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Sabato 19 Giugno 2004 01:10

Partenza per Roma, viaggio e naufragio (27,1-44)

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Da Gerusalemme a Roma
di Don Filippo Morlacchi


Partenza per Roma, viaggio e naufragio (27,1-44)


Il discorso riprende con il "noi". Luca è stato probabilmente spesso da Paolo nei due anni di prigionia a Cesarea; ora lo accompagna nel viaggio. È in assoluto uno dei documenti di navigazione antica tra i più importanti per le scienze nautiche.


Era ormai estate inoltrata; bisognava partire presto per Roma, perché il mare Mediterraneo era considerato "chiuso" da novembre a marzo, a causa delle possibili tempeste. Settembre era già tardi… Salpano su una nave della Misia (esattamente di Adramitto, poco a sud di Troade) che tornava a casa, per fare un primo tratto di viaggio. Paolo è accompagnato da Luca e Aristarco, ma è consegnato al centurione Giulio, responsabile del suo arrivo a Roma. Breve tappa a Sidone, poi Cipro, poi in Licia (Turchia del sud). Cambio di nave, arrivo a Creta, località Buoni Porti. Paolo suggerisce di non proseguire, temendo la forza del mare (era passata la festa di Yom Kippur – giorno dell’espiazione – ai primi di ottobre). Vogliono raggiungere Fenice, un porto migliore dell’altra parte dell’isola, ove svernare; ma anche nella navigazione costiera li sorprende una tempesta.


Paolo è avvisato da un angelo che tutti si salveranno. Dopo 14 giorni di deriva nell’"Adria" (Mare Adriatico) si avvicina una costa, pur senza vederla. Lo scandaglio rivela 20 braccia (37 m.); poi 15 braccia (28 m.): rischio di incagliarsi contro scogli. La nave viene ancorata. Un tentativo di egoistico salvataggio da parte della ciurma è stroncato dalle guardie su indicazione di Paolo. L’indomani la nave si avvicina alla costa, ma si insabbia; le guardie vogliono uccidere i prigionieri per evitare che possano fuggire, ma il centurione lo impedisce. Pian piano tutti scendono a terra.

Ultima modifica Sabato 19 Giugno 2004 01:14