Lunedì, 21 Aprile 2014
Sabato 19 Giugno 2004 12:06

9. La liturgia al Concilio (Ildebrando Scicolone)

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Il 4 dicembre 1563 si chiudeva il Concilio di Trento, e i Padri affidavano alla Santa Sede il compito di curare la riforma della Liturgia del loro tempo, perché il Concilio, dopo diciotto anni di lavori, non aveva il tempo di operare tale riforma nei particolari.

Il 4 dicembre 1963, esattamente a quattro secoli di distanza, il Concilio Vaticano II, per bocca di Paolo VI, promulgava il primo documento conciliare, dedicato alla Liturgia. Il Papa, nell’omelia, poteva affermare: "abbiamo rispettato la gerarchia dei valori: a Dio il primo posto, la preghiera nostra principale occupazione…".

Il cammino, per giungere a tali conquiste era stato lungo, ma si era intensificato nei due ultimi secoli, specialmente per quel "movimento liturgico" che aveva trovato terreno fertile nei monasteri benedettini di Francia, Belgio Germania e Italia.

Già nel 1947, il Papa Pio XII, con l’Enciclica Mediator Dei, aveva benedetto il movimento, e aveva rilanciato la liturgia, inserendola nell’alveo della teologia. Per molti infatti il termine "liturgia" era sinonimo di cerimonia, o di riti ufficiali. Il Papa diceva che la liturgia è Cristo stesso che continua ad esercitare il suo sacerdozio, presentando sempre il suo unico e salvifico sacrificio.

Subito dopo lo stesso Pontefice istituiva una commissione per una riforma generale della liturgia. Frutto di questi lavori furono: il ripristino della Veglia Pasquale (prima del 1951, la risurrezione del Signore si celebrava la mattina del Sabato Santo, e non nella notte successiva!), la possibilità della Messa vespertina e la riduzione del digiuno eucaristico (1953), la riforma della Settimana Santa, con il ritorno alle celebrazioni vespertine del Giovedì e del Venerdì Santo (1956), l’Istruzione del 1958, che parla di diversi gradi di "partecipazione attiva" dei fedeli nella liturgia (allora, per la prima volta, tutti i fedeli hanno aperto la bocca per rispondere al sacerdote, mentre prima era solo il chierichetto), ed infine la pubblicazione di un "nuovo Codice delle rubriche", cioè delle "norme" che nei libri liturgici sono scritte in rosso (latino = ruber).

Era curioso che la commissione di Pio XII continuasse a lavorare, quando già Papa Giovanni aveva indetto il Concilio (25 gennaio 1959). Questo avrebbe dovuto occuparsi solo dei "più alti principi" della Liturgia.

Ed invece! In due anni di lavoro è venuta fuori una Costituzione sulla Liturgia, che è insieme teologica, pastorale, pratica e riformatrice. Ne vedremo singolarmente i diversi aspetti. Intanto, la struttura: si tratta di un proemio e sette capitoli:

1. Principi generali per la riforma e l’incremento della sacra Liturgia;
2. Il mistero eucaristico;
3. Gli altri Sacramenti e i Sacramentali;
4. L’Ufficio divino;
5. L’anno liturgico;
6. La Musica sacra;
7. L’Arte sacra e la sacra suppellettile.

Segue un’Appendice con una "Dichiarazione del Concilio Vaticano II circa la riforma del calendario".

Ildebrando Scicolone

 

Ultima modifica Martedì 15 Novembre 2011 17:36