Martedì,06Dicembre2016
Domenica 06 Novembre 2011 15:45

Annotazioni di escatologia cristiana (5) (Mons. Marino Qualizza)

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Annotazioni di escatologia cristiana (5) (Mons. Marino Qualizza)

La comunità apostolica attende dunque il Signore perché il mondo non è cambiato visibilmente; si vive male; i pericoli incombono ed i nemici, chiunque essi siano, non sono vinti.

3. I temi fondamentali della escatologia

Dopo la sintetica presentazione delle linee bibliche in cui troviamo i temi escatologici, passiamo ora alla indicazione dei temi principali, così come sono stati  elaborati lungo la storia bimillenaria della Chiesa. La predicazione cristiana si era concentrata totalmente sulla pasqua del Cristo, nel suo duplice aspetto di morte e resurrezione. Ma era del tutto evidente che l’accento principale era sulla resurrezione, presentata giustamente come vittoria sulla morte. Ma come interpretare questa resurrezione?
La Chiesa della prima età apostolica vede la resurrezione come l’avvento e la vittoria del Messia atteso. È san Paolo in specie che traccia una linea teologica seria e ‘logica’ della resurrezione. È una vittoria che deve essere visibile e coincidere con il superamento della morte da parte dei credenti in Cristo. Ciò che san Paolo scrive ai cristiani di Tessalonica e di Corinto non costituisce una curiosità, ma  la comprensione realistica della resurrezione, legata all’attesa del ritorno di Cristo. Anche questa attesa non va pensata come una originalità paolina, ma un’esatta comprensione della speranza d’Israele, di cui la prima comunità apostolica si considerava legittima erede.
La cosa è tanto più seria se leggiamo e confrontiamo le catechesi, le omelie ed i trattati dei Padri della Chiesa. Quando parlano di Cristo e della sua opera di salvezza, ne parlano sempre al presente, ma con l’avvertenza di dire che ciò che era promesso agli antichi padri, ora è dato a noi, cioè la vita immortale, come frutto della resurrezione. Si veda ad esempio che cosa scrive sant’Ambrogio nel De mysteriis. Sembra ovvio e scontato che noi viviamo già nell’immortalità realizzata e non ancora attesa. Tutto questo ci aiuta a valorizzare di più la lettura paolina della pasqua e l’ardente attesa del ritorno del Signore, per mettere finalmente in ordine le cose del mondo, giacché era evidente a tutti che il mondo, fenomenologicamente, non era per nulla cambiato.
Tuttavia, già nella sua vita terrena  san Paolo aveva approfondito la lettura della pasqua di Cristo, fermandosi non solo sulla resurrezione, ma anche sulla morte, a cui i cristiani dovevano partecipare realmente, non soltanto idealmente. Questo suo passaggio teologico spirituale lo descrive in modo coinvolgente nella letta ai Filippesi, in modo speciale nei primi tre capitoli, all’inizio dei quali si trova la famosa espressione cupio dissolvi et esse cum Christo, desidero morire ed essere con Cristo; Fil 1,21. Qui la teologia sulla pasqua del Cristo raggiunge la sua pienezza, perché dobbiamo esserne partecipi in modo reale, non solo ideale o desiderato.
Ma, acquisita la nozione e la verità fondamentale della partecipazione del cristiano alla pasqua di Cristo nella sua totalità, non si è persa per nulla l’attesa del ritorno del Signore,anzi è diventata sempre più spasmodica. Il motivo è molto semplice e concreto. I cristiani continuano, con questa attesa, la storia d’Israele e le aspettative legate al Messia, come già ricordato. Il Cristo non aveva potuto compiere ciò per cui era aspettato, ma non perché le attese fossero sbagliate, ma perché la storia, anche del Messia, si era mostrata più complessa del previsto. Ora al Cristo risorto era dovuto il compimento di quanto era stato promesso e che non poteva essere deluso. I cristiani di origine ebraica non potevano tralasciare questa aspettative,  e Paolo fra i primi.
È verità condivisa da tutti gli esegeti e teologi che il cuore della predicazione di Gesù è il Regno di Dio. I suoi molti significati non eliminano il fatto che l’espressione comporti un radicale cambiamento del mondo, appunto perché Dio interviene. Questo ha avuto il suo compimento nella persona di Gesù e la nostra partecipazione nella dimensione sacramentale, ma questa deve essere compiutamente realizzata, come fa capire il Romani 6, con la considerazione paolina sul valore del battesimo in quanto partecipazione alla pasqua di Cristo. Ora ciò che in Cristo è pienamente realizzato, in noi è solo iniziato, certamente in modo vero, ma non compiuto, finché non siamo realmente morti e risorti.
La comunità apostolica attende dunque il Signore perché il mondo non è cambiato visibilmente; si vive male; i pericoli incombono ed i nemici, chiunque essi siano, non sono vinti. La speranza dei cristiani è molto concreta e riempie veramente la vita e aiuta a superare le difficoltà, nell’attesa della vittoria imminente.  Ma un cambiamento radicale in questa prospettiva avvenne già nel II secolo cristiano, quando il ritorno di Gesù fu fatto coincidere con la resurrezione e questa ovviamente preceduta dalla morte individuale. Un indizio di questo cambiamento l’abbiamo nella grande lettera di san Clemente romano ai Corinzi, scritta negli anni 90. Ma la cosa si consolidò in seguito, senza che venisse meno totalmente l’attesa del ritorno del Signore.
Il nuovo indirizzo portò ad un cambiamento nella preghiera. Se prima si invocava Vieni, Signore Gesù, ora si diceva non avere premura. La cosa divenne comune e vissuta tranquillamente soprattutto dopo la fine delle persecuzioni, tanto da suscitare l’indignazione di sant’Agostino, che nelle sue omelie rimprovera i cristiani di avere paura della venuta del Signore. Non sembra che ci siano state riprese in questo senso e così l’attesa di Cristo divenne quasi proprietà privata dei monaci, che nella fuga mundi cercavano di anticipare la venuta del regno di Dio.
Quanto abbia influito negativamente sulla spiritualità questo cambiamento lo possiamo verificare nel cristianesimo attuale, che sembra aver perso non solo l’attesa del Signore, ma anche quella della vita eterna. Le ricadute sul comportamento pratico sono sotto gli occhi di tutti.

Mons. Marino Qualizza

 

Ultima modifica Mercoledì 20 Marzo 2013 16:41
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input