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Mercoledì 10 Aprile 2013 16:45

Cristo o l’Acquario (Card. Godfried Danneels)

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Cristo o l’Acquario (Card. Godfried Danneels)

Comprendere le ragioni per cui molti aderiscono alle suggestive e fantasiose proposte dei nuovi movimenti religiosi. È questo lo scopo che si prefiggeva il cardinale Danneels in questa agile lettera pastorale pubblicata nel 1990, ma tuttora attuale.

"Sei tu Colui che viene o dobbiamo attenderne un altro?" (Lc 7,19)

Fratelli e sorelle,

l'inquietudine era grande sulla terra quando Gesù nacque a Betlemme. Nella stessa Palestina, i romani che la occupavano avevano non pochi problemi con i diversi liberatori che nascevano, i quali attiravano parte del popolo e dopo breve tempo sparivano tutti o in parte.

C'era anche inquietudine religiosa. Gli ebrei, e non erano i soli, attendevano qualcuno che sarebbe dovuto venire: dov'era dunque questo Messia? Alcuni si rifugiavano nel deserto: "Come continuare a vivere in questa società corrotta?". D'altronde l'attesa non sarebbe stata ancora lunga.

Giovanni Battista stesso parlava con un linguaggio simile: "Già la scure è pronta a colpire gli alberi alla radice" (Lc 3,9) e: "Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento del suo granaio, ma la pula la brucerà con fuoco inestinguibile" (Lc 3,17).

E oggi, Natale 1990? Sarei tentato di dire: un mondo che non riesce a sfuggire al vortice della violenza. Ma c'è in eguale misura una grande inquietudine religiosa. Non resta gran che del "flower power" degli hippies degli anni sessanta e altrettanto poco rimane dei grandi ideali aggressivi del maggio 1968. Gli anni ottanta ci hanno dato, in modo del tutto imprevisto, un uomo inquieto, alla ricerca del religioso. La sorpresa è altrettanto grande in materia pastorale. La Chiesa si è seriamente preparata al confronto con un uomo perfettamente secolarizzato, ateo, completamente preso da preoccupazioni materiali. E che cosa incontra Essa nel 1990? Un uomo inquieto alla ricerca del religioso, che non è più tanto incantato dai frutti della scienza e della tecnica.

Ovunque si sente dire: "Datemi qualcosa di diverso da ciò che esce da un computer! Datemi delle ragioni per sperare! Chi mi guarirà dal mio male di vivere? Dove trovare qualcosa che riscaldi il cuore? Chi vuole diventare la mia guida, il mio guru? Chi mi vuole insegnare come ripristinare l'unità del mio <io> così sconquassato?". Ora il mercato religioso è ben fornito; mentre fino a questo momento era quasi solo il cristianesimo a dare un senso all'esistenza, oggi sono in molti a pretendere di farlo: accanto alle grandi religioni orientali, ci sono tutta una serie di piccoli pretendenti. Sono soprattutto le sette e le nuove religioni come la NEW AGE, che procedono a gran velocità. Esse saranno l'argomento di questa discussione: invadono tutti i continenti, incluso il nostro.

"PICCOLO É BELLO"

Le sette

Modelli ridotti…

Alcuni cercano la loro strada riducendo la scala: sono le sette. La maggior parte di esse è di origine cristiana e porta in sé una buona parte dell'eredità di Cristo. Non prendiamo in considerazione le grandi Chiese sorelle del cattolicesimo (Protestanti, Anglicani e Ortodossi) bensì i Testimoni di Geova, i Mormoni, gli Avventisti, i Pentecostali e tutta una miriade di Chiese libere (free Churches) e di predicatori elettronici, senza dimenticare le organizzazioni e i movimenti di provenienza orientale che fanno a gara nel vantare ricette di felicità e di saggezza esoteriche. Le sette sono maestre nella riduzione di scala, nella miniaturizzazione. Piccole comunità piene di calore, una minima scelta di testi sacri, pochi dogmi, se non nessuno, una liturgia creativa e spontanea, molte attenzioni personali, una fratellanza che fa bene e che consola, un'attesa ansiosa del prossimo ritorno di Cristo. Non c'è posto né per il clero, né per le pignole regole ecclesiastiche. La loro clientela, le sette la cercano ovunque; ma essa è costituita soprattutto da giovani che non hanno ancora affondato le radici da nessuna parte e che aspirano a dei legami affettivi. Delusi dalle grandi Chiese o semplicemente ignoranti, si rivolgono ad entità di formato ridotto.

Anche alcuni adulti si lasciano tentare. Non sono soltanto poveri diavoli, ma anche persone di un certo livello sociale e culturale. Non pochi universitari cercano una soluzione di questo tipo. Infine ci sono sempre coloro che hanno avuto delle noie con i preti o che si sentono emarginati dall'istituzione ecclesiastica.

Perché questa attrazione?

Il più delle volte, le sette presentano le fatture non saldate dalle grandi Chiese. Sicuramente una parte del loro successo è dovuta ai loro metodi di reclutamento, anzi di manipolazione; ma la ragione principale di questo successo sembra essere la tendenza della nostra società alla spersonalizzazione. Le persone diventano dei numeri; difficilmente vengono considerate come persone, risultato: una freddezza e una solitudine quasi insopportabili. É proprio qui che le sette intervengono, con il loro approccio più affettivo che intellettuale. Esse coltivano la logica del cuore, non quella della ragione. E fanno sentire l'uomo unico. A ciò si aggiunge una ricerca generalizzata di armonia, di pace, di assenza di stress, di incoraggiamento e di stima, di integrazione del corpo e dello spirito, di partecipazione alle decisioni e alle realizzazioni.

"Dove trovare uno spazio personale ?"

Ognuno aspira ad una propria dimensione, ma i focolari sono in rovina: famiglia, paese, tradizioni. Dove posso sentirmi ancora a casa mia? L'immaginazione di milioni di uomini moderni è popolata da sogni e fantasmi di comunicazione, fratellanza, comunità, calore, amicizia, accoglienza, dialogo, incontro, condivisione, rifugio, appagamento e sicurezza. Tanti quante le stelle del firmamento sono i loro sogni. Le sette vogliono rispondere a questi aspirazioni. Esse mettono calore nelle relazioni: vi accolgono personalmente, con molto riguardo e amore; voi siete inseriti in una comunità amena, al riparo, dove si pensa e si decide al vostro posto, e che vi porta a superare i tempi morti e i momenti di crisi. "Da noi non siete mai soli, e chiunque voi siate, siete i benvenuti!".

Delle risposte chiare

Non c'è più niente di semplice nella nostra società. Noi viviamo in strutture complesse, prigionieri di prescrizioni e schiavitù sociali come in una tela di ragno. Chi riesce ancora a trovare sé stesso nel mare di domande che ci assillano ogni giorno? In questo periodo post-moderno, così frammentato, l'uomo cerca l'unità e una sicurezza che inglobi tutto.

Le sette forniscono delle risposte chiare, brevi e pregnanti, a delle domande oscure. Esse semplificano le verità ed i valori tradizionali, spesso proposti da altri in modo confuso, troppo sfumato e poco chiaro. Le sette ignorano le parole "a meno che", "se", o "ma". Il loro sì è sì, il loro no è no. Le loro direttive sono precise e brevi, la loro morale è chiara e priva di astuzie legate al caso: "è così e non diversamente". Le prove non vengono da un'argomentazione o da una competenza intellettuale. Sono prove di tipo eclatante: fenomeni di lingue, estasi, profezie, guarigioni, incantesimi...

La ricerca di unità

Non poche persone hanno la sensazione di essere scombussolate, in conflitto con se stesse e con gli altri, con la società e il mondo intero. Barche alla deriva in un mare insicuro. Hanno fatto delle esperienze laceranti, non di unità e di armonia. Da dove sono venute le loro ferite: genitori, scuola, Chiesa e clero, società intera! Quindi dalla religione si aspettano che venga ripristinata l'unità e l'armonia: una visione di riconciliazione, di pace e di partecipazione. La liturgia dovrebbe essere terapeutica da questo punto di vista: essa dovrebbe riunire e riconciliare il corpo e l'anima, l'io e il prossimo, Dio e il cosmo intero. Deve essere anche creativa, spontanea, invitare alla partecipazione, ed essere in grado di consolare. Ma soprattutto essa deve guarire da tutti i mali. Questo è ciò che offrono le sette: un sentimento di rilassamento che calma e pacifica, delle confortanti esperienze religiose, l'unificazione della persona, la riconciliazione al di là delle lacerazioni. La loro liturgia è vivificante; è un luogo dove possono esprimersi e calmarsi le emozioni, dove scorrono le sorgenti della vita. Soprattutto, le sette offrono guarigione – spirituale e corporale - per mezzo della preghiera, dell’imposizione delle mani, dell'atmosfera di calorosa amicizia. Anche i problemi di alcolismo e di droga possono essere risolti, almeno in alcuni casi, grazie ad una presenza paziente, che non rinuncia mai e che guarisce.

Io sono qualcuno del tutto particolare

Noi proviamo un intenso bisogno di sfuggire all’anonimato al fine di essere noi stessi e di poterci costruire e salvaguardare. Nessuno vuol essere un numero senza volto nella massa. La generosità nascosta e anonima non è più di moda, Soprattutto non si deve dimenticare di ringraziare personalmente ciascuno dei propri collaboratori. Ciò si rivela particolarmente difficile nelle grandi organizzazioni o nelle grandi parrocchie, che hanno un'amministrazione necessariamente più fredda. Dov'è ancora possibile praticare sistematicamente la visita a domicilio? Espressioni quali: affermazione di sé, avere la propria occasione, avere un'opportunità, contare qualcosa, fare il proprio gioco, sono sulla bocca di tutti. Le sette hanno inoltre una grande considerazione dell'individuo: i loro propagandisti vanno di casa in casa, la corrispondenza è indirizzata personalmente.

C'è qualcuno dietro alle quinte

Esiste un retro scena che noi non vediamo, qualcosa o qualcuno che non è immediatamente percettibile, al di là del verificabile e del controllabile. Qualcosa quindi, o qualcuno, che dà un senso a tutto e che dirige tutto. Oggi più di qualche anno fa sono molti i nostri contemporanei convinti di ciò; di nuovo siamo circondati da segreti e da misteri; qualcosa o qualcuno è sul punto di manifestarsi: qualcosa di straordinario, un profeta, un messia. Parecchi uomini sono alla ricerca, ma privatamente, perché dicono: le grandi Chiese propongono soltanto teoria e morale, niente di nuovo né di avvincente; d'altra parte, quando noi parliamo delle nostre esperienze religiose profonde a dei preti, questi non ci credono e non ci prendono sul serio, anzi ci mettono in ridicolo. Le sette invece ci prendono sul serio. Esse hanno il senso del mistero, del sacro, della mistica, del risveglio spirituale, del soffio libero dello Spirito, della speranza di rinascita. Inoltre ci danno l'occasione di occuparci, in uno "spazio protetto", di importanti questioni di vita e di esperienze intime. Esse hanno inoltre un linguaggio e dei concetti adatti ad affrontare questi problemi e fornire loro delle risposte chiare.

Qualcuno è disposto ad accompagnarmi e a guidarmi?

Molte persone si sentono completamente sole ed impotenti quando si tratta della loro anima. In un'epoca in cui le grandi Chiese non dispongono quasi più di direttori spirituali, non poche persone sono in cerca di qualcuno che sia disposto ad accompagnarli con pazienza e ad aiutarli a "discernere". Essi non trovano nessuno che li aiuti ad orientarsi, che faccia loro da "padre", perché possano osare avventurarsi su sentieri inesplorati. Le sette fanno ciò: esse dispongono in genere di capi carismatici disinibiti e che non esitano a prendere decisioni. Al vostro posto, se necessario. Molti sono alla ricerca di un simile maestro, guida, guru. Essi saranno disposti anche alla totale sottomissione, se è necessario, e all'abbandono di ogni spirito critico. Si preferisce il rischio di una svolta che quello di ammuffire stando fermi.

Impossibile vivere senza prospettive per il futuro

È soprattutto il futuro ad angosciare la gente: dove andremo a finire con tutti questi conflitti? E' appena finita la guerra fredda, che sorge un'altra minaccia con delle caratteristiche che fanno paura. Pensate solo al razzismo o al fanatismo religioso. Si cercano delle ragioni per sperare, delle vie di uscita. Ognuno vuole collaborare ad un mondo i migliore, ma sono in pochi a crederci. Le sette hanno delle parole che mobilitano: apparizione, risveglio, nuovo ordine, mondo migliore, soluzioni, alternative, speranza. Le sette dicono: "guardati con occhi nuovi", "abbi un pensiero più positivo sugli altri", "una nuova era si prepara, un nuovo mondo ed un nuovo ordine". Le sette rileggono i vecchi testi dei profeti in quest'ottica; esse fanno inoltre ampio uso del Libro dell'Apocalisse di Giovanni. "Vieni con noi: abbia mo un progetto e delle prospettive per il futuro".

Posso farne parte?

Molti di coloro che sono alla ricerca non si accontentano delle prospettive sul futuro della società, essi vogliono dire la loro là dove si programma, si decide e si realizza. Essi vogliono partecipare, collaborare in maniera costruttiva, essere al corrente, essere consultati, avere un ruolo all'interno dell'èlite. Le sette vedono spesso le cose in modo molto concreto; hanno senso pratico in tema di aiuto sociale, di collaborazione ad una missione, d'impegno per un'opera buona. Ognuno è indispensabile e dunque deve partecipare. Le relazioni molto personalizzate all'interno della setta fanno in modo che nessuno si senta dimenticato: ognuno si sente importante. "Riassumendo, si può dire che lo sviluppo delle sette è in parte legato al fatto che esse credono con molta convinzione, generosità, e ardore. Esse cercano il contatto personale con la gente, salvano l'individuo dall'anonimato, favoriscono la partecipazione, la spontaneità, il senso di responsabilità e l'impegno. Esse seguono la gente da vicino con contatti molteplici, visite a domicilio, incoraggiamenti; un accompagnamento ininterrotto. Esse dispongono di argomenti convincenti: predicazione, libri e opuscoli, mass media (con l'uso abbondante della Bibbia); spesso fanno appello anche al ministero della guarigione. In una parola, esse si presentano come l'unica risposta, limpida e decisiva, come la Buona Novella in un mondo caotico". (Le phenomène des sectes ou nouveaux mouvements religieux - Un dèfi pastoral, Secrètariat pour l'Unitè des Chrètiens, Roma 3 maggio 1986).

La sindrome

Se le sette ottengono un tale successo terapeutico, ciò è incontestabilmente legato al fatto che la nostra società manifesta una malattia ben definita. In effetti moltissime tradizioni sociali e culturali sono andate perdute, tanto che molte persone vegetano, senza radici, al limite del soffocamento. Sono diventate molto vulnerabili; sono anche alla ricerca di punti fermi, di radici. E ciò che è a portata di mano, per quanto semplicistico, è spesso il più apprezzato.

Regna una grande incertezza. Innanzitutto nei confronti di sé stessi: "chi sono io?'; ma anche di fronte al futuro (disoccupazione, minacce di ogni tipo, guerra, violenza, razzismo). Ci si pone molte domande: "Cos'è la verità? Chi ha ragione? Chi ci offre garanzie sul nostro futuro e sulla nostra sicurezza? Quale è il senso della mia vita e della mia storia? C'è qualcosa dopo la morte?". Spesso si è privi di qualsiasi guida, o almeno di un orientamento personale. "Nessuno risponde alle mie domande; le risposte delle Chiese e dei politici si nascondono nel generico e non riguardano i miei problemi". E chi proteggerà l'individuo? Il fatto è che egli non possiede alcun diritto di parola, alcuna influenza là dove si fanno le grandi scelte e si prendono le decisioni!

Non è che un fragile battello alla deriva nell'oceano. Ci sono frustrazioni e sradicamenti, mancanza di una propria dimensione; solitudine a casa, a scuola, sul posto di lavoro, in città, persino in mezzo alla folla di uno stadio. Ci sono amare disillusioni anche per quanto riguarda la società tecnologica, sempre più complicata e impersonale ("manca sempre qualcosa perché io sia a posto"); per quanto riguarda gli affari pubblici, l'insegnamento, il mondo degli affari, la legge, i politici, la Chiesa. Ciascuno reagisce a modo suo, secondo il suo temperamento: alcuni si sentono vuoti, altri indifferenti, altri ancora diventano aggressivi. Ma tutti ne vogliono uscire: "No, non può continuare così!". Le sette hanno capito perfettamente tutto ciò: esse forniscono un rimedio a questa patologia, e lo fanno aiutandosi con metodi di reclutamento abili, ma non sempre innocenti, che all'inizio non si ha nemmeno la consapevolezza di subire. Ad esempio segni di intensissima amicizia (love bombing), un pranzo lussuoso, assidue visite a domicilio, un aiuto economico o dei medicinali gratuiti; a volte i seguaci vengono isolati e indottrinati, vengono tenuti costantemente in attività per impedire loro di riflettere o di reagire, si previene la loro eventuale indecisione esigendo da essi una cieca fiducia verso il leader. Dobbiamo dire questi metodi, per inaccettabili che siano, talvolta non impediscono alle sette di far fronte a dei bisogni reali. il loro successo non può essere dovuto esclusivamente al tatto di propagandisti esperti.

Una sfida pastorale

Delle comunità sane e piene di calore

Dovremmo pensare a trasformare le nostre Comunità Parrocchiali in luoghi di fraternità, di aiuto reciproco, di calore e di speranza, in comunità a misura d'uomo. Oggi l'attività pastorale è spesso carente nell'approccio personale e individuale. La Chiesa deve essere un luogo dove, in un clima di perdono e di riconciliazione, si prega, si celebra e ci si prende cura uno dell'altro. E' necessario creare dei luoghi di ascolto dove siano accolte le confidenze di ognuno, con discrezione ma con efficacia. La parrocchia deve essere un luogo aperto a tutti, ai più poveri e agli emarginati; la Comunità deve inoltre essere missionaria, non chiusa in sé stessa, ma tesa anche verso coloro che sono al di fuori, che non sanno molto di ciò che avviene all'interno della Chiesa. Dovremo prendere in considerazione l'opportunità di creare una sorta di "comunità di base" adatta alla nostra situazione? Una pratica rinnovata della visita a domicilio da parte di sacerdoti e di laici? Una pastorale di quartiere? Qualunque siano le modalità scelte, è necessario trovare una nuova soluzione al fine di rendere personale l'approccio pastorale. Si deve rifuggire l'anonimato. Tutti possono collaborare; accanto al prete e al gruppo parrocchiale, ci sono molte persone capaci di creare calore umano attorno a sé. Ciò richiede molto lavoro? Ma noi siamo in molti!

Formazione e formazione continua

Si constata una stridente ignoranza in molta gente: fuori dalla Chiesa ma anche al suo interno. E' necessaria una profonda evangelizzazione: catechesi e formazione permanente. In primo luogo è necessario fornire informazioni sui tesori della tradizione cattolica: in particolare sulla Bibbia e la Liturgia (se si escludono Natale e Pasqua, molta gente non sa nemmeno più citare le feste religiose, tanto meno indicarne il significato).

Nel momento in cui molti uomini e donne sono in cerca di un modello di vita, quasi nessuno sa più come i grandi personaggi della spiritualità si sono prodigati per vivere secondo il Vangelo nella loro epoca: i santi sono dimenticati. Si, abbiamo soprattutto bisogno di informazione.

Ma è necessaria anche la vera formazione: conoscenza della Bibbia, nozione di Dio, ragion di speranza, visione cristiana del futuro (compresa la venuta di Cristo e i fini ultimi), senso dell'impegno evangelico. Tuttavia, ciò che manca sono sopratutto le "guide spirituali" personali. Perché l'uomo moderno, cosciente del carattere unico della sua avventura spirituale, chiede: "Chi mi aiuterà a trovare Dio?". Tra la sua nascita e la sua morte, ogni uomo percorre da pellegrino il suo cammino inedito: chi gli metterà in mano il bastone che l'aiuterà a proseguire? Chi l'aiuterà a comprendere in modo nuovo le antiche verità, a ricollocarle in un nuovo quadro di pensiero e a riformarle? Converrà consacrare anche non poca attenzione alla preghiera e all'impegno personali, all'azione "terapeutica" (per lo spirito, l'anima e talvolta anche per il corpo) dei sacramenti classici della guarigione: confessione, comunione e unzione dei malati; ma anche ridare importanza a una tradizione ecclesiastica secolare di guarigione per mezzo della preghiera della comunità e dell'imposizione delle mani. Infine la pastorale della Chiesa riguarda tutto l'essere umano; spirito, anima e corpo, individuo e società.

Una liturgia viva

La liturgia è un mezzo potente di questa pastorale: operare con l'aiuto dei simboli garantiti da Cristo è, e resta, il coronamento di tutta l'attività ecclesiale.

Ma la liturgia è oggetto di moltissime lamentele. Tuttavia, deve essere possibile dare prova di creatività e di spontaneità all'interno di una liturgia che rimanga identificabile da tutti. Il carattere caloroso di una liturgia non proviene d'altra parte da ciò che si fa, ma dal modo in cui lo si fa. I canti e i gesti classici, infatti, si metteranno improvvisamente a vivere nelle parole e nei gesti di un celebrante profondamente credente e in comunione con la comunità, così come vivranno sulle labbra e negli atteggiamenti di una comunità entusiasta nella fede. La liturgia di un'ordinazione sacerdotale o diaconale per esempio, per classica che sia, è sempre festa!

La liturgia deve anche essere recepita dai partecipanti. Non è sufficiente conservarla intatta. Ma adattare la liturgia presuppone una seria conoscenza preliminare di ciò che essa è, una solida iniziazione alla Bibbia e alla tradizione liturgica, una gioiosa creatività, sostenuti dalla fiducia nella forza dei segni semplici. la musica è di una importanza decisiva: là dove il canto e la musica sono praticati in maniera curata e liturgica, anche l'uomo di oggi viene volentieri. E la celebrazione può essere, in questo caso, un po' più lunga.

D'altra parte, abbiamo bisogno anche di liturgie non eucaristiche: veglie, adorazioni, vespri, meditazioni libere, scambi pacifici in un clima di reciproco rispetto e di preghiera, pellegrinaggi comunitari. Infine, dobbiamo uscire dagli spazi tradizionali per la nostra predicazione e la nostra preghiera; potrebbe anche significare andare per le strade?

La predicazione rimane spesso al di qua di ciò che dovrebbe essere: così poco biblica, troppo intellettuale o troppo moralista, di dimensione orizzontale (una eco tardiva o smarrita dal 1968). "Si sente così poco parlare di Dio", dicono non pochi fedeli. Una testimonianza sincera tratta dalla vita e dall'esperienza del predicatore, risuona, scuote sempre; ma per questo deve esserci una preliminare esperienza e un senso religioso. Possiamo infatti dare quello che non abbiamo?

Partecipazione e Direzione

Ci sono meno preti. Molti laici desiderano partecipare secondo i loro doni, alla pastorale. In virtù del loro battesimo, è un loro diritto; inoltre è diventata praticamente una necessità ai nostri tempi. Spesso d'altra parte, i laici sono più vicini dei preti alle numerose persone che sono alla ricerca, e che dunque sono particolarmente vulnerabili di fronte alle sette. Ma i laici attendono formazione e animazione, "accompagnamento spirituale", per poterlo esercitare a loro volta verso gli altri.

I preti devono essere dei fratelli, delle guide, dei consolatori, e soprattutto degli uomini di preghiera.

Una sfida per la Chiesa

Non è facile trovare l'atteggiamento giusto di fronte alle sette.

Il problema si pone in modo diverso a seconda che si tratti di persone completamente estranee alla fede, che attraverso le sette possono sentire almeno qualcosa a proposito di Cristo, di cattolici che rischiano di essere ingannati e di perdere una parte di ricchezze della loro tradizione in cambio di una consolazione momentanea, o ancora di vittime delle dubbie manovre di reclutamento. È difficile identificare le sette con precisione.

Quando abbiamo veramente a che fare con una setta?

Alcuni criteri sembrano tuttavia affidabili.

Le sette rifiutano praticamente sempre il dialogo e respingono ogni ecumenismo; manifestano una forte insofferenza di fronte al dogma, al magistero e alla gerarchia; i preti non sono i benvenuti, e il contatto con loro deve essere spesso interrotto dai seguaci; infine le sette esigono molto spesso una cieca obbedienza e alcune fuggono la luce del sole.

Il nostro atteggiamento nei loro confronti deve essere ispirato allo spirito di dialogo e al rispetto incondizionato per la persona, la libertà di coscienza e l'opera segreta di Dio che guida i cuori. Sarebbe tuttavia ingenuità non considerare i danni che possono causare le sette: distruzione della personalità, fratture nella vita matrimoniale e nella famiglia, allontanamento dalla dottrina di Cristo e da sacramenti della Chiesa. Pertanto non ci è permesso di tacere. Le sette sono inoltre una sfida per la Chiesa e la sua pastorale: esse mettono in luce le malattie spirituali del nostro tempo, indicano dei mezzi rimedi e talvolta persino un'autentica terapia, che già esiste di fatto in seno alla grande Chiesa, ma che spesso non viene impiegata da essa. Sì, le sette ci rimandano spesso le nostre stesse fatture non saldate!

UNA "RELIGIONE" AL VENTO DEL MONDO: NEW AGE

La ricerca di molte persone va in un'altra direzione rispetto alle sette: qui la scala è ingrandita. Infatti, esse dicono che il vecchio mondo volge al termine e che le religioni tradizionali non risolveranno nulla. Cerchiamo dunque qualcosa di più grande, di più vasto; cerchiamo l'universale. Al diavolo la ristrettezza dei vecchi dogmi, una morale che sa di chiuso, istituzioni sclerotizzate che cercano di sopravvivere!

Non l'avete provata anche voi questa sensazione? Volete qualcosa di diverso, un soffio nuovo, una saggezza di vita più universale e solidamente fondata sulla scienza, al servizio di un mondo unificato e fraterno. Un sistema di pensiero positivo all'interno del quale ci siano delle nuove possibilità per la vostra persona e per il vostro passato, se c'è stato un fallimento. Non sbagliare più alla luce incerta dei dogmi, ma andare avanti appoggiandosi ad autentici segni del cielo. Essere guidati, non più da un fantomatico Spirito Santo, ma dalle onde misteriose del cosmo. Fare l'esperienza diretta del divino, anzi, diventare Dio voi stessi.

Di primo acchito, vi dite: "Chi può crederci? Sembra fantascienza! Nessun uomo moderno può lasciarsi abbindolare!". Ci si disilluda: milioni di uomini si lasciano abbindolare, soprattutto sotto la forma del New Age. Questa nuova "religione" è dilagata come un maremoto, partendo dalla California, sul mondo intero e attraverso vie che si fa fatica ad immaginare: prima di tutto nei paesi supercivilizzati della Scandinavia, poi in tutte le nazioni industrializzate dell'Europa Occidentale. Pure da noi migliaia di persone hanno subito il contagio. In libreria i libri sul New Age si vendono come pane. Di cosa si tratta dunque? Di una operazione dal fascino ammaliatore? Giudicate voi.

Un volantino nella cassetta delle lettere: "Siete pronti a creare un mondo nuovo?"

Tutti sono d'accordo: "Qualcosa deve cambiare in questo mondo!". Ma cosa? Quando? Come? E sopratutto grazie a chi? Voi soli avete la risposta a queste domande. Non aspettate che il vostro vicino faccia il primo passo. Non sperate neppure che il Governo o l'Amministrazione legga nella vostra mente i vostri più cari desideri. Sta a voi creare e agire. Subito, ora! Dovete esprimere ciò che portate profondamente dentro di voi. Non rimanete soli! Unitevi ai milioni di uomini che condividono lo stesso scopo: riunirsi, riflettere, agire insieme in vista della creazione di un nuovo futuro. Abbiate un pensiero positivo sul mondo. Descrivete, disegnate o visualizzate in modo semplice il mondo come lo vorreste. Non fermatevi alle crisi né ai problemi attuali. Non dovete sfuggirli ma vincerli, allargare la vostra visione delle cose e proiettarla nel futuro. Concentratevi unicamente sul vostro ambiente così come lo vorreste: sia il mondo che la vostra famiglia, sia la vostra professione che la vostra vita interiore.

Fate il primo passo! Fate un gesto o un atto che concretizzi la vostra concezione del futuro. E’ l'inizio. Questa onda di collaborazione positiva per tutto il globo terrestre è già in sé stessa un contributo al suo miglioramento, perché voi siete in milioni a fare lo stesso passo nello stesso momento. Le vostre idee, le vostre azioni contano: esse creeranno la dinamica, l'originalità e la dimensione universale di questo progetto.

Creare insieme! Grazie al vostro talento artistico, alla vostra azione o più semplicemente alla vostra trasformazione interiore, voi cambierete qualcosa in qualche parte del mondo".

Ecco il testo del piccolo volantino: proviene dal "Global cooperation for a better World", una delle filiali delle nuove "religioni". Di fatto si tratta di una sorta di religione: attesa di un mondo nuovo, diverso dall'attuale, attesa formulata in un linguaggio propriamente messianico e profetico. "Sta per succedere qualcosa" e "Voi potete suscitar- lo associandovi nello stesso momento a milioni di altri, riuniti in una sorta di nuova comunione di santi, che per la sua forza e la sua creatività intrinseca, dispone di una leva capace di far ribaltare il mondo dal lato giusto".

D'altra parte, malgrado l'approccio indiscutibilmente americano, ciascuno si sente in un certo modo interpellato e toccato da questo linguaggio. In effetti non è poco poter fare del mondo una realtà fraterna e dinamica, insieme a milioni di altri, allo stesso tempo, facendo leva sulla forza spirituale di trasformazione interiore e di creatività artistica! Poter aiutare a fare il primo passo e ottenere ciò che non ha potuto mai realizzare alcun Governo, alcuna coalizione politica, alcuna amministrazione: creare insieme!

Non è un'utopia, guardate è già qui!

Tutto ciò non è un sogno, vi assicura New Age. Guardate intorno a voi: sta per realizzarsi. Voi lo constatate, qualche cosa sta morendo in questa civiltà. Cosa hanno portato scienza e tecnica? Progresso e comodità, sì, ma anche un mare di miseria: inquinamento dell'ambiente, materialismo e inutilità. Siete diventati un numero che deve tenersi allineato; da nessuna parte si fa caso ai vostri sentimenti, alle vostre emozioni. Siete un uccello in una gabbia dorata. Inoltre, avete perso qualsiasi contatto vitale con la natura e il cosmo; non siete che dei. poveri orfani in questo universo. Fortunatamente i migliori l'hanno compreso.

Hanno scoperto una nuova concezione di vita, una nuova filosofia e una nuova "religione"; in questo "secolo di sorprese" si è prodotto qualcosa di inatteso e di meraviglioso: ritroviamo la nostra anima. Essa si risveglia dal torpore di una scienza impersonale e di una civiltà tecnica: la bella addormentata finalmente si risveglia.

Anche tra i grandi scienziati succede qualcosa: dei Premi Nobel tengono dei discorsi su argomenti non scientifici riguardanti immediatamente la felicità dell'umanità. Dei grandi uomini d'affari sono alla ricerca di nuovi tipi di relazioni per le loro imprese e abbandonano le cieche leggi del rendimento e del profitto.

Dei capi di religioni si riuniscono e pregano insieme per la pace del mondo. Dappertutto la coscienza prevale sulla materia, l'emozione sulla ragione, la saggezza sulle nozioni tecniche, l'anima sulle realtà esteriori.

Se voi provate questo... allora dovete essere dei nostri

Se voi soffrite di non poche frustrazioni... se siete alla ricerca di qualcos'altro... se andate a vedere un film come "E.T." o "Le cercle des poèts disparus"... se vi nutrite con la macrobiotica... se preferite la medicina alternativa e i metodi naturali... se siete decisi ad accrescere il vostro potenziale umano... se avete frequentato qualche seduta a questo proposito... se dei libri sull'esoterismo e occultismo figurano tra i vostri libri preferiti (sapete bene, sono quelle eleganti copertine nere con caratteri dorati)... se vi interessate all'occulto, alle cose strane, al misterioso, alla fantascienza se siete persuasi che il vostro io sia attraversato da raggi ed onde cosmiche e che le stelle abbiano un'influenza sul vostro destino... se voi ricercate con serietà, ponendovi delle domande fondamentali, e non trovate alcuna risposta né nell'ambito religioso classico, né nelle scienze, né nella tecnica... Allora il vostro posto è tra di noi, nel NEW AGE.

Probabilmente non pochi cristiani "classici" esiteranno a riconoscersi nella suddetta descrizione. Ma pochissimi tra di essi potranno dire che non hanno provato la benché minima vibrazione nel leggerla. Quanto ai cristiani non classici, migliaia vi si riconosceranno perfettamente: è il loro ritratto. Ai loro occhi non è affatto la chincaglieria di un "bazar" per metà orientale, per metà statunitense. Il senso di vuoto dei nostri contemporanei che sono diventati estranei al cristianesimo è drammatico, ed essi tentano di riempirlo con ogni mezzo.

New Age

New Age è difficile da definire. Non è una religione, ma è tuttavia religioso; non è una filosofia, ma è comunque una visione dell'uomo e del mondo, oltre che una chiave d'interpretazione; non è una scienza, ma si basa su leggi "scientifiche", anche se sono da ricercare nelle stelle. New Age è una nebulosa che contiene esoterismo, occultismo, pensiero mitico e magico sui segreti della vita e un briciolo di cristianesimo, il tutto mescolato ad idee provenienti dall'astro-fisica.

Il movimento è nato in California (il paradiso della prosperità); si allaccia, in generale, alla pubblicazione, nel 1948, del libro di Alice Ann Bailey (1880-1949) "Il ritorno di Cristo". Da allora le sue idee si sono largamente diffuse, e sono divenute il patrimonio comune di un gran numero di associazioni, confraternite e movimenti: Fratellanza bianca universale, Graal, Rosa-Croce, Comunità di Findhorn (Scozia), ecc.

Tuttavia la sua eredità è già presente in milioni di persone, senza che ne siano ben coscienti. In effetti, New Age non ha fondatori, né sede sociale, non ha libri sacri, né leaders, né dogmi.

È una "spiritualità" in senso ampio, una spiritualità senza Dio né grazia. Ma essa sposa "lo spirito del tempo".

È vero che New Age si attribuisce una serie di "prestigio si padri": Aldous Huxley, Carl Gustav Jung, G. Lessing, R. Sheldrake, W. James, Rudolf Steiner, e ancora Teilhard de Chardin e maestro Eckart. A torto peraltro, almeno per quanto riguarda gli ultimi due. New Age conosce un successo inaudito. Si stima il numero di adepti in diversi milioni; librerie e negozi dispongono di più di 18.000 titoli (le vendite maggiori si hanno nei chioschi delle stazioni e di grandi strutture); esistono da quaranta a cinquantamila sedi o uffici di consulenza.

Nell'evoluzione del mondo, si tratta di un salto altrettanto importante di quello che l'energia e la vita fecero tre milioni e mezzo di anni fa, dice Peter Russel. New Age è fondato su quattro pilastri.

Primo Pilastro: una sottostruttura scientifica

Il successo di New Age è dovuto, in larga parte, alla sua pretesa di fondarsi su basi scientifiche. L'uomo moderno sogna da tempo di riconciliare religione e scienza. La migliore religione sarebbe quella in grado di esibire le più solide credenziali. E New Age può fare ciò. In effetti pone fine alla fisica classica in uso da Newton in poi. Essa considerava l'universo come una grande macchina i cui elementi sono in equilibrio per interazione e mantengono in tal modo l'universo in movimento. Einstein aveva già stabilito che la materia non è costituita da particelle, ma da onde o allo stesso tempo da onde e particelle.

Non è significativo che un fisico atomista, Fritjof Capra, sia considerato come l'ideologo del New Age? New Age ne ha infatti seguito le orme: no, l'universo non è una macchina, ma un grande, unico corpo vivente, sorretto non dalla meccanica, ma da rapporti qualitativi. Tutti gli esseri sono parenti gli uni degli altri, una stessa famiglia.

L'uomo fa intimamente parte di questo tessuto, come una parte del tutto: partecipa, molto semplicemente, alla vita organica dell'insieme. Non può porsi al di fuori come un osservatore neutro o un soggetto indipendente. Deve far parte della famiglia. Di conseguenza, l'uomo non è più realmente libero né responsabile delle sue azioni: partecipa solamente, anche se non è cosciente. Tutto è dunque uno (monismo); anche Dio è una parte del cosmo (panteismo). Non c'è dunque problema di creazione. Poiché tutto è uno, le distinzioni sono tutte cancellate: tra anima e corpo, Dio e mondo, intelligenza e sentimento, interno ed esterno, zone coscienti e incoscienti, tra cielo e terra. E' impossibile seguire New Age su questo terreno. La scienza deve conservare la sua autonomia e i suoi diritti, ed il tentativo di New Age di usarla a suo profitto, fa pensare fortemente al buon vecchio concordismo. E' tuttavia innegabile che da qualche parte nel profondo dell'uomo ci sia questo sogno di unità, di riconciliazione o di fusione con Dio e con il cosmo. E questo sogno è particolarmente seducente, in un'epoca di frammentazione, di distinzioni all'infinito, di sfaldamento. Ci piacerebbe molto essere imparentati con tutto.

Secondo pilastro: le "religioni" orientali

Sono proprio le "religioni" orientali a concretizzare meglio questo sogno di unità primitiva e di fusione. Così, per l'antica saggezza cinese (taoismo), la realtà intera non è che un unico organismo vivente, le cui forze opposte, lo yin e lo yang, si mantengono in equilibrio l'un l'altro.

Lo Yin è femminile, oscuro, passivo, avvolgente, introverso, sintetico; lo Yang è maschile, chiaro, attivo, creativo, estroverso, analitico.

L'uomo non può essere felice se non realizzando in sé stesso questa legge della natura, l'equilibrio tra yin e yang; egli è chiamato alla pace interiore.

New Age ha un altro motivo per guardare verso l'Oriente: queste religioni sono fondate prima sull'esperienza che sulla ragione e l'autorità.

Il loro punto d'appoggio è il sentimento. Il cristianesimo, dice New Age, come tutte le altre grandi religioni occidentali, è una religione del Libro. Essa si fonda su un dogma ed una morale, e questi sono imposti dall'esterno. Forse non del tutto a torto New Age accusa il cristianesimo di mancanza di esperienza vissuta, di sfiducia nei riguardi della mistica, d'incessanti esortazioni morali e di un'insistenza esagerata sull'ortodossia della dottrina. Soprattutto negli ultimi anni, il cristianesimo è stato ridotto quasi ad un sistema etico. Il Credo, quale dottrina di vita e fonte d'esperienza religiosa o mistica, è stato in gran parte dimenticato. Molti si sono stancati di questo moralismo ostinato e sono andati a cercare la pace altrove. Ora, Cristo non ha detto: "Venite a me, voi tutti, che siete affaticati ed oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete riposo per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero" (Mt. 11, 28-30)?

Questo è un altro motivo che spiega l'opposizione di New Age al cristianesimo. Ciò crea divisione, non ha prodotto che conflitti, scismi, inquisizioni e guerre di religione. Da troppo peso all'io, alla libertà e alla responsabilità. L'Oriente ritiene che non è l'<io> la parte più profonda dell'uomo; più profondo dell'<io> c'è il <sé> che non appartiene alla nostra esistenza storica in questo mondo. E questo <sé> più profondo coincide con "Dio". In quest'ottica, l'uomo non può più peccare veramente. Egli è senza peccato, incapace addirittura di peccare. Tutto il concetto di persona, così caro al cristianesimo, svanisce dunque qui.

È il <sé> profondo che l'uomo deve ricercare. Ci riesce attraverso l'intuizione e l'esperienza, attraverso il distacco da tutto ciò che è collegato all'<io> superficiale. Alcune tecniche (come lo foga e le mind machines, moderni apparecchi) ed alcuni maestri possono aiutarlo a fare ciò. E se non ci si riesce in questa vita, sarà sempre possibile farlo in un momento successivo, in una nuova vita.

Poiché esiste la reincarnazione, e per diverse volte di seguito, sino a quando l'uomo giunge al "vuoto", completamente addormentato e felice. Si può recuperare un'esistenza sprecata. Questi concetti possono apparire strani, ma lo sono veramente?

Il 23% dei cattolici in Occidente ed il 31% dei cattolici praticanti crederebbe alla reincarnazione. E chi tra noi non ha fatto un giorno un sogno di questo genere: "Non posso io ricominciare la mia vita?". "Chi mi libererà dalla responsabilità di tale atto?". "Perché tante proibizioni?". "Perché tanti comandamenti e tabù nel cristianesimo, mentre si presta così poca attenzione all'esperienza, al sentimento, alla mistica?". "Perché tutto è già scritto in anticipo nei libri e c'è così poco spazio per ciò che io sento?".

Terzo Pilastro: la nuova psicologia

Gli argomenti tratti dal registro psicologico ottengono sempre consenso tra i nostri contemporanei, e questo genere di argomenti, New Age pretende di averli. In effetti, la sua idea che l'io cosciente si bagni nell'oceano di una coscienza sopra-personale, ha qualcosa in comune con quanto diceva, all'inizio di questo secolo, C. A Jung, il noto psicologo svizzero.

Tuttavia il pensiero di quest'ultimo è complesso e molto sfumato, non ha mai voluto oltrepassare le frontiere del suo ambito scientifico. New Age ha mantenuto alcuni elementi del suo pensiero, interpretandoli a modo suo e semplificandoli ad oltranza.

Secondo New Age esiste, da Jung in avanti, un inconscio collettivo, presente in tutti gli uomini. E' come il deposito dell'esperienza dell'umanità dalle sue origini: immagini, rappresentazioni, esperienze, modi di pensiero. Normalmente questo materiale non è conscio, ma vi si può accedere, almeno in parte, in alcuni sogni, fiabe e leggende mitiche. Sempre secondo New Age, Jung penserebbe che uno di questi elementi posti nel profondo della nostra anima è il <sé> e che quest'ultimo sarebbe vicino a Dio, se non addirittura Dio stesso.

Se è così, noi possiamo incontrare Dio scendendo nel profondo di noi stessi: Egli è in noi.

Ciò può essere interpretato in due modi (lo stesso Jung non è giunto ad un a conclusione). Il primo: Dio vive in noi, ma è distinto da noi; è il nostro Creatore e Signore. Ciò è perfettamente cristiano: S. Agostino non l'aveva già detto? Ma New Age non l'intende così: Dio è la parte più profonda di noi stessi, non è distinto da noi: noi siamo Dio.

Ciò è completamente differente, ed è una cosa inammissibile per un cristiano. Che tutto ciò abbia successo, non è poi così sorprendente. Chi non ha mai fatto l'esperienza di una certa "presenza" nel più profondo di sé stesso? Non potrebbe essere Dio o quanto meno qualcosa di Lui? Sono delle esperienze eccezionali, in cui la coscienza si apre largamente e giunge ad una pienezza, una beatitudine, quasi "soprannaturale". Esistono degli stati di coscienza soprasensoriali, mistici. Alcuni santi ne hanno avuti. Forse non sono così eccezionali, ma coloro che li provano osano raramente parlarne.

New Age pretende che si possano rivivere gli avvenimenti della propria nascita, e fare, dall'altro lato, delle esperienze limite di "avvicinamento alla morte". New Age provoca sistematicamente questi fenomeni: "rebirth" o nuova nascita (per rimuovere certi traumi), "viaggi alle porte della morte", ed il famoso "channelling", ovvero il mettersi in contatto con cose o esseri al di là del mondo visibile. Comunque stiano le cose, è innegabile che il mondo della psicologia eserciti un'attrazione notevole sui nostri contemporanei.

Quarto pilastro: l'astrologia ("È scritto nelle stelle")

Il quarto pilastro di New Age è il più strano e forse, proprio per questo motivo, il più seducente: è l'esoterismo e la conoscenza segreta.

L'umanità ha sempre creduto che dovessero esistere da qualche parte alcune sorgenti di conoscenza nascoste, delle strade verso la felicità chiuse dagli dei perché gli uomini non potessero accedervi; queste conoscenze sono trasmesse solo agli iniziati, ma chi le possiede ha ogni potere. E' soprattutto la lettura degli astri (astrologia e predizione degli oroscopi, che da essa deriva) che, dai tempi remoti, è considerata una conoscenza segreta. Gli avvenimenti della nostra vita sono scritti nelle stelle.

New Age è del parere che siamo alla vigilia di avvenimenti eccezionali. In effetti, intorno all'anno 2000 il sole entrerà in una nuova costellazione, quella dell'Acquario. Di colpo, il corso dell'universo e della storia si troverà cambiato.

Ci fu un tempo in cui l'uomo visse sotto l'influsso delle costellazioni del Toro e furono i tempi degli imperi e delle religioni di Mesopotamia; poi ci fu la costellazione dell'Ariete, con la religione mosaico-giudaica; ora quella dei Pesci, con la religione cristiana (il simbolo di Cristo non è forse "ichtus", il pesce?). Intorno al 2000 noi entreremo nell'Acquario: esso porterà un nuovo ordine mondiale, una nuova umanità, una nuova "religione".

Poche persone vogliono ammettere che "credono" alle stelle, ma ciò non impedisce loro di leggere gli oroscopi sulla loro rivista di fine settimana. L'astrologia non è altro che una credenza assolutamente contraria alla scienza: essa parte da qualche cosa di vero per poi trarre delle conclusioni ingiustificate. "E' evidente che il sole ha un'influenza sulla vita terrestre, ma non necessariamente sulla vita amorosa degli esseri umani; la luna gioca un ruolo nei cicli delle maree, ma è incapace di dare un consiglio utile sulla scelta di un biglietto della lotteria; il pianeta Marte è di colore rossiccio e porta il nome di un dio della guerra che gli è stato dato da degli uomini, ma non significa che questo pianeta possieda delle virtù guerriere, né che provochi conflitti..." (A. R. Van de Walle).

Dottrina segreta e tecniche occulte

L'uomo è sempre stato assetato di conoscenze misteriose e di ricette segrete di felicità. Anche intorno al personaggio di Gesù si sono sviluppate delle dottrine segrete. Nel II e nel III secolo ci fu la gnosi; gnosi è una sorte di nome generico per definire tutte le possibili collezioni di scritti per iniziati ove figuravano dei dati segreti su Gesù non riportati nei Vangeli. Gli iniziati in questione si consideravano, da quel momento, come separati - e al di sopra - rispetto agli altri cristiani; non erano più tenuti a preoccuparsi di regole dogmatiche e morali; essi erano al di sopra della verità del comune, al di sopra del bene e del male.

Nella sua prima lettera, Giovanni si scaglia già energicamente contro questo modo di vedere; sottolinea che colui che pensa di essere senza peccato, di poter amare Dio senza amare il suo prossimo, di non dovere tener conto dei comandamenti, di potere collocare Gesù - l'Uomo di Dio - in un Dio lontano o in un semplice essere umano, si fa delle illusioni e non può essere un vero discepolo di Gesù. "Essi camminano nelle tenebre, e non nella luce".

Nel corso della storia, questa tendenza non è mai completamente scomparsa. Regolarmente essa riaffiora in superficie. Il suo più noto rappresentante è stato Gioachino da Fiore († 1202), che sosteneva l'idea dell'avvento dell'età dello Spirito Santo dopo quella del Padre (Antica Alleanza) e di quella del Figlio (Nuova Alleanza). In seguito vi furono i Fratelli del libero Spirito, contro i quali reagiva la devozione moderna di Geert Grote con la sua spiritualità "dei due piedi per terra".

Anche a Bruxelles viveva nel XIV° secolo, Bloemaerdinne, una donna che difendeva anch'essa una dottrina segreta e che era molto seguita in città; Ruusbroec non l'apprezzava molto. Al giorno d'oggi, ritroviamo un esempio simile di dottrina segreta e di tecniche occulte nel libro "Il ritorno di Cristo" di Alice Bailey. Il Cristo storico non ha alcuna importanza. Cristo è una idea (un insieme di vibrazioni), che può incarnarsi in diverse apparizioni: Buddha, Hermes, Zaratustra, Gesù, Mani, ecc. Ben presto egli si reincarnerà di nuovo, per manifestare agli uomini come possono salvarsi da soli.

L'autrice indica, al contempo, tutta una serie di metodi d'iniziazione e di meditazione per arrivare a questa auto redenzione. Essa crede, in modo molto particolare, alla forza di una Giornata Generale di Supplica, dove tutti gli adepti si uniscano in preghiera nello stesso momento e dove potranno, grazie ad una concentrazione collettiva e- strema, cambiare il corso del mondo.

Il cuore inquieto dell'uomo moderno

Deve regnare una grande sofferenza, un'enorme inquietudine nel cuore dei nostri contemporanei, perché cerchino la loro salvezza in una tale miscela. Ma essi lo fanno, e a milioni. L'offerta può apparire inconsistente, e l'osservatore imparziale può trovarsi a disagio; ma l'offerta esiste e ci si precipita su di essa con avidità.

Qual'è dunque la fame che fa desiderare un simile menù? E' chiaro che tutto ciò che New Age propone è ad immagine dell'uomo moderno: in negativo, quest'ultimo vi può contemplare il proprio ritratto come in uno specchio. Come Narciso che guarda nell'acqua, l'uomo vede il proprio viso riflesso nelle nuove religioni. Nel mezzo di un'era tecnologica, l'uomo rimane "animale metafisico" ed aspira più che mai ad un quadro di riferimento globale, al cui interno possa mettere ordine nelle sue idee e nelle sue emozioni.

L'uomo di oggi desidera l'unità senza divisioni, sogna un mondo senza conflitti, un mondo di riconciliazione e di fratellanza universali, di quella pace messianica di cui parlava già Isaia: "La mucca e l'orsa pascoleranno insieme, e il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide" (cf. Is 11,6 s). Tutto deve poter vivere in armonia: corpo ed anima passato, presente e futuro, ragione ed emozione, io e tu, Dio e l'uomo.

L'uomo moderno vuole una vita senza difficoltà né ostacoli, senza stress, senza malattie e senza carenza di denaro, una vita in cui ogni contrattempo o ostacolo venga rimosso: un'esistenza euforica. Egli ama questo "sentimento cosmico", che lo trasporterebbe, come sul carro del sole, sulle onde di un'energia misteriosa.

New Age propone un pensiero ed un modo d'agire fortemente incentrati sul benessere dell'io, molto egocentrici. "Io sono co-creatore con Dio". "Cristo sono io". "La felicità del mondo è nelle mie mani: è alla mia portata". L'io gonfiato, ipertrofico, è senza dubbio una delle principali caratteristiche del pensiero e del modo di agire attuali. Il regno degli yuppies è ancora ben fresco nelle memorie.

Sincretismo: mangiare da tutti i piatti

Il sincretismo va da sé: si mangia meglio pizzicando qualcosa da ogni pietanza, "à la carte".

Cosa importa ciò che voi credete, purché stiate bene; potete, in tutta tranquillità, appartenere a diverse religioni: non c'è nulla di contraddittorio. New Age pratica l'ospitalità verso tutte le religioni: è una specie di super-religione che sta molto in alto, al di sopra di ogni dogma, autorità, clero e libro sacro. E' il trionfo dell'<ecumenismo>.

"Cos'è dunque la verità? E' ciò che è buono per voi, questa è la verità!".

Il principio è allora: "Servitevi tranquillamente al bancone, dove troverete ciò che cercate".

Il sentimento ha la meglio sulla ragione e il misticismo sulla morale. New Age è un fatto di esperienza; rivela una logica del cuore, un pensiero "in una sedia a dondolo", una morale della felicità "in un bagno di schiuma". Niente è veramente buono o cattivo, e si può porre rimedio ad ogni eventuale passo falso nel corso di una nuova esistenza. O piuttosto esso è automaticamente riparato nella prossima reincarnazione.

Si è ragionato troppo a lungo; è giunto il tempo del sentimento, dell'amore, e dell'azione: "Ama e fa ciò che il tuo cuore ti ispira". Tutta la costrizione etica della religione cristiana ha avuto, come unici risultati, la stanchezza e i vincoli di un senso di colpa esacerbato, con un fondo di scoraggiamento e d'impotenza. L'era della legge deve dunque cessare, la parola va ora all'amore e alla gioia.

Inizia il regno della coscienza, il momento di lasciare che tutte le nostre potenzialità si esprimano. Siamo in grado di fare tutto, grazie all'intensa collaborazione di tutte le coscienze: esse sono la leva che fa cambiare il mondo.

New Age utilizza un vocabolario che gli è molto appropriato: di armonia e di pace (unità, amore, luce, pace, quiete), di energia (onde, vibrazioni, raggi), di individuazione (realizzazione di sé, presa di coscienza, creatività, ora e qui), di sorpresa (rinascita, mutazione, salto, emergenza, apocalisse). Un vocabolario "soft", energico e, nello stesso tempo, pieno di speranza, ad immagine peraltro proprio dell'uomo d'oggi.

UNA SFIDA PER I CRISTIANI

New Age rappresenta una grande sfida per il cristianesimo.

Non soltanto per il fatto che si propaga con tanto vigore, ma soprattutto perché se la prende espressamente con il cristianesimo, nonostante si appropri di intere parti dell'eredità cristiana, a cominciare dalla Bibbia. Inoltre, New Age, si erige a religione nuova, planetaria, universale, la religione che succede a tutte le religioni precedenti e che le porta a perfezione; New Age è costruita a meraviglia per accarezzare i sogni dell'uomo moderno.

Detto questo, New Age, propone anche cose buone: senso di fratellanza universale, di pace, di armonia, di presa di coscienza, impegno per rendere il mondo migliore, mobilizzazione generale di forze per il bene, ecc. Le tecniche impiegate non sono tutte cattive: yoga e rilassamento possono avere degli effetti benefici.

È davvero buono solo ciò che è vero

Una distinzione si impone: tutto ciò che produce del bene non è necessariamente sano, e tutto ciò che è piacevole non è necessariamente vero. È qui che risiede il problema, anche per i cristiani: neppure essi vogliono tracciare delle frontiere per distinguere o per separare. Essi preferirebbero che tutti potessero avere ragione. Se qualcuno sottolinea il carattere necessario ed unico della fede cristiana, è immediatamente tacciato di spirito di sufficienza, di orgoglio, di mancanza di senso ecumenico.

Poiché c'è del vero e del buono dappertutto, possiamo audacemente mettere tutto insieme. Sfortunatamente, ciò non è esatto: la somma di mezze verità non conduce che ad un'altra mezza verità.

Un'altra riflessione che sovente sentiamo fare è la seguente: "Che importanza ha la verità teorica, se fornisce buoni risultati nella pratica? Del resto, cos'è la verità? L'albero si riconosce dai frutti; considerate dunque i frutti: se sono buoni, allora lo è anche l'albero".

Nulla è più falso di tutto ciò. Non è detto che una fede deviante non possa portare qualche buon frutto. Origene poteva essere un sant'uomo, ma su alcuni punti della dottrina non fu ortodosso. La perversione della verità è sicuramente la colpa più grave; essa può essere l'origine di gravi aberrazioni morali. Per San Paolo la cosa è chiara: "Poiché essi hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami" (Rm 1,25 s).

È quindi necessario definire con cura il contenuto esatto della fede cristiana e ciò che se ne allontana. Non c'è equivalenza: si deve scegliere.

Un Dio che crea liberamente, un uomo libero

Dio non coincide con il mondo, non è la sua anima immanente (panteismo). Il mondo non è uscito da Dio per emanazione, senza libera volontà da parte sua; no, Dio ha creato il mondo liberamente, per amore.

È altrettanto falso dire che Dio coincide con l'uomo. Certo dimora in lui, ma ciò non impedisce che rimanga di fronte all'uomo, come suo Creatore, Signore e Salvatore. Tra Dio e l'uomo c'è una relazione di alterità. Dio è altro; Dio si pone dinnanzi all'uomo come un io e un tu, liberi, partners in amore, senza fusione né confusione. D’altronde l'amore non produce mai fusione: è il fondamento dell'alterità stessa.

Ora, una delle tesi fondamentali di New Age è che tutto è dentro tutto, che Dio coincide con l'uomo, che il mondo intero è divino e Dio si identifica con il cosmo. Questo stesso principio lo si ritrova, sotto diverse forme, nella maggior parte delle religioni orientali. Ciò è inconciliabile con la fede cristiana.

La preghiera

La preghiera non è mai una coincidenza con l'io più profondo. La preghiera presuppone dualità: è un porsi liberamente in alterità, in adorazione, atto di grazia, supplica, fede ed obbedienza. La preghiera. cristiana non è introspezione, è entrare umilmente nella volontà dell'Altro: "Padre... non sia fatta la mia, ma la tua volontà" (Lc 22,42). E' per questo che un'espressione del tipo "Dio è il mio io più profondo" è molto imprecisa.

Dio dimora in me, è vero, ma rimane l'Altro: io, piuttosto, sono abitato da Lui. Pertanto la preghiera cristiana è sempre cristologica. Essa sposa la struttura stessa della fede cristiana. La Scrittura ci indica la strada. La preghiera cristiana non è una parola, è tutt'al più una risposta: la parola di Dio viene prima, altrimenti non sapremmo nemmeno quel che dobbiamo dire e chiedere.

Il libro dei Salmi ci insegna a vedere tutte le cose belle fatte da Dio nella creazione e nella redenzione. Il Nuovo Testamento ci rivela come lo spirito ci introduce al mistero di Cristo. Nello Spirito, noi siamo introdotti alla comprensione delle parole e dei gesti di Cristo.

La struttura della preghiera è inoltre trinitaria: indirizzata al Padre, attraverso il Figlio, nello Spirito Santo. Infine essa è anche ecclesiale: noi preghiamo nella Chiesa e con la Chiesa, sia che si tratti di liturgia ufficiale che di preghiera "nel segreto della nostra camera".

La grazia gratuita e indispensabile

Secondo New Age, l'uomo è buono: di per sé è portato al bene. A dire il vero, egli non è libero, e non si dovrebbe parlare propriamente di bene o di male. L'uomo basta a sé stesso; è self-supporting; non ha bisogno di rivelazione, né di redenzione, né di alcun aiuto esterno.

Il cristianesimo parla un altro linguaggio. L'uomo è fondamentalmente buono, ma è ferito. Da solo non è in grado di volere né di fare il bene.

Ha bisogno della redenzione. Senza la grazia non può nulla.

"È Dio infatti che suscita in voi il volere e l'operare" (Fil. 2,13). L'uomo non è né senza peccato né incapace di peccare. Egli è libero, ma non può nulla senza la grazia. Esiste, quindi, una morale, e dei comandamenti sono necessari per illuminare l'uomo affinché possa trovare la strada verso la vita. L'uomo non è al di sopra della legge; perciò gli mancano sia la luce che la forza. Nessuna ricetta esoterica di salvezza, nessun fascio di concentrazione psichica, nessuno sforzo comunitario di milioni di coscienze può salvare l'uomo. La nostra unica via di salvezza è la nostra fede in Cristo, che è venuto e che è entrato nella nostra storia "per noi e per la nostra salvezza".

Ai giorni nostri la dottrina della grazia è senza dubbio il capitolo più trascurato della teologia e della vita pratica dei cristiani; il fatto che l'uomo non possa salvarsi da solo, neanche parzialmente, ma che sia salvato solo dalla grazia gratuita di Dio, rappresenta per molti un ostacolo. Non si riesce a capire che la grazia non sopprime la libertà e l'autonomia dell'uomo, ma, al contrario, ne è il fondamento. n sogno di un uomo autosufficiente è apparentemente impossibile da estirpare. Accettare l'idea della nostra dipendenza di fronte a Dio, significa credere.

Gesù Cristo, Figlio dell'uomo, Figlio di Dio

Secondo New Age, Cristo non sarebbe una figura storica; è un'idea. Il Cristo-idea è uno spirito o un'anima che penetra tutto e che si è manifestato, ogni volta in modo diverso, in grandi personaggi come Buddha, Zaratustra ed altri. Una di queste manifestazioni (avatare) è stato Gesù di Nazareth.

Ecco la principale differenza tra la fede cristiana e New Age. La fede cristiana può essere espressa in una sola frase: Dio è entrato nella storia in Gesù Cristo, suo figlio, che è contemporaneamente Dio e uomo. Gesù Cristo è un essere umano storico, particolare, nato da Maria a Betlemme sotto l'impero di Augusto, quando Quirino era governatore della Siria e fece un censimento (cf. Lc 2). Egli è morto sotto Ponzio Pilato, alla periferia di Gerusalemme, nel periodo della Pasqua ebraica. Quest'uomo era il Figlio di Dio ed è risuscitato da morte.

Su questo punto c'è certamente un disaccordo insormontabile tra la fede cristiana e tutta la corrente New Age; e verte su ciò: "E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1, 14). Nel corso della storia questo è sempre stato una pietra d'inciampo per certi "spirituali": Dio che opera in un uomo che impasta del fango con la saliva e strofina con essa gli occhi di un cieco per guarirlo! In questo modo Dio ci viene in aiuto in un modo terreno e materiale! Tutte le forme di gnosi e tutti i movimenti spirituali ai confini del cristianesimo hanno sempre tentato di rendere Dio più credibile preservandolo dalla polvere della terra. Il corpo di Dio non era che un'apparenza, la sua sofferenza un'illusione ottica, perché Dio non può soffrire.

O forse Cristo non era che un semplice essere umano; il chiamarlo figlio di Dio era un semplice modo di dire; in questo modo la fede cristiana diventava accettabile, plausibile: veniva smussata. Ma così facendo, non si trattava più di fede cristiana, bensì di gnosi o di New Age.

Non c'è posto per la sofferenza e la morte

È evidente che in New Age non c'è posto per la sofferenza: soffrire è assurdo e sterile. "Di fronte alle sofferenze ed alla morte, mi aggrappo - dice l'adepto di New Age - ad una spiritualità del sensibile e della vita".

È ancora più inverosimile che Cristo abbia salvato il mondo proprio attraverso la sofferenza della croce. La redenzione, per New Age, viene da tecniche salvifiche di espansione della coscienza, di rinascita, di viaggi alle porte della morte, da ogni sorta di artificio che aiuti a rilassarsi e a rendere operativo o ad accrescere il potenziale energetico.

È vero, anche il cristiano lotta contro la sofferenza, ma quando essa si presenta, non la passa sotto silenzio né la considera insensata. La sofferenza vissuta in unione con la croce di Cristo è fonte di salvezza. La sofferenza - che è di per sé un fenomeno abbastanza assurdo ed incomprensibile - e la croce - uno strumento di supplizio - sono stati scelti dalla saggezza di Dio come mezzo per rivelare il suo amo- re agli uomini. San Paolo afferma, a ragione, che nessun'altro avrebbe potuto avere un'idea simile: "Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscere la saggezza di Dio; se l'avessero conosciuta non avrebbero crocifisso il Signore della gloria - sta scritto infatti - "quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano" (1 Co 2,8 s). Per il cristiano la morte non è l'accesso ad una nuova reincarnazione a cui ne seguiranno altre sino a che l'uomo arriverà alla pace del nirvana. La morte è un avvenimento unico: l'unico tramite per la vita eterna. Essa è preparata dalla vita sulla terra, nella quale ogni azione libera dell'uomo ha un valore di eternità.

L'uomo quindi non naviga senza meta, incurante, sulla zattera di Medusa o verso un'indefinita Citera. Egli è un timoniere responsabile, che deve governare la sua imbarcazione verso il porto dove Dio lo attende.

Credere è un atto di libertà

È vero che credere ha a che vedere, in parte, con un'esperienza. E' altrettanto vero che è un fenomeno interiore e che appartiene, per certi aspetti, al campo della psicologia religiosa. Tuttavia, la fede è e resta innanzitutto una scelta libera - anche se fatta sotto l'intervento della grazia di Dio - e un abbandono libero ad un Dio che si rivela. Credere non è una semplice accondiscendenza al proprio io più profondo. La fede presuppone sempre una trascendenza, che oltrepassa l'uomo, ciò che è davanti a lui, al di sopra e al di fuori di lui. Credere è ricevere l'Altro e donarsi liberamente a Lui.

Per New Age, credere è solo una forma di esperienza di sé: in quest'ottica, quali che siano gli orizzonti che si aprono davanti a lui, l'uomo rimane lì, a sbattere contro il muro di specchio del proprio io, come un uccello in gabbia. Neanche un'estrema dilatazione dell'io consente di fuggire da questa prigione.

CRISTO O L'ACQUARIO?

La risposta cristiana a New Age e alle nuove "religioni" è tutta contenuta nella festa di Natale: è il Figlio di Dio, nato da Maria Vergine "per salvarci". C'è molta pena nei cuori dei nostri contemporanei. E chi sta male prova tutte le medicine.

Ciò spiega l'abbondanza dell'attuale offerta in materia di conoscenze segrete e di ricette di felicità per sfuggire alla sofferenza. E la vicinanza dell'anno 2000 fa salire ancora di più questa febbre.

"Questo per voi il segno"... (Lc 2,12)

La gente di oggi è alla ricerca di segni; guarda le stelle.

Natale dà un segno all'umanità, ma questo segno non è la stella dei magi. Quella era solo un segno visibile da lontano, che ha ceduto il posto al vero segno non appena questo è comparso. Quel segno non era destinato ai saggi, ma ai pastori: "Questo per voi il segno: troverete un bimbo avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia. Andarono dunque senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia" (Lc 2,12 16).

Il segno non è un segno astratto nel cielo, ma un uomo concreto e storico: Gesù, nato da Maria a Betlemme. Così sono i segni cristiani: sono incarnati, semplici eventi storici dissimulati nelle pieghe della vita di tutti i giorni. Gesù, il segno, non è una posizione astrale favorevole, è un piccolo bambino che piange in una mangiatoia. Dio è talmente grande che può farsi piccolo, è cosi universale che è capace di diventare particolare, così forte che è in grado di chinarsi sulla vita degli uomini e di entrare in essa.

New Age sogna l'apparizione imminente del Maestro -la "Matreia" - così in alto nel cielo che tutti lo potranno vedere, eclatante. Ma Dio non è così.

Dio diventa uomo: la vera mistica dell'unione

New Age sogna una mistica di unione: tutto è uno e tutto è in relazione con tutto. Lo stesso vale per Dio e per l'uomo. Ma così non c'è più alcuna distinzione.

Natale è la festa dell'unione tra Dio e l'uomo. Dio diventa uomo affinché l'uomo venga divinizzato. Questa è l'incarnazione. Il bambino nella mangiatoia è, al tempo stesso, il Figlio di Dio e il Figlio di Maria: è adorato anche se è avvolto in fasce.

Tuttavia non c'è mai fusione tra l'uomo e Dio: essi rimangono distinti, come un io ed un tu. Dio e l'uomo rimangono persone separate; altrimenti come potrebbero amarsi? Due ingredienti chimici mescolati in una miscela non si amano: sono semplicemente fusi. Solo delle persone autonome e libere possono amarsi. Il sogno di unità di New Age si applica piuttosto al regno minerale, non all'universo dell'uomo, e, tanto meno, a quello di Dio.

Cristo, energia cosmica?

I cristiani che hanno dubbi di fronte a New Age, si richiamano a volte a Teilhard de Chardin. Egli vedeva infatti in Cristo il cuore che mette in movimento tutta la realtà materiale. Grazie all'energia proveniente dalla sua incarnazione, l'universo si ritrova in una specie di campo magnetico di Dio.

In Gesù, Dio ha voluto costituirsi "cuore" della materia, per elevarla a dignità divina. Ma il pensiero di Teilhard è fermamente inserito in una logica di incarnazione: Cristo è un personaggio preciso e storico, non diventa l'anima universale del mondo. Centro del cosmo, Egli attira a sé tutta la realtà materiale alla maniera di un amante; ma questo amante è situato a Betlemme e sul Calvario. Gesù mantiene le sue piaghe. Natale e Pasqua non sono mai superati. L'energia continua ad originarsi dal presepio e dalla croce.

Speranza

Il bisogno febbrile di molti dei nostri contemporanei che sono alla ricerca di fonti di coraggio e di gioia, trae in parte origine dal grigiore e dalla malinconia che avvolgono la nostra epoca. Siamo tristi, ma con il sorriso sulle labbra. Si tratta forse di stanchezza, di delusione per il fatto che il nostro mondo conosce così poca felicità malgrado la grande abbondanza di possibilità e di mezzi? Oppure è un tentativo di renderci immuni nei confronti delle sofferenze e del fallimento della storia umana, cercando rifugio in delle "conformità alle leggi cosmiche" che potrebbero renderci automaticamente felici? Se almeno riuscissimo a scoprire la chiave del loro segreto. E' infatti necessario ricercare la felicità nelle stelle.

Natale ci insegna che non esistono delle scorciatoie nascoste verso la felicità che ci permettano di risparmiare lo sforzo di tutti i giorni. Dio stesso non conosceva sentieri segreti per salvarci. Egli si è fatto uomo ed ha condotto un'esistenza del tutto simile alla nostra, con tutte le gioie e i dolori che la vita di un uomo comporta normalmente.

Gesù ha percorso, senza scorciatoie, un'esistenza umana normale sino alla fine, e che fine!

Ma Natale è anche una speranza: "Oggi è nato un Salvatore, che è Cristo Signore, nella città di David" (Lc 11).

Salvati da un Altro...

New Age attribuisce un ruolo centrale al <sé> dell'uomo. "Siete voi che vi salvate, quando vi servite di voi stessi per creare delle forze cosmiche" dice New Age. Nonostante la compagnia di tutte le costellazioni, di tutte le religioni e di tutti i guru d'Oriente, di tutte le ricette di felicità, di un'infinità di tecniche psicologiche e di concetti più o meno scientifici, New Age ci lascia assolutamente soli. Dobbiamo sbrigarcela da soli ed essere i salvatori di noi stessi. Quindi, dopo lunghe peregrinazioni per sfuggirvi, l'uomo di New Age ritorna esattamente al punto di partenza: l'ossessione delle azioni personali, di cui ha orrore. Di nuovo deve salvarsi da sé.

La buona novella del Natale è ben diversa: siamo salvati, per grazia, da Colui che "per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo" (Credo). Un Altro è venuto a salvarci.

“Venite, Adoriamo ….”

 Santo Natale 1990

Godfried Cardinal Danneels

Arciv. di Malines - Bruxelles

 

Ultima modifica Mercoledì 10 Aprile 2013 19:12
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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