Sabato, 19 Agosto 2017
Domenica 30 Luglio 2017 09:59

Ave, Tu che hai redento le lacrime di Eva (Tat'jana Goriceva)

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Tat'jana Goriceva (n. 1947) già del «Gruppo 37» di Leningrado è stata anche redattrice di due riviste «femministe», «La donna in Russia» e «Marija». L'articolo è apparso sul n. 1 di «Marija» (1979), il cui titolo si richiama esplicitamente alla Madonna, modello di «femminismo».

Sorella amata,

nel giorno della festa dell'Assunzione della Madre di Dio vorrei dirti quello che significa la Madre di Dio nella mia vita, e come attraverso Lei io abbia ritrovato me stessa e Dio. È impossibile parlare di tutti i doni che si ricevono quando la si prega, la si contempla: è una rivelazione quotidiana di Amore e di Offerta. Ma vorrei dire alcune semplici parole sulla Madre di Dio come incarnazione compiuta, perfetta, dell'uomo e della donna.
La Madre di Dio è la femminilità stessa. Essa cancella la maledizione che gravava sull'elemento «femminile» nelle religioni precedenti. A Jahvè si contrapponeva Astarte. La Grande Madre delle religioni pagane impersonava in sé tutto l'irrazionale, l'oscuro, il casuale. Solo nel cristianesimo è avvenuto e continua ad avvenire il pieno recupero della carne, la divinizzazione dell'umano. Solo nel cristianesimo si annulla il dualismo tra corpo e spirito. Nel cristianesimo Dio si è rivestito di carne, la vita futura ci è stata promessa come vita nel corpo. Nel cristianesimo il corpo e lo spirito sono strettamente legati e fusi in unità. È per questo che vengono giudicati e puniti non solo i peccati come atti, ma anche i desideri nascosti sono materiali e reali: «Chi guarda una donna con concupiscenza [...]». La Madre di Dio nella sua purezza è elevata al di sopra degli Angeli. Essa è la «tutta pura». Essa è la Chiesa di Cristo. Essa è la «tutta bella».
Fin dall'infanzia la Madre di Dio non conosceva il peccato quotidiano, né le passioni della carne. Niente di impuro osava sfiorarla. Nella Madre di Dio per la prima volta nella storia incontriamo lo splendore intatto della carne e del cuore. La femminilità, umiliata nelle religioni pagane fino a essere considerata demoniaca, risplende qui a tal punto, si eleva a un'altezza così inaccessibile, che diventa vaso in cui si riversa lo Spirito Santo: «E il tuo seno è diventato più vasto del Paradiso». Ave o Tempio, santificato dallo Spirito! Tutto questo mi si è rivelato a mano a mano che crescevo nella fede e nella coscienza di appartenere a Cristo e alla Chiesa. Sant'Agostino dice: «Cristo è la risposta a ogni domanda». Questo si può dire anche della Santissima Madre di Dio, incarnazione del modello umano, della femminilità perfetta. Quali sono i problemi che ho risolto, camminando verso la coscienza di me, attraverso la preghiera e la contemplazione quotidiana della Vergine? Ho ritrovato me stessa.
Ricordi, sette anni fa avevamo letto in Karl Jung quali erano i due archetipi della coscienza femminile. Uno era «l'imitazione della madre», l'altro «la rivolta contro la madre». Una ragazza con un forte «complesso di Elettra» è gelosa della madre nei confronti del padre, e fin dall'infanzia prende posizioni contro la madre, contro il femminile. Il suo super-ego si ritrova soprattutto in virtù e imperativi morali maschili. Sviluppa l'intelligenza, la volontà, in lei può comparire dall'infanzia il disprezzo per la carne (verso tutto ciò che è materno e materia), l'inclinazione allo spiritualismo. Donne simili si sposano malvolentieri e non vogliono figli. Diventano attiviste nel campo della cultura e della scienza, talvolta « fanatiche » religiose, talvolta impegnate nel campo politico. Ma esse possono diventare anche portatrici del principio opposto, distruttivo: delinquenti, anarchiche, prostitute.
A quei tempi io ti avevo confessato che mi sentivo in potere di questo principio.
Ma non era solo questo « archetipo » la causa del fatto che io non percepivo il mio sesso. Tutta l'educazione sovietica è orientata verso un ideale di personalità astrattamente e unilateralmente «pseudomaschile». Chi imitavamo noi due sui banchi di scuola, chi era il nostro idolo? Pecèrin, Onegin, o altre personalità romantiche, la cui intelligenza, la cui tragedia interiore li elevava al di sopra della folla, li rendeva uomini interessanti. E naturalmente non avremmo mai voluto assomigliare a una qualsiasi sempliciotta principessa Mary, a tutte queste donne sedotte e abbandonate, legate solo alla materia, prive dei più alti elementi della vita spirituale.
E che cosa sapevamo del matrimonio? Noi amavamo Natasa Rostova nei suoi romantici entusiasmi e non avevamo dubbi a proposito delle « fasce macchiate di giallo » dell'epilogo. Noi sapevamo che sono interessanti solo i matrimoni infelici (poiché «tutte le famiglie felici sono uguali»), e nessuno avrebbe voluto assomigliare a Afanasij Nikitic e a Pul'cherija Ivanovna. Insomma, noi ci appellavamo a delle rappresentazioni romantiche, irreali e morbose dell'amore, ed eravamo disgustate dal matrimonio.
Pensavamo forse noi a scuola che la donna potesse avere una sua strada, specifica, e di pari importanza a quella dell'uomo? Veramente ci avevano insegnato a inchinarci all'intelligenza (o meglio alla ragione) e a disprezzare il cuore, e la scuola, e la vita stessa; dicevano: la cosa più importante, perché tu domini e non sia dominato, è che tu sia il padrone del tuo destino. Comprendevamo il sacrificio (che è quanto di più alto e necessario ci sia da comprendere) solo nel suo significato « passivo »; se già, per la tua pochezza e debolezza, sei diventato una vittima, allora bisogna avere compassione di te. Alcuni di noi avevano, veramente, un grande spirito di sacrificio, ma eravamo pronti al sacrificio, solo per un ideale elevato, che non era mai inteso come qualcosa di concreto, prossimo e vivente. Con una tale mostruosa concezione dell'uomo e di sé, con un totale disprezzo per tutti i doveri « femminili », sentiti come inferiori (cucinare, fare il bucato, allevare i figli), abbiamo lasciato la scuola.
Tu, forse, mi chiederai perché parlo di umiliazione della donna, mentre nel nostro paese la donna ha raggiunto la più completa emancipazione, ha gli stessi diritti dell'uomo e occupa, non a parole, ma di fatto, tutte le posizioni-chiave nella vita? Sono sicura che qualcuno ha già risposto così alla tua domanda: non è la donna a essere emancipata, ma l'uomo a essere «effemminato». In una società come la nostra, l'uomo non può essere indipendente, responsabile delle sue azioni, non può costruire la vita liberamente e responsabilmente. E tanto nella famiglia (che va in rovina a causa dell'alcolismo ormai generalizzato), che nella produzione, le donne sono la forza trainante. Esse nel nostro tempo sono costrette a essere tutto, la loro giornata è mostruosamente sovraccarica, esse sono gli uomini di oggi. Tu hai certamente avuto notizia dell'incredulità dei lettori occidentali di fronte al racconto pubblicato ufficialmente su «Novyj Mir», che narra le preoccupazioni quotidiane della donna sovietica.
In una società dove si calpesta e si offende tutto ciò che è sacro, le forze e le capacità dell'uomo ricevono un orientamento deviato, viene alterata la stessa natura umana. Il rozzo materialismo dei valori dominanti crea un tipo di uomo uniforme senza qualità, senza sesso, «l'homo sovieticus». Quello che è avvenuto dopo la scuola, lo sai: un amore, romantico, un matrimonio affrettato, pretese senza fine l'uno nei confronti dell'altro, delusione, rottura piena di orgoglio ecc. Nella mia vita di poi, fino all'incontro con Cristo, ho vissuto ancora di più l'umiliazione della donna, e il sesso, ricacciato nell'inconscio, si è vendicato. Si è vendicato con la furia e l'isteria ossessionante della sfrenatezza, con la disperazione del «tutto è permesso», con la rivolta esistenziale, con l'incapacità di amare qualcuno e con l'incessante lussuria della mente e del corpo. Il sesso era scacciato dalla coscienza (insieme agli altri «convenzionalismi»), ma, con questo, il suo potere su di me non diminuiva. Esso ritrovava solo un significato sinistro, demoniaco, diventava una forza sotterranea dionisiaca. Mi sembrava di vivere guidata dalla « chiara intelligenza », ma ero solo schiava dell'inconscio. Così, nel nostro dissoluto « paganesimo », noi vivevamo quel rifiuto della femminilità evidente in tutte le religioni pagane dell'antichità: la femminilità è una forza irrazionale, demoniaca, essa incute paura per la sua caoticità e la sua tenebrosità.
Ed ecco è apparsa Lei, che va alla ricerca dei perduti. Ave, Porta della Salvezza!
La preghiera alla Santissima Madre di Dio mi ha aiutato a penetrare e a far fiorire in me la femminilità in tutta la sua purezza e assolutezza. Prima di tutto mi si è svelato il significato spirituale della virtù più importante, la castità (1). Prima ne parlavo solo per deriderla, come qualcosa di antiquato, come un'ingenuità da ignoranti o un vergognoso provincialismo. Ma ora questa parola risplendeva e sfavillava di un alto significato: in essa vi era la promessa di un uomo integrale e sapiente. Una volta non saremmo neppure state capaci di immaginarcelo, un uomo simile.
La Madre di Dio ha percorso la strada della castità. Su questa strada camminano dietro di Lei non solo i religiosi, ma anche quelli che vivono cristianamente il matrimonio.
Come il nuovo Adamo ha espiato i peccati del vecchio, così anche la nuova Eva ha riscattato dalla maledizione l'antica Eva ed è diventata l'archetipo della Chiesa.
Nella Madre di Dio la femminilità è giustificata con la stessa dignità con cui è giustificata l'umanità nel suo complesso. In Lei troviamo l'immagine dell'Umanità perfetta. Prima di tutto, dell'umanità che ha vinto ogni sdoppiamento interiore, « piena » e integrale. Della Sua pienezza si dice: «Sei più vasta del Paradiso». Ma noi sappiamo che nel modo di vivere dell'uomo comune la pienezza e la totalità sono per lo più guardate con sospetto, dato che sono intese semplicemente come isolamento, staticità, morte.
Qui non è così. La Madre di Dio è tutta protesa fuori di sé. Essa è in ascolto. Hanno scritto di Lei: «Beati quelli che ascoltano [...]». La Santissima Madre di Dio appare come l'esempio della pienezza dell'abbandono della propria volontà. È tutta spalancata al volere di Dio, la cui parola Essa «custodiva nel suo cuore». Essa, quindi, unisce in sé la perfetta pienezza della vita con la disponibilità totale di sé a Dio. Per questo Essa è detta anche archetipo della Chiesa. La preghiera a Lei illumina tutte le profondità del subcosciente e, guidando il credente alla scoperta di se stesso, non gli permette di fermarsi, inducendolo a camminare nell'obbedienza a Dio.
La Madre di Dio è la profondità che porta in alto. Ave, altezza, ardua da risalire anche ai pensieri degli uomini. Ave, profondità che neppure gli occhi degli angeli riescono a scorgere. Noi la pregheremo, sorella, perché non ci abbandoni nella nostra miseria. Ave, fervida Protettrice del popolo cristiano! In questa lettera ho solo cominciato il discorso su di Lei. Non ho detto niente della «novità escatologica», legata all'apparizione della Madre di Dio nel mondo, non ho parlato di Lei come colonna della Verginità, di Lei come Chiesa. Ma, se Dio vuole, lo farò la prossima volta.
Signore Gesù Cristo, per le preghiere della tua Purissima Madre, salvaci!

1) La parola russa celomudrie (castità) è qui scritta staccata celo-mudrie per richiamarne il significato etimologico: sapienza-integra.

Tat'jana Goriceva

 

Ultima modifica Domenica 30 Luglio 2017 10:45
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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