Sabato, 19 Aprile 2014
Domenica 25 Novembre 2007 19:29

Il sacramento del battesimo

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Il battesimo prende posto come l’evento più importante e fondamentale della vita cristiana nella coscienza di tutte le confessioni cristiane, esso è un sacramento ecumenico. Questa fede si basa sulla testimonianza unanime degli scritti neotestamentari e della tradizione ininterrotta.


1. Il significato del battesimo

Il battesimo prende posto come l’evento più importante e fondamentale della vita cristiana nella coscienza di tutte le confessioni cristiane, esso è un sacramento ecumenico. Questa fede si basa sulla testimonianza unanime degli scritti neotestamentari e della tradizione ininterrotta. Le testimonianze del NT sul battesimo sono multiformi, secondo il tipo di teologia e l’intento dottrinale dei loro autori. Sommandole assieme si ha un quadro impressionante dell’alto significato che la comunità primitiva attribuisce a questo primo sacramento. Ovviamente si tratta del battesimo di adulti.

a) Il battesimo cristiano risale a un ordine del Signore (cfr. Mt 28,19; Lc 16,16). Ciò viene indirettamente confermato dalla pratica battesimale generale e incontrastata della comunità primitiva, a proposito della quale uno stimato esegeta protestante constata che il sorgere dell’uso cristiano del battesimo rimane inesplicabile se non ci si decide a prendere sul serio le tradizioni del comando missionario del Risorto. (1)

b) Le premesse personali per ricevere il battesimo sono il mutamento interiore (conversione) e la fede in Gesù e nel suo messaggio. Ma tutto basato sulla grazia che viene da Dio. «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre» (Gv 6,44).

c) Il battesimo inserisce nella chiesa, popolo di Dio del Nuovo Testamento, e diventa così segno della chiamata e della salvezza. L’inserzione nella chiesa comporta nello stesso tempo incorporazione nel corpo mistico di Cristo e ricolma i battezzati dello Spirito santo (1 Cor 12,13). «Così intesa, l’inserzione nella chiesa è anche il primo, fondamentale effetto del battesimo, ma nello stesso tempo...., è il mezzo per raggiungere la pienezza della grazia del battesimo». (2)

d) Il collegamento con Cristo è così profondo e interiore che il battezzato è coinvolto nel mistero salvifico della morte e risurrezione di Cristo: egli partecipa al mistero pasquale di Cristo.

e) Il battesimo è la porta alla nuova vita e la rinascita secondo la parola di Gesù riferita dal vangelo di Giovanni: «Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio» (3,5).

f) Esso è una nuova creazione nella quale agisce l’onnipotenza divina: «Se uno è in Cristo è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove» (2 Cor 5, 17).

g) L’azione salvifica del battesimo elimina la separazione dell’uomo da Dio cioè, in altre parole, ogni colpa è perdonata, compreso il peccato originale.

h) Il battesimo dà alla vita umana una nuova pienezza di senso e la speranza di una vita eterna nella comunione con Dio (cfr. Rm 8,17).

Così il battesimo non è solo un rito esteriore di accoglienza in una organizzazione umana. Da parte di Dio esso è una prova della sua misericordia e della sua volontà salvifica, per gli uomini è una nuova vita in e con Cristo, orientata alla partecipazione della sua glorificazione.

2. Il nuovo ordinamento del battesimo dei bambini

In seguito all’annuncio del battesimo nel NT già nei primi secoli si sviluppa un rito complessivo del divenire cristiani, che è designato come iniziazione (inaugurazione, inserzione) cristiana. Esso compendia in un insieme di atti tutto ciò che noi oggi indichiamo con battesimo, confermazione ed eucaristia. Questi sacramenti vengono chiamati perciò anche sacramenti dell’iniziazione o fondamentali.

Lo sviluppo storico portò nella chiesa occidentale a separarli nettamente e a riceverli separatamente. (3) Il Vaticano II ha disposto: «Sia riveduto il rito del battesimo dei bambini e sia adattato alla loro reale condizione» (SC 67). in corrispondenza a quest’ordine la Congregazione per il culto divino pubblicò nel 1969 un nuovo rito del battesimo dei bambini.

a) La giustificazione del battesimo dei bambini

Questo problema non è nuovo. A favore del battesimo dei bambini parla fin dagli inizi la constatazione di Origene: «La chiesa ha ricevuto dagli apostoli la tradizione di dare il battesimo anche ai bambini». (4) Dopo l’attacco del teologo protestante Karl Barth, nel 1943 la questione della sua giustificazione rinacque. Dopo l’attacco del teologo protestante Karl
Barth,
nel 1943 la questione della sua giustificazione rinacque. (5) Il nuovo rituale nella sua Introduzione prende la posizione seguente:

«La chiesa, che ha ricevuto la missione di annunciare il vangelo e di battezzare, fin dai primi secoli ha conferito il battesimo non solo agli adulti, ma anche ai bambini. In forza della parola del Signore: ‘”Se uno non rinasce dall’acqua e dallo Spirito santo, non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3,5), la chiesa ha sempre ritenuto che i bambini non debbano essere privati del battesimo. Essi infatti vengono battezzati nella fede della chiesa, professata dai genitori, dai padrini e dagli altri presenti al rito: questi rappresentano sia la chiesa locale sia la società universale dei santi e dei fedeli, la chiesa madre, che tutta intera genera tutti e ciascuno» (I nr. 2).

b) Colloquio prebattesimale e dilazione del battesimo

Il nuovo ordinamento del battesimo dei bambini si preoccupa di rendere consapevoli i genitori che chiedono il battesimo per il loro bambino dell’obbligo dell’educazione cristiana susseguente il sacramento. Ciò deve avvenire soprattutto attraverso un colloquio previo. (6) Ci possono essere genitori non «ancora preparati a fare la professione di fede, né ad assumere ilcompito di educare cristianamente i propri figli», «in questi casi spetta al parroco stabilire il momento per il battesimo» e anzi «le Conferenze Episcopali regionali possono, in aiuto ai parroci, emanare disposizioni pastorali, per fissare un più lungo periodo di preparazione al sacramento» (i nr. 8,4 e 25). La conseguente dilazione del battesimo, che non è certo un rifiuto definitivo del battesimo, sottolinea come la chiesa prenda sul serio il battesimo dei bambini con le sue conseguenze.

c) Battesimo dei bambini e comunità

Se i genitori sono i primi aventi diritto e i primi responsabili per il battesimo e l’educazione cristiana dei loro bambini, un compito e una responsabilità importante tocca anche alla comunità locale rappresentante visibile della chiesa universale. Il modo in cui fino a pochi decenni fa, si celebrava il battesimo dei bambini in molti luoghi, lasciava in ombra la verità che non si tratta qui solo di un evento salvifico individuale, ma di un fatto che tocca profondamente la comunità dei credenti. Il nuovo ordinamento sottolinea il riferimento alla comunità e ne rileva la responsabilità. Il battesimo significa infatti inserimento nel popolo di Dio. Esso perciò deve cercare che secondo la volontà di Dio tutti gli uomini, possibilmente, vengano battezzati e che questo inizio del dono della salvezza trovi la sua continuazione organica in una vita di fede nell’ambito della comunità ecclesiale. « E’ quindi molto importante che, già nella preparazione al battesimo, i catechisti e altri laici collaborino con i sacerdoti e i diaconi» (Introduzione generale = IG nr. 7). Chiaramente si pensa qui a colloqui con genitori indecisi perché di fede debole, ma si allude pure alla collaborazione nei già citati colloqui prebattesimali, che devono rendere i genitori più consapevoli del dono e dell’impegno costituito dal battesimo, e rafforzarli nella fede.

Inoltre «è bene che nella celebrazione del battesimo il popolo di Dio, rappresentato non solo dai genitori, padrini e congiunti, ma possibilmente anche da amici, conoscenti, vicini di casa e membri della comunità locale, prenda parte attiva al rito; in tal modo si manifesta visibilmente la fede e la gioia con la quale tutti accolgono i neobattezzati nella chiesa» (ivi).

La responsabilità della comunità rimane anche dopo la celebrazione del battesimo: «La chiesa nella forma della comunità cristiana o della famiglia credente rende possibile, promuove e sostiene la decisione di fede del singolo, decisione che questi può mantenere solo nella comunità dei credenti». (7)

d) L’Ufficio dei padrini

Un particolare servizio personale nei confronti del bambino e dei suoi genitori consiste nell’assumere l’ufficio di padrino. La sua istituzione si ebbe già nei primi secoli cristiani in connessione col battesimo degli adulti e il relativo tempo di preparazione, il catecumenato. Il padrino aveva il compito di essere il garante, davanti alla comunità, della retta intenzione e della sincera conversione del catecumeno. Egli doveva mettere il suo protetto in relazione con la vita della comunità, rafforzarlo, con la parola e con l’esempio, nella fede e nella sequela di Cristo e assisterlo nei riti di preparazione e nella celebrazione del battesimo. Anche dopo il battesimo egli doveva rimanere vicino al nuovo membro del popolo di Dio per aiutarlo. Lo sviluppo storico (afflusso massiccio nella chiesa a partire da Costantino, frequente differimento del battesimo fino a tarda età, aumento del battesimo dei bambini e appiattimento della coscienza cristiana) lentamente fece entrare in crisi il catecumenato e con esso l’ufficio dei padrini che però rimane fino a quel tempo e diviene preponderante sull’ufficio dei genitori.

Il nuovo rito del battesimo dei bambini del 1969 ha posto fine a questo sviluppo sbagliato, ristabilendo la giusta relazione tra genitori e padrini con l’affermazione: «Rientra nell’ordine stesso delle cose che il compito e l’ufficio dei genitori nel battesimo dei bambini abbia la preminenza rispetto a quello dei padrini» (I nr. 5).

Il nuovo ordinamento del battesimo presenta nei riguardi dei padrini le seguenti richieste:

Egli deve possedere, sul piano della fede e della vita, la maturità necessaria per l’ufficio di padrino, e deve trovarsi in un’età che a giudizio d’uomo gli permetta di esercitare il suo ufficio per un tempo abbastanza lungo.

Egli deve aver già ricevuto i sacramenti del battesimo, della confermazione e dell’eucaristia.

Egli deve appartenere alla chiesa cattolica e non deve essere impedito, a norma del diritto, di compiere il suo ufficio.

Tuttavia un battezzato, nato e educato nella fede in Cristo in una comunità separata, può, se i genitori lo desiderano, essere ammesso come padrino o testimone cristiano del battesimo, accanto a un padrino o a una madrina cattolici... (IG nr. 10).

E’meglio però non avere alcun padrino che uno non all’altezza dei compiti previsti e che, come pura comparsa, nuoce anziché giovare al credito dell’istituzione del padrino. (8)

e) La data del battesimo dei bambini

Fino al Medioevo avanzato le date preferite per il battesimo erano quelle della veglia di pasqua e di pentecoste, e in certe regioni anche la notte dell’epifania. Si voleva così evidenziare lo stretto rapporto del battesimo con le grandi azioni salvifiche di Cristo. In considerazione dell’alta mortalità infantile del passato e per la preoccupazione della salvezza dei bambini - c’era una teoria largamente diffusa, per la quale i bambini non battezzati andavano perduti - si venne all’uso e alla prescrizione di battezzare i bambini possibilmente presto.

Il nuovo rituale del battesimo stabilisce che la celebrazione del battesimo abbia luogo nelle prime settimane dopo la nascita. Solo in pericolo di morte il bambino deve essere immediatamente battezzato. Allo scopo è previsto un rito abbreviato, che può essere compiuto anche da un laico. In pericolo di morte imminente è sufficiente versare l’acqua pronunciando contemporaneamente le parole del battesimo «Io ti battezzo nel nome...»). Per rilevare il carattere pasquale del battesimo se ne raccomanda la celebrazione nella veglia pasquale o in domenica, che è la celebrazione settimanale del mistero pasquale. In ogni modo ogni celebrazione del battesimo deve avere un carattere pasquale.

3. Il rito del battesimo dei bambini:

Struttura del rito:

a) Riti di accoglienza

  • Saluto dell’assemblea
  • Dialogo con i genitori e i padrini
  • Segno di croce sulla fronte dei bambini

b) Liturgia della Parola

  • Letture bibliche
  • Omelia
  • Preghiera dei fedeli
  • Invocazione dei santi
  • Orazione di esorcismo e unzione prebattesimale

e) Liturgia del sacramento

  • Preghiera e invocazione sull’acqua
  • Rinuncia a Satana
  • Professione di fede
  • Battesimo

d) Riti esplicativi

  • Unzione con il sacro crisma
  • Consegna della veste bianca e del cero acceso
  • Rito dell’”Effeta”

e) Riti di conclusione

  • Preghiera del Signore
  • Benedizione

a) Riti di accoglienza

Il sacerdote o il diacono che battezza (= celebrante) in vesti liturgiche di colore festivo si reca all’ingresso o in altra parte della chiesa dove è riunita l’assemblea e la saluta con brevi parole. Quindi chiede ai genitori il nome del bambino. A una seconda domanda su che cosa chiedono alla chiesa essi rispondono: “Il battesimo”. Ma senza rigidità nella formulazione. Si spera così di ottenere con essa una maggiore vivacità nel compimento del rito e una migliore possibilità di adattamento alle varie situazioni. Il celebrante ricorda poi ai genitori il loro dovere di educare il battezzando nella fede cristiana ed essi gli confermano la loro disponibilità. Viene quindi chiesto ai padrini se intendono aiutare i genitori in tale compito.

Dopodichè celebrante, genitori e padrini tracciano sulla fronte del bambino il segno di croce. L’imporre questo segno, una sorta di sigillo, deve testimoniare l’appartenenza a Cristo ed essere una rinuncia a Satana, il quale è stato vinto dalla croce.

b) Liturgia della Parola

Essa ha lo scopo di rafforzare la fede dei genitori e degli altri partecipanti, di approfondire la consapevolezza nei riguardi del battesimo e di invocare il frutto del sacramento. Durante le letture e l’omelia i bambini possono essere eventualmente portati in un luogo separato per non disturbare con i loro pianti l’attenzione dell’assemblea. Innanzitutto devono essere proclamate una o anche due letture, di cui una deve essere presa dal NT. C’è nel rituale un’ampia possibilità di scelta. Nella scelta si deve tener conto della preferenza dei genitori e di eventuali situazioni familiari. Se si fanno più letture, tra di esse si può eseguire un salmo con relativo ritornello. Anche a questo scopo il rituale offre una ricca scelta. Il celebrante tiene quindi una breve omelia su ciò che il battesimo rappresenta e sugli impegni che ne derivano. Dopo di essa si può eseguire un canto. Si può però anche fare una pausa di silenzio rimanendo al proprio posto.

La preghiera dei fedeli riguarda i battezzandi, i genitori, i padrini e i componenti dell’assemblea. Se ci sono le condizioni adatte, singoli membri dell’assemblea possono aggiungere proprie intenzioni a quelle formulate da chi esegue la preghiera. Ad essa segue l’invocazione dei santi; ai santi nominati se ne possono aggiungere altri (per es. i patroni del bambino e della chiesa). Il celebrante pronuncia quindi una delle due preghiere a scelta, che hanno il significato di un esorcismo: Dio liberi i battezzandi irretiti nella colpa e li renda tempio dello Spirito santo.

A conclusione di questa parte si ha l’unzione sul petto con l’olio dei catecumeni, preceduta da una invocazione della potenza di Cristo. Nel mondo antico le unzioni con olio erano considerate come utili per procurare salute e forza (ad es. nella lotta).

c) Liturgia del sacramento

L’assemblea si reca quindi al fonte battesimale o al battistero, dove il celebrante con brevi parole prepara alla benedizione dell’acqua battesimale. Solo nel tempo pasquale infatti viene usata per il battesimo ancora l’acqua solennemente benedetta nella veglia pasquale. Altrimenti essa è benedetta appositamente in ogni celebrazione. C’è ora la prescrizione della Introduzione generale (nr. 18): «L’acqua del battesimo deve essere naturale e pulita, sia per l’autenticità del segno sacramentale che per l’igiene». Viene anche espressamente ammessa la possibilità che l’acqua possa affluire e defluire dalla vasca o in altre parole che sia un’acqua fluente (“viva”). Senza dubbio torna così di nuovo possibile la forma originaria, in uso fino all’alto Medioevo, di battezzare il bambino non versandogli sul capo l’acqua (battesimo per infusione), ma immergendolo nell’acqua (battesimo per immersione), e ciò tanto più che oggi non ci sono particolari difficoltà a provvedere il fonte battesimale di acqua calda.

Per la benedizione dell’acqua sono previste tre formule a scelta. Esse contengono sia la memoria delle passate azioni salvifiche di Dio (= anamnesi) sia la domanda della grazia battesimale (= epiclesi). Nel battesimo celebrato nel tempo pasquale, in cui si deve usare l’acqua benedetta nella veglia pasquale, viene richiamata con una speciale preghiera la benedizione già avvenuta precedentemente.

La rinuncia a Satana e al peccato e la professione di fede dei genitori e padrini è da considerare come una ulteriore e immediata preparazione al battesimo. Proprio i genitori e i padrini e non più come finora i bambini, vengono interrogati e resi responsabili. Nella monizione preparatoria il celebrante richiama l’attenzione sull’irrinunciabile obbligo dei genitori dell’educazione alla fede. Come testo per la rinuncia ci sono due formule. Le tre domande della professione di fede sviluppano il Credo apostolico. Originariamente, nei paesi occidentali, questo era la professione di fede del candidato al battesimo, mentre in Oriente si usava il Credo più lungo di Nicea-Costantinopoli (Credo della messa). Alla professione di fede dei genitori e dei padrini il celebrante dà il suo assenso insieme con la comunità presente pronunciando una breve formula; a essa se ne può sostituire un’altra simile o si può eseguire un canto col quale si proclami la fede.

Inizia qui il vero e proprio atto battesimale immergendo tre volte il bambino o versandogli tre volte sul capo l’acqua, e pronunciando le parole: «N..., io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo». Questo è il rito battesimale essenziale, che in caso di necessità è sufficiente come valido battesimo. L’azione salvifica di Dio nel battezzato viene esplicata dall’acqua battesimale, poiché l’acqua è vista nella Bibbia come segno di purificazione e di vita.

Dopo l’abluzione battesimale i fedeli presenti possono intervenire con una breve acclamazione. Al contrario dell’uso precedente si esprime il desiderio che i genitori stessi possibilmente portino il bambino o lo «levino dal fonte», mentre i padrini possono porre su di lui la mano destra.

d) Riti esplicativi

La successiva unzione sul capo col crisma, che una preghiera previa prepara e interpreta, ha un modello nell’unzione dei sacerdoti e dei re dell’Antico Testamento. Essa vuole evidenziare che secondo la parola biblica di 1 Pt 2,9, il battezzato, quale membro del popolo di Dio, ha parte al sacerdozio regale di Cristo.

La consegna della veste bianca è non solo un ricordo dei primi tempi della chiesa quando i neobattezzati erano rivestiti di vesti bianche, che portavano poi nelle celebrazioni eucaristiche della settimana pasquale. La veste bianca battesimale simboleggia che i battezzati sono diventati una nuova creatura e «si sono rivestiti di Cristo» (cfr. Rm 13,14 e Gal 3,27). Il rituale esprime il desiderio che le singole famiglie preparino esse stesse questa veste battesimale, che però non deve essere fatta indossare al bambino prima di portarlo al battesimo.

La consegna del cero battesimale, acceso dal padre o dal padrino al cero pasquale, vuole essere, come la preghiera concomitante fa capire, un segno che i neobattezzati sono diventati figli della luce e come tali devono camminare (Ef 5,8) per andare incontro al Signore che viene, con la luce della fede (cfr. la parabola delle dieci vergini).

Il rito dell’Effeta si riallaccia alla guarigione miracolosa di un sordomuto da parte di Gesù (Mc 7,32-37). Il celebrante tocca con il pollice le orecchie e la bocca del bambino e prega perché Gesù gli conceda di poter ascoltare presto la sua parola e di professare la fede.

e) Riti di conclusione

Se lo spazio lo consente la comunità si reca dal fonte battesimale all’altare e nel tragitto può essere eseguito un canto battesimale. Dopo una ammonizione nella quale il celebrante richiama il battesimo appena celebrato e accenna ai sacramenti della confermazione e dell’eucaristia ancora da ricevere, tutti insieme proclamano la Preghiera del Signore.

Quindi il celebrante benedice le madri dei bambini neobattezzati, i loro padri, i padrini e gli altri fedeli (tre formule a scelta). In conclusione è bene eseguire un canto pasquale; si può cantare anche il Magnificat. «Dove si è soliti portare i neobattezzati all’altare della Madonna, tale consuetudine si può mantenere» (Rito per il battesimo dei bambini, nr. 80),

Riepilogando, si può considerare il presente rito del battesimo come un essenziale progresso nei confronti della prassi battesimale fin qui in uso. Qui per la prima volta si prende sul serio la reale situazione del bambino privo dell’uso di ragione. Questo rito non ha alcun finto dialogo con un bambino, che non può ancora pensare e parlare, bensì interpella i genitori e i padrini, li interroga sulla volontà di celebrare il battesimo, richiede la loro rinuncia a Satana e al peccato e la loro professione di fede. Certo in parecchi momenti del rito il celebrante parla anche al bambino (formula sacramentale, unzione con il sacro crisma, consegna della veste bianca e del cero acceso, rito dell’Effeta). Ma ciò non è un dialogo finto, bensì una parola rivolta al bambino, poiché la chiesa lo prende sul serio come una persona, così come fa anche la madre, senza che noi consideriamo il suo comportamento come irragionevole.

Un altro pregio di questo rito è già stato più volte ricordato: poiché il bambino è battezzato nella fede dei genitori, sono essi i veri partners del dialogo, quando si tratta di stabilire la volontà di battezzare, quando è questione della rinuncia e della professione di fede. Qui i genitori sono chiamati ad assumersi le responsabilità del proprio battesimo e a impegnarsi per gli anni a venire a educare i bambini nella fede. Al contrario, il ruolo dei padrini, come si è già notato a proposito dei riti di accoglienza, diminuisce di importanza; essi hanno una funzione ausiliaria (sussidiaria).

Questo rito battesimale, non da ultimo per le possibilità in esso previste di scelta e di strutturazione, può diventare una celebrazione comunitaria impressionante e commovente, adeguata all’intimo significato dell’evento. Per il bambino battezzato esso è l’inizio della sua storia di fede, che- per realizzarsi - ha bisogno anche dell’aiuto della
comunità. (9)

4. L’iniziazione cristiana degli adulti

a) Panorama storico

La cristianità fece ben presto l’esperienza che l’itinerario di un adulto alla fede e alla chiesa rappresenta un processo di crescita, che richiede un tempo piuttosto lungo e di regola ha bisogno anche di aiuti istituzionali. La vita cristiana comportache ci si eserciti e si dia prova di sé, e ciò -può avvenire di solito solo nella concreta comunità locale. Così già alla fine del sec. III si sviluppò l’istituzione del catecumenato per i candidati al battesimo. Ippolito di Roma nella sua Tradizione apostolica già all’inizio del sec. III ci dà una visione precisa della struttura del catecumenato a Roma, centro della chiesa occidentale. Esso aveva una durata media di tre anni. In questo tempo i candidati al battesimo ricevevano istruzioni sulla fede (catechesi) che si concludevano con la preghiera e l’imposizione delle mani. Alcune settimane prima della celebrazione del battesimo nella veglia pasquale, di solito all’inizio della Quaresima, iniziava un periodo di preparazione intensiva, il cosiddetto tempo dei competenti (competenti = candidati; a Roma essi si chiamavano anche electi = scelti). Al suo inizio c’era un esame della condotta di vita. Questo periodo era contrassegnato da una frequente partecipazione alla liturgia della Parola e da numerosi altri atti liturgici: esorcismi, imposizioni delle mani, imposizioni del segno della croce, consegna della Professione di fede e del Padre nostro, degustazione del sale benedetto ecc. I tre “sacramenti dell’iniziazione” (battesimo, confermazione, eucaristia) erano ricevuti nella veglia pasquale. L’intera settimana di pasqua era per i neofiti (neonati) il tempo della mistagogia, nel quale essi dovevano familiarizzarsi profondamente col mistero di Cristo e della comunità e nel quale i sacramenti dell’iniziazione erano loro spiegati con maggior precisione (“catechesi mistagogiche”).

Il Vaticano II affrontò il problema dell’iniziazione cristiana degli adulti in profondità e ordinò di ripristinare un catecumenato diviso in più gradi per adulti e per fanciulli in età scolare (SC 64-66; AG 14). Il nuovo Ordo apparve il 6 gennaio 1972 e la sua seconda edizione corretta nel 1974; l’edizione italiana fu pubblicata nel 1978 con il titolo Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti.

Il modello romano, dopo le premesse, presenta il rito del catecumenato secondo i vari gradi, quindi un rito più semplice, un rito più breve in pericolo di morte, indicazioni per la preparazione degli adulti battezzati da bambini che non hanno ricevuto la catechesi, un rito dell‘iniziazione dei fanciulli nell’età del catechismo e, in appendice, il rito dell’ammissione alla piena comunione della chiesa cattolica di coloro che sono già stati validamente battezzati. La visione d’insieme che segue si riferisce solo al primo rito solenne del catecumenato e dell’iniziazione.

b) L’ordinamento del catecumenato e dell’iniziazione

L’edizione tipica designa come precatecumenato quel periodo nel quale si risveglia in una persona il primo interesse per la fede cristiana,sorgono contatti con persone credenti o anche con gruppi cristiani, e lentamente si sviluppa un inizio di fede e la disposizione alla conversione.

Il catecumenato vero e proprio, dapprima nel senso di una preparazione piuttosto lontana all’iniziazione, inizia con il “Rito dell’ammissione al catecumenato”. Se infatti l’inclinazione alla fede cristiana si è rafforzata a tal punto da poter parlare di una iniziale fede in Cristo, ed è maturata la decisione di chiedere l’ammissione alla chiesa, allora può aversi effettivamente l’ammissione nel gruppo dei catecumeni. Nell’atrio della chiesa o in un altro luogo corrispondente, i candidati vengono presentati, da parte dei loro amici e conoscenti, che fino allora li hanno accompagnati nel loro cammino, alla comunità locale o ai suoi rappresentanti e vengono interrogati dal celebrante sulla loro decisione. Coloro che fino a quel punto hanno accompagnato e aiutato i candidati nel loro itinerario, testimoniano la loro disposizione a cercare e a seguire Cristo. Costoro vengono chiamati perciò garanti (latino: sponsores); essi vengono pregati di stare accanto anche in seguito ai candidati per aiutarli. Dopo una preghiera di ringraziamento il celebrante (ed eventualmente anche i garanti e altri) traccia sulla fronte dei candidati il segno di croce e li accompagna in chiesa. Dopo una liturgia della Parola viene consegnato ai catecumeni un vangelo o anche un crocifisso. Nella successiva preghiera per i catecumeni questi vengono particolarmente raccomandati alla grazia di Dio. Dopo il rito i nomi dei candidati, che già ora in certo grado appartengono alla chiesa - «la Madre chiesa li circonda del suo affetto e delle sue cure come già suoi figli» (Inr. 18) - sono inseriti nel Libro dei catecumeni. Il tempo che segue deve servire per maturare nella fede e nella vita cristiana. Allo scopo sono di importanza decisiva innanzitutto i contatti personali e i colloqui nella cerchia dei catecumeni. In tale gruppo hanno luogo anche le particolari catechesi, che insieme ai citati colloqui sulla fede devono servire alla crescita della fede stessa. Dopo tali catechesi e le liturgie della parola delle celebrazioni eucaristiche domenicali sono previste determinate “orazioni di esorcismo” e benedizioni dei catecumeni. In questo periodo i candidati devono cercarsi dei padrini adatti. «La durata del catecumenato dipende interamente dalla situazione dei catecumeni. Di regola si richiederà almeno un anno. Quando è arrivato il momento di chiedere l’ammissione al battesimo, la comunità catecumenale insieme con il catecumeno esprime un giudizio. Questi allora si sceglie nella comunità un padrino di battesimo che gli è stato particolarmente vicino mentre si esercitava nella vita cristiana, e ora può testimoniare della fede vissuta del catecumeno. L’esercizio dell’ufficio di padrino da parte di un gruppo è possibile ed è particolarmente consigliabile quando il catecumeno ha fatto le sue prime esperienze di fede in un gruppo giovanile, in un gruppo di famiglie o in una famiglia amica». (10)

Il tempo della preparazione prossima al battesimo comincia in genere con il mercoledì delle ceneri o con la prima domenica di Quaresima. L’ammissione al battesimo presuppone che il candidato abbia compiuto una vera conversione, conosca sufficientemente la fede cristiana e sia saldo nella fede e nell’amore. Su ciò i membri del gruppo catecumenale devono dare un giudizio conveniente. L’ammissione al battesimo avviene in una celebrazione liturgica detta anche “Rito dell’elezione o dell’iscrizione del nome”. I candidati stessi si chiamano ora electi (= scelti) o competenti. Il rito dell’elezione comincia con la presentazione dei candidati e la testimonianza dei padrini. Dopoché i candidati interrogati hanno dichiarato solennemente di voler ricevere i tre sacramenti dell’iniziazione essi confermano questa decisione con l’iscrizione dei loro nomi in un apposito libro. I padrini sono invitati come segno di disponibilità al loro compito, a «porre la mano sulla spalla dei rispettivi candidati» (nr. 147). Con la preghiera per gli eletti, alla fine della quale il celebrante impone le mani sui catecumeni, termina questo rito dell’elezione o dell’iscrizione del nome.

Le sei settimane seguenti fino alla veglia pasquale sono chiamate il tempo della purificazione e dell’illuminazione e sono accompagnate da riti corrispondenti. Si tratta innanzitutto degli “Scrutini” o ‘”grandi esorcismi”; essi possono considerarsi celebrazioni penitenziali. Attraverso orazione silenziosa e preghiere litaniche con imposizione delle mani i candidati devono essere rafforzati nel loro sforzo per rinunciare al male e aderire più strettamente a Cristo. Solo l’esperienza delle comunità dovrà chiarire quanti dei tre scrutini previsti (dopo l’omelia delle domeniche 3, 4 e 5di Quaresima) possono effettivamente essere celebrati.

Altri riti di questo periodo sono le “Consegne”’ della professione di fede e del Padre nostro. Esse possono aver luogo nel quadro di una messa feriale dopo la 3 o la 5 domenica di Quaresima. Si tratta qui di riti che si erano sviluppati nell’antichità cristiana quando c’era ancora la disciplina dell’arcano. Oggi questa consegna potrebbe avvenire nella forma di una meditazione di questi testi.

Nel modello dato da Roma è previsto per il Sabato santo mattina una speciale liturgia della parola con parecchi riti (rito dell’Effeta, riconsegna (redditio) della professione di fede, imposizione di un nuovo nome [nome di battesimo] e, secondo le circostanze, ancora l’unzione con l’olio dei catecumeni, anticipata dalla veglia pasquale). Il compimento di tutti questi riti appare problematico. Le prime esperienze nel campo dell’iniziazione degli adulti hanno messo in chiaro che ci sono limiti nella capacità di tolleranza e di assimilazione, sia nei catecumeni sia specialmente nelle comunità, che non devono essere superati.

La vera celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione nella veglia pasquale, alla quale la comunità dovrebbe essere preparata con omelie e conversazioni adatte, comincia, dopo un’ammonizione del celebrante, con le litanie dei santi. Segue la benedizione dell’acqua, la rinunzia a Satana e al peccato, la professione di fede e l’atto battesimale vero e proprio. La successiva unzione del capo con il crisma (v. battesimo dei bambini) viene omessa se nello stesso rito si ha la celebrazione della confermazione. Dei “riti esplicativi” rimane allora solo la consegna della veste bianca e quella del cero acceso, del cui simbolismo si è già parlato a proposito del battesimo dei bambini. Nella celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione, ministro della confermazione è lo stesso sacerdote che battezza.

Nella celebrazione dell’eucaristia che segue, l’iniziazione raggiunge il suo punto culminante e il suo compimento. Si ha qui una particolare attenzione per i neofiti e i padrini: questi, e insieme con essi i familiari dei neofiti, ricevono la comunione sotto le due specie.

Ciò che si è realizzato nei neofiti nel catecumenato e nella veglia pasquale deve, nel tempo tra pasqua e pentecoste, essere oggetto di esercitazione e di approfondimento. Si parla perciò anche del tempo della mistagogia, della penetrazione più profonda nel mistero di Cristo, che deve portare nello stesso tempo a crescere insieme con la comunità. Al termine di questa «grande ottava di pasqua» ( sette settimane) è prevista una celebrazione, eventualmente anche con solennità esterna. E’ desiderabile che nell’anniversario dell’iniziazione si faccia un incontro dei nuovi “cittadini” del popolo di Dio, nel quale si dovrebbe arrivare a uno scambio di esperienze. Il vescovo deve cercare di mantenersi in stretto contatto con i nuovi membri della chiesa e, specialmente se non ha potuto presiedere di persona la celebrazione della iniziazione, procuri di celebrare con essi almeno una volta l’anno l’eucaristia.

Talvolta si sono svalutati gli sforzi per ripristinare il catecumenato diviso in più gradi facendoli passare come archeologismo e hobby di storici della liturgia. Certo non tutto l’antico è meglio del nuovo. In questo. caso però Il fatto è che la preparazione ai sacramenti dell’iniziazione non può essere solo un processo di apprendimento intellettuale, ma deve essere anche un insegnamento pratico sulla fede e la vita secondo la fede. Ciò ha bisogno però di un tempo sufficientemente lungo, di un tempo di sperimentazione e di prova, perché non si diffonda di nuovo un cristianesimo superficiale come nell’epoca costantiniana e al tempo delle conversioni in massa delle stirpi germaniche. La ricchezza teologico-spirituale dei sacramenti dell’iniziazione è anche così grande che ha bisogno di essere dispiegata nel tempo e assimilata per gradi. (11)

Note

1) E. Stauffer, Die Thelogie des Neuen Testamentes Stuttgart 1948, 139-141.

2) K. Rahner-H. Vorgrlimer, Art, Tanfe, in Kleines theolo. Worterbuch, Freiburg 1969.

3) Esposizione diffusa in A. Stenzel, Die Taufe. Eine genetiche Erklärung der Taufliturgie, Innsbruck 1958 (Trad. It. Il Battesimo, ed. Paoline, Alba)

4) Comm. In Epist. Ad Rom V, 9, a Rm 6,5-7: MPG 14, 1047.

5) Cfr. W. Kasper (ed.) Christein obne Entscheidung, oder soll die Kirche Kinder taufen?, Mainz 1970; W. Molinski, Diskuzzion um die Taufe, München 1971; K. Lehmann, Gegenwart des Glaubens, Mainz 1974, specialmente 213-228 (trad. It., Presenza della fede, Queriniana, Brescia, specialmente 256-371); GF. Reckinger, Kinder taufen – mit Bedacht..., Steinfeld 1979.

6) W. Ruca, Taufgespräche, Wiirzburg 1972; D. Emeis, Anregungen für das Taufgespräch, in Diak. 3 (1972) 347 s.; J. Netzer., Das Tauflgespäch in der Gemeinde, Freiburg i.Br. 1976; M. Huber, Taufgespräche, Regensburg 1976; E.Werner, Die Taufe in der Gemeinde, München 1981.

7) Sinodo di Würzburg, Risoluzione: Pastorale dei sacramenti B 1.1.3 (Synode 244).

8) Ivi,422-424.

9) Ulteriore bibliografia sul rito del battesimo dei bambini: E. Fischer, Die Intentionen bei der Reform des Erwachsenen- und Kindertaufritus, in LJ 21 (1971) 65-75; J. Jorissen – H.B. Meyer, Die Taufe der Kinder, Innsbruck t972

10) Sinodo di Würzburg, Risoluzione: Pastorale dei sacramenti B 2.2 (Synode 249 s.)

11) Ulteriore bibliografia: M. Probst (ed.), Katechumenat beute..., Einsiedeln 1979; D. Zummermann, Die Erneuerung des Katechumenats in Frankreich und seine Bedeutung für Deutschland (Diss. Ms, Münster 1974; G. Wainwright,, Christliche Initiation in de, ökumenischen Bewegung, in LJ 27 (1977) 193.216; A. Kavanagh, Christliche Initiation in der nachkonziliaren Kirche, in LJ 28 (1978) 1-10; un sussidio- pratico per il battesimo di fanciulli nell’età del catechismo: Deutscher Katechetenverein (ed.), Taufe und Erstkommunion, München 1984.

 

Ultima modifica Giovedì 12 Aprile 2012 08:20
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input