Sabato, 20 Dicembre 2014
Sabato 19 Giugno 2004 12:10

14. La liturgia, culmine dell'azione della Chiesa (Ildebrando Scicolone)

Valuta questo articolo
(2 voti)

L’art. 9 della Costituzione liturgica del Vaticano II inizia col dire che "la sacra liturgia non esaurisce tutta l’azione della Chiesa": ne abbiamo già parlato.

La Chiesa infatti deve annunziare, celebrare, amare fattivamente. Abbiamo parlato della funzione regale e profetica, oltre che sacerdotale di Cristo e della Chiesa. E ci domandavamo: come si armonizzano queste tre attività?

C’è infatti il pericolo che si vivano in maniera separata, o esclusiva. Quanti cristiani infatti pensano di essere a posto, perché vanno a messa la domenica? Quanti altri non vanno a messa, ma aiutano veramente il prossimo? Quanti poi si curano di conoscere il vangelo e di comunicarlo? E quale influenza ha il vangelo o la liturgia nella vita quotidiana e di relazione? Questo è il motivo che ci sono tanti battezzati e così pochi cristiani veri!

Ogni cristiano è insieme sacerdote, profeta e re, e non può vivere solo una di queste dimensioni, o viverle in modo discontinuo.

L’art. 10 della stessa Costituzione conciliare risponde a questa esigenza, quando recita: Nondimeno la liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa, e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia. In altre parole l’attività della Chiesa tende alla liturgia, come a suo culmine. Cosa vuol dire? Scopo della Chiesa è quello di far sì che "tutti, diventati figli di Dio mediante la fede e il battesimo, si riuniscano in assemblea, lodino Dio nella Chiesa, prendano parte al sacrificio e alla mensa del Signore". Se la Chiesa non perseguisse questo scopo, quello cioè di portare tutti gli uomini a diventare uno in Cristo (e ciò si esprime sommamente nel segno sacramentale della "comunione"), non avrebbe senso la sua presenza nel mondo.

Un missionario si domandava: cosa intendiamo per "terra di missione"? E rispondeva: "E’ terra di missione, in senso teologico, non giuridico, qualsiasi luogo dove c’è ancora una persona che non partecipa pienamente all’eucaristia", perché nei suoi confronti la Chiesa ha una missione da compiere.

Tutto quello che la Chiesa è e compie ha senso solo in vista di questa missione spirituale e cultuale: fare di ogni uomo un figlio di Dio, destinato, come Gesù Cristo, e perché uniti a Lui, alla risurrezione e alla gloria. L’umanità pellegrina deve essere preparata e condotta a diventare la cittadinanza della Gerusalemme celeste.

Ma…

Ildebrando Scicolone

 

Ultima modifica Martedì 15 Novembre 2011 18:43