Lunedì, 20 Ottobre 2014
Sabato 19 Giugno 2004 12:15

19.Tre riti - due liturgie (Ildebrando Scicolone)

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Per comprendere il significato e il valore della celebrazione eucaristica e trarne alimento per la vita spirituale, è necessario conoscere a fondo la struttura della celebrazione e il significato delle varie parti e il loro nesso reciproco.

Ci aiuta a farlo il testo dei Principi e Norme per l’uso del Messale Romano (= PNMR), cap. II. Esso divide la Messa attuale in quattro parti:

    1. Riti di introduzione - 2. Liturgia della Parola - 3. Liturgia eucaristica - 4. Riti di conclusione.

    A ben guardare però, i riti di conclusione non sono proprio "una parte" della celebrazione, limitandosi al saluto finale, la benedizione e la formula di congedo. D’altra parte, la "liturgia eucaristica", che va dalla processione offertoriale alla preghiera dopo la comunione, è troppo lunga e non se ne percepisce l’articolazione se non si suddivide in tre parti.

    Per questi motivi è bene dividere la struttura della celebrazione eucaristica in cinque parti, più il congedo:

      1. Riti d’introduzione;
      2. Liturgia della Parola;
      3. Riti di offertorio;
      4. Liturgia (= preghiera) eucaristica;
      5. Riti di comunione.

      Salta subito agli occhi la diversa terminologia usata: due liturgie e tre riti. Questi termini sono qui utilizzati per aiutare la comprensione.

      Le due "liturgie" costituiscono le parti principali della celebrazione. In esse sono importanti i testi, cioè le parole: la Parola che Dio rivolge a noi, e la preghiera che la Chiesa innalza (da qui il termine greco anàfora = elevazione) a Dio. Durante queste parti l’assemblea sta ferma (seduta o in piedi), con tutta l’attenzione e la tensione alla Parola. Queste due parti sono state paragonate a due perle.

      I tre "riti" formano come un triplice anello, su cui sono incastonate le due perle. Essi sono caratterizzati da gesti (eventuali parole che li accompagnano sono anche sostituibili con altre). L’assemblea non sta ferma, si muove. I gesti principali sono infatti le tre processioni (d’ingresso, di presentazione delle offerte, di comunione), accompagnate dal rispettivo canto processionale. Tutti e tre hanno degli elementi comuni, come la litania (Signore, pietà, all’introduzione; la preghiera universale, all’offertorio; l’Agnello di Dio, alla comunione), e l’orazione conclusiva del presidente (sono tre orazioni presidenziali: la colletta, che conclude i riti d’ingresso; la preghiera sulle offerte quelli di offertorio; e la dopo comunione).

      Diamo ora uno schema particolareggiato, segnando in corsivo gli elementi comuni ai tre riti:

      1. Riti d’introduzione:
      - Processione - canto
      - Saluto dell’altare
      - Segno di croce
      - Saluto all’assemblea
      - (Monizione)
      - Atto penitenziale
      - Litania
      - Inno "Gloria"
      - Orazione
      (colletta). AMEN.

      2. Liturgia della Parola
      - Prima lettura: AT (nel Tempo Pasquale: Atti degli Apostoli)
      - Salmo Responsoriale
      - Seconda lettura: Apostolo
      - Canto Vangelo
      - Vangelo
      - Omelia – Silenzio di riflessione
      - Professione di fede (Credo). AMEN
      - (Preghiera universale o "dei fedeli").

      3. Riti di offertorio
      - Litania (preghiera dei fedeli): la Chiesa prega per il mondo.
      - Processione - canto
      - Presentazione dei doni
      - (Incensazione delle offerte, della croce dell’altare, del ministro, dell’assemblea)
      - "Lavabo"
      - Orazione "sulle offerte". AMEN

      4. Liturgia eucaristica
      - Dialogo
      - Prefazio (ringraziamento = eucaristia)
      - "Santo"
      - "Anamnesis": motivo del ringraziamento: la storia della salvezza
      - I "Epiclesis" o invocazione dello Spirito Santo sui doni
      - Racconto dell’istituzione dell’eucaristia
      - Offerta del sacrificio eucaristico
      - II "Epiclesis" o invocazione dello Spirito Santo sull’assemblea
      - Intercessioni (l’assemblea prega per la Chiesa)
      - Dossologia (= glorificazione). AMEN.

      5. Riti di comunione
      - "Padre nostro" con embolismo (= "Liberaci, o Signore…")
      - Rito della pace (preghiera, annuncio, scambio)
      - Rito di frazione – Litania ("Agnello di Dio")
      - Processione – canto
      - Silenzio (o canto) di ringraziamento
      - Orazione dopo la comunione. AMEN.

      Congedo
      - (Avvisi per la comunità)
      - Saluto
      - Benedizione (semplice, solenne, o "orazione sul popolo")
      - Formula di congedo.
      - Risposta: Rendiamo grazie a Dio.

      Guardando lo schema proposto vengono spontanee alcune osservazioni:

      1. la colletta non è una preghiera che prepara all’ascolto delle letture (semmai sono tutti i riti introduttori a farlo), ma conclude i riti d’ingresso.
      2. La preghiera universale (o comune, o "dei fedeli") è collocata nei PNMR a conclusione della liturgia della Parola. Però, se pensiamo che a questa partecipa(va)no anche i catecumeni, che uscivano subito dopo, la preghiera che segue, propria dei fedeli (in quanto popolo sacerdotale) dovrebbe far parte della liturgia eucaristica, e quindi dei riti di offertorio. Noi l’abbiamo segnato tra parentesi nella parte seconda, e senza parentesi nella parte terza.
      3. I tre riti non hanno certo la stessa importanza delle due liturgie. Sempre c’è stato un ingresso, una presentazione degli elementi per l’eucaristia e una comunione dei fedeli, ma questi riti si sono sviluppati dopo il quarto secolo. La loro progressiva formulazione ha lo scopo di far partecipare vitalmente l’assemblea alla celebrazione.
      4. I PNMR dichiarano esplicitamente quale è lo scopo dei riti d’ingresso: "che i fedeli riuniti formino una comunità". Parlando poi del canto d’ingresso dicono che "funzione propria di questo canto è quella di
        - dare inizio alla celebrazione
        - favorire l’unione dei fedeli riuniti
        - introdurre il loro spirito nella festività o nel tempo liturgico
        - accompagnare la processione dei ministri".
        E ancora: "il saluto sacerdotale e la risposta del popolo manifestano il mistero della Chiesa radunata".
      5. Si può continuare a chiamare "offertorio" il rito con cui si presentano il pane e il vino? Noi non offriamo a Dio questi elementi, ma il sacrificio di Cristo, e lo facciamo all’interno della preghiera eucaristica. Però io dico che i testi latini continuano ad usare il verbo offerimus, dove l’italiano dice: "lo presentiamo a te". E la orazione che conclude questo rito si chiama "sulle offerte". La verità è che, offrendo pane, vino (e altro, compreso il denaro della "colletta") noi intendiamo offrire noi stessi, perché nei segni del pane e del vino, noi veniamo "trasformati" in "un solo corpo e un solo spirito", e come "corpo di Cristo" accettati dal Padre.
      6. Le "altre" offerte servono alle necessità della comunità, specialmente dei poveri. Ecco perché questo rito è stato chiamato officium caritatis, cioè servizio della carità: il canto più adatto è pertanto Ubi caritas ("Dov’è carità e amore…").
      7. La progressiva unione dei fedeli giunge al culmine nei riti di comunione, appunto. La comunione non consiste nel mangiare il corpo di Cristo: questo è un sacramento, cioè un "segno e strumento" della nostra comunione con Cristo, con il Padre e tra di noi. A creare questa comunione fraterna, prima di accostarci all’altare, tendono i tre elementi che precedono la processione di comunione: il Padre nostro, il rito della pace e la frazione del pane.

      La formazione del "corpo di Cristo", come offerta gradita al Padre, è lo scopo della celebrazione eucaristica, ma non solo quella del "corpo sacramentale", quanto soprattutto quella del "corpo mistico" o ecclesiale.

      Ildebrando Scicolone

       

      Ultima modifica Mercoledì 16 Novembre 2011 19:53