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Venerdì 22 Giugno 2007 01:50

Maestri da non imitare (Karin Heller)

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Maestri da non imitare

di Karin Heller

Mc 7,1-23

Allora
si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da
Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo
con le mani immonde, cioè non lavate - i fari sei infatti e tutti i
Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito,
attenendosi alla tradizione degli antichi, e tornando dal mercato non
mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose
per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame
- quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non
si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con
mani immonde?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi,
ipocriti, come sta scritto:

Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini.

Trascurando
il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E
aggiungeva: «Siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio,
per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte.
Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: È Korban,
cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, non gli
permettete più di fare nulla per il padre e la madre, annullando così
la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose
simili ne fate molte».

Chiamata
di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e intendete bene:
non c'è nulla fuori dell'uomo che entrando in lui, possa contaminarlo;
sono invece le cose che escono dall'uomo a contaminarlo».

Quando
entrò in una casa lontano dalla folla, i discepoli lo interrogarono sul
significato di quella parabola. E disse loro: «Siete anche voi così
privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal
di fuori non può contaminarlo, perché non gli entra nel cuore ma nel
ventre e va a finire nella fogna?». Dichiarava così mondi tutti gli
alimenti. Quindi soggiunse: «Ciò che esce dall'uomo, questo sì
contamina l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini,
escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri,
cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia,
superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di
dentro e contaminano l'uomo».

(Marco 7,1-23)


Per
colui che non vive in un ambiente ebraico o che gli è estraneo,
l'incontro di Gesù con i farisei conservato da Marco (cf anche Mt 15,1-9 e Lc11,38) sembra emergere da un'altra epoca. Tutte queste controversie non
sono superate? Perché riportare simili discussioni, quando la
maggioranza dei cristiani è uscita dalle nazioni pagane alle quali non
è stato imposto il giogo che né i padri né coloro che sono nati ebrei
sono stati in grado di portare (At 15,10)?

Ma
per colui che crede, la Scrittura non è un cimelio del passato, un
monumento ai morti davanti al quale ci si inchina periodicamente con
rispetto: è una parola viva, la parola nella quale Dio vuole
comunicarsi a noi lungo i secoli. Ciò significa che certi eventi, e più
particolarmente i diversi incontri che si trovano a dovizia nella
Bibbia, sono inseparabili dalla rivelazione cristiana. Questa
rivelazione svanirebbe, se questi incontri non esistessero. Quindi,
nell'evento dell'incontro di Gesù con i farisei accaduto duemila anni
fa, c'è una rivelazione, una verità di Dio per l'uomo, per gli uomini
di ogni epoca. Anche per noi, uomini alle soglie del duemila. Qual è
questa verità?

La rivelazione di un male profondo

All'epoca
di Gesù, i farisei erano maestri di tutti quelli che avevano scoperto
nella Legge del Signore una lampada per i loro passi, una dolcezza più
grande di quella del miele, un tesoro più desiderabile di quello
dell'oro fino (SalAt 22,3). Allora, dove sarebbe il
«male» a voler vivere in tutto conformemente alla Legge del Signore in
cui l'uomo si compiace meditandola giorno e notte (Sal 1,2)?118,105 e 19,11). San Paolo stesso era stato formato alla loro scuola,
quella di Gamaliele, nelle più rigide norme della legge (At22,3). Allora, dove sarebbe il «male» a voler vivere in tutto
conformemente alla Legge del Signore in cui l'uomo si compiace
meditandola giorno e notte (Sal 1,2)?

Nel
passato di Marco che studiamo, la discussione tra Gesù e i fari sei
scoppia a causa dei discepoli che prendono il cibo con «mani immonde»,
cioè non lavate fino al gomito secondo la tradizione degli antichi (Mc7,1-3). A prima vista, il dibattito potrebbe sembrare una discussione
tra genitori preoccupati di inculcare ai loro figli un «saper vivere»
secondo lo stile degli antenati e i figli che non se ne curano o non ne
vedono la necessità.

Invece
l'incidente rivela un disagio più profondo di quello di un conflitto
tra generazioni. Rivela, in effetti, che I 'unità del doppio
comandamento dell' amore di Dio e del prossimo è frantumata. E, cosa
forse ancora più grave, i trasgressori coltivano l'illusione di essere
a posto in coscienza.

Gesù
denuncia l'incongruenza di tale comportamento con due citazioni
bibliche. Comincia citando Isaia: «Questo popolo mi onora con le
labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini» (Mc 7, 6-7).
Questa citazione mette in rilievo un divario tra il culto a Dio, cioè
il comandamento dell'amore di Dio, e l'insegnamento che si allontana
dalla Parola di Dio, fino a sostituirla con la tradizione degli uomini.
Così il popolo pratica un culto che ha tutte le apparenze di un «vero»
servizio di Dio, mentre invece la sua vita quotidiana non è più
regolata secondo i precetti del Signore, bensì secondo le convenienze
di ciascuno. Il culto serve a tacitare la coscienza e il comandamento
dell'amore di Dio è usato per dissimulare il disprezzo verso il
prossimo. Poi Gesù cita Mosè, che insegna con l'autorità di Dio: «Onora
tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre o la madre sia messo a
morte» (Mc 7,10). A questo punto, Gesù mette in rilievo
l'ambiguità circa il comandamento dell'amore del prossimo che, nel caso
presente, interessa il padre e la madre. I genitori sono esposti ad
un'esistenza miserabile, se non alla morte, perché i figli hanno preso
il pretesto di dichiarare «offerta sacra» (korbàn in aramaico) i beni destinati al sostentamento di padre e madre (Mc7,11-13). Era una subdola scappatoia per evitare l'aiuto agli altri,
con il pretesto di una causa religiosa. Quando l'uomo mette davanti
«l'amore di Dio» senza curarsi del prossimo, produce una mostruosità.
L'assurdità di questo gesto diventa ancora più evidente sapendo che i
templi dell'epoca, e quindi anche il Tempio di Gerusalemme, avevano,
oltre alla loro specifica funzione religiosa, anche quella di essere un
centro finanziario; erano l'equivalente delle nostre banche. Quindi, in
questo senso «l'offerta sacra» non era un obolo per realizzare una
buona opera, ma costituiva ciò che chiameremmo oggi un investimento
finanziario.

Una rivelazione dell'identità di Gesù

Dopo
questa dimostrazione, Gesù ritorna al problema iniziale, quello che
aveva causato la sua viva reazione: perché i suoi discepoli non si
comportano secondo la tradizione degli antichi e prendono il cibo con
«mani immonde»? L'insegnamento di Gesù è comprensibile soltanto in
considerazione di ciò che Dio ha creato e voluto all'origine, quando ha
messo l'uomo e la donna all'interno di una creazione integralmente
buona (Gn 1). Infatti, all'origine non ci sono elementi puri o
impuri. Non c' è nulla che potrebbe insozzare l'uomo dal di fuori.
L'esterno, cioè la creazione; e l'interno dell'uomo sono omogenei. Non
c'è possibilità di conflitto tra loro quando l'uomo rimane unito a Dio
mediante il comandamento divino, che insegna come comportarsi nel
sistema complesso della creazione. Quando l'unità è spezzata dal
peccato, il cuore dell'uomo è diviso, il suo interno non corrisponde
più all'esterno: ciò si manifesta attraverso i perversi disegni
prodotti dal cuore dell'uomo.

Quanto
a Gesù, Lui è venuto nel mondo per riprendere il progetto originario
che Dio creatore aveva preparato per il primo Adamo. Ristabilisce in se
stesso il rapporto frantumato tra interno ed esterno, tra il cuore
dell'uomo e la creazione, affrontando il caos del deserto, vivendo con
le fiere, sostenendo la tentazione di Satana (Mc 1,12-13). In se
stesso, figlio dell'Uomo e Verbo eterno, realizza l'unione perfetta con
il Padre. È da questa unità che vede il mondo; è ancora da questa
prospettiva che giudica il comportamento dei fari sei e lo ritiene
inaccettabile.

La verità dell'incontro

Come
già notato, l'incontro tra Gesù e i farisei si colloca nella logica di
una rivelazione. Questa rivelazione non «cade dal cielo» come un
aerolito estraneo al nostro universo, ma si realizza attraverso parole
ed azioni molto precise, quelle di Gesù e dei farisei. Parole ed azioni
di entrambi sono l'espressione esteriore non dissociabile dal loro
stato interiore.

Nel
caso dei farisei c'è omogeneità tra il cuore e le azioni, entrambi
ugualmente corrotti. E tale corruzione rende la guarigione difficile,
se non impossibile. Sarà infatti molto improbabile trovare un punto di
accordo con loro che si considerano giusti. Gesù ha dichiarato di
essere venuto per i peccatori, non per i giusti (Mc 2,17). Potrà
verificarsi un incontro fruttuoso tra Gesù e i farisei ? Come potranno
cambiare, educandosi alla logica del donare senza la pretesa del
contraccambio? Nel presente caso, siamo di fronte a una parte che non
vuole comunicare con Gesù.

In
effetti, incontrare Gesù significa incontrare il Verbo eterno di Dio
venuto nella carne; solo Lui può favorire il cambiamento e solo in Lui
è data agli uomini la vita che esiste dall'eternità tra il Padre, il
Figlio e lo Spirito Santo. Quindi, incontrare Gesù significa per l'uomo
la possibilità inaudita di accedere alla guarigione del cuore grazie al
dono dello Spirito, di ritrovare l'unità originale tra interno ed
esterno voluta dal Padre, di entrare nella vita beata della
risurrezione. Viceversa, fallire quest'incontro significa fallire la
VITA come Dio la promette, la dà e la realizza dall' eternità nel
Figlio suo Gesù.

I discepoli uniti per grazia di Gesù

Quanto
ai discepoli di Gesù, devono ricevere una doppia rivelazione
dall'incontro del loro Maestro con i farisei. Dapprima: possono
prendere il cibo senza essersi lavate le mani, perché il loro Maestro
lo autorizza. Infatti, in ragione della presenza di Gesù, anche loro
sono già mondi per la Parola che egli ha annunciato, secondo
l'espressione di san Giovanni (Gv 15,3). Dovranno però essere
attenti e ricordare che anch'essi corrono sempre il rischio di
diventare farisei, annullando il comandamento dell'amore di Dio e del
prossimo e sostituendolo con precetti e tradizioni umane.

Se
l' incontro tra Gesù e i fari sei prende molto spazio nei Vangeli, è
giustamente perché anche noi siamo permanentemente esposti a diventare
«vecchi» fari sei forti delle nostre tradizioni di 2000, 200, 50 o 3
anni. Come era già il caso al tempo di Gesù, siamo anche noi esposti
ogni giorno al pericolo di annullare la Parola di Dio (Mc 7,9.13), il comandamento divino, per mettere al suo posto i nostri gusti, le nostre convenienze, i nostri desideri personali.

Grazie
al Vangelo, che è Buona Notizia, sappiamo come dobbiamo comportarci per
vivere correttamente il duplice comandamento dell' amore di Dio e
dell'amore del prossimo. A loro modo, anche i farisei ci rendono un
grande servizio, se non altro perché ci insegnano come non dobbiamo
comportarci.

Ultima modifica Mercoledì 19 Settembre 2007 23:23
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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