Domenica,11Dicembre2016
Venerdì 12 Novembre 2004 00:43

Tra Bibbia e liturgia: i simboli

Valuta questo articolo
(2 voti)

di Renato De Zan

La Costituzione Sacrosanctum Concilium del Vaticano II al n. 24 afferma che "Massima è l’importanza della Sacra Scrittura nella celebrazione liturgica. Da essa infatti si attingono le letture da spiegare poi nell’omelia e i salmi da cantare; dal suo afflato e dal suo spirito sono permeate le preci, le orazioni e gli inni liturgici; da essa infine prendono significato le azioni e i gesti liturgici (et ex ea significationem suam actiones et signa accipiunt).

Perciò per promuovere la riforma, il progresso e l’adattamento della sacra Liturgia, è necessario che venga favorita quella soave e viva conoscenza della Sacra Scrittura, che è attestata dalla venerabile tradizione dei riti sia orientali che occidentali". Questa affermazione conciliare ha la sua origine nell’esperienza liturgica della Chiesa antica, della quale abbiamo abbondanti testimonianze per poter verificare come la Liturgia fin dall’inizio ha avuto le sue radici nella Scrittura. A titolo di esempio, per capire il valore simbolico-biblico delle actiones et signa liturgici, si citano due casi: lo stare in piedi e lo stare in ginocchio.

Per lo stare in piedi del presidente dell’assemblea si può andare alla testimonianza di S. Giovanni Crisostomo. Lo stare in piedi del presidente presso l’altare – afferma il Crisostomo – è identico a quello del sacerdote anticotestamentario che sacrifica (cf Sir 50,13). Il presidente dell’assemblea sta in piedi, dunque, perché è un "sacrificatore".

Per lo "stare in ginocchio" o il "non stare" da parte dell’assemblea si può leggere la testimonianza di S. Ireneo. "L’uso di non piegare le ginocchia nel giorno del Signore – scrive Ireneo – è un simbolo della risurrezione attraverso la quale siamo stati liberati, grazie a Cristo, dai peccati e dalla morte che è stata messa a morte da lui".

Si tratta di due brevissimi esempi, forse neppure molto pregnanti. Sono però, sufficienti per capire quanto sia importante l’approfondimento scientifico dei simboli e delle immagini bibliche in rapporto alla Liturgia.

Nel 1987 veniva pubblicata in Germania la terza edizione dell’opera di Manfred Lurker intitolata Wörterbuch biblischer Bilder und Symbole. Tre anni dopo compariva la traduzione italiana con il titolo immutato: Dizionario delle immagini e dei simboli biblici. Si tratta dell’opera di uno studioso che per anni si è dedicato alla ricerca scientifica sui simboli.

Lurker guida al lettore nell’immenso orizzonte dei simboli biblici attraverso la visitazione di 225 voci (lemmi) effettive e diversi rimandi. Ogni voce è articolata in quattro brevi sezioni.

Nella prima sezione si trovano alcuni cenni principali circa l’uso simbolico o figurato della cosa, rappresentata dal lemma, in ambito extrabiblico (nell’ambiente dell’antico Medio Oriente e, spesso, nell’ambiente classico).

Nella seconda sezione viene esaminato il valore simbolico e figurato in ambito anticotestamentario. La terza sezione è riservata al Nuovo Testamento. Troviamo infine, nella quarta sezione, qualche cenno dell’immagine o del simbolo biblico negli scritti dei padri della Chiesa, nella liturgia e nell’arte cristiana. Ci sono, però, alcune voci che non rispettano tale suddivisione. La voce "Api", per esempio, ha solo tre sezioni: l’antichità orientale e classica, l’Antico Testamento e la tradizione postbiblica. La voce "Cadavere", invece, ne ha solo due: l’Antico e il Nuovo Testamento. Dopo la presentazione delle 225 voci si trova l’"Indice delle voci" del Dizionario e l’elenco di una quarantina circa di altri lemmi reperibili nelle voci principali. Per cogliere, ad esempio, il valore simbolico di "Battesimo" il lettore è invitato a consultare la voce "Abluzioni" perché non esiste la voce "Battesimo" trattata a sé stante. Così dicasi per i simboli degli Evangelisti: bisogna consultare "Esseri viventi". Per Gerusalemme c’è da consultare la voce "Città", per Giordano "Fiume", per Paradiso "Giardino".

Ad un lettore avveduto questi rimandi fanno problema. Il motivo è abbastanza evidente. Fermiamoci per chiarezza a due esempi soltanto: Battesimo-Abluzione e Gerusalemme-città.

La riccezza simbolica del battesimo cristiamo non sta solo nell’acqua-lavacro. Giustamente il Lurker fa notare come il concetto Abluzione-lavacro non si addica al Battesimo cristiano: "i lavacri esterni non possono purificare dai peccati". Egli ricorda, infatti, il valore teologico-simbolico del Battesimo attraverso un testo di Paolo (Rm6,3s); dimentica, però, il valore simbolico presente in quel testo. Il brano paolino, infatti, indica anche un "passaggio" (morte-vita) e una "unione totale" con Cristo (l’unione con Cristo è espressa nella pericope con i verbi composti con "syn"; si vedano Rm 6,4: synetaphemen = siamo con-sepolti; Rm 6,5: synphytoi = intimamente uniti, innestati; Rm 6,6: systaurousthai ="essere" con-crocifissi; Rm 6,8: syzên = con-vivere). Nel Battesimo viene chiaramente "vissuto" dal credente il mistero del "morire per vivere per Dio", come il Signore Gesù. Nella quarta sezione della voce "Abluzione", inoltre, l’autore dimentica che il Battesimo cristiano già prima del sec. III era probabilmente celebrato sia per immersione (triplice immersione in acqua corrente) sia per infusione (triplice aspersione o versamento sul capo). Si veda in proposito la testimonianza di Didaché, 7: "se non hai abbastanza né dell’una ("acqua fredda" o "altra acqua"?) versa sopra il capo tre volte l’acqua nel nome del Padre...".

Forse la voce Battesimo poteva meritare una trattazione a sé? È difficile non pensare a una risposta positiva.

Per quanto riguarda il secondo esempio bisogna dire che la voce "Città" contiene una ambiguità rilevante. Si parla della "Città" solo nella prima sezione, mentre nelle altre tre l’attenzione viene dedicata tutta a Gerusalemme. Nella sezione seconda, inoltre, bisogna rilevare che parecchio spazio viene dedicato a "Sion", che non si identifica tout-court con Gerusalemme. Il nome "Sion", infatti, prima indica la collina a sud-est sulla quale fu eretta la città dei Gebusei (2 Sam 5,7), successivamente denomina l’area del tempio (Is 8,18), più tardi verrà adoperato per sineddoche (la parte per il tutto) per indicare tutta la città (2 Re 19,21). I crociati, infine, indicheranno con il nome di Sion la collina a sud-ovest. Nel trattare la voce "Città-Gerusalemme" si può ancora rilevare come la potenza evocativa di Gerusalemme non va letta solo e unicamente con il metodo storico, come fa il Luker. Gerusalemme, infatti, viene vista nell’AT come "fidanzata" e "sposa" di Jahvè (cf Ger 2,2-32; cf Ez 16,1-46), come "vedova" del suo sposo (cf Is 49,14; 54,8; 60,15; 62,4; Bar 4,12-16) e come "madre" (cf Bar 4,23.34). queste tematiche simbolico-bibliche sono inmamente legate alla comprensione di Gerusalemme, ma non vengono prese in considerazione in qeusta voce.

Per quanto, poi, riguarda la "Città" è giusto chiedersi: se un lettore volesse approfondire il valore simbolico della città o di ciò che ne deriva, come per esempio la sedentarizzazione, dove deve cercare?

Nella voce "Città" non si trova nulla e la voce "sedentarizzazione-nomadismo" non esiste, come neppure esiste la voce per il tema affine "Strada-cammino", all’autore, forse, è sfuggito il valore della primordiale antipatia del mondo biblico per la città (cf Babele, il continuo richiamo profetico al deserto; i Recabiti di Ger 35,8, ecc.). sfugge anche il conflitto nell’animo ebraico tra la civiltànomade e la civiltà sedentaria: più debole, ma più genuina la prima; più forte, ma più violenta e peccatrice la seconda (cf il racconto di Abele, pastore, e Caino, agricoltore).

Questi due esempi dimostrano come l’opera del Lurker abbia un carattere di primo approccio alla tematica e come tale vada apprezzata.

Oltre all’Indice alfabetico delle voci trattate, il volume contiene anche un "Indice dei concetti teologici e dei soggetti della storia della salvezza". È uno strumento prezioso e ricoche, in qualche modo, completa attraverso la lettura incrociata di più voci le lacune di alcune di queste.

Il Lurker ha curato dal 1968 al 1980 la Bibliographie zur Symbolyk, Ikonographie und Mythologie e dal 1974 al 1986 è stato vice-presidente del "Circolo di ricerca per la simbolica" di Salisburgo. Ha lavorato molto, pubblicando numerosi volumi e articoli e dando il suo prezioso contributo alla Encyclopedia of Religion diretta da Mircea Eliade. Uomo, dunque, di salda cultura e di fama internazionale.

Di fronte al Dizionario delle immagini e dei simboli biblici il lettore si chiede come mai l’autore, così ricco di cultura e di esperienze, non abbia voluto mettere, almeno in appendice, una bibliografia minima che potesse orientare il lettore nel mondo misterioso e ricco dei simboli biblici. È una mancanza alla quale l’editore italiano ha cercato di sopperire con una piccola nota a p. VII, dove vengono suggerite per la bibliografia due voci, "Simbolo" e "Bibbia e cultura", nel Nuovo Dizionario di Teologia Biblica, Cinisello Balsamo 1988. onestamente è un po’ difficile trovare suggerimenti bibliografici idonei all’opera del Lurker nella seconda voce indicata. Nella prima, invece, si trovano dei notevoli riferimenti bibliografici, ma secondo un solo taglio predominante, quello linguistico. Forse valeva la pena citare qualche testo più pertinente al Dizionario delle immagini e dei simboli biblici come potrebbe essere il testo di O. Keel (Die Welt der altorientalischen Bildsymbolik und das alte Testament, Zürich-Einsiedelm-Köln 1972) o quello, molto più vecchio e specialistico, di A. Haller (Biblische Zahlensymbolik, Reutlingen 1936). Non sarebbero dovuti forse mancare due testi, molto conosciuti dai biblisti: E. DHORME, L’emploi métaphorique des noms de parties du corps en hébreu et en akkadien, Paris 1963 e E. HOULOTTE, Symbolisme du vêtement selon la Bible, Paris 1964.

Sotto questo profilo si spera che in una eventuale prossima edizione l’editore possa completare questo aspetto bibliografico in modo tale che il lettore possa non solo essere introdotto nel mondo del simbolo biblico e postbiblico, ma possa anche rendersi conto della preferenza di metodologie seguite dall’autore nello stendere la sua opera.

Sarebbe stato, infatti, molto utile trovare nella prefazione dell’autore la metodologia o le metodogie seguite prima di tutto per scegliere "quelle" voci e non altre; conoscere inoltre quale metodologia ha adottato l’autore all’interno delle singole voci, soprattutto in ambito biblico e postbiblico. In ambito biblico, infatti, non si riesce a capire se l’autore abbia fatto delle scelte particolari e in base a quali criteri oppure abbia volontariamente tralascaito alcuni aspetti del valore simbolico esplicito presente nei testi.

Al termine di questo piccolo sondaggio sul libro di Lurker è giusto rimettere a fuoco il valore di questa opera. Il suo ampio ventaglio di voci ci apre al mondo simbolico della Bibbia e del periodo postbiblico cristiano in maniera sintetica e chiara. Il linguaggio semplice e accessibile fa sì che il testo possa essere avvicinato non solo dal "catechista", dall’"insegnante di religione" o dal "sacerdote", ma anche dallo studioso che intende operare delle sintesi. Infine, l’attenzione al mondo postbiblico cristiano è una ottima continuazione di una svolta negli studi biblici già operata e presente negli ultimi tomi del "Grande Lessico del Nuovo Testamento". C’è una continuità naturale tra la simbologia biblica e quella postbiblica. Esiste un flusso continuo che dal mondo simbolico della Bibbia passa alla storia della Chiesa. Tale flusso ha un’anima che lo sorregge e che possiamo chiamare "Liturgia".

(da Parole di Vita, 1, 2004)

Ultima modifica Sabato 11 Febbraio 2012 16:51
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

Iscriviti alla Newsletter per ricevere i nostri "Percorsi Tematici" e restare aggiornato sui migliori contenuti del nostro sito