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Venerdì 01 Ottobre 2004 00:18

5) L’uomo spirituale 1Cor 2,14-16

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don Marino Qualizza

Il discorso ci porterebbe lontano, perciò vogliamo solo accennare alle implicazioni più importanti. Non bisogna dimenticare che le affermazioni di Paolo nascono quasi sempre dalla sua straordinaria esperienza personale e dalla trasformazione formidabile che visse quando incontrò personalmente Cristo. Si può dire che il suo fanatismo anticristiano, altro non era se non la valutazione razionalistica di Cristo e dei cristiani. La follia di cui parla è in primo luogo la sua. Ne può parlare dunque con cognizione di causa. Infatti, il contenuto del Vangelo e la rivelazione di Dio nella croce di Cristo è autentica follia secondo la visione umana. Ne consegue il rifiuto del Vangelo e di Cristo. Paolo ne aveva parlato nel capitolo primo in termini sublimi e con evidente accentuazione polemica. Qualità che non gli faceva difetto.

Si passa quindi alla presentazione dello statuto del cristiano, guidato dallo Spirito. Infatti, l’uomo spirituale non è quello dedito alle devozioni, o magari il monaco, come intendevano nel Medioevo; l’uomo spirituale è il battezzato che ha ricevuto lo Spirito Santo. Dunque, il cristiano comune. Insistiamo su questo punto, perché non si pensi, erroneamente, che qui ci troviamo di fronte a personaggi eccezionali. Non è escluso; uno di questo è senz’altro san Paolo. Ma non si deve trascurare la normalità della situazione con la sublimità dei risultati. In verità, interpretazioni teologiche, forse interessate e comunque esclusiviste, accentuavano l’eccezionalità del fatto e quindi la sua rarità. Al contrario, il dono dello Spirito è senza confini e raggiunge tutti i viventi. Ma opera le sue meraviglie solo in coloro che lo accolgono con cuore aperto.

E che cosa avviene nella persona che accoglie il dono dello Spirito? Cominciamo con l’ultima affermazione di Paolo, perché logicamente fonda la precedente: noi abbiamo la mente di Cristo. Noi cioè siamo stati introdotti alla conoscenza del mistero di Dio, comunicatoci in Cristo e ne siamo partecipi. Come appare subito, questa conoscenza non si limita ad una informazione non accessibile per altre vie, ma si concretizza nella partecipazione alla vita stessa di Cristo e del suo svolgimento, fino al mistero della Pasqua. E’ dalla partecipazione a Cristo che si snoda la conoscenza del mistero di Dio e del suo compimento nella Pasqua, come ci racconta Paolo in questo secondo capitolo. Ed è da qui che noi non ci perdiamo per strada, come accade a coloro che si fidano solo della loro ragione, ma incontriamo il Dio vivente e da lui riceviamo vita e salvezza.

Ne consegue la novità originale della fede: l’uomo spirituale giudica ogni cosa. L’affermazione contiene tante cose, che cercheremo di analizzare per quanto possibile. In primo luogo si tratta della identità del cristiano, basata sulla libertà: tutto giudica e da nessuno è giudicato. È difficile trovare una affermazione più grande ed affascinante, in così poche parole. Qui c’è tutta la consapevolezza di chi ha trovato finalmente la sua dignità! Non vogliamo insistere troppo su questa linea, ma certamente c’è del sano compiacimento in questa affermazione. Del resto, come non si può essere compiaciuti, quando si è raggiunto lo scopo della vita? La cosa è tanto più stupefacente perché si afferma la libertà del cristiano in un mondo ostile e dove, fra l’altro, c’erano poche persone socialmente libere. Ci si rende conto che anche in questa prospettiva la proposta cristiana era allettante: offriva qualcosa di grandioso.

Il cristiano dunque, in virtù del battesimo nel quale ha ricevuto il dono dello Spirito, è un uomo libero, secondo il criterio del Vangelo. Innanzitutto Paolo dice che ha la capacità di giudizio. È uno che si rende conto della verità e della bontà delle cose e degli avvenimenti. Questo gli dà la possibilità di valutare e di scegliere e quindi di non essere in balia degli avvenimenti. Tutto questo si può collocare nella capacità di cogliere il senso delle cose e di leggerle secondo l’indicazione del Vangelo che parla di segni dei tempi. È una persona che ha ricevuto il senso delle cose di Dio e le legge nello scorrere del tempo e nel variare delle vicende umane. Coglie dunque il senso della storia della salvezza e la vive da protagonista. Si potrebbe dire ancora che non dipende dalle cose, ma le domina e signoreggia secondo il progetto del Creatore, come appare in Genesi 1. Ha ricevuto il dono della sapienza divina, mediante la quale entra nel mistero di Dio e vede le cose alla luce del Vangelo.

Dalla dignità e dalla consapevolezza alla libertà. Il cristiano è un uomo libero. Anche qui le prospettive si aprono quasi all’infinito. Non è però facile comprendere la libertà nel senso cristiano, come ci dice la storia. C’è la tentazione di intenderla in modo individualistico ed egoistico, ciò che si è puntualmente verificato tanto in teoria come in pratica. La libertà cristiana, dono dello Spirito, è illustrata dal comportamento di Cristo. L’aspetto principale è dato dal dono della vita. Qui si raggiunge il massimo della libertà; in altri termini essa è altruismo, è proesistenza, come si dice tecnicamente. Ci troviamo dunque anni luce lontani dalle concezioni correnti. È da intendere comunque che il dono della vita non consiste necessariamente nel perderla fisicamente, ma nel metterla a vantaggio degli altri. Anche qui possiamo vedere una ulteriore rivelazione di Dio e del suo agire.

E dal dono della vita, così inteso, nasce anche la comunione fra gli uomini. La libertà cristiana è libertà che porta alla comunione. Non l’isolamento, ma il vivere con gli altri e per gli altri è il senso autentico della libertà cristiana. In fondo la chiesa è il risultato ed il segno di questa libertà. Ciò apre il discorso a ulteriori possibilità, che verranno riprese a suo tempo. Ma se questo è vero, cambia abbastanza radicalmente il volto della nostra chiesa e, di conseguenza, anche il modo di presentarla. L’insistenza quasi unilaterale per tanti secoli sull’ aspetto istituzionale della chiesa, ha fatto perdere di vista la sua anima carismatica, che è data proprio dallo Spirito Santo, fonte di libertà: dove c’è lo Spirito del Signore lì c’è libertà. 2Cor 3,17. Un punto particolare riguarda la libertà interiore, di cui Paolo parla tanto, soprattutto nelle lettere ai Galati e ai Romani. Chi è guidato dallo Spirito di Dio, diventa legge a se stesso, perché interiormente comprende e sceglie ciò che è buono e ciò che è bene. Nessuno è tanto libero come chi interiormente aderisce al bene che gli viene suggerito dallo Spirito di Dio.

In conclusione, il testo paolino ci offre una sintesi mirabile di antropologia teologica, in una prospettiva dinamica, dove prevale la vita concreta nella linea del giudizio e della libertà; nel senso di una sapienza che non solo entra nel solco della storia tracciato da Dio, ma lo continua, perché lo Spirito gliene dà la forza e l’intelligenza. L’identità cristiana non è per nulla una categoria perdente, ma forza che rinnova e offre speranza e progetti al mondo, nella luce dell’infinito di Dio.

 

 

Ultima modifica Martedì 20 Settembre 2011 13:28
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input