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Sabato 27 Settembre 2014 20:45

34. Apocalittica giudaica (Rinaldo Fabris)

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34. Apocalittica giudaica (Rinaldo Fabris)

Nella letteratura “apocalittica” il mondo e la storia sono considerati come l’ambito in cui scontrano il bene e il male, angeli e demoni, materia e spirito, oppressi e oppressori.

1. Il genere letterario “apocalittico”

Nell’epoca moderna con il termine “apocalittica” si designa un insieme di testi biblici e di libri apocrifi, simili nella forma e nel contenuto all'Apocalisse di Giovanni, considerati rivelazioni di Dio sulla storia e il destino del mondo. L’aggettivo “apocalittico” deriva dall’incipit greco dell’ultimo libro del canone cristiano: apokálypsis (Iesoû Christoû), “rivelazione (di Gesù Cristo)” (Ap 1,1). Brani del genere apocalittico si trovano nei libri profetici dell’AT (Is 34-35; 63,1-6; 24-27; Ez 38-39; Zc 9-14; Dane 7-12).

Nella letteratura “apocalittica” il mondo e la storia sono considerati come l’ambito in cui scontrano il bene e il male, angeli e demoni, materia e spirito, oppressi e oppressori. Il confronto tra questi poli opposti va verso un cambiamento che si realizzerà tra “breve”, con il giudizio definitivo di Dio. In alcuni testi della tradizione apocalittica – Libro di Enoch, Libro dei Giubilei - il male nel mondo e nella storia umana deriva da una contaminazione iniziale, connesso con il peccato degli angeli.

Nel genere letterario apocalittico, innestato su quello profetico, dal V secolo a.C. fino al I secolo d.C., si ha un’evoluzione dei temi e del linguaggio. Nei testi e libri apocalittici prevale il linguaggio simbolico - simbolismo umano, animale, teriomorfo, numerico, cromatico – che consente di esprimere la viva attesa dell'intervento decisivo di Dio. Si riconoscono sei caratteristiche formali del genere apocalittico: visioni, estasi del veggente, parenesi, pseudonimia, simbolismo, carattere composito degli scritti.

Per quanto riguarda il contenuto nel genere apocalittico si pone in risalto il carattere trascendente di Dio, l’attesa di un regno universale, la gratuità della salvezza, la retribuzione ultraterrena, la fedeltà di Dio, la visione dinamica della storia, il superamento del male, la speranza della giustizia. Sono otto le caratteristiche di contenuto dei testi apocalittici: l’attesa della fine del mondo, la catastrofe cosmica, la divisione del tempo universale in periodi fissi, l’angelologia e demonologia, la salvezza, la glorificazione dei buoni, il regno di Dio, la mediazione del “figlio dell’uomo”, l’eletto.

2. Ambiente di origine dell’apocalittica

Nella produzione dei testi apocalittici si rispecchia la storia di Israele, dall’esilio, alla lotta dei Maccabei contro i Seleucidi, fino alla dominazione romana, segnata dalla distruzione del tempio di Gerusalemme (70 d.C.). Dopo il trauma dell'esilio babilonese, il fenomeno del profetismo entra in crisi. Sono sempre più rare le figure profetiche (1Mac 4,46; 9,27; 14,41; cf. Sal 74,9; Lam 2,9; Ez 7,26). La profezia assume accenti e toni nuovi. Mentre i profeti classici attendono un rinnovamento dentro la storia di Israele, gli apocalittici lo collocano alla fine dei tempi, connesso con il giudizio di Dio. L'apocalittica, figlia legittima della profezia, con un linguaggio simbolico esprime la viva attesa di un'imminente irruzione del regno di Dio nella storia, liberata dalle potenze del male.

L’ambiente storico, religioso e culturale, in cui nasce e si sviluppa l’apocalittica è quello della contestazione dell'ideologia del “cronista” - 1-2Cr, Esd-Ne (secoli V-IV a.C.) – che propone una comunità ideale ricostruita attorno alla Legge e al tempio. Il “cronista” accentua la purità rituale, la separazione dagli altri popoli e la centralità del sacerdozio levitico. Dopo Alessandro Magno si radicalizza il confronto tra il mondo culturale greco e quello giudaico, sullo sfondo del conflitto tra Tolemei (Lagidi) dell'Egitto (323-200 a. C.) e i Seleucidi della Siria (200-175 a.C.) per il controllo del territorio giudaico. La crisi d’identità religiosa e culturale di Israele, è l’humus in cui nasce e cresce la letteratura apocalittica.

3. Libri apocalittici giudaici

Una forma letteraria all’interno del genere apocalittico è il “Libro-Testamento”, inteso come “discorso d'addio”, sul modello del discorso attribuito ad alcuni personaggi biblici prima della loro morte (Giacobbe, Mosè). Per dare autorevolezza alle visioni e rivelazioni sulla storia e sul destino del mondo gli autori dei testi apocalittici fanno ricorso alla pseudepigrafia: destinatario delle rivelazioni è un personaggio della tradizione biblica, da Adamo a Enoch, da Mosè a Elia, da Baruch a Esdra. Un altro modello letterario è il “rapimento in cielo”. L’autore o protagonista dell’esperienza apocalittica sale verso il mondo di Dio per poter vedere e narrare la storia presente e futura.

Tra gli scritti apocalittici giudaici apocrifi più importanti per l’influsso sulla letteratura del NT, si possono elencare i seguenti: il Libro etiopico di Enoch, il Libro dei Giubilei, l’Assunzione di Mosè, i Testamenti dei Dodici Patriarchi, l'Apocalisse siriaca di Baruc, il Quarto Libro di Esdra.

Il Libro etiopico di Enoch

Prende il nome dal settimo discendente di Adamo, il giusto rapito presso Dio, che diventa il prototipo dei viaggi extraterrestri (Gen 5,18.21-25). Il Libro di Enoch, è conservato nella traduzione della Chiesa etiopica, che lo considera ispirato. Alcuni frammenti in ebraico e aramaico sono stati trovati a Qumran. La stesura delle sezioni più antiche potrebbe risalire al III a.C. I centocinquanta capitoli di Enoch etiopico ai suddividono in cinque libri: il Libro dei Vigilanti (capitoli 6-36), il Libro delle parabole di Enoch (capitoli 37-71), il Libro dell'Astronomia (capitoli 72-82), il Libro dei Sogni (capitoli 83-90), l'Epistola di Enoch (capitoli 91-104).

Il libro dei Giubilei

Il nome deriva dalla suddivisione delle ere del mondo in “giubilei”, ognuno dei quali è un periodo di quarantanove anni.
Gli avvenimenti narrati vanno dal capitolo primo della Genesi fino al capitolo dodicesimo dell'Esodo. Ogni giubileo è a sua volta diviso in sette serie di sette anni ciascuno.

L’Assunzione di Mosè

In origine comprendeva due libri distinti: il Testamento di Mosè e l'Assunzione di Mosè.

Il Testamento dei Dodici Patriarchi

È una raccolta di dodici discorsi “testamentari” messi in bocca ai figli di Giacobbe e indirizzati ai loro discendenti, per esortarli alla pietà e alla giustizia (cf. le benedizioni di Giacobbe in Gen 49).

Apocalisse siriaca di Baruc


Il testo è conservato nella versione siriaca del VI secolo, di un testo greco, di cui si possiedono solo pochi frammenti, risalenti certamente al III o IV secolo d.C.
La lingua originaria dell’Apocalisse di Baruch era l'ebraico o l'aramaico.

Quarto Libro di Esdra


La composizione risale agli ultimi anni del primo secolo dell’era cristiana, connessa con la caduta di Gerusalemme nel 70 d.C. La scelta del personaggio “pseudepirafico” Esdra evoca la prima distruzione di Gerusalemme da parte dei Babilonesi nel 587 a.C. Si conserva solo la versione latina dell'originale ebraico o aramaico.

Rinaldo Fabris

 

Ultima modifica Sabato 27 Settembre 2014 21:17
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input