Lunedì, 24 Novembre 2014
Sabato 14 Gennaio 2012 17:46

Maria in Don Mazzolari

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Ecco qualche spunto del parroco di Bozzolo sul tema mariano. Sono pagine scritte mentre egli meditava i vangeli oppure pensate per la predicazione nel mese di maggio. Una carrellata di citazioni tolte da vari scritti.

Annunciazione. Il saluto dell'angelo a Maria rivela l'incontro tra il mistero di Dio e il desiderio più profondo della persona umana. Il contesto è di silenzio, di raccoglimento e di preghiera, nella propria casa, cioè nell'ordinarietà. Gli orientamenti, le direzioni, le decisioni, le vocazioni vere si determinano nel nostro ambiente, al contrario della mentalità corrente delle ragazze, che vogliono l'avventura... romanzata.
Chi porta il saluto a Maria? Un angelo. Dovremmo avere la facilità o l'ingenuità di vedere angeli, cioè persone straordinarie in ogni uomo. L'occhio nostro ha poco discernimento.
«La ragazza è la vergine. Chi è gramo fa incontri grami. La Benedetta, invece, genera il Benedetto. Una figliuola buona sarà una sposa e una madre buona. Non ci si improvvisa buoni. È un mestiere difficile l'essere buoni, dare Gesù al mondo: un bene che sia Gesù, che abbia la faccia di Gesù, che Gesù può far suo. Cosa c'è dentro di noi che porti il nome di Gesù?» (D. III/B, 211-213). (1) Maria è la prima a realizzare l"'unione" da Cristo portata all'uomo (D. I, 279-280).
Fra tutte le donne ebree candidate alla sublime dignità di madri del Messia, solo la Vergine sposa di Giuseppe è eletta per la divina maternità. Se la maternità è nella natura stessa della donna, diventare madre cristiana è vocazione. Spesso manca la vocazione, sotto forma d'ideale cristiano della maternità. Questo fa considerare la maternità un castigo, una minaccia alla propria comodità, un diversivo piacevole della vita a due troppo monotona, o uno sfogo o l'illusione di trovarvi quello che non si aveva avuto nel partner. Spesso le madri non si sentono attraversare l'anima dal turbamento che ha provato la Vergine all'annuncio.
«Senza l'umiltà che si affida ("Ecco la serva del Signore") si nasce privi della "consacrazione che viene più dalla preghiera che dall'amore, poiché l'amore che non prega non è l'amore più bello". Talvolta le madri sono assenti o tagliano la generosità dei figli, mostrano scetticismo verso la loro inclinazione alla fede, non arginano la loro inesperienza. Chi ha "il coraggio, la persuasione, l'amore che fa piangere?". Occorre precedere i figli nel bene, trasmettere loro la pietà, la gentilezza, il compatimento». Triste la constatazione del parroco-educatore: «Non ci sono più Cristi perché non ci sono più mamme che siano Marie di Nazaret»(D. III/A, 47-49).

Calvario. La Madonna è presente al Calvario, dove incontra il Cristo, ma non lo ferma. Ella ama il Figlio dell'uomo, ma sa far posto al Figlio di Dio. Gesù guarda la madre. Chi muore cerca la mamma.
Cristo ama la madre in ognuno di noi che dal suo sacrificio veniamo redenti e adottati come «figliuoli di Maria». Egli non toglie nulla alla madre, anzi le apre nel cuore una maternità universale, come il suo cuore s'è già aperto a una fraternità che tutti abbraccia. La madre e la croce non sono due beni separati o separabili: sono l'unico insostituibile manipolo della sua carità.
«Madre, ecco tuo figlio» «Giovanni, ecco tua madre». L'epilogo del dramma viene consumato ai piedi della croce, ma il suo momento più patetico è nell'incontro. La Madonna che segue Gesù fin sul Calvario e sta ai piedi della croce è il folgorante esempio d'una nuova umanità (Vcp, 83-85). Se la maternità divina della Vergine è un mistero di gioia, la sua maternità umana è un mistero di dolore. Quanto Gesù dice alla Madre dalla croce ha la pacata fermezza di un testamento, scritto col sangue. Il primo messaggio ci dà colei che è "benedetta", e alla Madonna dona «un cuore così largo e generoso, che al posto del Figlio accoglie Giuda, Pietro, il cattivo ladrone, i farisei, i crocifissori, me. .. Se non ci fosse il dolore, come tutto sarebbe più piccolo quaggiù! Ed io sarei senza mamma» (Dis, 57-58).
Maria si è fatta serva: Si vive male quaggiù, perché ci siamo dimenticati di essere gli uni per gli altri. Per tale dimenticanza, il mondo è diviso in oppressi e oppressori, mentre la libertà vera c'è soltanto nel servire per amore di Dio, nel servire Dio negli uomini e negli avvenimenti, evitando la tentazione di trovare ingiusto ciò che ci capita! Maria, che si è fatta serva ed ha voluto rimanere tale anche ai piedi del Crocifisso, diviene l'icona delle tante mamme instancabili nel mettersi a disposizione altrui, nel lasciarsi trafiggere il cuore e nel piangere in silenzio, Ogni figlio è unigenito per le mamme, che talvolta muoiono senza morire, rivivendo la Via Crucis e subendo lo strazio della spietatezza umana (Dis, 181).
La devozione alla Madonna educa a ritrovare la verità di se stessi, portati a vivere in continua agitazione e ostentazione consumista. Maria sa che l’uomo è in un’affannosa ricerca e non sa più apprezzare quanto ha: continua a sollevare pietre nella folle speranza che sotto qualcuna vi sia la felicità. E così si attiva all'ultima, che è poi la pietra del sepolcro. Si cerca la gioia fuori di sé e in eventi straordinari, mentre Maria insegna ad essere attenti ai fatti comuni e semplici del quotidiano.
Ci si chiude al dono della gioia perché non si esercita più il perdono né si coltiva il senso della vita come servizio per amore di Dio. Sulla strada di Betlemme ben poco ospitale, di fronte alla durezza di Erode e la fuga in Egitto, nelle ore della passione e ai piedi della croce, Maria non poteva capire eppure ha servito, e si è fatta la collaboratrice della provvidenza, preparando così la trama su cui il Padre ha intessuto l'opera della sua misericordia.
L'Addolorata insegna che chi non vuoi soffrire, finisce per soffrire maggiormente. Non si può fuggire il dolore, perché per qualunque strada si incontra il Crocifisso, e chi vuoi fuggirlo si mette dalla parte della disperazione. Infine, Maria fa guardare in alto. Chi nella vita non si sente orfano? Chi non sospira col cuore verso una fine che è ritrovare la Mamma? (Pnp, 235-238).

Il Rosario, preghiera dell'esilio. Don Mazzolari definisce il Rosario la «riposante preghiera della famiglia», sebbene poche coppie e famiglie recitino tale orazione per il venir meno della liturgia familiare. Certe devozioni o sono nel cuore della casa o non ci arrivano dietro ragionamenti ed esortazioni. Nella veglia dei defunti, il Rosario si fa sequenza di parole capaci di scavare ogni limite e di portare consolazione. Il Rosario è la preghiera dell'esilio, come appare nella "Salve Regina". Si è tutti esuli da un paese di bontà cui si sospira, si prova nostalgia di cuore puro, di sereni pensieri, di fede semplice, di abbandoni tranquilli.
Il Rosario è uno dei momenti di ricomposizione esteriore ed interiore, che ci restituisce fanciulli anche nel ripetere le medesime parole, che aprono sul mistero dell'amore. Nessun vocabolario è povero come il vocabolario dell'amore, e il ripetersi è dolce e consolante. «Padre nostro...Ave Maria... Adesso e nell'ora della nostra morte». Così vengono placati la consapevolezza del proprio peccato, la rivolta interiore, come pure il ricordo dei trapassati. Pregando si apprende «a chiudere gli occhi in pace: faccio la prova della dipartita che non verrà più all'improvviso e sarà accompagnata dalla certezza che Qualcuno mi porterà all'altra sponda, dove incomincia la Patria» (Documenti nn. 8-9 Fondazione don Primo Mazzolari, p. 258).
Maria, la guardiana delle anime. "Chi è sicuro di camminare in porto?". Per questo è necessaria una guardia! Maria è la guardiana delle anime nostre, delle nostre donne, dei nostri piccoli... Titolo che non saprei scegliere più bello! Esprime lo sguardo di una mamma che accompagna, difende, senza mai umiliare (D. III/A, 687,688).

La devozione di Dante alla Madonna. Nel mese di maggio 1928, don Primo commentò per i suoi parrocchiani I promessi sposi del Manzoni; nel ’30 la favola di Pinocchio; nella novena dell’Immacolata del 1933 preghiera del Canto 33 del Paradiso di Dante. Ecco una sintesi del suo commento.
«- Vergine madre... verginità e maternità, valori tipici della donna, per un privilegio divino si trovano abbinati, sono abbinati. Vi sono delle maternità così verginali e delle verginità così materne che non si può fare a meno di pensare alla Madonna, vergine e madre.
- Figlia del tuo Figlio... C'è una continua incarnazione del Cristo Figlio di Dio: in un certo senso, Cristo si lascia fare, vuole essere fatto da noi.
- Umile e alta più che creatura... Umiltà = profondità; altezza = vertice. Cosi si lega il mondo di qua al
mondo di là.
- Termine fisso d'eterno consiglio... È dall'eternità che Maria è pensata. È un pensiero eterno di Dio. Anch'io sono un pensiero eterno di Dio: ognuno di noi.
- Tu se' colei che l'umana natura /nobilitasti sì che il suo Fattore / non disdegnò di farsi sua fattura... La Vergine, con l'aiuto redentivo anticipato, rinobilita l'uomo. La vera nobiltà è la santità. Tutti vi sono chiamati. La Vergine c'insegni la nobiltà dell'anima!
- Nel ventre tuo si accese l'amore / per lo cui caldo nell' eterna pace / così è germinato questo fiore... Il cuore della Vergine è il focolare dell'umanità che attira l'amore. Dalla Vergine l'umanità impara l'amore di Dio. La rosa mistica è il frutto del divino amore.
- Qui se' a noi meridiana face / di caritate; e giuso, intra i mortali, / se' di speranza fontana vivace... La Madonna riempie di sua luce i santi. Maria cos'è per noi? Spes nostra... salve.
- Donna, se' tanto grande e tanto vali / che, qual vuol grazia e a te non ricorre, / sua disianza vuol volar senz' ali... La grazia segue l'itinerario dell'incarnazione: e come Gesù l'abbiamo per mezzo di Maria, così per mezzo di Maria abbiamo le grazie che Gesù ha meritato e vuole a noi concedere. Mater divinae gratiae. Per Mariam ad Jesum. Continua a donare Cristo. La grazia è il Cristo. Come diventa confidenziale e fiduciosa una preghiera che s'appoggia sul cuore della mamma!
- La tua benignità non pur soccorre a chi domanda, ma molte fiate liberamente al dimandar precorre... Concedere a chi domanda è generosità ma prevenire liberamente, intuire i bisogni, sentirsi capiti, quale grande cosa! Una mamma legge nel nostro povero cuore.
- In te misericordia, in te pietate, / in te magnificenza, in te s'aduna / quantunque in creatura è di bontade!... Misericordia = è della donna; pietà = è della madre; magnificenza = della regina. Con tali sentimenti vorremmo le nostre donne» (D. III/A, 681-686).

Guglielmoni L. - Negri R

(da Settimana, anno 2011, n. 35, p. 12)

1) Abbreviazioni: D. I, Diario 1905-1915 (a cura di A. Bergamaschi), EDB, Bologna 1997; D. III/A, Diario 1927-1933, EDB, Bologna 2000; Dis, Discorsi, (a cura di P. Trionfini), EDB, Bologna 1978, 2006; Pnp, La Parola che non passa, Bologna 1995; Vcp, La Via crucis del povero, EDB, Bologna 1983, 2001.

 

Ultima modifica Sabato 14 Gennaio 2012 18:31
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input