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Mercoledì 16 Novembre 2005 01:28

7. La creazione. Gen 1,1-2,4a (Rinaldo Fabris)

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7. La creazione. Gen 1,1-2,4a (Rinaldo Fabris)

Il verbo ebraico barâ, «creare», può essere riferito sia all'azione di Dio che «plasma» il suo popolo liberandolo dall'oppressione sia all'opera iniziale della creazione dell'universo.

La fede biblica in Dio creatore matura nel tempo dell'esilio babilonese verso il VI secolo a.C.. Nel luglio del 587 a.C. sono distrutti il tempio di Dio e la città di Gerusalemme. Di fronte alla crisi religiosa provocata da questa catastrofe storica l'autore del «DeuteroIsaia» fa riscoprire le radici della fede e della speranza. Ai deportati che si lamentano dicendo: «il Signore ci ha abbandonati» - Is 40,27; 49,14 - il profeta risponde: «Dio è il creatore dell'universo e l'unico Signore che guida la storia alla salvezza» (cf Is 40,12-26.28-31).

Il verbo ebraico barâ, «creare», può essere riferito sia all'azione di Dio che «plasma» il suo popolo liberandolo dall'oppressione sia all'opera iniziale della creazione dell'universo (Is 43,1-7). All'epoca dei Maccabei, II secolo a. C., viene approfondita la categoria della creazione di Dio. Di fronte alla morte dei martiri fedeli alla legge si afferma che Dio creatore sta all'origine di ogni essere umano e di ogni cosa. Egli perciò può assicurare la vita definitiva mediante la risurrezione ai fedeli che affrontano la morte, (2Mac 7,23.27b-29).

Il canto della creazione

(Gen 1 ,1-2,4a)

Sulla fede in Dio creatore e redentore si fonda il canto che attualmente apre il primo della Bibbia. Questa pagina della «storia delle origini» è una catechesi narrativa in prosa ritmica. La disposizione ordinata e mnemonica del testo è suggerita dalla ripetizione di alcune formule come ritornelli. Dieci volte ricorre l'espressione: «Dio disse», e sette volte i ritornelli: «Così avvenne»; «Dio chiamò… Dio vide che era buono». Il termine ebraico tôv, «buono», può essere tradotto anche con «bello» o «splendido». È evidente il ruolo preminente attribuito alla parola efficace di Dio come precisa il Salmo 33,9: «Egli parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste».

Dopo l'introduzione generale il racconto contemplativo distribuisce l'azione creatrice di Dio in sei «giorni» articolati in due fasi. Nei primi tre giorni, avviene la separazione della luce dalla tenebre, delle acque sotto e sopra firmamento, della terra dal mare (Gen 1,3-13). Negli altri te giorni si descrive la collocazione delle «luci» nel firmamento, degli uccelli nel cielo e degli esseri viventi nelle acque e sulla terra (Gen 1,14-31).

Agli esseri viventi, di cui l'uomo è costituito custode e responsabile, è rivolta la «benedizione» di Dio, garanzia di vita e fecondità (Gen 1,22.28). La particolare benedizione data da Dio alla coppia umana sta all'origine della sua crescita e presa di possesso della terra. Il racconto celebrativo della creazione culmina nel riposo finale di Dio che «benedice» e «consacra» il settimo giorno come «giorno del riposo», in ebraico shabbât (Gen 2,1-3). L'intenzione catechistica e pratica del canto iniziale della creazione è richiamata esplicitamente nel commento del comandamento relativo al riposo del sabato che fa parte delle «dieci parole» - decalogo - dell'alleanza (Es 20,8-11). L'essere umano creato ad «immagine di Dio» deve imitarne il riposo del sabato come attuazione del suo statuto di libertà.

In questo orizzonte religioso si colloca la creazione dell'essere umano. Essa è preceduta da una decisione solenne di Dio: «Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza», in ebraico, sélem/demût, tradotto in greco con eikôn. L'uomo è posto al vertice della creazione e stabilito da Dio come suo rappresentante o delegato nel mondo dei viventi (Sal 8,5-9). I verbi ebraici, tradotti in italiano con «dominare» (i viventi) e «soggiogare» (la terra) in ebraico significano: «allevare», «prendere possesso», «abitare». Una conferma di questa prospettiva del giusto rapporto dell'essere umano con la terra si ha nel secondo racconto della creazione, dove l'essere umano è collocato nella terra-giardino per coltivarla e custodirla (Gen 2,15).

Un secondo aspetto dell'essere umano «creato ad immagine di Dio» riguarda la sua dualità maschile e femminile. Non solo nella giusta relazione con Dio e con gli altri viventi, ma anche nella relazione di coppia l'essere umano prolunga nel mondo l'immagine di Dio (Gen 5,1-3; Sir 17,3; Sap 2,23). La stessa prospettiva religiosa è espressa nel secondo racconto della creazione con un linguaggio più immaginifico e drammatizzato. L'essere umano è plasmato dalla terra inerte (fango) e reso vivente dal soffio/spirito di Dio (Gen 2,7). La donna è plasmata da Dio e presentata come essere simmetrico, in ebraico ke-negdô, che si può tradurre: «che gli sta di fronte». In altri termini la relazione tra i due esseri creati da Dio è formulata come parentela/alleanza. Adamo alla donna presentatagli da Dio dice: «Questa è ossa delle mie ossa / carne della mia carne» (Gen 2,22.23).

In breve la fede in Dio creatore sta alla radice della relazione di ogni essere umano con Dio come fonte e fondamento di tutta la realtà. Questa relazione vitale con Dio creatore si attua nella responsabilità nei confronti del mondo creato, soprattutto degli altri viventi. Infine la relazione tra gli esseri umani ha il suo paradigma nella relazione sponsale.

Rinaldo Fabris

Ultima modifica Martedì 12 Luglio 2011 10:27
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input