Sabato, 19 Agosto 2017
Lunedì 01 Novembre 2004 20:51

Il nascondimento e la salvezza del mondo (Fausto Ferrari)

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Secondo una leggenda ebraica, il mondo deve la sua esistenza a 36 uomini giusti. Se non restasse in vita neanche uno di questi uomini giusti, il mondo sarebbe immediatamente condannato alla distruzione.

L’esistenza di questi giusti è nascosta, quasi ignota. È certo un piccolo, limitato numero di persone. Neppure essi sanno dello strano e prezioso dono di cui sono portatori. E gli abitanti del mondo non sanno riconoscerne l'esistenza. Di alcuni ne scoprono il valore soltanto dopo la loro morte, ma spesso i più di essi resteranno ignoti agli occhi del mondo fino al sopraggiungere del giudizio finale.

«Al passaggio della bufera, l'empio cessa di essere, ma il giusto resterà saldo per sempre» (Pr 10, 25). L’esistenza dell’umanità è, dunque, salvaguardata dalla condotta nascosta di 36 uomini giusti (lamedvavnikim). La prima fonte contenente un riferimento ai Lamedvavnik è il Talmud di Babilonia. Vi si legge: «Ci sono almeno 36 uomini giusti (Tzaddikim) in ogni generazione che manifestano di contenere la Shekinah. È scritto, felici coloro che attendono lui [il Suo arrivo]» (Sanhedrin 97b). «Quando il giusto viene al mondo, il bene pure viene e la sventura è scacciata ma quando il giusto se ne va, è catastrofe e il bene lascia questo mondo» (Tosefta, Sofa 10, 1).

Ma possiamo trovare l’origine remota del racconto già nel libro della Genesi, là dove si parla di Abramo e della sua azione di mediazione per gli abitanti di Sodoma. "Allora Abramo si avvicinò al Signore e gli disse: "Davvero sterminerai il giusto con l'empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano"?" (18, 23-24). Attraverso una lunga contrattazione con Dio (18, 20-33) Abramo riesce, in nome di dieci giusti, a strappare la promessa di salvezza per l’intera città.

Anche l’Islam conosce, attraverso una diversa modulazione, la medesima narrazione. Troviamo infatti in bocca ad un maestro sufi: "Quanti abdàl e wali (1) vivono in mezzo agli uomini, che non si danno pensiero di loro, mentre sono proprio essi che sostengono i pesi del mondo e allontanano da lui i mali. È il caso della zebra che viene condotta in città e portata in giro, ammirata da tutti per la sua pelle striata e le sue belle forme; intanto gli asini portano a destinazione le some, trascinano terra e mattoni, e nessuno li guarda".

Il primo a parlare degli abdàl fu Ibn Hanbal (siamo nel IX secolo dell’era cristiana), fissandone il numero una volta in 30 e in un’altra in 40. Se in principio gli abdàl sono ritenuti di numero limitato, col passare del tempo si convenne che dovessero essere almeno 300 e a capo di essi ci fosse il migliore dei abdàl: il polo. Basti accennare che all’interno dell’Islam la teoria relativa a questi uomini giusti è andata sempre più sviluppandosi e articolandosi.

Per il cristianesimo, il primo giusto nascosto è Cristo stesso. Egli è il mistero, come dice Paolo nella lettera ai Colossesi "nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato" (1,26). I trent’anni a Nazareth sono, per il cristiano, l’espressione più alta della vita nascosta, vissuta dal Cristo tra la sua gente, nella sua famiglia.

Abbiamo poi alcune parabole del regno che insistono su questo aspetto. "Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo". (Mt 13,44) "... E` simile al lievito che una donna ha preso e nascosto in tre staia di farina, finché sia tutta fermentata" (Lc 13,21) "... E` simile a un granellino di senapa, che un uomo ha preso e gettato nell'orto; poi è cresciuto e diventato un arbusto, e gli uccelli del cielo si sono posati tra i suoi rami" (Lc 31,20).

Oltre al Regno da cercare e costruire, il modello del discepolo è Cristo stesso. La vita e soprattutto la morte del Cristo sono portatrici di salvezza per il mondo. "Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, patì fuori delle mura della città" (Eb 13,12).

La storia del cristianesimo ha conosciuto una continua corrente spirituale che si è caratterizzata nella sequela del Cristo nascosto. Se ci può essere una differenza dalle narrazioni ebraiche ed islamiche, - oltre al ruolo centrale della salvezza operata dal Cristo, il solo giusto - questa sta nel fatto che nel cristianesimo il nascondimento più che condizione esistenziale diviene scelta di vita. Diventa strumento consapevole per "accelerare" l’approssimarsi dei tempi messianici, dell'avvento del Regno.

Qualcuno potrebbe chiedersi se abbia senso oggi, all’interno della nostra società dell’immagine, parlare ancora di nascondimento. Ma il bello di queste antiche narrazioni è che esse ci provocano: anche questa società, così attenta a ciò che è soltanto evidente ed appariscente, è debitrice nella sua esistenza a qualcosa che probabilmente non sa conoscere o non è capace di riconoscere?

Fausto Ferrari

Nota

(1) Gli abdàl sono gli uomini che "Dio distingue in modo speciale con la sua amicizia e che ha scelto a governanti del suo regno in terra. Grazie alla benedizione del loro avvento scende la pioggia dal cielo, grazie alla purezza della loro vita spuntano le piante dal suolo e mediante le loro virtù spirituali i musulmani ottengono vittoria sugli infedeli" (al-Hugviri). Wali invece è l'amico, il vicino (di Dio). In senso lato potremmo tradurlo con "santo".

Ultima modifica Venerdì 04 Gennaio 2013 16:17
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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