Domenica,04Dicembre2016
Venerdì 22 Gennaio 2010 23:17

Una nuova cronaca sui primi undici capitoli del libro della Genesi (Yvan Mathieu)

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È ancora possibile prendere sul serio i racconti biblici sulla creazione del mondo e sul diluvio? Appoggiandosi sulla nostra conoscenza scientifica, è ancora possibile credere che il mondo è stato creato in sette giorni e che c’è veramente stato un diluvio universale?

Una nuova cronaca
sui primi undici capitoli
del libro della Genesi

di Yvan Mathieu

È ancora possibile prendere sul serio i racconti biblici sulla creazione del mondo e sul diluvio? Appoggiandosi sulla nostra conoscenza scientifica, è ancora possibile credere che il mondo è stato creato in sette giorni e che c’è veramente stato un diluvio universale? Per un lettore credente, questi testi sono Parola di Dio. Attraverso questi testi, Dio continua a parlare all’uomo. Come riconciliare il fatto che gli undici primi capitoli della Bibbia sono Parola di Dio e il fatto che questi racconti possono difficilmente essere visti come una descrizione adeguata degli eventi? Per poter rispondere a queste domande, bisogna prendere sul serio li indicazioni del Concilio Vaticano II sull’interpretazione della Parola di Dio.

L’obbedienza della fede

Anzitutto, il Concilio invita il lettore credente a un atteggiamento di fede:

“A Dio che rivela è dovuta « l'obbedienza della fede» (Rm 16,26; cfr. Rm 1,5; 2 Cor 10,5-6), con la quale l'uomo gli si abbandona tutt'intero e liberamente prestandogli « il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà » [CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica Dei Filius, cap. 3: Dz 1789 (3008) [Collantes 1.067]] e assentendo volontariamente alla Rivelazione che egli fa. Perché si possa prestare questa fede, sono necessari la grazia di Dio che previene e soccorre e gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi dello spirito e dia « a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla verità » [SIN. DI ORANGE II, can. 7: Dz 180 (377) [Collantes 8.035]; CONC. VAT. I, l.c.: Dz 1791 (3010) [Collantes 1.069]]. Affinché poi l'intelligenza della Rivelazione diventi sempre più profonda, lo stesso Spirito Santo perfeziona continuamente la fede per mezzo dei suoi doni.” (§ 5)

D’altronde,

“Poiché Dio nella sacra Scrittura ha parlato per mezzo di uomini alla maniera umana [Cf. S. AGOSTINO, De Civ. Dei, XVII, 6, 2: PL 41, 537; CSEL 40, 2,228], l'interprete della sacra Scrittura, per capir bene ciò che egli ha voluto comunicarci, deve ricercare con attenzione che cosa gli agiografi abbiano veramente voluto dire e a Dio è piaciuto manifestare con le loro parole. 
Per ricavare l'intenzione degli agiografi, si deve tener conto fra l'altro anche dei generi letterari. La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa in testi in vario modo storici, o profetici, o poetici, o anche in altri generi di espressione. È necessario adunque che l'interprete ricerchi il senso che l'agiografo in determinate circostanze, secondo la condizione del suo tempo e della sua cultura, per mezzo dei generi letterari allora in uso, intendeva esprimere ed ha di fatto espresso [Cf. S. AGOSTINO, De Doctr. Christ., III, 18, 26: PL 34, 75-76; CSEL 80, 95]. Per comprendere infatti in maniera esatta ciò che l'autore sacro volle asserire nello scrivere, si deve far debita attenzione sia agli abituali e originali modi di sentire, di esprimersi e di raccontare vigenti ai tempi dell'agiografo, sia a quelli che nei vari luoghi erano allora in uso nei rapporti umani [Cf. PIO XII, l.c. [nota 5]: Dz 2294 (3829-3830); EB 557-562 [in parte Collantes 2.069-71]].” (§ 12)

In altre parole, per poter ben capire il testo, bisogna rispettare il suo genere letterario. Questi undici capitoli non sono scritti come si scrive un’opera scientifica sulla storia oggi. Non sono neanche testi scientifici che possono spiegare come le cose sono avvenute. Sono testi ispirati. Ciò non significa automaticamente che gli eventi narrati sono eventi storici. Ispirazione non significa che l’autore ha scritto direttamente ciò che il Signore ha sussurrato alle sue orecchie. L’autore ha usato le sue conoscenze storiche, scientifiche e letterarie per spiegare il piano di Dio quando egli ha creato il cielo e la terra.

Questi undici capitoli sono quindi testi che trattano di verità, ma di un tipo di verità più profonda: perché la creazione, perché il male, la vita, la morte, etc. Usando le conoscenze, le immagine, la mentalità del loro tempo, gli autori scrivono una profezia del passato. Proiettano nel passato la loro esperienza della realtà per spiegare il piano di Dio nella creazione e come mai il mondo si è allontanato di questo piano divino. La preistoria biblica (Gen 1-11) cerca quindi a rispondere alle domande fondamentale alle quale ogni essere umano viene confrontato: Da dove vengo? Dove vado? Qual è la mia funzione nel mondo? Come posso collaborare con Dio su questa terra? Ecco ciò che cercheremo di scoprire leggendo di nuovo gli undici primi capitoli del libro della Genesi.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input