Mercoledì, 20 Giugno 2018
Mercoledì 07 Marzo 2018 10:23

L'amore fatto polvere (José Gonzàlez Faus)

Valuta questo articolo
(1 Vota)

È tesi della cultura attuale che la sessualità continui ad essere un argomento pendente per la Chiesa. In questa tesi c'è una buona parte di verità. Tuttavia bisogna aggiungere che anche per la nostra cultura la sessualità continua ad essere un argomento pendente.

Ecco alcune riflessioni su sessualità, Chiesa e cultura attuale. Condotte, naturalmente, in un'ottica maschile. La sessualità femminile mi sembra, di primo acchito, più oblativa ma maggiormente usata come arma più contorta, mentre quella del maschio è più aggressiva ma più inerme. La prima giungerà forse agli stessi problemi, ma per vie più impervie e strette, più complesse e meno dirette di quelle descritte qui. Il tema comunque è immenso e in mezza pagina non rimane che sorvolarlo in fretta

È tesi della cultura attuale che la sessualità continui ad essere un argomento pendente per la Chiesa. In questa tesi c'è una buona parte di verità. Tuttavia bisogna aggiungere che anche per la nostra cultura la sessualità continua ad essere un argomento pendente (forse lo sarà sempre per l'essere umano). Nel primo caso l'argomento continua ad essere pendente per la paura di affrontarlo. Nell'altro perché non lo si approva.

Una delle migliori descrizioni che conosco della realtà sessuale umana si trova in due frasi della Bibbia, libro dove la sessualità occupa molto meno spazio che nel resto delle letterature di altri popoli. Lì, verso la fine del Cantico dei Cantici, leggiamo: "forte come la morte è l'amore, tenace come gli inferi è la passione; le sua vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore! Le grandi acque non possono spegnere l'amore né i fiumi travolgerlo". La bellezza di questa descrizione risiede nell'accostamento di un elemento demolitore (il "fuoco" come fiume di lava che nessuna acqua può spegnere) e un elemento sacro ("la fiamma del Signore"). Chi non trova riflessa qui la sua esperienza più profonda e la radice delle sue estasi e delle sue sofferenze, che si faccia avanti e lo dica.

Oltre a questo, la sessualità suole avere aspetti ridicoli, o ridicolizzabili, che ognuno coglie meglio quando si trovano negli altri, mentre riserva alle proprie esperienze i toni sublimi citati prima. Non c'è che un passo dal sublime al ridicolo: un fenomeno che si manifesta in poche dimensioni umane. L'amore, diceva un antico proverbio, è un edificio costruito male dove la sala delle feste coincide con la sala per lavarsi le mani. Il linguaggio è solito esprimere tutto questo in modo ironico, duro e persino crudele. L'ode e l'ingiuria sembrano essere i destini del sesso.

Prendendo questi dati come basi di partenza per una riflessione umana e serena sulla sessualità, diciamo rapidamente che, da una parte, la Chiesa ha temuto l'aspetto scottante della sessualità e, dall'altro, la cultura odierna ha idolatrato la sua scintilla divina. Da qui provengono i due atteggiamenti che intendo prendere in esame.

La Chiesa ha moralizzato in modo eccessivo la sessualità invece di umanizzarla. Questo finisce col convertire la sessualità in una fonte di angosce più che di rispetto. E può convertire la castità in fariseismo.
Inoltre la Chiesa ha diffuso un certo tipo di morale per i temi della sessualità e un'altra per i temi del denaro. Nel primo caso ha sezionato e risezionato fino all'atomo, e spedito all'inferno per qualsiasi particella non confessata. Nel secondo ha parlato in termini generali, lasciando spazi attraverso i quali potevano colare immoralità di una certa grandezza che hanno contaminato la stessa prassi ecclesiastica (in materia di salari, pensioni, ecc.). Nel primo caso si è rifiutata di accogliere qualsiasi "regola di misericordia" e nell'altro si è limitata ad indicare l'utopia.

Questo ha fatto cadere la Chiesa in un'autentica mancanza di rispetto della coscienza, in nome di un "naturalismo materialista" che sembra ridurre tutte la natura umana alla fisiologia maschile. A mia modesta opinione, la Chiesa dovrebbe chiedere perdono per questo. Non tenere conto delle dolorose esperienze umane di fallimento al riguardo, oggi non può essere accettabile per nessuna etica.

Inoltre nel mondo moderno bisogna prendere sul serio la possibilità di un cambiamento della natura della sessualità, separandola dalla riproduzione e dalla necessità economica dei figli come mezzi di sussistenza futura. Bisogna tenere conto anche della folle ricerca di affetto da parte degli esseri umani, in un mondo crudele per la sua struttura economica...

Tutto vero, però a volte esiste nel Vangelo un"'utopia sessuale" (come esiste un'utopia sociale) che risponde alla migliore qualità dell'essere umano e che il mondo moderno disconosce. La dimensione più profonda dell'amore, essendo pienamente sessuale, non è solo genitale: l'amore possiede una capacità di sazietà, una grandezza e una profondità nota a pochi, che è un regalo, però un regalo che bisogna saper trovare. È perché non si conosce questa dimensione che non si capiscono oggi le pretese di totalità, fedeltà e perennità. E, tuttavia, questa dimensione si intuisce sempre perché la sessualità ha dentro "qualcosa di più", e mira a questo "qualcosa di più" sebbene la si sia separata da esso.

La Chiesa può agire bene proponendo questa utopia come l'unica che merita in pieno l'appellativo di umana; e ricordando che, come tutto quello che ha valore, ha un prezzo elevato (di rispetto, di autocontrollo, di non soccombere alla logica dell'istante...). Però, a sua volta, dovrebbe sapere che spesso, anche con la migliore buona volontà, questa proposta fallisce per limite umano, o per la struttura "lavorativa" della società, che non lascia tempo per l'amore, ma solo per la polvere. Dovrebbe sapere che, oltre a questa, la sessualità ha altre dimensioni di necessità, di furore, nelle quali non si sa mai bene fino a dove arriva la libertà umana. Per questo non dovrebbe fare tanto la moralizzatrice in questo ambito. Chi pretende di essere "esperta di umanità" (Paolo VI) deve sapere che esigere non è condannare: è cercare di estrarre il meglio dall'altro invece di scaraventarlo nell'angoscia della sua impotenza.

La cultura ufficiale, nel togliere ogni controllo alla sessualità e nell'idolatrare il mero piacere, ha separato troppo sesso e amore e ha perduto tutte le meraviglie dell'amore. L'amore è stato ridotto all'attrazione o ad una fissazione per l'immagine che ci siamo fatti di una persona, che è un'immagine molto più virtuale che reale. L'immatura identificazione che opera la nostra cultura tra genitalità e sessualità porta ad una degradazione degli ambienti e delle relazioni umane. Per quanto riguarda la sessualità vale quello che in passato si diceva della politica: coinvolge tutto, assolutamente tutto. Mentre la genitalità non la assorbe tutto.

Per questo, l'annunciata liberazione sessuale, sebbene abbia evitato diverse angosce (e per questo è stata un bene) non ha portato tutta questa libertà. Per la donna, si è passati dalla donna oggetto alla donna stimolo; non alla donna persona. E per l'uomo, si è passati dall'uomo conquistatore all'uomo macchina. Da questi "amori di plastica", le angosce e le ossessioni rinascono oggi, non per ragioni morali, ma per le misure, per il "corpo vitasnella", per la capacità di risposta allo stimolo. Chiedetelo a quelle madri giovani a cui il marito proibisce di allattare il figlio perché non si sciupi il loro seno da "copertina". Chiedete a quei maschi complessati che vivono pensando che altri saranno capaci più di loro di soddisfare fisicamente una donna. Non sono casi così rari come sembra. Ci si dimentica che l'orgasmo fisico è totale solo quando si accompagna ad un orgasmo "relazionale", ossia, ad una forma di relazione piena, fiduciosa e libera dalla preoccupazione per se stessi. La quale si dà solo in amore e non nella mera attrazione.

La cultura moderna ha rinunciato alla pienezza sessuale in omaggio ad una sessualità facile, con una promessa di assoluto sempre incompiuta e momentanea. Sembra che per una donna si possa rinunciare a tutto (tempo, denaro, ecc.): a tutto meno che a possederla. Questo finisce col creare "alcolisti della sessualità" invece che uomini completati da questa, col fare del sesso un "supplizio di Tantalo" più che una vera gioia.

D. Hammarskjìold (che è stato segretario dell'Onu) scriveva nel suo diario che, a seconda delle circostanze, "il piacere sessuale ha l'opportunità di rivelare la solitudine dell'anima". Non si può non riconoscere la differenza che c'è tra il piacere sessuale e altre gratificazioni materiali, per l'intrinseco legame che esso ha con gli strati più profondi della psiche umana. Lo si voglia o no, il letto non è solo il letto: c’è sempre quello che in un film attuale viene chiamato "l'altra sponda del letto". E lo si deve al fatto che l'amore comporta un difficile apprendistato umano che va dall'attrazione e dal desiderio al disinteresse, alla gratuità, all'oblio di se stessi.

Per questo, la visione attuale dell'uomo come "proprietario consumista", che riduce la nostra umanità al consumo, è la meno adatta per insegnare l'amore. Lo converte in una prestazione che non ci rende né più umani né più felici. Il cosiddetto diritto al piacere non può passare davanti al dovere di essere pienamente umano. Né può ignorare che le tre dimensioni della sessualità (riproduttiva, affettiva ed erotica) non sono forze indipendenti che possono agire ognuna per proprio conto: molte volte una di queste agisce contro le altre e qui cominciano le difficoltà della sessualità.

Uno dei grandi pensatori del XX secolo (Max Horkheimer, non cristiano se questo può renderlo più autorevole per alcuni) confessava, nel compiere 75 anni, riguardo a sua moglie, che aveva conosciuto quando ne aveva 18: "Se guardo indietro, al mio matrimonio, devo confessare che molti dei suoi aspetti affascinanti riposano nel fatto già commentato (che quando qualcuno consegna la propria vita agli altri, diventa più bello per la reazione degli altri). Il mio matrimonio si è sviluppato in modo tale che non solo mia moglie mi ha dato la sua vita ma per me è diventato la cosa più grande che c'è. Questo è il motivo per cui giudico assai criticamente la liberazione dell'erotismo dei nostri giorni, d'altra parte necessaria". Qualcosa di simile al bel discorso di fedeltà che fa Federico Luppi in "Luoghi comuni"; quello che aggiunge è che questa bellezza non viene regalata a nessuno: bisogna cercarla e dedicarsi ad essa per vie non facili.

Prima ho citato il passo della Bibbia che parla dell'amore come "vampa divina". E non è la Bibbia, ma l'antico poeta greco Esiodo che scrisse: "l'eros, tanto fra gli dei come tra gli uomini, rilassa i tendini e danneggia i sensati propositi della ragione". Per questa scintilla divina, in un essere tanto insicuro e tanto bisognoso come l'essere umano, la sessualità reca una implicita tentazione di assolutizzazione così grande come quella che reca il denaro (sebbene dì tipo diverso). In pochi campi della relazione umana, come quella dell'incontro, c'è più spazio per l'utilizzo dell'altro o per l'autoaffermazione di se stesso no "nell'altro" ma "a fianco dell'altro". C'è anche la tentazione di giocare con il desiderio dell'altro (che è la sua povertà e la sua vulnerabilità), per stimolare e saziare meglio la propria ansia di valere; o lasciarlo insoddisfatto per aumentare la sua dipendenza e la nostra sicurezza. Tutto questo può finire nei drammoni delle romanze messicane perché le canti Maria Dolores Pradera, o in melodrammi sul "passante che passeggiando strappa le foglie del fiore, e prosegue senza ricordare...". Ma il fatto è che nella sessualità ci sono un'infinità di sottigliezze e un'infinità di meraviglie. Ed è bene sapere che, se è pericoloso giocare con il fuoco, ancora più pericoloso è giocare con il fuoco divino.

José Gonzàlez Faus

 

Ultima modifica Mercoledì 07 Marzo 2018 10:35
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

Iscriviti alla Newsletter per ricevere i nostri "Percorsi Tematici" e restare aggiornato sui migliori contenuti del nostro sito

news