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Domenica 02 Gennaio 2011 22:54

Il Gesù ebreo e il Gesù dei vangeli (Rinaldo Fabris)

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Il Gesù ebreo e il Gesù dei vangeli (Rinaldo Fabris)

Da 200 anni si discute sulla contrapposizione tra il Gesù storico e il Cristo dei racconti evangelici. Di qui le grandi fasi della ricerca esegetico-storica: i vari metodi vanno usati in modo complementare e convergente.

Problemi dell'approccio storico

 Il Gesù ebreo e il Gesù dei vangeli

di Rinaldo Fabris  *

Da quando, oltre duecento anni fa, alla vigilia della rivoluzione francese, è esplosa la ricerca sul "Gesù storico", si è creata una divaricazione tra il Gesù dei vangeli e il Gesù ricostruito dall'indagine degli storici. Questa dicotomia è riassunta nella formula suggerita dal titolo del libro di Martin Kähler: Il Gesù della storia e il Cristo biblico della fede (1892). Negli ultimi decenni, con il contributo anche di nuove metodologie nella lettura dei vangeli e grazie a una conoscenza più approfondita dell'ambiente storico e culturale in cui ha vissuto e operato Gesù, si tende a smussare questa contrapposizione. Una retrospettiva della ricerca e del dibattito sul "Gesù storico" fa emergere quali sono i punti cruciali e gli esiti.

Le prime fasi della ricerca

La ricerca moderna sul "Gesù storico" prende avvio dalla pubblicazione di sette frammenti dell'opera di Hermann Samuel Reimarus (1694-1768), da parte del filosofo Gotthold Efraim Lessing, bibliotecario a Wolfenbiittel (1774-1778). L'intento del lavoro di H. S. Reimarus, un professore di lingue orientali ad Amburgo, è quello di liberare il Gesù storico dal rivestimento dell'insegnamento dogmatico delle Chiese. Lo storico "razionalista" riscopre nei testi dei vangeli il Gesù "reale": un rivoluzionario ebreo del primo secolo, messo a morte dai romani e che i discepoli, dopo averne trafugato il cadavere dal sepolcro, dicono che è risorto e vivo.

Nella stessa linea si colloca la scuola teologica "liberale" del XIX secolo, dove si rileggono i vangeli per portare alla luce la figura e l'insegnamento di Gesù senza il loro rivestimento mitico. I racconti dei miracoli sono interpretati come drammatizzazioni del suo messaggio religioso e morale. A questi principi ermeneutici s'ispirano la Vita di Gesù di Friedrich Strauss (1835-1836) e quella di Ernest Renan (1863). Gesù un personaggio straordinario e un maestro di morale che finisce tragicamente, perché si scontra con le istituzioni ebraiche controllate dal potere romano di occupazione.

Alla ricerca biografica su Gesù della teologia liberale mette fine il lavoro di Albert Schweitzer, Storia della ricerca sulla vita di Gesù (1906-1913). Secondo Schweitzer Gesù è stato strappato dal suo contesto storico originario - quello apocalittico ed escatologico - per essere rivestito con panni della modernità.

Una nuova fase nella ricerca del Gesù storico prende impulso dal metodo di lettura dei vangeli chiamato "storia delle forme", sviluppatosi nel secolo XX tra le due guerre. Con questa metodologia esegetica si cerca di ricostruire la storia della formazione dei vangeli, individuando le piccole unità letterarie autonome - "forme" - che stanno alla loro origine.

Uno dei promotori di questo metodo e Rudolf Bultmann, che non si limita a classificare le piccole unità letterarie sorte per rispondere alla situazione vitale delle prime comunità cristiane, ma ne ricostruisce la storia sullo sfondo dell'ambiente giudaico ed ellenistico. Circa il valore storico dei vangeli R. Bultmann condivide i principi della scuola liberale. Tra l'annuncio di Gesù Cristo, fatto dai discepoli dopo la pasqua, e il Gesù storico, c'e uno iato che l'indagine storico-critica dei testi mette in evidenza.

Alla tesi di R. Bultmann, che rischia di dissolvere Gesù in un simbolo "mitico", reagisce Ernst Kasemann, che nel 1953 tiene una conferenza - pubblicata come un articolo - su "Il problema del Gesù storico". Egli sostiene la necessità e la possibilità di stabilire una connessione tra Gesù della storia e il Cristo della fede per evitare la deriva di una cristologia "docetica", una eresia dei primi secoli in cui si considera apparente l'umanità di Gesù. Sulla stessa scia di E. Kasemann si pongono altri studiosi di lingua tedesca che tentano di ricostruire l'identità storica e la prassi di Gesù sulla base dei vangeli.

La nuova fase nella ricerca

Negli ultimi decenni la ricerca sul Gesù storico riprende vigore con un aggiornamento della metodologia. Per ricostruire il percorso che va dai vangeli scritti a Gesù, si cerca di definire i criteri per riconoscere l'attendibilità storica di quello che egli ha fatto e detto, e soprattutto il motivo della sua condanna a morte. In base al "criterio delle testimonianze" si dice che, quando una parola o azione di Gesù è attestata da più fonti, diverse e convergenti, è probabile che essa risalga al Gesù storico. Con il "criterio della discontinuità" si afferma che un fatto o una parola di Gesù sono attendibili sotto il profilo storico quando non possono essere spiegati né come prodotto dell'ambiente giudaico contemporaneo a Gesù, né come elaborazione da parte della comunità cristiana successiva.

Il terzo "criterio della continuità" fa leva su questa argomentazione: un'azione di Gesù o una parola sono autentici quando sono in sintonia sia con l'ambiente vitale e la situazione socio-culturale del suo tempo sia con l'originalità della sua persona e del suo messaggio. Sulla base di questi criteri, adoperati in modo concertato e dialettico, si afferma l'attendibilità storica delle tradizioni conservate negli attuali vangeli.

Nell'ultima fase della ricerca sul Gesù storico si privilegiano le fonti che precedono i vangeli e i documenti non canonici, come la fonte Quelle (=Q), il Vangelo di Tommaso, Vangelo di Pietro, il Vangelo degli Egiziani. Inoltre, con il ricorso alle scienze sociali - sociologia storica e antropologia culturale - si tenta di ricostruire l'ambiente storico e socio-culturale di Gesù. In particolare si studiano i testi del giudaismo del I secolo - i manoscritti di Qumran - si valorizzano i dati archeologici: gli scavi di Sepphoris, a nord di Nazaret e dei villaggi della Galilea. Accanto ai criteri di storicità summenzionati si elaborano e propongono altri di carattere più sintetico: la coerenza storica, la plausibilità, la ragione sufficiente e quello detto dell'imbarazzo: un fatto o una parola Gesù, che crea problemi per la tradizione che ne conserva memoria, con tutta probabilità risale al Gesù storico.

Alcuni autori danno maggior credito alla tradizione "orale", che sta alla base della stesura dei vangeli (J. D. G. Dunn). Inoltre si mette in evidenza l'inserimento di Gesù nel suo ambiente giudaico. Gesù è un giudeo osservante della Torah, un contadino della Galilea, che vive ai margini della società greco-romana (J. P. Meier). Tuttavia la rivalutazione dell'identità giudaica di Gesù non può ignorare il fatto che le tensioni e il conflitto con le autorità e le istituzioni del giudaismo lo porteranno alla condanna a morte da parte del potere romano di occupazione della Giudea. Sotto il profilo storico nelle parole e nelle prese di posizione di Gesù si ha un'eccedenza che invita i ricercatori ad approfondire la sua identità sullo sfondo della tradizione religiosa di Israele.

Dal Gesù dei vangeli al Gesù storico

Attraverso l'analisi dei vangeli si può ritrovare Gesù ebreo reale, che è vissuto e ha operato nella prima metà del primo secolo in Palestina? Tra Gesù e gli attuali vangeli, sorti dopo la seconda metà del primo secolo dell'era cristiana, si colloca la tradizione, che fa da cinghia di trasmissione del materiale evangelico all'interno delle prime comunità cristiane. Nel percorso che va da Gesù ai vangeli vi sono almeno due tappe o momenti decisivi. II primo è il passaggio dall'insegnamento di Gesù alla testimonianza e predicazione su di lui da parte dei suoi discepoli. Il secondo è il passaggio dalla tradizione orale alla stesura scritta dei vangeli da parte dei redattori. A ognuna di queste svolte si ripropone l'interrogativo: qual è lo scopo dell'annuncio e della predicazione delle prime comunità cristiane su Gesù? Qual è lo scopo dei redattori dei vangeli? Informare sulla storia di Gesù o suscitare e sostenere la fede in lui, il Cristo vivente e il Signore?

Attualmente c'e un sostanziale accordo nel ritenere che lo scopo principale dei vangeli scritti e della tradizione evangelica precedente è di annunciare Gesù come Cristo e Signore. I vangeli sono prima di tutto documenti di fede in Gesù Cristo risorto. Con questo non si esclude l'interesse degli autori dei vangeli per il Gesù storico, per ciò che egli ha fatto e detto. Questo interesse è subordinato allo scopo primario di cogliere e sottolineare il significato della sua persona. I vangeli non sono una cronaca dell'attività di Gesù né riassunto del suo messaggio, ma documenti di una tradizione viva, scritti da autori cristiani impegnati. Se da una parte i vangeli attestano la fede in Gesù Cristo, dall'altra parlano di un Gesù che è vissuto, è vissuto in uno spazio e in un tempo preciso. I vangeli documentano la fede dei discepoli e delle prime comunità cristiane in Gesù Cristo, il Signore risorto, che è inseparabile dalla vita e dall'azione di Gesù di Nazaret.

La "storia delle forme", utilizzata per ricostruire i motivi e le esigenze dell'ambiente che ha conservato e trasmesso le piccole unità letterarie dei vangeli, può essere applicata per ricostruire la situazione vitale della comunità dei discepoli raccolti attorno a Gesù. Prima della sua morte e della risurrezione si tende a conservare e trasmettere ciò che egli insegna e compie nei villaggi della Galilea e a Gerusalemme. Un esame attento del materiale evangelico mostra che la tradizione di quello che Gesù ha fatto e detto è iniziata in una comunità raccolta attorno alla sua persona. Questa tradizione continua e si sviluppa dopo la Pasqua sotto il controllo e la responsabilità delle stesse persone che hanno vissuto con Gesù, i "dodici" discepoli, da lui scelti come rappresentanti delle tribù di Israele. La tradizione su Gesù matura nella comunità dei suoi discepoli che ne garantiscono la continuità e la fedeltà storica.

Esiti e prospettive

Negli ultimi anni si tende a superare la contrapposizione tra il Gesù della storia e il Cristo dei vangeli. Il punto di connessione o di incontro tra Gesù e il Cristo è costituito dall'interpretazione. II Gesù "storico", cioè ricostruito dagli storici sulla base delle fonti, non si identifica con il "Gesù della storia", cioè quello reale, terreno, vissuto negli anni trenta dell'era cristiana in Palestina. Ma il Gesù "storico" non è del tutto estraneo e diverso dal Gesù reale. Tra i due esiste un nesso o legame innegabile, che sta all'origine di quella esperienza religiosa conosciuta alla fine del primo secolo come "cristianesimo", in cui si riconosce e proclama che Gesù è il Cristo e il Signore.

La fede in Gesù Cristo, documentata nei vangeli, fa parte della storia. Dentro questa storia stanno i primi discepoli che hanno veicolato la tradizione su Gesù, gli autori dei vangeli che le hanno messe per iscritto, gli storici del passato e del nostro tempo, che ne verificano l'attendibilità. Tutti sono condizionati dalle dinamiche di questa storia. Nel caso di Gesù l'intreccio delle esperienze di quanti ne hanno trasmesso il ricordo e hanno redatto i vangeli, esclude che si possa far ricorso ad un unico metodo di analisi e di interpretazione dei dati per ricostruire il suo volto e il suo messaggio. Si deve invece aprire un tavolo di ricerca interdisciplinare, dove c'e posto per la storia, la teologia e la filosofia.

I vari metodi elaborati per verificare la storicità di Gesù sono utili se usati in modo complementare e convergente. L'enigma di Gesù non si risolve con l'analisi dei vangeli per verificarne l'autenticità o la storicità. Gesù rivendica un'autorità unica, che interpella non tanto lo storico, ma l'essere umano in quanto tale.

 

* Presidente dell'Associazione biblica italiana

(da Vita Pastorale, n. 4, 2009)

Bibliografia

Barbaglio G., Gesù ebreo di Galilea. Indagine storica (La Bibbia nella storia 11), Dehoniane 2002, Bologna; Dunn J. D. G., Gli albori del Cristianesimo. I. La memoria di Gesù -1. Fede e Gesù storico, 2. La missione di Gesù, 3. L'acme della missione di Gesù (Introduzione allo studio della Bibbia 29-30-31), Paideia 2006-2007, Brescia (orig. inglese 2003); Meier J.P., Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico: 1. Le radici del problema e della persona (BTC 117), 2. Mentore, messaggio e miracoli (BTC 120), 3. Compagni e antagonisti (BTC 125), Queriniana 2001-2002-2003, Brescia (orig. inglese 1991-1994-2001); Segalla G., Sulle tracce di Gesù. La "terza ricerca", Cittadella 2006, Assisi; Stegemann N. W. - Malina B. J. - Theissen G. (edd.), Il nuovo Gesù storico, Paideia 2006, Brescia (orig. tedesco 2002).

Ultima modifica Venerdì 30 Marzo 2012 13:04
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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