Mercoledì, 18 Settembre 2019
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Bibbia (344)

Sabato 19 Giugno 2004 00:57

"Il" nodo irrisolto della storiografia paolina

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Atti 15:
il cosiddetto "Concilio di Gerusalemme"
di Don Filippo Morlacchi


"Il" nodo irrisolto della storiografia paolina



  • Di tanti problemi relativi alla ricostruzione della vita di Paolo, questo sembra essere "il" problema che non trova soluzione. Si tratta di armonizzare i dati contrastanti di At 15 e Gal 2: due testi che non coincidono su molti particolari. Una sorta di piccolo "giallo biblico": chi ha detto il vero, Paolo o Luca? La lettera ai Galati riproduce il punto di vista personale di Paolo a caldo (pochi anni di distanza, in occasione di una controversia analoga a quella narrata); Luca scrive circa 30 anni dopo, senza conoscere direttamente i fatti, ma basandosi su fonti storiche diverse e dopo accurate ricerche.


  • Contesto di fondo: le relazioni non facili tra le comunità di Antiochia e Gerusalemme, e – più in generale – tra cristiani provenienti dal giudaismo e provenienti dal paganesimo. Questione già affrontata più volte, mai definitivamente risolta. La spiegazione dei fenomeni va trovata soprattutto nelle tendenze regressive in favore della legge ebraica sollecitate dalla (già ricordata) crescente influenza di Giacomo "fratello del Signore" nella chiesa di Gerusalemme.
Sabato 19 Giugno 2004 00:56

Il ritorno e la costituzione dei presbiteri

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Atti 13-14:
il primo viaggio missionario di Paolo

di Don Filippo Morlacchi


Il ritorno e la costituzione dei presbiteri


Perché Paolo e Barnaba, giunti a Derbe, non tornano ad Antiochia per la via più facile (cioè le "Porte cilicie", un valico assai più facile, e poi Tarso, e da lì, agevolmente, Antiochia)? Perché le comunità fondate non avevano ancora una struttura istituzionale. Ritornano dunque nei luoghi già avangelizzati e costituiscono degli anziani (presbiteri, sacerdoti), forse con l’imposizione delle mani (cheirotonésantes, 14,23). È l’inizio delle comunità cristiane strutturate, relativamente autonome dagli apostoli. Tornati ad Antiochia, narrano come Dio "aveva aperto ai pagani la porta della fede" (14,28). Proprio questa apertura schiuderà nuovi scenari e nuovi problemi; ne scaturirà la "disputa di Antiochia" ed il "concilio di Gerusalemme" (At 15).


Sabato 19 Giugno 2004 00:56

Iconio; Listra e l'equivoco licaonio; Derbe

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Atti 13-14:
il primo viaggio missionario di Paolo

di Don Filippo Morlacchi


Iconio; Listra e l'equivoco licaonio; Derbe



  • Il viaggio, avvenuto intorno al 47 d.C., è di ca. 130 km. Iconio era nota per la produzione di tessuti; vi lavoravano molti giudei. Paolo incomincia, come sempre, dalla sinagoga. Il gruppo si divide tra chi li accetta e chi li rifiuta. Di fronte al rischio di una lapidazione, scappano a Listra.


  • Listra è una cittadina della Licaonia, ca. 40 km più a sud di Iconio, ma molto meno sviluppata. Forse anche per questo la presenza di giudei era insignificante (non c’era sinagoga); era un contesto di paganesimo molto rozzo e naturalistico. Probabilmente Timoteo era di Listra (At 16,1ss). Di fronte al miracolo compiuto da Paolo davanti alle porte di un tempio, la gente li scambia per Zeus ed Ermes (probabilmente un ricordo del mito di Filemone e Bauci, una coppia che ospitò questi due dèi apparsi in forma umana, e ne furono ricompensati). Gridano in dialetto e non sono capiti; ma quando portano animali da sacrificare, i due si rifiutano strappandosi le vesti. Paolo fa un discorso adatto a pagani, a partire dalla religiosità naturale e non dalla storia sacra. La gente allora inizia a diffidare: se hanno un potere ma non sono dèi, sono pericolosi! I giudei delle città limitrofe si muovono, approfittano della situazione, accusano Paolo di bestemmia e lo fanno lapidare. Paolo ricorda bene, tra le sue prove sofferte per Cristo, questo episodio: "…tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde…": 2Cor 11,25. I discepoli poi andando a recuperare il cadavere lo trovano ancora vivo e lo curano; Barnaba lo porta a Derbe, ca. 50 km a sud-est.


  • Lì predicano ancora e fondano un’altra comunità, fermandosi un tempo non precisato, ma non breve.
Sabato 19 Giugno 2004 00:56

Antochia di Pisidia

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Atti 13-14:
il primo viaggio missionario di Paolo

di Don Filippo Morlacchi


Antochia di Pisidia



  • Salpati da Pafo, arrivo ad Attalia, poi a Perge (12 km dal mare). Paesaggi brulli (siamo in Turchia!), la prospettiva di dover valicare la catena del Tauro, pericolosa per la natura e per il brigantaggio: Marco torna a Gerusalemme (forse anche perché Paolo ha strappato l’autorità di capo della spedizione a Barnaba, suo cugino: infatti si parla ora di "quelli intorno a Paolo" (At 13,13). A Cipro, Barnaba era stato molto utile e importante; ma già nell’ambiente pagano di Pafo contava di meno; ora era praticamente eclissato da Paolo. Il ruolo di Marco e la sua affidabilità dopo questa defezione resterà una ferita aperta nel rapporto tra Barnaba e Saulo: At 15,36-40).


  • Lungo e difficile viaggio (160 km; circa una settimana) verso Antiochia attraverso la catena del Tauro. Antiochia, nota per il commercio delle pelli, aveva un vivace presenza giudaica. Paolo inizia la predicazione in sinagoga, alla presenza di giudei, proseliti e timorati di Dio (13,16). Predica classica, molto simile a quelle di Pietro nei primi capitoli si At: parlando a giudei, omette la predicazione della rivelazione naturale e va subito alla storia sacra, annunciando l’insufficienza della legge mosaica per la giustificazione dell’uomo (13,39!). Invito a proseguire il sabato seguente, probabilmente con sentimenti contrastanti tra farisei (pro- legge) e timorati di Dio (che vi intravedevano una maggiore libertà possibile). La settimana seguente grande folla; i giudei (di taglio farisaico, pro-legge) si oppongono violentemente. Paolo dichiara il passaggio ai pagani (13,46). Da quel momento, nessuna predicazione più in sinagoga, ma in case private di pagani. Tale attività "in tutta la regione" (13,49) sarà durata un’annetto.


  • Visto lo sviluppo preoccupante della nuova dottrina, i giudei passano alle strategie politiche: sobillano le "donne pie" (equivalente e "proseliti": mentre gli uomini spesso non facevano il passaggio da "timorati di Dio" a "proseliti" veri e propri a causa dell’obbligo della circoncisione, per le donne era più facile…). Paolo e Barnaba, perseguitati (flagellati?), vanno ad Iconio.
Sabato 19 Giugno 2004 00:55

L'invio in missione: Cipro

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Atti 13-14:
il primo viaggio missionario di Paolo

di Don Filippo Morlacchi


L'invio in missione: Cipro



  • Barnaba e Saulo sono eletti dallo Spirito per una missione. Non avevano le idee chiare sul viaggio da intraprendere. Salpano da Seleucia (lo sbocco sul amare di Antiochia) per Cipro: sicuramente è Barnaba a decidere (è la sua patria). Marco li segue come aiutante (non è inviato direttamente dallo Spirito). Arrivano a Salamina; iniziano la predicazione dalle sinagoghe. Attraversano tutta Cipro (ca. 150 km) fino a Pafo; ci avranno messo qualche mese. Barnaba vi tornerà con Marco (At 15,39): evidentemente erano sorte delle comunità.

  • A Pafo risiedeva il governatore romano dell’isola, tale Sergio Paolo, uomo colto che aveva raccolto l’eco dei successi della predicazione dei due. Scontro con il mago Elymas (cioè il falso profeta Bar-Jesus): questi era apprezzato da Sergio Paolo, e cercò di non farlo accostare alla fede cristiana. La punizione divina invocata su di lui da Paolo (cecità, analoga a quella da lui subita) portò alla fede Sergio Paolo: un pagano importante che crede (senza dover passare per la circoncisione; né in quegli anni [45 d.C.] era un problema per un magistrato romano farsi cristiano o appartenere a qualsiasi altra setta). Per la prima volta Saulo viene detto Paolo.

Sabato 19 Giugno 2004 00:55

Antefatti

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Atti 13-14:
il primo viaggio missionario di Paolo

di Don Filippo Morlacchi


Antefatti


Si collauda la "coppia Barnaba- Saulo": vengono mandati insieme a portare aiuti alla Chiesa madre di Gerusalemme ("viaggio delle collette": At 11,30). Barnaba, figura di spicco nella prima evangelizzazione, era un Giudeo, un Levita; con origini a Cipro, anche se faceva parte della chiesa di Gerusalemme fin dall'inizio. Marco ("Giovanni, detto Marco"), di Gerusalemme, era suo cugino (Col 4,10). Presentò Paolo, appena convertito, agli apostoli quando tutti pensavano che fosse una spia (At 9,27). Paolo gli si affiancò agli inizi del suo ministero.
Persecuzione a Gerusalemme: Erode Agrippa (il nonno era Erode il Grande, quello della nascita di Gesù; lo zio era Erode Antipa, quello della morte di Gesù) scatena una persecuzione "anticristiana" per favorire i giudei. Nel 44 viene ucciso Giacomo il maggiore (At 12,2). Pietro viene imprigionato, ma è liberato miracolosamente da un angelo (At 12,7ss). Si rifugia a casa di Giovanni-Marco, cugino di Barnaba.
Morto improvvisamente Erode (At 12,23), Barnaba e Saulo tornano ad Antiochia portando con sé Giovanni-Marco.

Venerdì 18 Giugno 2004 13:46

Proposta di cronologia paolina

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La figura di Saulo - Paolo

di Don Filippo Morlacchi


Proposta di cronologia paolina


Per la datazione della vita di Paolo ci si serve si alcuni riferimenti sicuri:



  • L’iscrizione rinvenuta a Delfi nel 1905 (trascritta integralmente nel 1970): "l’imperatore Claudio, acclamato imperatore per la 26a volta… Lucio Giulio Gallione mi informa che…". La 26a acclamazione avvenne nell’inverno del 51; la nomina a proconsole durava un anno, e da altre fonti sappiamo che Gallione lasciò l’Acaia prima dell’autunno del 52. Se ne deduce che Paolo arrivò a Corinto all’inizio del 51, per rimanervi un anno e mezzo.


  • L’espulsione dei giudei da Roma da parte di Claudio (At18,2c) avvenne nel 49; Aquila e Priscilla erano a Corinto per tale motivo, quando Paolo vi giunse. Dunque, i dati tornano.


  • Porcio Festo succedette a Felice come procuratore romano a Cesarea nel 60; Paolo subito ne approfittò per appellarsi a Cesare.

25-30 Saulo lascia Tarso e va a studiare a Gerusalemme da Gamaliele


33-35 Martirio di Stefano


34-35 Conversione di Paolo a Damasco; si ritira in Arabia (Gal 1,15-17)


37-38 Primo viaggio di Paolo a Gerusalemme per 15 giorni, al fine di vedere Cefa e Giacomo (Gal 1,18-21)


39 Fuga da Damasco


41 Visione di Paolo (2Cor 12,2)


43? Martirio di Giacomo fratello di Giovanni


46 Il primo viaggio missionario di Paolo (fino al 49) insieme a Barnaba [At 13-14]: Cipro, Perge, Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra, Derbe.


49 Concilio a Gerusalemme. Paolo vi partecipa; poi torna ad Antiochia con Barnaba.


49 (inverno) Incidente di Antiochia tra Paolo da una parte e Pietro e Barnaba dall’altra (Gal 2,11-21)


50 Il secondo viaggio missionario (fino al 52) [At 15,36 - 18,22]: Paolo litiga con Barnaba, e porta con sé Sila (Silvano): Derbe, Listra, Iconio, Antiochia di Pisidia. Visione: "passa in Macedonia!". Samotracia, Neapoli, Filippi, Tessalonica, Atene, Corinto.


50/51 1 e 2 Tessalonicesi


52 (estate-autunno) A Corinto Paolo è condotto davanti a Gallione, proconsole d’Acaia. Poi Antiochia, Efeso, Cesarea, Gerusalemme.


53 L'inizio del terzo viaggio missionario [At 18,23 – 21,14]. Efeso (per via di terra, passando per la Galazia)


54-56 Soggiorno di Paolo ad Efeso


54 1 Corinzi


55 2 Corinzi


56 Galati; Romani


57 Partenza per Troade, Asso, Mitilene, Mileto (discorso agli anziani di Efeso).


58 Paolo va a Gerusalemme; viene arrestato.


58/59 Paolo prigioniero a Cesarea (fino al 60)


60 Appello a Cesare presso il nuovo procuratore Festo e partenza per Roma


62 (?) Arrivo a Roma


62 Paolo prigioniero a Roma


62 Efesini, Filippesi, Colossesi, Filemone


62? Martirio di Giacomo fratello di Gesù


64 Paolo liberato da prigione?


66 Martirio di Paolo e Pietro a Roma?

Venerdì 18 Giugno 2004 13:36

Paolo, il giudaismo farisaico e il mondo greco

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La figura di Saulo - Paolo

di Don Filippo Morlacchi


Paolo, il giudaismo farisaico e il mondo greco


Alcuni autori hanno voluto vedere un contrasto insanabile tra Saulo, lo zelante fariseo, e Paolo, il seguace di Cristo. È più conforme ai dati storici leggere la storia di Paolo – senza trascurare la straordinarietà dell’esperienza di Damasco – nella continuità tra la sua fede giudaica e la sua appartenenza cristiana. In questa linea, testo di riferimento è oggi F. Rossi de Gasperis, Paolo di Tarso evangelo di Gesù, Lipa, Roma 1998. Ecco le conclusioni del lavoro (pp. 112ss):


[Secondo molti autori] l’apostolo sarebbe stato un uomo dilaniato e schiaffeggiato dalla sua doppia identità: Saulo-Paolo (cfr 2Cor 12,7-8). Senza cedere a semplicismi affrettati, e senza entrare nell’analisi dei contenuti delle lettere paoline, ma concentrandoci unicamente sulla sua persona, abbiamo cercato di mostrare qui che la vicenda spirituale e teologica di Paolo è forse molto più lineare di quanto non venga più spesso presentata. E ciò anche riconoscendo in lui una psicologia complessa e tempestosa.


Senza confonderlo con il giudaismo rabbinico, che gli è posteriore [e che, dopo la distruzione del tempio nel 70, dopo il Sinodo di Javne e la distruzione di Gerusalemme nel 135 si è arroccato su posizioni più rigidamente conservatrici a proposito dell’osservanza della legge, ndr], ci è sembrato che il giudaismo farisaico prerabbinico, che era il suo, abbia preparato, almeno inizialmente, Saulo – una volta che gli si fosse imposta la risurrezione gloriosa e la signoria messianica di Gesù, il Natzoreo, - ad aprirsi alla buona notizia e alla missione universale dell’evangelo. Di tale evangelo, del Gesù storico, risorto, Messia e Signore, Paolo è stato e rimane uno dei testimoni, degli araldi e dei teologi più considerevoli.


Giudeo della diaspora ellenistica che si sente a suo agio nella lingua e nel mondo greco (cfr At 21,37-39) e, insieme, ebreo da ebrei, educato e formato a Gerusalemme come un fariseo appassionato della Torah, Paolo, dopo l’evento di Damasco, è cresciuto in ogni cosa, in perfetta coerenza e trasfigurata continuità con la sua fede e la sua morale di "fariseo discepolo del suo Messia e Signore", fino alla piena maturità della statura di Cristo in lui (cfr Ef 4,11-16). Lungi dal riconoscerlo come un uomo spiritualmente dilaniato tra due poli opposto, ci sembra di poterlo ammirare […] come un uomo pienamente integrato e compiuto nella sua identità di fariseo divenuto, più che mai, se stesso nella sequela di discepolo supremamente innamorato del suo Maestro (cfr Fil 3,13-14; Rm 1,1-4). Lungi dall’aver "inventato una nuova religione", Paolo ci appare oggi come un testimone straordinario della continuità trasfigurata tra l’Alleanza antica – dei Padri e del Sinai – e la nuova, iniziatasi con il ritorno dall’esilio babilonese e cominciata a compiersi in Gesù al tempo degli apostoli e degli evangelisti, tra un giudaismo diasporico e insieme palestinese del primo secolo e la fede in Gesù, che egli condivide con tutto coloro che hanno creduto alle manifestazioni del Messia risorto e alla predicazione della Chiesa di Gerusalemme.

Venerdì 18 Giugno 2004 13:36

Chi era Saulo di Tarso?

Pubblicato da Administrator

Chi era Saulo di Tarso?

La figura di Saulo - Paolo

di Don Filippo Morlacchi


Paolo è il nome greco di Saulo, nome che prese durante il suo primo viaggio missionario (At 13,9). Era della tribù di Beniamino, e un fariseo zelante. Nacque a Tarso, cittadino romano, ma fu educato a Gerusalemme sotto Gamaliele (Rm 11,1; Fil 3,5-6; Gal 1,14; At 23,6; 16,37; 21,39; 26,5; 22,3).

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