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Sabato 06 Maggio 2006 19:42

28. Le devozioni

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28. Le devozioni

Sarebbe una perdita dimenticare quelle devozioni che la pietà popolare ha reso tradizionali. In esse, se celebrate con giusto spirito, si trova la ricchezza della preghiera.

Per un cattolico sarà sempre da apprezzarsi la visita al Santissimo Sacramento. Il rinnovamento liturgico ci ha reso più consapevoli della centralità della stessa celebrazione eucaristica alla quale non dovrà mancare la comunione. Ma questo non sarà per noi motivo di trascurare la visita al Santissimo Sacramento. L’umile e continua presenza di Cristo nel tabernacolo, sempre pronto ad accogliere e visitare i malati, potrà rendere fresca la nostra memoria riconoscente. La sola presenza a colui che resta con noi può apportare pace, gioia e spesso grande entusiasmo che si esprime nella preghiera affettiva. La visita al Santissimo Sacramento è una continuazione contemplativa della celebrazione eucaristica e ci prepara alla prossima. Egualmente è da stimarsi la benedizione eucaristica: in essa lodiamo l’incarnazione, la morte e la risurrezione di Cristo nell’attesa della sua venuta, sorgente di ogni benedizione.

Dai tempi di s. Francesco la via crucis ha portato frutto abbondante nella vita di molti cristiani. E’ una devozione facile ed attraente, radicata anch’essa in modo contemplativo nella celebrazione eucaristica.

Tra le più care devozioni dei cristiani – specialmente dei cattolici e degli ortodossi – vi è la venerazione della vergine Maria mediante la meditazione o il canto del Magnificat, preghiera magistrale di Maria regina dei profeti. Anche il rosario, se lo si recita meditando veramente i misteri principali della nostra salvezza, svela il suo rapporto con l’eucaristia. E’ però importante che non si tratti di una semplice recitazione meccanica di paternostri e avemarie. Vi deve esser tempo sufficiente per leggere il racconto evangelico del mistero e tempo sufficiente per la meditazione e la preghiera spontanea, che ci condurranno alla recitazione raccolta delle tradizionali formule di preghiera. Il Vat II afferma: “la vita spirituale non si esaurisce nella partecipazione alla liturgia. Il cristiano, infatti, benché chiamato alla preghiera in comune, è sempre tenuto ad entrare nella sua stanza per pregare il Padre nel segreto ed incessantemente”.

Inoltre il concilio aggiunge direttive per l’approfondimento ed il rinnovamento di tutte le devozioni e dei pii esercizi: “I pii esercizi del popolo cristiano, purché siano conformi alle leggi ed alle norme della chiesa, sono vivamente raccomandati … bisogna però che tali esercizi, tenendo conto dei tempi liturgici, siano ordinati in modo da essere in armonia con la liturgia, da essa traggano in qualche modo ispirazione, e ad essa, data la sua natura di gran lunga superiore, conducano il popolo cristiano”.

 

Ultima modifica Mercoledì 16 Novembre 2011 21:18
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input