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Lunedì 05 Aprile 2010 20:52

Teologia dell'Antico Testamento. Cap. 2.4. I libri ispirati

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La teologia dell’ispirazione quindi non appartiene alla teologia dell’A.T. se non per la parte che concerne l’ispirazione del profeta. Appartiene invece alla teologia del N.T.

Teologia dell'Antico Testamento

Cap. 2.4.

I libri ispirati

IV. I libri ispirati

Nella comunità postesilica di Palestina, la comunità che costituì l’embrione dal quale si sviluppò il Giudaismo, la rivelazione assunse una nuova forma che si mantenne sia nel Giudaismo sia nel Cristianesimo. L’A.T. stesso conosce soltanto la rivelazione della legge dell’alleanza e della parola di Jahweh proclamata dai profeti. Nei libri dell’A.T. sono raccolte le leggi e i detti dei profeti; i redattori di questi libri certamente pensavano che Jahweh avesse parlato agli uomini di cui si erano raccolte le parole, ma non agli scribi che le avevano raccolte. Inoltre sono stati raccolti:

- dei racconti che avevano lo scopo di ripercorrere l’esperienza israelitica dell’opera di Jahweh nella storia d’Israele;

- le direttive cultuali, gli inni liturgici e le preghiere, attraverso le quali Israele dava la sua risposta a Jahweh.

In nessuno di questi ambiti si avanza la pretesa che lo scritto stesso sia “ispirato”; e la teoria dello scritto ispirato è manifestamente un’applicazione dell’esperienza profetica all’opera dello scriba.

Un libro sacro non è precisamente la stessa cosa che un libro ispirato., soprattutto perché la definizione di ispirazione in questo caso può essere estremamente ambigua.

Nella sua forma più antica (e più duratura) essa consisteva con ogni probabilità nel credere che lo scriba ispirato scrivesse ciò che Dio gli dettava. Anche questo implica delle complicazioni nello sviluppo della credenza: Mosè non poteva essere considerato l’autore ispirato che aveva scritto la Legge (Pentateuco) finché questi cinque libri non fossero stati raccolti in un tutto e attribuiti a lui. I libri, dal canto loro, presentano Mosè come uno che parla, non che scrive, sotto l’influsso dell’ispirazione. Una volta che la qualifica di ispirato fu applicata alla raccolta dei libri “sacri”, era necessario trovare degli scrittori ispirati e questi furono trovati tra i grandi uomini della storia di Israele: Mosè, Giosuè, Samuele, David, Salomone e i profeti. Essi bastavano a spiegare l’origine dei libri, poiché nessuno si poneva problemi critici. L’ispirazione, invece, non fu riconosciuta negli scribi postesilici che, presumibilmente, furono i principali responsabili della redazione dei libri sacri. Essa poteva essere riconosciuta soltanto nei grandi uomini del passato, perché l’idea di collezione implicava la credenza che la rivelazione fosse chiusa.

Rimane impossibile individuare come e perché la credenza nell’ispirazione sia stata estesa agli scribi così come lo era a Mosè e ai profeti.

Gli effetti di questa credenza nei libri sacri ed ispirati permangono. Il primo che potremmo notare è il fatto di credere che Dio non parli più alla generazione presente; tutto quello che Dio aveva da dire all’umanità è già stato detto ed è conservato per iscritto. Questo impone la necessità di rendere gli scritti parlanti per la generazione presente. Il primo passo in questo processo consiste nello staccare gli scritti dalle loro radici storiche e attribuire loro un carattere extratemporale. Infatti, non si può ammettere che Dio si sia interessato di più alle generazioni del passato che non a quelle del presente. Coloro che non sono i destinatari originari degli scritti non possono limitarsi a leggerli; devono interpretarli, e l’interpretazione richiede degli esperti. Ma gli esperti non possono essere veramente carismatici, perché, per ipotesi, il potere di pronunciare la parola di Dio non viene più trasmesso all’uomo.

La parola di Dio non viene più proclamata dal profeta, bensì dallo scriba e dal maestro, lo studioso e il commentatore dei libri ispirati.

La teologia dell’ispirazione quindi non appartiene alla teologia dell’A.T. se non per la parte che concerne l’ispirazione del profeta. Appartiene invece alla teologia del N.T., e non può essere compresa correttamente se l’accettazione neotestamentaria dell’ispirazione non è intesa come parte dell’eredità ebraica del N.T.

Ultima modifica Mercoledì 02 Giugno 2010 17:57
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input