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Mercoledì 14 Marzo 2007 01:21

13. La regalità in Israele (Rinaldo Fabris)

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13. La regalità in Israele (Rinaldo Fabris)

Il testo attuale presenta l'origine della monarchia in Israele come direttamente derivata dall'iniziativa di Dio che ha visto l'afflizione di Israele e ha udito il loro grido.

L'espressione malak JHWH, “il Signore regna”, ricorre soprattutto nei Salmi regali, in cui si riconosce l'azione sovrana di Dio (Sal 93-99). La regalità di Dio si manifesta nella creazione (Sal 146,10), nella storia di liberazione (Es 15,18), e nel giudizio finale in cui Dio rende giustizia agli oppressi (Sal 96,13). Sullo sfondo della regalità di Dio viene interpretata anche l'esperienza storica della regalità in Israele.

Ambivalenza della regalità: Saul

Dopo le figure carismatiche dei Giudici, che Dio suscita per liberare il suo popolo dai predoni del deserto o dalla minaccia dei Filistei della costa mediterranea, il primo tentativo di creare un re si ha con il figlio di Gedeone, Abimelech, che si fa eleggere “re” dagli abitanti di Sichem. Con l'apologo di Iotam, ultimo figlio di Gedeone - parabola degli alberi che si mettono in viaggio per eleggere un re - si esprime critica al regime monarchico considerato “inutile e dannoso” come il rovo che non offre ombra per ripararsi, ma alimenta il fuoco distruttore (Gdc 9,7-20)

Nel primo Libro di Samuele, dove si racconta la storia di Saul si nota una tendenza filomonarchica - racconto profetico - e una tendenza antimonarchica, rilettura deuteronomistica (1Sam 8,1-22). Il testo attuale presenta l'origine della monarchia in Israele come direttamente derivata dall'iniziativa di Dio che ha visto l'afflizione di Israele e ha udito il loro grido. Saul riceve l'unzione regale per mezzo di Samuele per liberare il popolo di Dio dai suoi nemici (1Sam 9,1-20). Ma alla fine Saul viene respinto perché non ha obbedito alla parola del Signore e ha usurpato il potere religioso. Infatti non ha atteso la venuta di Samuele a Galgala per fare il sacrificio e non ha applicato il ḥerem, “sterminio”, contro il re degli Ameleciti (1Sam 13,7-15; 15,1-35).

L'ascesa di Davide (1Sam 16,1-31,13)

Con il rigetto di Saul, al centro del racconto si trova Davide. L'unzione segreta per mano di Samuele introduce Davide come colui che è destinato alla regalità (1Sam 16,1-13). Il testo riflette la crescente tensione tra Saul e Davide. Il successo di Davide è dovuto al fatto che lo spirito del Signore è con lui. Davide avanza nel vuoto di potere lasciato da Saul e opera per liberare Israele. Il racconto mostra che la volontà di Dio porta Davide al trono. Nel testo attuale sono combinati due racconti: uno, di tipo popolare - il giovane pastore diventa l'eroe della battaglia, si guadagna il favore del re e la mano della sua figlia - l'altro più teologico funge da preludio all'ascesa di Davide al trono di Israele. Dopo la sua vittoria su Golia e la dimostrazione del suo carisma, Davide è accolto nella corte di Saul e si lega in amicizia con Gionata.

Saul prevede e teme che Davide prenda il regno. Spinto dalla gelosia tiene sotto osservazione l'uomo che percepisce come il proprio rivale. Il tormentato re cerca di uccidere il suonatore di lira che è in grado di calmarlo; l'uomo che può salvare il popolo è minacciato dalla perfidia di un re che non può più salvare. Saul offre la mano della figlia maggiore - Mikal - a Davide, ma a una condizione che deve essere un trappola per Davide: Saul spera che sia ucciso combattendo contro i Filistei. Non essendo riuscito a far uccidere Davide per mano dei Filistei, Saul ordina di farlo ai suoi soldati e a suo figlio. Ma Gionata riesce ad ottenere la riconciliazione. Il racconto presenta l'atteggiamento omicida di Saul nei confronti di Davide e sottolinea che Davide non si è macchiato del minimo atto di slealtà. Dopo la riconciliazione, i successi di Davide motivano la rinnovata gelosia di Saul. Gionata si convince dell'ostilità di Saul nei confronti di Davide. Perciò gli atti di guerriglia compiuti da Davide gli sono imposti dal comportamento di Saul.

Davide diventa capo guerriglia a causa della persistente ostilità omicida di Saul che gli dà la caccia. Alla fine egli esce dal proprio paese e fa alleanza con uno dei capi dei Filistei. Ma nonostante l'occasione propizia Davide risparmia la vita di Saul (1Sam 24.26). Costretto alla clandestinità, ma coronato da successo come capoguerriglia, Davide rispetta il re che lo insegue implacabilmente. Saul è stato respinto da Samuele e Davide è stato consacrato da lui. Ma Davide non ha preso nessuna iniziativa per diventare re. La sua ascesa al trono è tutta opera del Signore. La storia procede su due registri paralleli e antitetici: Davide che si è rifugiato presso i Filistei, viene cacciato; Saul presso la profetessa di Endor, consulta lo spirito di Samuele, che gli conferma la sua rovina; Davide è vincitore nella guerra contro gli Amaleciti, mentre Saul è sconfitto dai Filistei. Il racconto culmina con la morte di Saul e di suo figlio Gionata, sui monti Gelboe.

Davide, re sopra Giuda e Israele (2Sam 1,1-5,25)

Il riconoscimento e l'unzione regale di Davide a Ebron da parte delle tribù di Giuda e di Israele corona la definitiva ascesa al trono del figlio di Iesse. Il racconto inizia con l'annuncio della morte di Saul e di Gionata sui monti Gelboe. Un Amalecita reca a Davide questa notizia a Davide assieme alla corona di Saul, al quale egli ha dato il “colpo di grazia”. Ma Davide ordina di ucciderlo, perché ha ucciso “il consacrato del Signore” (2Sam 14). Davide esprime il suo dolore con una elegia - qinâh - tratta da un'antica raccolta di canti - il “Libro del giusto” (cf. Gs 10,13) - dove si celebra la “caduta degli eroi” (ritornello ripetuto tre volte).

Davide sceglie Ebron per la sua posizione strategica e per i ricordi dei patriarchi (tomba di Abramo). Da questa regione provengono due mogli di Davide. Continua la lotta tra la casa di Davide e quella di Saul che ha nel comandante Abner il sostenitore più forte e astuto. Dopo il regno effimero di Ish-Baal (un figlio di Saul) - regna solo due anni - Abner entra in trattative con Davide, fino a quando Joab, il comandante delle guardie di Davide, lo uccide proditoriamente (2Sam 3,2234). Anche Ish-Baal viene ucciso a tradimento da suoi capi di bande armate. Questi portano la testa del re ucciso a Davide, che però li fa mettere a morte e dà degna sepoltura a resti di Ish-Baal in Ebron (2Sam 4,1-12).

La guerra civile tra la casa di Saul e quella di Davide si conclude con il suo riconoscimento e unzione regale da parte delle tribù di Israele a Ebron (2Sam 5,1-5). Un evento di grande importanza è la conquista della cittadella controllata dai Gebusei e che diventerà la “città di Davide”. Si tratta della collina orientale di Gerusalemme, posta al centro della regione montuosa. Il generale Joab se ne impossessa passando attraverso il tunnel - ebr. sinnôr - che collega la roccaforte con l'unica fonte di Gerusalemme, il Gichon (2Sam 5,6-8). Davide vi fa costruire il palazzo di cedro e stabilisce la sua dimora (2Sam 5,9-16).

La promessa di un discendente nella casa di Davide (2Sam 6,1-7,29)

Nella prospettiva dell'autore deuteronomistico il racconto del trasferimento dell'arca nella città di Davide legittima la scelta di Gerusalemme come nuova capitale del regno unificato. Il profeta Natan annuncia la costruzione del tempio ad opera di Salomone e promette la perpetuità alla stirpe davidica. Trono e altare sono indissolubilmente uniti nella storia di tragedie e speranze di Israele. Il trasporto dell'arca avviene in due tempi: prima da Kiriat-Iearim alla casa di Obed-Edom, poi tre mesi dopo a Gerusalemme in un solenne processione popolare guidata dallo stesso re Davide, cantore, danzatore e sacerdote officiante (2Sam 6,1-23). L'accenno finale alla rottura di Davide con Mikal, la figlia di Saul, prepara l'intervento del profeta Natan, seguito da una preghiera di benedizione da parte di Davide (2Sam 7,1-17.18-29). Il testo attuale si basa su un antico oracolo dinastico che è stato riletto successivamente alla luce degli eventi storici. Davide non ha costruito il tempio perché troppo impegnato nelle guerre (cf. 1Re 8,18; 1Cr 22,8; 28,3).

D'altra parte i profeti criticano il tempio che sarà travolto assieme alla casa regnante nella storia di infedeltà religiosa al Dio dell'esodo e dell'alleanza. La parola profetica di Natan fa leva sul termine ebraico bayt, che significato “casa/tempio” e “casato/stirpe. Il rapporto tra Dio la stirpe davidica è formulato in termini di alleanza: «Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio» (2Sam 7,14). Il favore - ḥesed - di Dio assicura la perpetuità alla discendenza - zera‘ - davidica. Su questi temi si innesta la speranza messianica biblica ripresa nel NT (Lc 1,32.35).

Rinaldo Fabris

Ultima modifica Martedì 12 Luglio 2011 09:55
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input