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Domenica 04 Dicembre 2005 16:46

5. La chiesa è assemblea convocata (Gianni Cavagnoli)

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5. La chiesa è assemblea convocata (Gianni Cavagnoli)

Risulta evidente, nel dettato seguente dei Principi e norme per l’uso del Messale Romano, la volontà di ribadire che la chiesa è presente nelle assemblee liturgiche, le quali ne costituiscono, quindi, la più trasparente epifania:

Nella celebrazione della Messa, i fedeli formano la gente santa, il popolo che Dio si è acquistato e il sacerdozio regale, per rendere grazie a Dio, offrire la vittima immacolata, non soltanto per le mani del sacerdote, ma anche insieme con lui, e imparare a offrire se stessi. Di tutto ciò si dimostrino compresi con un profondo senso religioso e con la carità verso i fratelli, che partecipano alla stessa celebrazione (1).

È stata senz'altro questa una delle acquisizioni più rilevanti dell'insegnamento conciliare, come si può leggere per esempio in SC 42 e LG 26 (riportati in queste pagine), anche se, a volte, è stata fraintesa o inficiata da altre preoccupazioni. Preparata particolarmente negli ambienti francesi (2), ha contribuito grandemente allo sviluppo liturgico-pastorale di questi anni, soprattutto per il raggiungimento di due fondamentali convinzioni di base.

1. L'assemblea liturgica modello della vita comunitaria

«I fedeli evitino ogni forma di individualismo e di divisione, tenendo presente che hanno un unico Padre nei cieli e che tutti sono tra loro fratelli» (3): tale spirito comunitario ha generato un senso di appartenenza alla chiesa, precedentemente inedito. Al riguardo si può asserire che «appartenere alla chiesa vuol dire essere membro di un'assemblea di chiesa. Non si è cristiani individualisticamente; lo si è in quanto membri di questa odi quest'altra chiesa locale» (4).

La preoccupazione della salvezza della propria anima aveva quasi sepolto questa visione. Certo, è innegabile la matrice evangelica della salvezza personale (cfr. Mt 16,24ss.), come è altrettanto veritiero che ciascuno dovrà rendere conto a Dio di se stesso (cfr. Rm 14,12). Però è parimenti certo che, abbeverati a un solo Spirito, tutti siamo chiamati a formare un solo corpo (cfr. 1 Cor 12,13). E se non c'è un momento in cui rinsaldare il vincolo, quel vincolo che ci rende un cuor solo e un'anima sola (cfr. At 4,32), con molta facilità nei rapporti prevale il senso di dispersione.

Secondo l'ormai nota visione della Sacrosanctum concilium, invece, le azioni liturgiche non sono mai azioni private, ma celebrazioni della chiesa, che è sacramento di unità. Perciò appartengono all'intero corpo, lo manifestano e li implicano. I singoli membri, poi, vi sono interessati in diverso modo, secondo la diversità degli stati, degli uffici e della partecipazione attiva (cfr n. 26).

La liturgia costituisce, quindi, il fondamento di qualsiasi forma­zione allo spirito comunitario, in quanto la vita della chiesa batte nel culto come nel cuore. L'immagine di culmine e fonte (cfr. SC 10), fatta oggetto di infinite riflessioni in questi ultimi anni, riafferma con chiarezza una convinzione ormai comune. E cioè:

Il culto, tutto sommato, è il criterio di attività della comunità ecclesiale: è sano ciò che è capace di trovare posto nel culto, di essere orientato sul culto, ciò in cui il culto può normalmente portare frutto; ciò che non sopporta questo impianto, questo orientamento, è malsano. Un'attività comunitaria che non avesse più il culto per venire a raccogliervisi, confonderebbe impegno e agitazione, vigilanza e insonnia. Se invece il culto è veramente al centro della comunità cristiana, allora non è soltanto il criterio di vita di questa comunità, ma significa anche che, se esso si ferma, la chiesa muore (5).

2. La necessità di partecipare alla liturgia

Sono ancora i Principi e norme per l'uso del Messale Romano a precisare:

I fedeli formino un solo corpo, sia nell'ascoltare la parola di Dio, sia nel prendere parte alle preghiere e al canto, sia specialmente nella comune offerta del sacrificio e nella comune partecipazione alla mensa del Signore. Una bella manifestazione di questa unità sono i gesti e gli atteggiamenti del corpo, che i fedeli compiono tutti insieme. I fedeli si dimostrino pronti a servire l'assemblea del popolo di Dio, ogni volta che sono pregati di prestare qualche servizio particolare nella celebrazione (6).

Il termine 'partecipazione', senz'altro complesso da qualsiasi versante lo si consideri (7), va anzitutto lasciato nel suo alveo originario, cioè quello della condivisione dell'azione rituale. Partecipare esprime un'azione sinergica e coordinata, che vede tutti identificati nel noi caratteristico dei verbi liturgici, che indicano proprio un'azione da compiere da parte di tutti i battezzati, come diritto e dovere di questa loro dignità (cfr SC 14).

Inoltre manifesta la pluriformità di un consenso rapportata al compito ministeriale che ciascuno svolge, tipicamente proprio, sempre secondo il dettato di Principi e norme per l'uso del Messale Romano: «Nell'assemblea che si riunisce per la Messa, ciascuno ha il diritto e il dovere di recare la sua partecipazione in diversa misura, a seconda della diversità di ordine e di compiti» (8). È appunto questa peculiarità che, proiettata nella vita della chiesa, ispira e sollecita costantemente l'impegno ministeriale. Secondo l'avvincente affermazione delle Premesse CEI all'Istituzione dei ministeri, «l'opera del ministro non si rinchiude entro l'ambito puramente rituale, ma si pone dinamicamente al servizio di una comunità che evangelizza e si curva come il buon samaritano sulle ferite e le sofferenze umane» (9).

La configurazione variegata dell'assemblea sfocia con la più pura naturalezza, sul piano pastorale, nella molteplicità della ministerialità, intesa non come semplice prestazione di opera, ma come promozione della corresponsabilità nella chiesa e dell'accoglienza di quanti cercano di compiere un itinerario di fede; come evangelizzazione nelle varie situazioni ed emergenze di vita; come interpretazione della condizione umana nei suoi molteplici aspetti (10).

3. Un impegnativo, duplice compito

Da qui, allora, il duplice compito che dovrebbe caratterizzare la chiesa, a quarant’anni dalla costituzione liturgica, ribadito fermamente dai vescovi italiani negli Orientamenti pastorali per il primo decennio del Duemila. Da una parte, l'urgenza di esplicitare «la rilevanza della liturgia quale luogo educativo e rivelativo, facendone emergere la dignità e l'orientamento verso l'edificazione del Regno»; dall'altra,

l'allargamento dello sguardo verso un orizzonte planetario, compiuto riaprendo il 'libro delle missioni' che aiuterà le nostre comunità a non chiudersi nel qui e ora della loro situazione peculiare, e consentirà loro di attingere risorse di speranza e intuizioni apostoliche nuove, guardando a realtà spesso più povere materialmente, ma nient'affatto tali a livello spirituale e pastorale (11).

Il riunirsi in assemblea nel momento del culto costituisce, pertanto, il crocevia ineludibile nella vita di ogni comunità cristiana. Se, infatti, la convocazione assembleare manifesta la chiesa nella sua identità, parimenti la deve aiutare ad essere se stessa con un'esigenza sempre maggiore, altrimenti si parla per non dire nulla.

Sicché il riunirsi in assemblea non è per la comunità soltanto lo specchio in cui essa scopre il suo mistero: è anche il programma che la chiama all'obbedienza. Non bisogna mai dimenticare che è l'iniziativa libera e gratuita del Signore a convocare i credenti intorno a se, nella comunione dello Spirito. E se, in quest'azione divina, ogni fedele si sente accolto nel segno della totale gratuità, ne nasce come uno stile evangelico, che si iscrive poi nei rapporti quotidiani, avvalorando proprio la giustificazione ultima di ogni assemblea, così sancita: «Non si dà unità senza il rispetto delle differenze, senza portare i pesi gli uni degli altri, ma soprattutto senza cercare insieme la verità, che è l'unica vera fonte di unità, nonché l'unica ragione del nostro esistere come comunità ecclesiale: Gesù Cristo, l'unico nostro Signore» (12).

Gianni Cavagnoli

Note

1. Principi e norme per l'uso del Messale Romano, n. 62, in EV III/2111

2. Cfr, al riguardo, i numerosi studi di J. Gelineau, in AA.VV., Nelle vostre assemblee. Teologia pastorale delle celebrazioni liturgiche, Queriniana, Brescia 1986, 1, 53ss.

3. Principi e norme per l'uso del Messale Romano, n. 62, in EV III/2111

4. J.-J. VON ALLMEN, Celebrare la salvezza. Dottrina e prassi del culto cristiano, Elle Di Ci, Leuimann (TO) 1986,40.

5. Principi e norme per l'uso del Messale Romano

6. Ibid., 53.

7. Principi e norme per l'uso del Messale Romano, n. 62, in EV III/2111

8. Se ne veda una panoramica in A. MONTAN - M. SODI (edd.), Actuosa participatio. Conoscere, comprendere e vivere la Liturgia, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2002.

9. Principi e norme per l'uso del Messale Romano, n. 62, in EV III/2111.

10. CEI, Premesse., in Istituzione dei ministeri, n. 2, in ECEI III/495

11. Ibid., n.5,in ECEI III/497.

12. CEI, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, nn. 49 e 46, Paoline, Mi1ano 2001,64 e 60.

13. Ibid., n. 56 (ed. cit., 76-77).


«Poiché nella sua chiesa il vescovo non può presiedere personalmente e ovunque l'intero gregge, deve necessariamente costituire delle assemblee di fedeli, tra cui hanno posto preminente le parrocchie (...). Perciò la vita liturgica della parrocchia e il suo legame con il vescovo devono essere coltivati nell'animo e nell'azione dei fedeli e del clero, e bisogna fare in modo che il senso della comunità parrocchiale fiorisca soprattutto nella celebrazione comunitaria della Messa domenicale» (Sacrosanctum concilium, 42).

«La chiesa di Cristo è veramente presente in tutte le legittime assemblee locali dei fedeli, le quali, aderendo ai loro pastori, sono anch'esse chiamate chiese del Nuovo Testamento (...). In queste comunità, sebbene spesso piccole e povere o che vivono nella dispersione, è presente Cristo, per virtù del quale si raccoglie la chiesa una, santa, cattolica e apostolica» (Sacrosanctum concilium, 26).


 

Ultima modifica Martedì 30 Aprile 2013 14:25
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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