Lunedì,05Dicembre2016
Giovedì 03 Febbraio 2011 22:31

Naum e la violenza nella Bibbia (Giacomo Vìoli)

Valuta questo articolo
(2 voti)
Naum e la violenza nella Bibbia (Giacomo Vìoli)

Attraverso alcune suggestioni tratte dal profeta Naum, il presente articolo cerca di introdurre il lettore, al delicato e controverso tema della violenza nella Bibbia. Soprattutto ci si chiede se Naum sia voce fuori campo o possa anche lui parlare a nome di tutti gli altri autori biblici.

Naum e la violenza nella Bibbia

di Giacomo Vìoli

Attraverso alcune suggestioni tratte dal profeta Naum, il presente articolo cerca di introdurre il lettore, al delicato e controverso tema della violenza nella Bibbia. Soprattutto ci si chiede se Naum sia voce fuori campo o possa anche lui parlare a nome di tutti gli altri condomini dei ta bibla: Antico e Nuovo Testamento. Una sfida appassionante che merita molta attenzione...

Un libro imbarazzante: «Chi ha invitato Naum?»

Qualche volta si ha l'impressione che uno o più invitati stonino alla festa. «Ma chi lo ha invitato quello lì...?», «L'ho visto... ma fa finta di niente!». Credo che qualcosa di simile sia capitata anche al libro del profeta Naum. Pur considerato nel novero delle Scritture ispirate, pur con «l'invito in mano» il libro di Naum imbarazza. «Chi l'ha invitato?». Con i suoi 3 capitoletti è comunque enorme, ingombrante. Non si sa bene come giustificarlo a bordo della Bibbia. Per vari versi le sue 574 parole ebraiche, se non si possono proprio ignorare, disturbano la nostra sensibilità moderna. Il libro di Naum, infatti, è stato duramente criticato dai commentatori per quello che dice e per quello che tace. Cominciando dai suoi silenzi, Naum è accusato di ignorare le colpe del suo popolo che non era meno malvagio dell'Assiria, di non aver fatto nemmeno un accenno ai peccati d'Israele, alla penitenza, a migliorare la condotta sociale e individuale per ottenere la benevolenza divina[i].

A seguire, il profeta di Eikos ha conosciuto il veleno della critica per l'accanimento sanguinario contro Ninive, la gioia crudele, il disprezzo per i pagani e soprattutto l'accusa di essere l'alfìere di un nazionalismo vendicativo. Geremia sopravvissuto alla caduta di Ninive, in tutta la sua profezia non spende una parola per l'impero assiro. Alcuni passi di Naum parlano da soli:

Un Dio geloso e vendicatore è il Signore,
vendicatore è il Signore, pieno di collera.
Il Signore si vendica degli avversari
e serba rancore verso i nemici... (1,2);

Devastazione, spoliazione, desolazione;
cuori scoraggiati, ginocchia vacillanti,
brividi ai fianchi,
su tutti i volti il pallore (2.11);

Anche i suoi bambini furono sfracellati
ai crocicchi di tutte le strade,., (3,10b).

Poeta che esalta o profeta che delude?

Poeta d'alto livello, conciso e rapido, vibrante di sentimento, Naum è capace di suspense e di grande movimento. Con brevi tocchi giustapposti e crescente gradualità aggiunge immagini possenti sull'incedere del furore divino (1,1-2,3), sull'attacco dei saccheggiatori (2,5-9).

Descrive gli episodi a tratti brevi asindetici, con verbi all'imperfetto presente o al participio, in sintonia con l'irrompere a ondate degli assalitori e il panico degli assediatori[ii].

Per il valore letterario del libro, per il linguaggio brillante, il ritmo incalzante, tutto balzi e slanci come i suoi «carri di ferro pronti all'attacco» (2,4), Naum è capace di riportare l'orologio indietro di 2600 anni e trascinare chiunque si avvicini a lui nelle ultime e convulse ore della città di Ninive. Grande tra i poeti di Giuda, nessuno ha saputo evocare liricamente come lui l'assalto e la conquista della grande città, il panico, l'agitazione, i lamenti[iii]. Ma l'abilità del poeta, proprio per quelle parole, coincideva con la delusione per il profeta. Molti, lo hanno addirittura tacciato di essere un «falso profeta».  Afferma senza timidezza E. Achtemeier che formalmente si riconosce l'autorità della Scrittura e la sua ispirazione divina, «ma nella realtà dei fatti escludiamo da essa il libro di Naum»[iv]. Il problema è che il libro di Naum gronda di sangue e ancor peggio abbonda di gioia per quel sangue. Ma il nome Naum, secondo la possibile derivazione dalla radice ebraica nhm, non voleva dire: Dio consola'? Ma è un libro di violenza o di consolazione profetica? Da dove partire a spiegare che anche la sua violenza «ha un senso alla festa»?  Se del profeta Naum non sappiamo quasi niente e gli unici indizi che il testo ci offre rimangono essi stessi oscuri, forse individuare almeno il suo paese d'origine, Eikos (1,1), può illuminare il nostro studio. È un compito assai complicato e importante che ci porta al punto seguente.

Un problema più vasto: la città di Naum

Di Eikos abbiamo almeno tre possibili collocazioni. Alcuni autori (J.G. Eichhorn, F. Delitzsch...) hanno identificato questa località con Al Qus, a due giorni di strada a nord di Ninive nelle vicinanze di Mosul in Mesopotamia. Questa località tuttavia non si trova ricordata in nessun testo cuneiforme. Che Al Qus sia esistita solo a partire dal periodo arabico? Altri studiosi, orientali da Gerolamo, localizzano Eikos in Galilea, identificandola con El Kauze o con Cafarnao (villaggio di Naum!). Altri ancora vogliono Eikos in Giudea. Per altri non indica una città ma il salmo del primo capitolo del libro compreso tra l'iniziale che si estenda dalla prima parola (e1) del v, 2 e fino alla terzultima del v. 10 (è il pensiero indipendente e curioso di O. Happel). Di fatto, la difficoltà a trovare Eikos sulle cartine geografìche dell'antico vicino Oriente è così grande che non si può che vagare nel mondo delle ipotesi[v].  Se con Eikos però, indichiamo il mistero dì Naum, ossia una violenza che sem- bra benedetta da Dio e si presenta sempre «con l'invito in mano», allora Eikos è un luogo che si trova un po' ovunque nella Bibbia da Genesi ad Apocalisse. Eikos assurge, anzi, a pars pro toto di un fenomeno ben più vasto. Quante pagine della Bibbia come il brillante «poemetto anti-assiro» di Naum raccontano storie di violenza!

Violenza in terra e in cielo

Violenza degli uomini, violenza di Dio. Violenza contro i fratelli come Caino, che apre il triste sipario, violenza tra le famiglie, violenza tra i popoli. Violenza sulla terra («Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza» Gn 6,11 ), violenza in cielo («Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago» Ap 12,7). Secondo R. Schwager nella Bibbia ebraica nessun'altra attività o esperienza umana è menzionata così spesso come la violenza, né il lavoro o l'economia, né la famiglia o la sessualità, né la natura o la scienza. Per gli autori biblici, l'esperienza di uomini che si combattono e si uccidono appare come la più impressionante e assillante della storia. Più di 600 passi raccontano di popoli o singoli che hanno attaccato altri annientandoli e uccidendoli, mentre il tema della vendetta del sangue da parte di Dio nell'Antico Testamento si trova più spesso della violenza umana. In circa mille passi, al dir di Schwager, l'ira di Dio si accende portando castigo, morte e rovina.  Forse che erano più irenici gli dèi inquilini dell'Olimpo? Riportando il pensiero di M. Benedici, G. Barbaglio afferma che «di fatto il libro di Rut è il solo documento intero in cui YHWH non è associato direttamente o indirettamente alla guerra»[vi]. Oltre a questo si salverebbero solo il Cantico dei Cantici e il libro di Ester, dove però YHWH non è mai menzionato... Sarcasticamente, U. Eco, immaginando di lavorare per una celebre casa editrice, dà un parere negativo su l'eventuale pubblicazione della Bibbia, benché all'inizio ne fosse rimasto entusiasta: E’ tutto azione e c'è tutto quello che il lettore d'oggi chiede a un libro di evasione: sesso (moltissimo), con adulteri, sodomia, omicidi, incesti, guerre, massacri e così via...[vii].  Eco ironizza dicendo che il Vaticano avrebbe molto da obiettare circa la pubblicazione di un libro simile. Ritengo però che una lettura più storica e più teologica riveli che tali affermazioni più che mostrare la violenza della Bibbia, facciano violenza alla Bibbia. Non potendo risolvere in questa sede ogni arcano, cominciamo almeno a tracciare alcune linee teologiche che emergono dalla violenza in Naum.

Violenza o indignazione?

Due domande essenziali; è tutta violenza quella che appare in Naum? Cosa intende veramente il profeta con il termine violenza? E in tutto ciò che ruolo ha Dio?  A ben leggere i suoi versetti, l'entusiasmo vendicativo di Naum altro non è che profonda e profetica indignazione a partire da sentimenti e giudizi morali. È la grande intensità di indignazione che fa sembrare che ci sia in lui risentimento e animosità verso lo straniero. Naum non avvalla la violenza, al contrario la condanna duramente insieme all'ingiustizia e all'immoralità di Ninive. Se la lingua è poeticamente dura e vibrante, il linguaggio è assolutamente profetico. La tiran- nide sorretta da menzogna e dissolutezza prima o poi finirà miseramente. Guai alla città sanguinaria, piena di menzogne, colma di rapine, che non cessa di depredare! (3,1) E per le tante seduzioni della prostituta, della bella maliarda, della maestra d'incanti, che faceva mercato dei popoli con le sue tresche e delle nazioni con i suoi incantesimi (3,4). Dietro le parole di Gesù nel Getzemani: «Tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno» (cf. Mt 26,52), in dissolvenza c'è questo concetto profetico che Naum tinge così al vivo.

Vendetta dell'uomo o intervento di Dio?

Elemento di sicura marca profetica è comunque il dato teologico che il giudizio di Ninive è fatto da YHWH non da un uomo. Sarà Dio a distruggere il male e la corruzione. Il profeta spazza via qualsiasi pensiero di vendetta umana nei confronti dei malfattori: a Dio spetta la vendetta (v. 2). Se si pensa al momento storico di Naum si capisce la portata della profezia. È il tempo della superpotenza assira, invitta da secoli, arrogante, prepotente e forte. La capitale Ninive riposa tronfia nel suo centro, è il cuore del grande impero. Quello che viene emanato tra le sue mura viene eseguito implacabilmente fino alle province più lontane. Nessuno può resisterle. In questo contesto un oscuro scrittore di un popolo lontano proclama la fine di Ninive e nulla potrà salvarla, poiché a decretare il suo tramonto è Dio,YHWH[viii]:  Così dice il Signore:  «Siano pure potenti, siano pure numerosi, saranno falciati e spariranno» (1,12). Questo dato più che il desiderio di una vendetta umanamente impossibile, rivela la sete di una giustizia affidata solo e unicamente alla fiducia in Dio che ristabilirà la giustizia.

L'ultima parola è di Dio

Dietro i bagliori della guerra e di fronte all'ira di Dio, chi legge attentamente Naum sente l'eco del kerigma d'Israele ossia che il Dio creatore è anche il Dio salvatore[ix]. La storia, anche se squassata dall'Assiria, è comunque nelle mani di Dio. Se in passato si era arrivati prima alla conoscenza del Dio salvatore, poi a quella del Dio creatore, in Naum questi due volti di Dio vanno a braccetto. La riflessione di l,4a gioca proprio su questo tema: YHWH, potente Dio della creazione, interverrà nella storia per riportare giustizia. La potenza di Dio «sulle acque», Dio che «minaccia il mare e lo rende asciutto, prosciuga tutti i fiumi...», difficilmente comprensibile per un giudeo che non conosce né il mare né fiumi possenti, è un chiaro messaggio della potenza impareggiabile di Dio che avrà ragione di Ninive e di tutta l'Assiria, Per comprendere le parole del profeta bisogna ricordare che l'economia assira era fondata su geniali sistemi d'irrigazione, in una parola, sull'acqua. L'Assiria come la grande città di Ninive, protetta a ovest dal Tigri, difesa da mura imponenti, fossati e canali, con i suoi dei acquatici, non può competere con un Dio che controlla l'acqua di tutto il mondo. Pur senza precisazioni Naum parla della presa di Ninive proprio dalle «porte delle acque» (2,7). Azione di guerra per via di fiume? Comunque «la reggia trema tutta» (2,7). La natura cambia la storia. Anzi, il Dio della natura cambia il corso della storia perché è il Dio della storia. Libro di violenza? Libro di speranza: l'ultima parola è di Dio.

Dio violento o solo «lento»?

Come dice il Sal 121,4: «Non s'addormenta il custode d'Israele». Giuda non deve pensare che Dio abbia ignorato gli eccessi dell'Assiria per debolezza. C'è un tratto finissimo nella profezia di Naum che scagiona Dio dall'accusa di cunctator: temporeggiatore o per impotenza o per disinteresse. Sono le parole di l,3a: «II Signore è lento all'ira». Proferite subito dopo la professione di fede in un Dio vendicatore (1,2), queste parole stonano o forse indicano in che modo Dio sia «vendicatore».

Dopo cent'anni di barbarie, dalla salita al potere di Tiglat-Pileser III al trono (745 a.C.), fino a Manasse re di Giuda, con la collocazione di divinità pagane nel tempio di Gerusalemme e la persecuzione e uccisione dei profeti. Giuda aveva motivo di pensare che Dio fosse «lento all'ira». Col tempo però Giuda comprese che questo era proprio un segno distintivo della bontà di Dio. In tanti pensano che: «Se Dio non interviene subito vuoi dire, o che non c'è, o che è cattivo»; ma «desiderare che il Signore si vendichi all'istante è una nostra debolezza», scriveva Lutero[x] . La lentezza di Dio alla collera è piuttosto indice della sua grandezza. Il cagnolino suscettibile abbaia per un nonnulla, il leone attende vigile anche se lo vedi sonnecchiare. Dio concede tempo, la sua lentezza è occasione di ravvedimento, un salvagente. La sua lentezza è provvidenza affinchè il «figlio torni in se stesso» (Le 15,17). Dio è lento. Lento nel minacciare, lento nel condannare, lento nel mettere in atto la sentenza. Quanto esita! Quanto e'è voluto perché Ninive, Babilonia, Gerusalemme, Roma... cadessero!

Lentezza di un potente che ha in mano la storia: «Lento all'ira, ma grande nella potenza», lentezza come opportunità di ripensamento, lentezza come longanimità perché il Signore è «il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà», ma che «non lascia senza punizione» (Es 34,6-7).

Violento, indignato, o giusto?

Continuando il nostra lettura ci accorgiamo che il Dio violento e vendicatore di Naum ha un volto inatteso. Nel linguaggio moderno dietro la nostra concezione di «vendetta» e di «vendicatore», s'intende l'idea di un torto o di un atto delittuoso che viene ripagato al di fuori della legge, escludendo il colpevole da un regolare procedimento giuridico guidato da un giudice imparziale, rendendo personalmente male per male. Il concetto biblico di vendetta e di vendicatore è ben diverso. La vendetta designa un ristabilimento della giustizia, comunque nell'ambito di un ordinamento costituito[xi]. Insomma, una vittoria piena sul male. Attraverso alcuni passaggi che conducono dal «vendicatore del sangue», Go'el (Nm 35,21 ), alla vendetta limitata dalla «legge del taglione» (Es 21,18s), via via, nel mondo biblico si fa avanti l'idea di non covare sentimenti di vendetta per il proprio fratello, prima inteso solo come connazionale (Lv 19,17s) poi come ogni uomo (Sir 28,1.7)[xii]

La riflessione di Naum s'inserisce a questo punto della rivelazione biblica in cui sorprendentemente il Go 'el (anche se il termine come tale non compare nel libro), colui che deve vendicare il suo popolo nella giustizia, è Dio. È Dio colui che ristabilisce l'ordine. È Dio il giudice giusto e imparziale che deve agire, non l'uomo, anche se terribilmente offeso. La ferita inferta all'uomo, immagine e somiglianzà di Dio, è sempre rivolta contro Dio. Sarà Dio a intervenire al momento giusto e nel modo giusto. Così accadrà anche per Ninive! Il Dio vendicatore è così un Dio giusto che, indignato per il male dell'Assiria, «lento all'ira», dando cioè tutto il tempo necessario per ravvedersi, interverrà efficacemente. Questo non è ancora il perdono cristiano, ma è l'umile sottomissione al Signore, attendendo il giorno della sua visita.

Giusto o misericordioso?

Da questo punto di vista si capisce che, nel linguaggio biblico, se la vendetta è nelle mani di Dio allora è espressione di una giustizia più alta, avulsa da ogni possibile umano arbitrio. Se poi la lentezza di Dio è tentativo e occasione di ritomo, allora questa giustizia è in sé anche misericordiosa. Fin qui ci conduce Naum e all'interrogativo se Dio sia «giusto o misericordioso» il profeta di Eikos sembra anticipare la futura affermazione di 2Mac 1,24 «Giusto e misericordioso». Certo il concetto di misericordia dei Vangeli è ancora lontano: la legge del perdono di Mt 6,12.14s, o l'«amate i vostri nemici e pregate per coloro che vi perseguitano» di Mt 5,44, sembrano frasi prese da «un altro libro». Note di un altro spartito. Come coniugare allora la giustizia e la misericordia di Dio dell'Antico Testamento e in particolare di Naum, con la misericordia del Nuovo Testamento? In una lettura d'insieme dove collocare la teologia di Naum nella Bibbia?

Dal Dio che insanguina al Dio che sanguina

Anzitutto dobbiamo considerare un dato fondamentale che spesso sfugge ai lettori odierni della Bibbia. Il mondo antico, quello intorno alla Bibbia, quello in cui nasce la Bibbia, è sostanzialmente violento. Dio entra nella storia violenta di popoli violenti e l'immagine primigenia che incontra è di una violenza senza limiti, come mostra Lamech (Gn 4,19-24), o i sacrifici umani di bambini offerti al violento dio Moloch (Ger 7,31; 2Re 23,10).

Nel corso della rivelazione biblica YHWH, schierato dalla parte di Israele oppresso in Egitto (Es 3,9), viene dapprima ritratto come guerriero che uccide i primogeniti d'Egitto (Es 12). Il Dio che piega il corso della natura rivelandosi con temporali, uragani e terremoti (Es 19), a poco a poco diventa il Dio del «leggero sussurro» (IRel Is). A poco a poco il Dio guerriero «che frantuma le teste ribelli» (Sai 110,5s; Ger 17,25), infrange questa sua immagine per prendere le sembianze di un «re umile e pacifico in groppa a un asino» (cf. Zc 9,9). Poi, sulla scena compare il misterioso «Servo di YHWH», che confida radicalmente in Dio e trionfa sulla violenza subendola volontariamente. Egli non resiste al malvagio (Is 50,5s) e non commette inganno né violenza (cf. Is 53,9). Di lui dice Isaia:

Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti (Is 53,5).

Dalle parole di un centurione romano giunge una conferma: Gesù di Nazaret, morto in croce come il Servo di YHWH, è «il Figlio di Dio» (Mt 27,54); il Dio fatto uomo. Ecco finalmente il volto del «Servo»: il Figlio di Dio che, trascinato in tribunale con false accuse e falsi testimoni, inchiodato al patibulum, processerà la storia (Mt 25,31-46). Alla massima violenza della croce Dio risponde con il massimo amore: «Padre perdonali» (Lc 23,34), e risuscita il Figlio (At 10,40) che pone alla sua destra (Eb 1,3). A chi accoglie il Figlio, Dio dà potere di diventare figli (Gv 1,12).

Ma nella storia ancora violenza e odio e come al tempo di Naum spesso Dio tarda a intervenire. A chi chiede sgomento: «Fino a quando Signore?» (Ap 6,10), il Nuovo Testamento risponde in Gesù come ha risposto Naum. Il Dio «misericor- dioso e giusto», interverrà. Lui che «ha rovesciato i potenti dai troni e innalzato gli umili» (Lc 1,52), darà a ciascuno quello che gli spetta (Rm 12,19; Eb 10,30). Nel frattempo il Nuovo Testamento invita a essere «costruttori di pace» (Mt 5,9) e a ripetere le parole di Gesù: «Sia fatta la tua volontà» (Lc 22,42), versione riveduta e corretta di quell'affidamento al Signore, che Naurn con linguaggio più ruvido già professava.

Conclusione

Si può quindi affermare che l'esperienza del profeta Naum si inserisce in un mo- mento significativo della rivelazione biblica. A partire da una storia tormentata, Naum parla di Dio così come si poteva capire nel suo tempo, pur con affondi di grande novità, rivelando che il problema non è tanto la violenza di Dio quanto la violenza dell'uomo. Scrive propriamente L. Mazzinghi:

Potremmo considerare la Bibbia come lo specchio di tante violenze umane che l'uomo ha troppo spesso la tentazione di proiettare in Dio per giustificarle in qualche modo, magari facendone carico proprio a Dio stesso[xiii].

Naum, dallo sdegno di Dio, ci porta a riflettere su un'umanità violenta e ingiusta, intollerabile agli occhi di Dio. Visto che «Eikos è ancora abitata», e come scriveva il monaco U. Neri anche oggi «la guerra resta»[xiv], Naum offre ancora risposte valide: Dio è giusto e non può tollerare la violenza, è lento all'ira e misericordioso, dà tempo e occasione per redimersi. La novità cristiana, verso la quale anche Naum cammina, è quella di un Dio che muore in croce perdonando. Non già un Dio che insanguina ma che sanguina. Fin qui nessuno si era mai spinto. Rimane tuttavia la certezza che chi vuole rimanere lontano da Dio perisce, Naum reca così un messaggio di assoluta attualità e di speranza che tradotto nel linguaggio evangelico suona con la beatitudine per quanti «hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati» (Mt 5,6) nella consapevolezza che il sonno di Gesù sulla barca della storia (Me 4.35-41) è presenza vigile del Dio che «sarà sempre con noi» (Mt 28,20).


Violi G., 2009 – Naum e la violenza nella Bibbia. In: Parole di Vita, Ed. Il Messaggero. Padova Anno LIV, n.4:35-42.

[i] ' Cf.P.G. RINALDI - F. LUCIANI, / Profeti minori. Ili,Michea,Nahum,Abacuc,Sofonia,Aggeo,

Taccona, Malachiti, Marietti, Roma 1969, 51

[ii] G. SAVOCA, Abdia,Naum, Abacuc,Sofonia, Ancora, Milano 2006, 54.

[iii] L. ALONSO SCHÖKEL - J.L. SICRE DIAZ, I Profeti, Boria, Roma 19963, 1223.

[iv] E. ACHTEMEIER,IDodici profeti. Parte seconda Naum, Abacuc, Sofonia,Aggeo, Zoocoria, Malachia, Claudiana, Torino 2007, 19.

[v] J. BLENKINSOPP, Storia della profezia in Israele, Queriniana, Brescia 1996, 155.

[vi] G. BARBAGLIO, Dio violento? Lettura delle Scritture ebraiche e cristiane. Cittadella, Assisi 1991, 12.

[vii] U. ECO, Diario minimo, Mondadori, Milano 1978, 147.

[viii] Cf. RINALDI - LUCIANI, / Profeti minori, 51.

[ix] Cf. E. ZENGER (ed), Introduzione all'Antico Testamento, Queriniana, Brescia 2005, 848,

[x] Cf. ACHTMEIER, IDodici profeti, 27.

[xi] ZENGER, Introduzione, 847-848.

[xii] Cf. A. DARRIEUTORT - X. LEON DUFOUR, «Vendetta», in X. LEON DUFOUR (ed.). Dizionario di teologia biblica, Marietti, Genova 20025, 1347-1350; e ID., «Violenza», in ibid., 1374-1381.

[xiii] 1 L. MAZZINGHI, «La violenza nella Bibbia. Editoriale», in ID. (ed.), La violenta nella Bibbia.

XXXIX Settimana Biblica Nani/naie (Roma, 11-15 Settembre 2006), EDB, Bologna 2008, 15 (Ricerche Storico Bibliche 20).

[xiv] U, NERI, Guerra, sterminici e pace nella Bibbia, San Lorenzo, Reggio Emilia 2005, 153.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input