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Sabato 18 Giugno 2005 21:18

2. Il mistero pasquale nella Sacrosanctum Concilium (Pietro Sorci)

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2. Il mistero pasquale nella Sacrosanctum Concilium (Pietro Sorci)

La fondamentale acquisizione della Sacrosanctum concilium, accanto alla natura ecclesiale della liturgia in quanto azione di Cristo e di tutto il suo popolo, che è la chiesa concentrata nell'assemblea celebrante, è sicuramente quella della liturgia come celebrazione del mistero pasquale (1).

Come è noto il documento conciliare, avvalendosi delle acquisizioni teologiche dei decenni precedenti circa la rivelazione come storia della salvezza che ha il proprio vertice nella morte, risurrezione e ascensione di Cristo, Verbo di Dio fatto uomo, applica a questo momento ricapitolativo la categoria cara ai padri e ai testi della liturgia tanto in Oriente quanto in Occidente a partire da Melitone di Sardi e presenta la liturgia come attuazione del mistero pasquale per opera dello Spirito Santo.

L'assunzione di questa categoria implica che ogni azione liturgica è, come la pasqua, memoria dell'evento pasquale, inteso come un evento le cui conseguenze continuano nei membri del popolo di Dio di cui Cristo è capo, rendimento di grazie per l'opera compiuta da Dio a favore del capo e delle membra, supplica perché Dio nella sua fedeltà continui nell'oggi e poni a compimento definitivo la sua opera. Questo, attraverso un'azione simbolica che rende in qualche modo presente agli occhi di Dio e dei fedeli l'evento salvifico, affinché Dio, vedendolo, si ricordi della sua fedeltà e della sua misericordia, e affinché i fedeli, ricordando, a loro volta si impegnino alla fedeltà e alla coerenza (2). La Sacrosanctum conciliumapplica questa categoria

  • all'eucaristia, convito pasquale memoriale della morte e risurrezione di Cristo (SC 47);
  • ai sacramenti e ai sacramentali, che scaturiscono dal mistero pasquale e lo estendono alle situazioni e agli avvenimenti della vita (SC 61);
  • alla celebrazione dell'anno liturgico con al centro la domenica, la celebrazione dei vari aspetti e momenti del mistero pasquale, le celebrazioni di Maria e dei santi (cap. V);
  • alla liturgia delle ore, che estende alle ore del giorno e della notte la preghiera personale del Cristo pasquale (cap. IV).

Questo principio, così esplicitamente formulato, se è tradizionale per il battesimo e per l'eucaristia e per la domenica, è nuovo se riferito agli altri ambiti della liturgia, e ha avuto una vasta e coerente applicazione nei libri della riforma liturgica, sia nelle premesse sia nei testi liturgici.

Il rito dell'iniziazione cristiana afferma che nel battesimo si fa memoria e si attua il mistero pasquale che è per gli uomini passaggio dalla morte alla vita (Rito dell'iniziazione cristiana, 6). E da questa affermazione deriva l'opportunità di celebrarlo nella veglia pasquale o di domenica e la preferenza per l'immersione, segno che più chiaramente esprime la partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo (ibid., 22).

I Principi e norme per l'uso del Messale Romano affermano che l'eucaristia è il convito pasquale per mezzo del quale è reso di continuo presente nella chiesa il sacrificio della croce (n. 48).

Secondo il Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti l'unità celebrativa di battesimo, confermazione ed eucaristia manifesta l'unità del mistero pasquale, lo stretto rapporto fra la missione del Figlio e l'effusione dello Spirito Santo e l'unità dei sacramenti con i quali il Figlio e lo Spirito Santo vengono insieme al Padre a prendere dimora nei battezzati (n. 34).

Con il sacramento della confermazione i battezzati ricevono l'effusione dello Spirito Santo, che nel giorno della pentecoste fu mandato dal Signore risorto sugli apostoli (Rito della confermazione, 1).

Nella celebrazione del sacramento della penitenza e della riconciliazione, «Dio Padre che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e risurrezione di Cristo, e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, mediante il ministero della chiesa», concede al peccatore pentito il perdono e la pace realizzata nella pasqua di Cristo (Rito della penitenza, 46).

L'unzione degli infermi è professione della fede nella morte e risurrezione di Cristo, da cui il sacramento deriva la sua efficacia (Sacramento dell'unzione e cura pastorale degli infermi, 7).

Nel sacramento del matrimonio lo Spirito Santo implorato sugli sposi fa sì che essi attingano dall'amore con cui Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, la forza di amarsi con amore reciproco e dedizione indivisa (Ordo celebrandi matrimonium, editio typica altera, 9).

Col sacramento dell'ordine Dio rende partecipe un membro del popolo di Dio, dello Spirito con il quale Cristo offrì se stesso sulla croce e rese partecipi gli apostoli della missione di annunziare ed esercitare la sua opera di salvezza in tutto il mondo (cfr. la preghiera di ordinazione del presbitero, in Pontificale Romano, Ordinazione del vescovo, dei presbiteri e dei diaconi, 1992, n. 177).

Le benedizioni, poi, sono segni sensibili, istituiti dalla chiesa a somiglianza dei sacramenti, per mezzo dei quali viene significata, e nel modo ad essi proprio realizzata, quella santificazione degli uomini e quella glorificazione di Dio che costituisce il fine cui tendono tutte le altre attività della chiesa (Benedizionale, 9). Anch'esse, a loro modo, traggono la loro efficacia dal mistero pasquale e permettono ai fedeli di estenderne la grazia ai diversi avvenimenti della vita (cfr. ibid., 14).

L'opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio oltre che per mezzo dell'eucaristia e dei sacramenti, Cristo la compie anche attraverso la liturgia delle ore (Principi e norme per la liturgia delle ore, 13), che estende alle diverse ore del giorno le prerogative del mistero eucaristico, centro e culmine di tutta la vita della comunità cristiana: la lode e il rendimento di grazie, la memoria dei misteri della salvezza, le suppliche e la pregustazione della gloria celeste (ibid., 12).

E per quanto riguarda l'anno liturgico molto bene ne riassume il rapporto con il mistero pasquale il testo dell'annuncio della Pasqua che si fa nella solennità dell'Epifania:

Centro di tutto l'anno liturgico è il triduo pasquale del Signore crocifisso, sepolto e risorto [...]. In ogni domenica, Pasqua settimanale, la santa chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte. Dalla Pasqua scaturiscono i giorni santi [...]. Anche nelle feste della Madre di Dio, degli apostoli, dei santi e nella commemorazione dei fedeli defunti la chiesa proclama la Pasqua del suo Signore.

Compito dei prossimi decenni sarà quello della formazione dei cristiani allo spirito della liturgia., perché tutta l'esistenza cristiana acquisti un volto pasquale.

Pietro Sorci

Note

1) Scriveva il papa Giovanni Paolo II nel 1988, venticinquesimo anniversario della Sacrosanctum concilium: «Il primo principio [della costituzione sulla sacra liturgia] è l'attuazione del mistero pasquale di Cristo nella liturgia della chiesa» (Lettera apostolica Vicesimus quintus annus, n. 6, in EV XI/983).

2) Mi permetto di rimandare al mio Mistero pasquale, in D. Sartore - A. M. Triacca - C. Cibien (Edd.) Liturgia (Dizionari San Paolo), San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi), 1234-1260.



«Il nostro Salvatore, nell'ultim acena, nella notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue, col quale perpetuare nei secoli fino al suo ritorno il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta sposa, la chiesa, il memoriale della sua morte e risurrezione: sacramento di amore, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, "nel quale si riceve Cristo, l'anima viene colmata di grazia e ci è donato il pegno della gloria futura» (Sacrosanctum concilium 41).

«La liturgia dei sacramenti e dei sacramentali offre ai fedeli ben disposti la possibilità di santificare quasi tutti gli avvenimenti della vita per mezzo della grazia divina che fluisce dal mistero pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, mistero dal quale derivano la loro efficacia tutti i sacramenti e sacramentali; e così ogni uso onesto delle cose materiali può essere indirizzato alla santificazione dell'uomo e alla lode di Dio» (Sacrosanctum concilium 61).


 

Ultima modifica Martedì 03 Aprile 2012 09:38
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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