Sabato,25Febbraio2017
Sabato 07 Novembre 2015 09:47

La Chiesa dopo Costantino - 2 (Marino Qualizza)

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La Chiesa dopo Costantino - 2 (Marino Qualizza)

Possiamo dire che dalla svolta gerarchica e clericale di Gregorio VII e quella imperiale di Innocenzo III, si passa o si vive in contemporanea, l’esigenza di una Chiesa povera, che si riconosce nell’umiltà della condizione umana di Gesù.

Poiché la riforma gregoriana nasce da una ispirazione monastica, appare evidente che la Chiesa ‘spirituale’ sarà contrapposta al mondo d alla ‘mondanità’, segnando così una nuova affermazione del potere spirituale su quello terreno. Questo trovava conferma nella teoria dei due gladii , in riferimento materiale a Lc 22,38. le due spade sono simbolo della divisione dei poteri, come risultava da papa Gelasio I; ora invece le due spade sono nelle mani del papa; quella spirituale la tiene per sé,  quella temporale la delega agli imperatori ed ai re, perché la adoperino al servizio della Chiesa.
Questi principi furono ulteriormente amplificati sotto Innocenzo III (1198-1216) con l’inedita affermazione che se il papa è inferiore a Dio, certamente è superiore all’uomo. Continua la costruzione del modello papale, assolutizzato e astratto dalla realtà ecclesiale e raggiunge il suo apice con Bonifacio VIII che con la bolla Unam Sanctam del 1302 e con la inverosimile affermazione: “Dichiariamo, diciamo e definiamo essere del tutto necessario alla salvezza che ogni umana creatura sia sottomessa al Pontefice Romano”. Da un principio di libertà spirituale si passa ad uno di autorità che stride evidentemente con i principi evangelici. Si veda solo la conclusione di Mc 10,45: “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire” e ci si rende conto della distanza abissale dal modello cristiano.
Uno degli aspetti tipici di questa impostazione imperiale sono le crociate, viste dallo storico cattolico J. Lortz, come prestazione dell’Occidente cristiano-ecclesiastico con il papato universale come condottiero e la cavalleria come esecutore (294). La Chiesa assume così una caratteristica guerresca, dove l’accento sulla Ecclesia militans assume non valenza spirituale, come al tempo dei martiri, ma lotta armata, tanto contro l’Islam e poi contro i giudei, dimenticando la lettura sapienziale di san Paolo in Romani 9-11. questa dimensione guerresca trova spazio negli ordini cavallereschi, impegnati, fra l’altro, nella lotta contro gli eretici. A proposito di eresie, si evidenzia qui il conflitto secolare tra la verità di fede e la libertà dell’uomo: la verità oggettiva prevale sulla libertà soggettiva della persona e questa contrapposizione giungerà fino ai giorni del concilio Vaticano II.
Anche l’arte esprime una sua visione teologica. Nel periodo di cui trattiamo, si passa dal romanico al gotico, e questo trova la sua espressione originale nella cattedrale. Certamente esprime nella sua vertiginosità, il modello imperiale, ma in realtà lo supera, perchè si lascia trasportare dal senso del mistero, che accompagna soprattutto la produzione letteraria teologica, nella produzione delle grandi somme teologiche e nell’esegesi. “soprattutto nei numerosi commentari dedicati al Cantico dei Cantici e all’Apocalisse vediamo evoluta l’immagine di una Chiesa senza macchia me senza rughe, una Chiesa santa e celeste, che trova la sua espressione nell’architettura gotica, vive nella pietà mistica e assieme alla riflessione teologica e scientifica della Scolastica costituisce una forza determinate nell’alto medioevo.  Accanto al teologo compare il mistico; all’ardore, alla commozione, all’immersione si addice più l’adorazione che la conoscenza e l’erudizione” (297).
Così si manifesta sempre più l’esigenza di pensare e vivere la Chiesa come comunione dei santi, che non coincide necessariamente con le strutture della Chiesa visibile. L’esigenza si trasforma in realtà con Gioacchino da Fiore, che vede la Chiesa spirituale realizzarsi nella prossima età dello Spirito. La sua concezione va collegata con il movimento francescano che vuole una Chiesa “non più caratterizzata dal potere, ricchezza e dominio, bensì dalla rinuncia a tutti questi beni, dal sentimento di penitenza, dalla povertà e disponibilità, e dalla libertà e indipendenza che ne derivano” (298).
È importante notare che questa linea francescana influì anche sulla teologia e in specie sulla cristologia, perché da una visione di Cristo imperatore si passa all’immagine dell’umanità di Gesù, della sua vita umile segnata dalla sofferenza e dalla croce. Con Francesco si devono ricordare anche s. Bernardo di Chiaravalle, Enrico Susone e Giovanni Taulero. Né va dimenticato che l’atteggiamento umile di san Francesco, nei fatti, era una critica vera alla reale situazione della Chiesa del tempo.
Alla critica obbediente di Francesco si aggiunge anche quella più radicale di Dante, di Marsilio da Padova e in Guglielmo d’Occam. Appaiono tendenze sempre più chiare per le Chiese nazionali, aggravate dall’esilio di Avignone e dallo scisma d’Occidente, con la Chiesa divisa in tre obbedienze, secondo il numero dei papi contrapposti. Si vive drammaticamente nella Chiesa lo scontro delle contrapposizioni e del tentativo di concordare le discordanze, come ricordava Nicolò
In conclusione, possiamo dire che dalla svolta gerarchica e clericale di Gregorio VII e quella imperiale di Innocenzo III, si passa o si vive in contemporanea, l’esigenza di una Chiesa povera, che si riconosce nell’umiltà della condizione umana di Gesù. “Questa immagine si traduce a sua volta anche in una istanza critica nei confronti della Chiesa presente e concreta e contiene in sé degli impulsi ed energie ce mirano al rinnovamento. Qui si afferma il diritto dell’individuo e della persona contro l’universale e l’oggettivato, quello del carismatico contro l’istituzione e il ministero. Questo nuovo modo di sentire si afferma pur nelle tensioni, tanto più energicamente quanto più l’istituzione, il ministero, la gerarchia, specialmente i vescovi, papi e curia si rivelano incapaci di perseguire quegli obiettivi che un tempo Gregorio VII si era prefissato nella sua riforma all’insegna della libertas ecclesiae, e cadono nella mondanizzazione” (300).
Si intravedono i prodromi di quello che avverrà di lì a poco, con la radicale contestazione della Chiesa nei suoi modelli storici e della necessità di un ritorno alle origini, che risulterà tanto più faticoso, quanto più aspra sarà la contestazione e la polemica, che fanno perdere di vista gli obiettivi. 

Marino Qualizza

 

Ultima modifica Sabato 07 Novembre 2015 09:55
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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