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Mercoledì 01 Giugno 2011 20:28

Annotazioni di escatologia cristiana (2) (Mons. Marino Qualizza)

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Annotazioni di escatologia cristiana (2) (Mons. Marino Qualizza)

L’impostazione del Metz apriva una specie di prateria nella riflessione teologica, perché, senza dimenticare che c’è una fine dell’esistenza umana, tutto questo veniva inserito nel contesto più ampio del senso stesso della vita, a partire dalla sua esistenza terrena, che ha in sé valenza escatologica.

2. La svolta operata da J. B. Metz

Abbiamo dato uno sguardo fugace alla teologia protestante, per cui è giusto vedere che cosa, nel contempo, ha elaborato anche la teologia cattolica. Ci fermeremo a poche note essenziali, perchè lo sviluppo delle tematiche verrà fatto nei capitoli successivi, come da programma.

Agli inizi degli anni ’70, la editrice bresciana  Queriniana iniziò quella fortunata collana,nota come Biblioteca di Teologia contemporanea. Apriva la serie il volume di J. B. Metz Sulla teologia del mondo. Esso apparve subito come un nuovo progetto teologico, che sintetizzava due aspetti importanti della teologia, l’antropologia e l’escatologia, in particolare nella dimensione della speranza. Questo richiamo alla speranza apre un altro scenario sullo sviluppo teologico di quegli anni. Non si può dimenticare che il concilio Vaticano II dedicò il settimo capitolo della costituzione Lumen Gentium all’indole escatologica della Chiesa.

Ora proprio la scelta conciliare, che rispondeva bene alle esigenze ed alle nuove indicazioni della teologia, oltre le cose note, che si conoscevano dai trattati sui novissimi, dava una svolta significativa a tutta la tematica. Era un modo teologicamente più ampio quello che si offriva alla riflessione, in quanto metteva sotto la luce della escatologia tutta l’esistenza cristiana, che così veniva ad essere letta in una nuova luce, dove appunto la speranza acquisiva nuova attenzione.

L’impostazione del Metz apriva una specie di prateria nella riflessione teologica, perché, senza dimenticare che c’è una fine dell’esistenza umana, tutto questo veniva inserito nel contesto più ampio del senso stesso della vita, a partire dalla sua esistenza terrena, che ha in sé valenza escatologica. Così non reca stupore che da essa nasce quella teologia politica, che si presta a tante interpretazioni, ma che nel suo significato iniziale vuole mettere in luce la dimensione storica e metastorica della esistenza umana, intesa come vivere politico, cioè da cittadini del mondo, aperti al futuro di Dio.

Il cristiano è cittadino del mondo, ma la sua prospettiva è oltre questo mondo; essa però non lo distrae dal mondo, ma gli dà l’orientamento necessario perché l’esistenza non si incagli nelle secche dell’indifferenza e dell’insignificanza. Proprio questa ispirazione che viene dall’alto, chiamata riserva escatologica dà al cristiano quel di più qualitativo, che nobilita l’esistenza e diventa ispiratore della libertà cristiana.

Nella linea di questa teologia si può trovare anche la teologia della liberazione che tanto ha fatto discutere negli anni ’80 del secolo appena concluso. Essa si è sviluppata in America Latina ed è stata elaborata come inculturazione della fede in quell’ambiente, con tutti i rischi ed anche l’ardire che questa operazione comportava. Sorvolando per ora, sui problemi che poteva suscitare, notiamo almeno questo di estremamente positivo: si è mostrato come la fede, normalmente si diceva la religione, non solo non fa addormentare la gente, ma le fa prendere coscienza della sua dignità. Ci riferiamo ovviamente alla fede cristiana.

In ideale collegamento con questa impostazione generale dell’escatologia, possiamo ricordare un capitolo importante che l’Antichità cristiana ci ha lasciato e che il Medioevo ha rielaborato per la nostra utilità attuale. È il giustamente famoso distico latino, nel quale è esposta la dottrina dei sensi biblici sulla base di una lettura teologica, che ha come sorgente l’esperienza vissuta della fede. È straordinaria l’acutezza teologica che ha guidato gli antichi, soprattutto da Origene in poi (III secolo) nell’individuare nella Bibbia i principi ispiratori, che hanno guidato la teologia successiva.

Dei quattro sensi biblico – teologici che avevano individuato, il quarto si riferiva al senso escatologico, chiamato con termine greco anagogico, cioè rivolto verso  l’alto, verso il mondo definitivo di Dio. Gli altri tre erano rispettivamente il senso letterale, allegorico e morale. Fermandoci all’ultimo, ricordiamo ancora una volta come  l’impostazione era ricca: tutta la storia biblica con le verità che contiene, ha il suo significato e la sua  conclusione in Dio, dove la nostra storia trova il suo pieno compimento. In altri termini, la dimensione escatologica non era un’aggiunta esterna al messaggio biblico, quanto invece il suo punto d’arrivo, tanto più determinante, in quanto essa dava e dà delle indicazioni fondamentali all’agire cristiano.

Dopo queste brevi annotazioni introduttive, passiamo ad una indicazione bibliografica essenziale.

G. Ancona, Escatologia cristiana, Queriniana, Brescia 2003
Bordoni M – Ciola N. Gesù nostra speranza, EDB 2000
Cantoni P. Cristianesimo e reincarnazione, LDC 1997
Moltmann J, L’avvento di Dio. Escatologia cristiana, EDB 1998
Spinsanti S. Il corpo nella cultura contemporanea, Queriniana, Brescia 1990.

Mons. Marino Qualizza

Ultima modifica Giovedì 30 Giugno 2011 18:15
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input