa, un film violento o qualche altro prodotto dai problematici risvolti etico-morali.

Coltivare il linguaggio orante. È questa la sfida che ci lascia in eredità il coronavirus. Cercare di dare una dimensione – soprattutto domestica – al nostro linguaggio orante diventa urgente nell'immediato futuro. Anche se non sarà facile, poiché «il linguaggio orante è l'unico privo di divieti linguistici» (3). Si è, infatti, ingessati nelle abitudini. In un percorso dopoconciliare che ha, giustamente, privilegiato la dimensione ecclesiale della vita cristiana, lasciando però in ombra troppo a lungo la sua dimensione domestica. Non è che questo linguaggio orante suscita sospetti o timori proprio per la sua dimensione di libertà?

Il linguaggio orante non è venuto meno, anche nella nostra società secolarizzata. E, forse, in questo periodo d'epidemia è quanto mai utilizzato. Anche tra i giovani. Tra quella generazione che appare ormai così distante dall'interesse religioso e dalla fede tradizionale. Anche i giovani raccontano di pregare. A modo loro. Con parole loro. Non sono le messe in streaming a risolvere il problema, ma lo sviluppo di un'esperienza religiosa più personale.

Silenzio, meditazione, preghiera personale, lettura di un testo biblico o spirituale, esperienza del digiuno e della sobrietà… Nello spazio domestico si può fare molto. Senza dimenticare la bellezza: le icone, l'accensione di un lume, l'uso dei fiori e dei bastoncini d'incenso, ecc. Non mancano gli elementi che possono migliorare il nostro gustare Dio nella nostra esperienza domestica. Molto più degli streaming o di qualche altro spettacolo. Memori del consiglio evangelico a pregare il Padre celeste nel segreto delle proprie stanze (4).

Faustino Ferrari

1) Johann Baptist Metz, Memoria passionis. Un ricordo provocatorio nella società pluralista, Brescia Queriniana, 2009, p. 96.

2) È il luogo domestico destinato alla venerazione delle icone e alla devozione quotidiana.

3) Johann Baptist Metz, op. cit., p. 97.

4) Cfr Mt 6,5-6.

 

Ultima modifica Lunedì 27 Aprile 2020 13:12
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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