Sabato,10Dicembre2016
Domenica 12 Dicembre 2010 18:41

Lui asciugherà le lacrime dell'uomo (Antonio Bonora)

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Maria MaddalenaMaria Maddalena

 Anche il Nuovo Testamento come l’Antico non offre una teoria sistematica sul male-dolore. Eppure ad ogni pagina il male-dolore è presente, dal dolore di Cristo a quello dei suoi discepoli e dell’umanità intera.

 InGesù Dio viene incontro all’umanità che soffre

Lui asciugherà le lacrime dell'uomo

di Antonio Bonora

Anche il Nuovo Testamento come l’Antico non offre una teoria sistematica sul male-dolore. Eppure ad ogni pagina il male-dolore è presente, dal dolore di Cristo a quello dei suoi discepoli e dell’umanità intera. A partire dalla passione-morte di Gesù, il NT sviluppa un sapere di fede che integra il male-dolore nel piano salvifico di Dio e non lo esorcizza col semplice rifiuto o condanna all’assurdità.

Il problema, infatti, per il NT si potrebbe enunciare così: è possibile, e in qual modo, vivere e soffrire come Gesù Cristo? La domanda ne implica un’altra: è possibile essere consolati e vincere il male-dolore con e come Gesù Cristo? Poveri, malati, angosciati, peccatori sono uomini e donne colpiti da mali-dolori fisici, sociali, psichici, morali con i quali Gesù si incontra. Secondo la mentalità del tempo, la malattia è considerata come azione di un demonio o spirito malvagio oppure come conseguenza del peccato. Anche gli altri mali erano messi in relazione con il potere del male o Satana (cfr. Lc 10,19).

In Gesù, Dio viene incontro all’umanità sofferente per liberarla dalla tirannia del male. I miracoli di Gesù sono il segno della compassione di Dio e dell’irruzione della forza del regno di Dio nel mondo umano. I miracoli di Gesù sono la dimostrazione visibile del desiderio di Dio di liberare l’uomo dal male e di restituirgli una piena umanità.

Gesù però non ha guarito tutti i malati, non ha liberato tutti gli” indemoniati”. Egli infatti non è venuto per liberare da ogni dolore qui e ora, bensì per liberarci nel dolore, annunciando e mostrando in gesti e parole l’amore potente di Dio nei nostri riguardi.

Gesù non ha fatto discorsi sul dolore, ma ha sofferto personalmente fino alla morte in croce, lui che era innocente. E gli evangelisti hanno dedicato il più ampio spazio alla passione di Gesù, tanto che qualcuno ha detto che i vangeli sono un racconto della passione con una lunga introduzione. Dal punto di vista neotestamentario il tema del male-dolore si polarizza nella passione-morte di Gesù, la cui storia è una storia di sofferenze, di rifiuti, di umiliazioni e derisioni: «E’ necessario che il Figlio dell’uomo soffra molto» (Mc 8,31). Il Gesù sofferente e condannato a morte è presentato come colui nel quale ogni uomo può riconoscersi: «Ecco l’uomo!» (Gv 19,5). Ma nello stesso tempo «Dio ci dà prova del suo amore per noi nel fatto che, mentre ancora eravamo peccatori, Cristo morì per noi» (Rm 5,8); nel Cristo crocifisso si fa riconoscibile la giustizia (volontà salvifica) e l’amore di Dio per noi (Rm 3,25-26).

Se la passione-morte di Gesù in croce è il vero e proprio atto salvifico redentore, la fede cristiana è sempre fede nel Crocifisso. L’esistenza cristiana, quindi, determinata da questa fede, è sequela del Crocifisso. I Vangeli ci mostrano quanto sia stato difficile per i discepoli di Gesù integrare nella loro fede la via della croce: essi stupiscono, non comprendono, sono presi da timore (cfr. Mc 8,32-33; 9,32; 10,32). Gli stessi discepoli abbandonano la via della croce di Gesù: tradimento di Giuda, rinnegamento di Pietro, violenza di chi taglia l’orecchio di un servo del sommo sacerdote, sonno e fuga di tutti nell’ora suprema della sofferenza. Essi sono incapaci di seguire Gesù sulla via della croce. Ma Gesù vuole associare a sé i suoi discepoli e li «prende con sé» (Mc 14,33), li accompagna nel giardino del Getsemani, li introduce nel suo mistero di morte e risurrezione.

E’ possibile portare la croce con Gesù? «È impossibile presso gli uomini, ma non per Dio! Perché tutto è possibile presso Dio» (Mc 10,27). «Seguire Gesù per la via» (Mc 9,52) è possibile soltanto se Gesù ci prende con sé e ci trascina per la sua strada: «E quando io sarò innalzato da terra, attrarrò tutti a me» (Gv 12,32). Senza questa attrazione del Crocifisso la via della croce è per noi impraticabile; per questo Paolo afferma che il battesimo e la fede ci hanno «crocifisso con Cristo» (Rm 6,6). Voler vivere da sé, voler portare da soli il peso della sofferenza, voler superare da soli il peso del dolore: questo è il peccato che opprime l’uomo.

Il dolore fa parte «del tempo presente» (Rm 8,18), appartiene al mondo non ancora perfettamente redento. Esso domina nel momento presente: «Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo schiaffeggiati, andiamo erranti e fatichiamo lavorando con le nostre mani» (1 Cor 4,11-12). Il dolore è quindi segno del mondo non ancora trasfigurato; non è soltanto segno dell’amore di Dio in Cristo crocifisso, ma anche segno dell’opposizione a tale amore. L’attività taumaturgica ed esorcistica di Gesù è una lotta contro il male-dolore in quanto segno del peccato e della potenza demoniaca.

Via di perfezione

Soltanto nella Gerusalemme nuova Dio «asciugherà ogni lacrima dai loro occhi; non vi sarà più morte né lutto e grida e dolore» (Ap 21,4). Al momento presente il dolore fa parte dell’esistenza cristiana: «A voi, infatti, è stata concessa la grazia non solo di credere, ma anche di soffrire per lui» (Fil 1,29). Il cristiano, quindi, sta sotto la croce. Solo il futuro porterà, per l’azione di Cristo risorto, la libertà dal dolore e dalla morte. Infatti «siamo stati salvati, ma in speranza» (Rm 8,24).

La realtà del male-dolore disillude crudamente chi pensa di costruire qui e ora la sua felicità perfetta e rinuncia alla speranza cristiana. Di conseguenza, il dolore è una “lotta” (Fil 1,29-30; Eb 10,32), come dice l’esortazione a Timoteo: «Soffri insieme con me da buon soldato di Cristo Gesù» (2Tm 2.3). Ma proprio per questo, il dolore è anche una tentazione, una prova terribile della fede e della costanza (1Tm 3,3-5; 1Pt 1,6-7; Eb 2,18). Tuttavia siamo così esortati: «Non vi sconcertate per il fuoco che è venuto sopra di voi per mettervi alla prova, come se vi capitasse qualcosa di strano. Ma poiché prendete parte alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, in modo che esultiate di gioia anche al momento della sua manifestazione» (1Pt 4,12-13). La prova della fede, attraverso il dolore, può condurre alla costante perseveranza e quindi alla perfezione (Gc 1,3).

Gesù manda a noi lo Spirito di consolazione (Gv 15,26-27) che ci rende capaci di soffrire come Gesù e con Gesù, riempiendoci di speranza. «La speranza, poi, non delude, poiché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo datoci in dono» (Rm 5,5). E la speranza che fiorisce dalla macerazione del dolore portato con Cristo (Rm 4,4). Dallo Spirito di Cristo il cristiano è abilitato a soffrire come e con Cristo.

Arrendersi a Dio

Abbiamo ripercorso le tappe fondamentali della “narrazione” biblica del dolore umano fino al mistero del Dio crocifisso. Vorremmo semplicemente richiamare qui il “filo rosso” della riflessione biblica. Anzitutto occorre chiedersi se sia plausibile una teodicea preoccupata di “giustificare” Dio di fronte al dolore o non sia da assumere la vera “teodicea” biblica, cioè quella di Dio che “giustifica” se stesso nella sua dedizione incondizionata per “salvare” l’uomo e liberarlo, renderlo giusto e, di conseguenza, portare a compimento il suo illimitato desiderio di vita e di felicità.

Il male-dolore va collocato allora tra il desiderio di Dio di vivere felice con l’uomo e il desiderio incompiuto, spesso fallito, dell’uomo di vivere felice come aspirazione ed esigenza di significato e di amore. La Bibbia dichiara dunque illegittimo ogni tentativo di rendere plausibile e “giustificato” il male-dolore, proponendo la “resistenza” ad esso come via per vincerlo e, nello stesso tempo, la “resa” a Dio come potenza di vita capace di far vivere nel dolore e attraverso il dolore nel cammino di speranza verso la vita senza male e senza dolore.

 

(riduzione dal “Nuovo Dizionario di teologia biblica”)

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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