Venerdì, 18 Agosto 2017
Lunedì 20 Ottobre 2008 22:36

«... E c'era la madre di Gesù» (P. Carmelo Carvello)

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«... E c'era la madre di Gesù»


di P. Carmelo Carvello






La presenza di Maria nella Liturgia e nella vita cristiana.


«... E c’era la madre di Gesù»(Gv 21). Può questa espressione evangelica diventare il punto fondamentale per il nostro rapporto con la Vergine Maria? Movendo da questa annotazione giovannea, si può provare a cogliere e giustificare il significato vero e profondo della presenza di Maria nella liturgia e nella pietà popolare, e quindi in tutta la vita cristiana?



A mio avviso, più di qualsiasi altra frase del Vangelo riguardante la Madre di Dio, proprio questa è indispensabile e qualificante perché rivela il senso di ogni riferimento del cristiano a Lei. Non mancano, certo, pagine più o meno esplicitamente «mariane» che possiedono una notevole e indiscutibile ricchezza spirituale. Basta pensare al brano dell’annunciazione o della visitazione ad Elisabetta o della nascita di Gesù o dello smarrimento nel tempio o della crocifissione... Non vanno, inoltre, dimenticate alcune pregnanti parole pronunciate da Maria che gli evangelisti ci hanno trasmesso: «Eccomi, sono la serva del Signore (Lc 1,38); oppure: «L’anima mia magnifica il Signore (Lc 1,46); o anche: «Fate quello che egli vi dirà» (Gv 2,5).


Fiumi di inchiostro sono stati utilizzati per scrivere commenti di alto spessore biblico, teologico e ascetico. Mi pare, però, che il versetto: «... e c’era la madre di Gesù» nasconda un’insospettabile e straordinaria profondità, tale da risultare fondamentale per comprendere e giustificare tutta la spiritualità mariana, cioè ogni autentica relazione che il credente può e deve avere con la Vergine Madre.


L’intercessione, l’esempio, la presenza di Maria


«...E c’era la madre di Gesù» ci dice innanzitutto e immediatamente il primato della presenza di Maria. Prima ancora di rivolgersi a Maria come a colei che intercede, prima ancora di guardare Maria come a colei che va imitata, è assai più importante pensare a Maria come a colei che è presente nella vita della Chiesa, nell’esistenza quotidiana del cristiano.


Quando facciamo riferimento alla Madre di Gesù possiamo considerare tre realtà: l’intercessione, l’esempio, la presenza. Quest’ultima, purtroppo, tante volte è stata dimenticata o trascurata o comunque non adeguatamente considerata, perché si è pensato subito a Maria come a colei che aiuta e soccorre con la sua potente intercessione presso Dio. Ciò sicuramente non è male, perché, in verità, Maria è mediatrice di ogni grazia, colei che intercede presso il suo Figlio, prima e più di ogni santo e la sua mediazione è veramente efficace, perché come madre prende a cuore le necessità e i bisogni dei suoi figli e interviene per sostenerli, per guidarli, per curarli.


Anche la realtà dell’esempio di Maria è assai significativa. Guardare a lei come modello di vita e provare ad esercitare le sue stesse virtù è, senza alcun dubbio, una realtà indiscutibilmente positiva. L’umiltà di Maria, la sua ubbidienza, la sua disponibilità, la sua purezza sono virtù necessarie e indispensabili per tutti i cristiani. E, tuttavia, considerare di Maria e in Maria soltanto l’intercessione e l’esempio non può giustificarsi, se radicalmente non si fa riferimento prioritario alla sua presenza in mezzo a noi.


In altri termini e più semplicemente, noi possiamo imitare Maria perché Lei è con noi, è vicino a noi, vive con noi, parla con noi e noi con Lei. Noi possiamo domandare il suo aiuto e la sua intercessione, perché Lei abita con noi, è compagna del nostro cammino di ogni giorno e quindi conosce ciò che veramente ci serve per la salute del corpo e per la consolazione dello spirito. La presenza di Maria fonda allora ogni possibile intercessione da chiedere e ogni possibile esempio da provare a imitare.


Se io non conosco una persona, se non mi è presente, se cioè non realizza con me una presenza viva, io non posso fantasticare sulle sue qualità e sulle sue doti. Così parlare della Vergine Maria e presentare i suoi altissimi e meravigliosi esempi di vita è certo necessario. Quanti scrittori di spiritualità hanno pubblicato dei libri, tratteggiando le diverse virtù di Maria e proponendo ai cristiani di imitarne le virtù! È questa una conoscenza «libresca» di Maria che non va scongiurata, né va rifiutata, ma è soltanto in quanto realizzo con lei una presenza viva, vitale e vitalizzante, come quella che vivo con il Figlio Gesù (perché la presenza di Maria non si giustifica se non in quanto Lei vive con il Figlio), che posso e devo imitarla. Allora i libri e i testi mariologici possono diventare utili, ma devo innanzitutto incontrarla, devo sentire che è presente, anche se la sua presenza non dipende dal mio sentire. Infatti «sentire» la presenza non significa fare uno sforzo di fantasia, provando ad immaginare che Maria è presente, ma significa realizzare realmente, seppure spiritualmente, un rapporto vivo e vitale con lei. Non è il nostro sforzo di immaginazione, né il nostro impegno di amore a far sì che Maria si faccia presente nella liturgia della Chiesa e nella nostra vita.


Modello di vita perché presente


Senza dubbio, la Vergine Madre è presente come nostro modello di santità, perciò la sua presenza vera e reale diventa incitamento per imitare le sue virtù, diventa stimolo per tendere alla perfezione. È sotto gli occhi di tutti che l’uomo, nel bene e nel male, è di per sé imitatore e, nonostante tutto, su di lui gli esempi forti hanno un’efficacia grandissima. L’originalità è propria di pochi uomini. Gli esempi buoni o cattivi diventano quasi sempre norma di azione. Ogni uomo, come pure ogni cristiano, è chiamato a realizzare una legge. Legge di vita per il cristiano è Cristo Gesù e a partire da Lui sua madre, Maria e i santi. Maria è così specchio di virtù per tutti i cristiani. Ma ciò per noi non implica semplicemente il ricordo delle sue virtù o il tentativo di imitarle. La sua non sarebbe una presenza vera, perché la Vergine Madre si fa presente oggettivamente e non come una persona singolare, divisa, separata da noi.


Maria è una cosa sola con noi, perché noi e Lei siamo una sola cosa in Cristo, suo Figlio, perché Maria, assunta in cielo, vive per sempre con Lui, in anima e corpo. Siamo realmente con Maria e con Cristo un’unica realtà, un unico corpo. Nella liturgia e nella vita di ogni giorno, Maria è viva, più presente di quando viveva quaggiù sulla terra, a Nazareth e per le vie della Palestina. Maria è più presente ora alla Chiesa e ad ogni uomo del secolo XXI di quanto non fosse presente alla sua gente, a Giuseppe, suo sposo, e agli apostoli Giacomo, Giovanni... Senza ombra di dubbio, la Vergine Madre è molto più vicina adesso ad un’assemblea di fedeli che si riunisce per celebrare il mistero di Cristo suo Figlio, morto e risorto di quanto non fosse vicina ai giudei e ai soldati romani che attorniavano Gesù inchiodato sulla croce. Quella era una presenza meramente fisica, invece quella che si realizza in ogni celebrazione liturgica, e che si prolunga nelle case e nelle strade dove vivono i cristiani, è una presenza reale e intima perché implica una vera comunione d’amore tra loro e Maria.


Come la presenza di Cristo, soprattutto nell’Eucaristia, è reale e oggettiva non soltanto in sé e per sé, ma è pienamente reale per ogni credente in quanto nel mistero celebrato si fa presente per tutti, per comunicarsi a tutti così la presenza di Maria, che vive eternamente in Lui, con Lui e per Lui, è veramente reale, perché entra in comunione con ognuno di coloro che hanno accolto nella loro vita il suo Figlio, a partire dalla celebrazione del battesimo, poi negli altri sacramenti e nell’esistenza quotidiana.


Come Cristo nella celebrazione eucaristica è presente per comunicarsi all’uomo, per donarsi ad ogni uomo, così Maria nel Figlio è realmente presente per comunicare il suo essere madre a tutti gli uomini. Nel dono che Cristo fa di se stesso si realizza, al tempo stesso, la donazione della Vergine Madre ad ogni uomo che accoglie suo Figlio. La loro presenza implica per ognuno di noi un rapporto personale, con Maria in particolare il rapporto dei figli con la loro madre.


Entrando in comunione vera con il Crocifisso-Risorto realmente presente, si entra, al tempo stesso, in comunione con la Madre sua e nostra, inabissata gloriosamente in Lui. E così Maria viene a noi, viene a vivere con noi ogni giorno e noi possiamo vivere veramente con Lei, perché veramente viviamo già ora con Cristo, suo Figlio. «Ecco, io sono con voi sempre fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).


Colei che intercede perché presente


La stessa cosa vale quando si parla dell’intercessione. Se Maria non è presente, posso chiedere l’aiuto a una persona lontanissima, distante da me e magari anche dubitare che a questa distanza così grande Lei possa intervenire? Si potrebbe sentire Maria più come regina inaccessibile e irraggiungibile che come sorella e madre che mi sta accanto. Beninteso: Maria è la regina degli angeli e dei santi, ma è, al tempo stesso, la madre che sta con noi, che vive con noi.


Ricordo qualche anno fa, quando studiavo a Roma, una delle persone che mi ha formato al senso della liturgia, don Bonifacio Baroffio, mi raccontava che, una mattina, una signora anche un po’ esagerata nelle sue devozioni, forse anche un tantino fanatica, arrivò precipitosamente presso la sua stanza. Bussò nervosamente. Non appena la porta fu aperta: «Padre, ho visto la Madonna!». E padre Bonifacio rispose: «Anche tu? lo la vedo ogni mattina». «Lei la vede ogni mattina?!» — esclamò sbalordita la donna. «Proprio così: ogni mattina e anche la sera! Quando mi alzo per pregare e poi in tutti i momenti della giornata, perché Lei è sempre presente nella mia vita» — concluse il padre. Allora non abbiamo bisogno di vedere Maria con gli occhi del corpo, non abbiamo necessariamente bisogno di ripetere la stessa esperienza di Bernadette a Lourdes.


il nostro impegno, ma la presenza di Maria si impone a prescindere da noi. Non dipende dalla nostra attenzione, né dal nostro sentimento. È certo comunque che la presenza della Vergine Madre è profondamente vera perché nella sua unione con il Figlio, Lei vive l’amore in pienezza e l’amore non può dividerla, né può separarla da noi.

Anche la morte non è più forte dell’amore ed è appunto per questo che Maria, nostra madre, è vicina a noi, ci segue, prega per noi, ci ottiene dal suo Figlio divino l’aiuto necessario e indispensabile per poterla raggiungere un giorno nella gloria e già ora, come pellegrini dell’Assoluto, essere uniti a Lei in un’intima comunione di amore. Ed è una reale e profonda comunione con ognuno di noi, perché Maria è veramente presente come è presente Cristo, suo Figlio che ci unisce a sé in maniera tutta particolare nella celebrazione eucaristica, la quale, evidentemente, include il prima e il dopo-celebrativo, cioè abbraccia e coinvolge tutta la nostra esistenza quotidiana.


Vera devozione, vera liturgia


La presenza di Maria non nasce quando cominciamo a invocarla; precede ogni nostro anelito a Lei, si impone prima ancora di ogni nostro impegno a tentare di imitarla. La Vergine Madre è presente e allora il nostro Rosario diventa un vero dialogo d’amore con Lei, altrimenti, se non riconosciamo la sua presenza tra noi, qualsiasi preghiera mariana si trasforma in ripetizione di parole «sacre», ma, alla fin fine, prive di senso e di significato. Parole al vento: ecco cosa possono divenire tanti rosari, se non ci si pone innanzitutto alla presenza di Maria, se non si realizza un incontro vivo e reale con Lei.


Ciò avviene anche per tante nostre liturgie: puro ritualismo, nessuna partecipazione autentica, perché non accadde nessun incontro. Invece, oggettivamente parlando, l’incontro vitale con Maria in ogni celebrazione liturgica è molto più di tutti gli sforzi ascetici e di tutte le devozioni di tante persone. Non sempre la devozione fa entrare veramente nella vita di Maria, nella sua presenza materna. Ma in ogni azione liturgica il mistero di Maria in Cristo, suo Figlio, oggettivamente si fa presente. Può la mia partecipazione risultare non piena o anche distratta e quindi imperfetta, al di qua della realtà della sua presenza che di fatto si realizza, tuttavia, di per sé, la Vergine Madre si dona realmente a noi, si comunica a noi, si dona a noi totalmente. Una Madre per i suoi figli: ecco la realtà che si vive nel mistero liturgico che la Chiesa celebra e che il cristiano è chiamato a prolungare nell’esistenza di ogni giorno.


Se non viviamo in questa realtà, la realtà della presenza di Cristo e di Maria, noi ci troviamo a celebrare un rito che per noi è inefficace; evidentemente, non inefficace per sé, è inefficace per noi che non entriamo nella loro presenza. I gesti e le parole del rito liturgico sono semplicemente segno di un unico evento straordinario di grazia. Il mistero di Crocifisso-Risorto e in questo unico mistero siamo chiamati ad entrare e viverlo esistenzialmente, è la vita in Cristo e in Lui è la vita in Maria. Non importa se la nostra è una povera vita, perché essa viene inserita e attratta in questa presenza che ci salva, per il fatto stesso che noi lasciamo che entri e affondi in essa, altrimenti la nostra esistenza fluisce come acqua e se ne va via inutile, insignificante, nel nulla.., ed è la morte. È vivere la morte. E invece nell’azione liturgica la nostra esistenza è salva, perché la presenza vera e reale di Cristo e in Lui della Vergine Madre sconfigge, hic et nunc, la morte. Si realizza una relazione veramente e radicalmente vitale.


Come un bambino realizza un rapporto con sua madre anche se non parla o se balbetta o addirittura dorme, così anche noi con la nostra Madre celeste. La preghiera del santo Rosario è importante non solo se semplicemente si recita, ma anche si realizza un incontro a tu per tu con la Vergine Madre. Maria ci ama perché è presente e ci ama anche con i nostri rosari talora distratti. Invocarla per chiedere aiuto, per implorare la sua intercessione viene come conseguenza immediata della presa di coscienza sempre più piena e radicale che Lei è presente e vive con noi.


È la Madre tra i suoi figli, la Madre con i suoi figli che cammina con i suoi figli. E il suo essere presente con loro non è condizionato dalla loro bontà o dalla loro cattiveria. A volte, si continua a pensare in questo modo: «lo sono buono, quindi la mamma mi vuole bene; sono cattivo, quindi lei mi castiga. E di conseguenza, se mi concentro e mi raccolgo, Maria si fa presente, se invece sono distratto, Lei non c’è». In realtà, la sua presenza precede ogni nostra possibile presenza. Maria è sempre presente e attende i suoi figli, va in cerca dei suoi figli, cammina con i suoi figli, si prende cura dei suoi figli. E allora la nostra preghiera d’intercessione diventa efficace, non perché è fatta bene, ma perché siamo profondamente convinti e certi che Lei è presente con noi.


Cosi pure la possibilità di imitare Maria non nasce da un sforzo titanico ad essere come lei, perché è uno sforzo che già in partenza è fallimentare e quasi blasfemo. L’imitazione di Maria, se non viene intesa nel giusto significato, può divenire, magari involontariamente, motivo per insuperbirsi, perché quando riusciamo a fare qualcosa di buono pensiamo di essere santi o comunque già sulla via della perfezione; oppure motivo di scoraggiamento perché quando ci scopriamo incapaci e peccatori, pensiamo che non riusciremo mai a nulla, non potremo mai raggiungere la perfezione cristiana. Lo sforzo ascetico per imitare Maria è destinato ad un terribile insuccesso, ad una cocente delusione.


Vivere Maria


E allora non dobbiamo provare ad imitarla? Non si tratta di imitare Maria, ma di divenire Maria. In altri termini, è fondamentale vivere una relazione materna con Lei per prolungare nella nostra esistenza la sua stessa maternità, prima ancora delle sue virtù materne. Bisogna sempre temere di avventurarsi a percorrere la via dell’imitazione esterna di Maria e invece preferire farla vivere in noi. È Lei che continua a operare in te, attraverso di te, con le tue mani, nel tuo volto.., nella misura in cui tu la lasci vivere in te, lasci cioè che Lei prenda dimora nella casa del tuo cuore. «E il discepolo la prese nella sua casa» (Gv 19,27). Vivere con Maria, essere Maria in cammino per le strade del mondo, per le vie della tua città, tra le mura delle tua casa, nell’ambiente di lavoro, al mercato.., ovunque.


Non la pretesa di diventare come Maria, ma essere semplicemente Lei e ciò sarà possibile se la sua presenza diventerà certezza e quindi esperienza di ogni giorno, non soltanto in qualche momento del giorno, come ad esempio, quando si partecipa alla celebrazione eucaristica o quando si prega il Rosario. Il tuo volto sarà un volto «mariano» se veramente realizzi sempre la sua presenza e non sporadicamente. Come la somiglianza di un figlio dal padre non si ottiene attraverso uno specifico sforzo, così le «sembianze» di Maria si ricevono non mediante un particolare impegno, ma semplicemente dal fatto di essere figli suoi. È necessario semplicemente prendere coscienza viva e profonda di ciò, in una frequentazione quotidiana con Lei, appunto come i figli con la loro mamma.


Maria non va imitata, va semplicemente fatta vivere con noi, in noi. Non dobbiamo vivere come Maria, dobbiamo vivere Maria, cioè realizzare la sua presenza. Tanto più realizzeremo la sua presenza, tanto più sarà facile imitarla, non nel senso di una ripetizione delle sue virtù, ma di un prolungamento della sua stessa vita in noi. Vivere Maria è molto più che vivere come Maria e ciò è possibile se finalmente apriamo gli occhi dello spirito e la riconosciamo presente tra noi. Fintantoché gli occhi interiori saranno ottenebrati e quindi chiusi alla visione della Vergine Madre, noi vivremo sempre la tensione per imitarla e sarà una tensione simile ad una corda troppo tesa che prima o poi si spezza. E così ogni volta, sistematicamente, faremo l’esperienza del patatrac spirituale.


La presenza di Maria non è tale che noi dobbiamo cercare volta per volta di realizzarla. La sua è una presenza non ad intermittenza, saltuaria, transeunte, ma costante e continua. Ovunque c’è un suo figlio, Maria è presente, anche se il figlio non la conosce o non la riconosce. È anche erroneo pensare che Maria vive in cielo e scende in terra, per farsi presente tra noi. Non c’è più cielo, né terra per la Vergine Madre, ma la pura presenza del Figlio.


L’eternità nel tempo


Non esiste un percorso che dal cielo raggiunga la terra, esiste soltanto e semplicemente la presenza di Cristo e in Lui la presenza di Maria. Cristo non è presente perché fa parte di questo nostro mondo e acquista una sua realtà per il fatto che è tra noi, ma, al contrario, siamo noi che, nella sua presenza acquistiamo realtà; così è per Maria, nostra madre. Come nella celebrazione eucaristica non avviene un «ritorno» del Cristo Risorto sulla terra per essere presente tra noi, ma semmai un entrare degli uomini nella presenza del Crocifisso-Risorto, così la Vergine Madre non «ritorna» a vivere tra noi, ma siamo noi che entriamo in lei, nella sua presenza. Maria è presente per entrare in comunione con noi, dunque sta a noi desiderare ardentemente entrare in comunione di vita con Lei. E tuttavia il nostro sforzo ascetico non va aldilà di questa sua presenza, ma semplicemente noi ci inseriamo in Lei.


Camminare si, ma sapendo qual è la meta del nostro andare: la presenza di Cristo, la presenza di Maria. Noi potremmo non conoscere veramente il cammino, perché non sappiamo bene qual è il fine, cioè la presenza di Cristo. E se Cristo è presente, e in Lui la Madre sua, egli è anche la realtà ultima, il fine del nostro itinerario. E Maria è li, presente realmente nel Figlio e la presenza del Cristo è l’eternità. Se noi viviamo veramente questa presenza, allora passeremo con Cristo e con Maria dal mondo presente al mondo divino, dal tempo all’eternità.


E tuttavia l’eternità non è aldilà del tempo; se per noi fosse aldilà del tempo e della nostra storia non saremmo veramente cristiani, perché l’escatologia non comincia quando finirà il fluire del tempo, quando si chiuderà la storia, ma si compie ora e qui nella presenza del mistero di Cristo, celebrato dalla Chiesa. Nel rito liturgico i cristiani realizzano l’unione del tempo e dell’eternità, non evadono, né si concentrano in una o in un’altra realtà: entrano nella presenza di Cristo e in Lui nella presenza della Vergine Madre. Più nulla!


Siamo il cielo di Maria


Che senso allora dare al testo di quella assai nota e tradizionale canzone a Maria: «Andrò a vederla un dì, in cielo, patria mia; andrò a veder Maria, mia gioia e mio amor?» Queste parole non hanno un valore assoluto, perché se non incontriamo Maria adesso, se adesso non realizziamo una presenza vera con Lei, probabilmente non la vedremo neanche in quel famoso «dì». Fin da ora la sua presenza è già paradiso, è anticipazione nel tempo della sua eternità, è pregustazione nella storia della sua stessa gloria nel seno della Santissima Trinità. La vera vita è aldilà, e tuttavia, quaggiù sulla terra, noi viviamo già la vita futura perché nella liturgia della Chiesa si unisce il mondo terreno con quello celeste in una sola comunione d’amore. E la liturgia non fa presente soltanto Cristo Signore, ma in Lui si fa presente la sua e nostra Madre.


Non c’è cielo per Maria, perché il suo cielo è il Figlio Gesù, è ogni uomo che viene in questo mondo, perché in ognuno di loro riconosce il volto del suo Figlio divino. Il tesoro di Maria è il Figlio e in Lui ognuno di noi. Non esiste più nessun distacco, nessuna lontananza tra Maria e i suoi figli pellegrini verso la Gerusalemme celeste, perché Lei ha vinto, in Cristo, ogni forma di separazione spazio-temporale. Non esiste più separazione tra cielo e terra, perché in Cristo sono una sola realtà. Cosi in Maria.


La nostra presenza dice sempre un riferimento ad un luogo e al tempo. Invece la presenza di Cristo, come pure quella della Madre, non è più condizionata né dal tempo, né da un luogo. Né il tempo, né lo spazio danno a Cristo e alla Madre la realtà di una presenza, ma, al contrario, è Cristo e la Madre che danno realtà e consistenza nuova e vera ad ogni tempo, ad ogni luogo. Noi è come se non fossimo, è come se non avessimo realtà vera, se non entriamo nella loro presenza. E allora anche noi nell’incontro vivo e vitale con Lei nella liturgia e nelle varie forme di pietà popolare, come pure nella vita quotidiana, vinciamo ogni forma di solitudine causata dal tempo e dallo spazio, superiamo definitivamente gli angusti confini nei quali siamo chiusi e intrappolati e realizziamo una comunione vera con Lei, una comunione d’amore con Lei. Maria vive in noi e noi viviamo in Lei: questo significa realizzare la sua presenza.


Se invece manchiamo di fede in questa presenza, noi viviamo alienati da noi stessi e l’alienazione significa vivere l’angoscia. Magari cerchiamo di impegnare in qualche modo l’esistenza quotidiana al di fuori di noi, preoccupati e agitati, presi e catturati da tante e tante cose da fare e, alla fine, ecco l’esperienza della delusione. Non ci sentiamo veramente realizzati, neanche se ogni giorno recitiamo l’ufficio divino o il santo Rosario.


Se invece realizziamo la presenza di Maria, tutto diventa nuovo.., in Lei e per Lei è gioia vera e profonda, gioia intima e piena. Se noi entriamo veramente nella sua presenza, questa presenza rimane e noi siamo in Lei e siamo nel suo Figlio.


Alle nozze di Cana «c’era la madre di Gesù». Anche noi siamo chiamati ad essere presenti per festeggiare sempre le nozze della sua presenza, perchè la sua presenza è festa grande per noi, festa che non conosce tramonto.

Ultima modifica Giovedì 03 Settembre 2009 18:00
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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