Giovedì,08Dicembre2016
Mercoledì 20 Dicembre 2006 00:53

Ma che paradiso è quel "riposo eterno? (Bruno Forte)

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Ma che paradiso è quel "riposo eterno? (Bruno Forte)

La vita eterna è un perenne cominciare nell’amore, è l’esperienza di un Dio che è inesauribilmente Colui che inizia ad amare...

Come sarà la vita eterna? L’unica via possibile di risposta a questa domanda ci è offerta nell’esperienza pasquale delle origini, nell’incontro da cui ha avuto inizio il movimento cristiano nella storia. I pavidi fuggiaschi del Venerdì Santo sono diventati i coraggiosi testimoni di Pasqua, pronti a dare la vita per amore di Gesù, annunciato come il Crocifisso Risorto. Che cosa ha indotto questi uomini a trasformare la loro paura davanti alla morte nell’audacia dell’annuncio fino al dono della vita? E’ stato l’incontro di cui i racconti delle apparizioni, riportati dagli evangelisti e da Paolo, sono testimonianza.

Questi racconti non possono essere armonizzati tra loro da un punto di vista cronologico e geografico: c’è però in essi una struttura fondamentale, che ritorna costantemente, articolata in tre momenti, l’iniziativa del Risorto, il riconoscimento da parte dei discepoli e la missione, la vita nuova che scaturisce dall’incontro vivificante e trasformante.

L’iniziativa del Risorto è alla base dei racconti pasquali: Gesù «si mostrò loro vivente» (At 1.3). E questo “mostrarsi vivente”, questa oggettiva esperienza dell’iniziativa che viene da Colui che, prigioniero della morte, si offre ora Signore della vita, che è anche l’inizio della fede cristiana nella storia. I discepoli, raggiunti dall’iniziativa del Risorto che appare loro, vengono illuminati e profondamente segnati e trasformati da essa.- Se questa esperienza pasquale può essere in qualche modo vista come anticipazione della vita eterna, perché è in essa che l’Eterno si è manifestato nella vittoria sulla morte di Gesù il Cristo, è fondato pensare che un primo aspetto della vita eterna sarà quello dell’iniziativa eterna nell’amore di Dio.

La vita eterna è un perenne cominciare nell’amore, è l’esperienza di un Dio che è inesauribilmente Colui che inizia ad amare, non perché sia necessitato o costretto a cominciare sempre di nuovo nell’amore, ma perché nella Sua infinita gratuità non è mai stanco di cominciare ad amare. Vita eterna è sorgività eterna dell’Amore, partecipazione alla circolazione dell’amore tanto antico e sempre nuovo della vita trinitaria di Dio, e perciò all’iniziativa del Padre, all’accoglienza del Figlio, alla comunione unificante e liberante dello Spirito, che a Pasqua ci sono stati rivelati. E’ per questo che non è possibile concepire la vita eterna come eterna ripetizione dell’identico: se Dio che ama è eternamente nuovo nell’amore, la vita eterna, iniziativa di questo amore divino, non potrà non esser eterna novità, eterno sgorgare dell’amore dalla Sorgente inesauribile di esso, che è il mistero del Padre.

Il secondo momento presente nei racconti delle apparizioni del Risorto è il processo di riconoscimento, che porta i discepoli a identificare nel Signore che appare loro il Gesù che essi avevano conosciuto nei giorni della sua vita terrena. Questo riconoscimento avviene superando le resistenze e le fatiche dell’oscurità della fede. «E’ il Signore!» è il grido gioioso in cui culmina l’aprirsi degli occhi della fede nel cuore dei discepoli. Se è legittimo vedere nell’esperienza pasquale un anticipo di eterno, è possibile pensare che la vita eterna sarà un eterno processo di riconoscimento nell’amore, e cioè una scoperta sempre nuova dell’amore divino, che in Gesù è stato rivelato nel frammento del tempo. Come gli uomini delle origini cristiane, camminando attraverso l’oscurità della fede vissuta nella più totale libertà, hanno risposto all’iniziativa di amore del Risorto confessandolo come Signore della loro vita e della storia, così nella vita eterna all’iniziativa inesauribile dell’amore divino risponderà l’umile confessione della lode, il cantico eternamente nuovo dei redenti, che proclameranno Gesù Signore e Cristo e adoreranno il Padre, al quale il Risorto li ha condotti nello Spirito. La vita eterna in questo senso è eterno procedere verso le profondità del Padre, scoperta inesauribile della Sorgente eterna, novità sempre nuova del cammino verso l’abisso mai risolto del mistero di Dio.

E, infine, nell’esperienza pasquale all’iniziativa del Risorto ed al riconoscimento che ad essa corrisponde da parte dei discepoli, fa seguito la missione: «Di questo sarete testimoni!». Coloro che hanno incontrato il Risorto non possono fermare nel segreto del cuore l’intensità dell’esperienza che hanno vissuto. Essi devono “andare” ad annunciare Colui che, abbandonato nell’oscurità del Venerdì Santo, è stato costituito Signore e Cristo per la riconciliazione del mondo. L’esperienza registrata dai racconti delle apparizioni pasquali è trasformante: essa segna per sempre coloro che la vivono nella forza dell’incontro col Risorto, spingendoli a dare tutto, finanche la vita per amore di Lui. Se c’è una corrispondenza fra questo “anticipo d’eterno” e l’eternità del futuro della vita in Dio, bisogna domandarsi a che cosa corrisponderà nella vita eterna il momento di “missione”, di trasformazione profonda e di proiezione al di fuori di sé verso gli altri per la causa di Dio. E’ possibile riconoscervi il permanente “invio”, il sempre nuovo cominciare, che nella storia dell’amore eterno sempre di nuovo si compie. All’iniziativa eterna dell’amore corrisponde il processo eterno del riconoscimento dell’amore in un perenne nuovo inizio, in una perennità del dono da parte del Padre e in una perennità della risposta da parte del Figlio e in Lui della creatura ammessa per grazia alla festa senza fine del Regno di Dio.

C’è come una missione nel seno della Trinità, di cui le missioni storiche del Figlio e dello Spirito sono rivelazione e proiezione per la nostra salvezza. Questo eterno invio del Figlio nello Spirito da parte del Padre fonda l’eterno invio dei “figli nel Figlio” perché realizzino nel tempo e nell’eternità l’unico, profondo senso dell’esistenza: la gloria di Dio tutto in tutti. All’eternità dell’invio corrisponde l’eternità del lasciarsi inviare: la vita eterna è il permanente ricominciare nel saperci fatti per la gloria di Dio; è la gioia di voler sempre di nuovo, nel giorno eterno di Dio, ricominciare a dire di sì all’Amore più grande di ogni amore.

In questo senso si può dire che la vita eterna è il giorno senza fine, non come attimo che tutto consumi in una ripetizione eterna dell’identico, ma come inesauribile processo di vita in cui tutto sempre comincia nell’intensità dell’amore divino. Vita eterna - a partire dall’anticipo d’eterno che è l’esperienza pasquale del Risorto - è dunque iniziare ad amare e rispondere all’amore nella perenne novità dell’essere in Dio, senza fine partecipi della Sua gloria. Nell’eternità la festa sarà un perenne cominciare ad amare da parte di Dio, un perenne e sempre nuovo sapersi amata da parte della creatura ed un suo perenne e sempre nuovo rispondere all’amore, avvolta nel movimento senza fine dell’eterna provenienza dell’amore, il Padre, dell’eterna venuta dell’amore, il Figlio, e dell’avvenire dell’amore eterno, lo Spirito.

L’immagine del “riposo” può certo essere utilizzata, allora, se con essa non si intenda l’assenza della vita, ma si voglia esprimere la gratuità della festa e della libertà del sempre nuovo iniziare ad amare.

Il giorno senza tramonto è la festa dell’amore che non conosce fine, che “è”, anzi, sempre e solo, di nuovo e in modo nuovo, “inizio”.

Bruno Forte

(da Jesus)

 

Ultima modifica Giovedì 23 Maggio 2013 20:53
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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